

Peccato, perchè Calabrò (Presidente Agcom) sul famoso regolamento censura questa mattina avrebbe potuto dare un segnale di apertura e di disponibilità al dialogo. Invece si è trincerato nel sorriso del potente. Ed ha minato il rapporto il Parlamento, che lo aveva convocato con urgenza, non consentendogli di commentare delle proposte dell'Autorità e tenendosi quindi le mani libere.

No, il problema non è se questi quattro politici, incontratisi ieri dal Premier Monti, ci stiano simpatici o ci ispirino fiducia. Non è un problema neppure di antipolitica. E' un problema di metodo. Dal lavoro, all'agenda digitale, fino ora all'anticorruzione, le scelte fondamentali per il nostro paese avvengono nel chiuso di qualche stanza e ai cittadini vengono date solo le briciole (imbellettate) di informazioni che gli possano sfamare, meglio ancora se arricchite dal gossip. E, in quersta direzione va anche purtroppo la comparsa dei leader politici su Twitter.
Il punto allora non è quale accordo avranno trovato ieri sera sull'anticorruzione. Non è se ci siano o meno le intercettazioni. Il punto è che l'opinione pubblica, i cittadini, gli imprenditori, i giovani, le donne, i lavoratori continuano ad essere esclusi. Il punto è il Governo Aperto.
Prendiamo l'anticorruzione: capirà il Ministro della Giustizia Severino, che confrontarsi con l'opinione pubblica e accogliere iniziative dal basso la rafforza e non indebolisce? Lo capirà?
Beh, non staremo con le mani in mano ad aspettare. Perchè sappiamo bene che il provvedimento approvato in questi giorni al Senato (l'approvazione della Convenzione europea di Strasburgo sulla corruzione del 1999 con un ritardo di 13 anni!!!) non vuol dire molto, e già altre volte, ordini del giorno sono stati poi disattesi.
Oggi si terrà una prima iniziativa anticorruzione fuori dal ministero. Un raduno di biciclette, riscio' e monopattini per tentare di consegnare al Ministro le oltre 95.000 firme raccolte dall'organizzazione internazionale Avaaz.org per chiedere una legge forte e senza compromessi.
Questo è quello che chiedono i cittadini
Che è anche quello che chiede l'OCSE
http://www.repubblica.it/politica/2012/03/14/news/ocse_conferma_danni_corruzione-31531306/
Che è quello che andremo a dire oggi pomeriggio al Ministro Severino.
Venite?
L'evento di oggi pomeriggio (15.15, al Ministero della Giustizia) su Repubblica.it:
e su Reuters:
Qui la pagina facebook per preannunciare la propria partecipazione:
http://www.facebook.com/events/248003741961151/248089738619218/?notif_t=plan_mall_activity

La voce circolava nei corridoi ormai da mesi. Alcuni parlamentari ed addetti ai lavori continuavano a sostenere "non avranno il coraggio di uno strappo cosi' forte" . Ma altri (Marco Perduca, Vincenzo Vita, Flavia Perina e Felice Belisario) preoccupati nelle settimane scorse avevano mandato una lettera per chiedere uno stop definitivo al regolamento Agcom sul diritto d'autore. Un senatore (Luigi Vimercati) ha addirittura ottenuto una convocazione urgente di Corrado Calabrò in Parlamento per chiedergli conto delle preoccupanti voci di accellerazione.
Niente di tutto ciò è servito a scoraggiare quanto era nell'aria. Ieri l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha annunciato la volontà di dare il via libera al testo. Lo ha fatto, considerata l'assenza di trasparenza dell'Autorità (non uno straccio di verbale o resoconto sui voti, altro problema da affrontare al piu' presto), facendo trapelare le seguenti informazioni all'ANSA (sigh!):
"Secondo quanto si apprende, il possibile via libera sarebbe slittato in attesa dell'audizione del presidente dell'organismo, Corrado Calabro', nelle Commissioni congiunte Cultura e Trasporti del Senato, in programma il 21 marzo prossimo. Secondo quanto deciso oggi, tra quella data e meta' maggio, quando scade il mandato degli attuali componenti dell'Agcom, la delibera dovra' tornare in consiglio. L'iter e' concluso, dopo l'acquisizione dei pareri con le consultazioni pubbliche, e si attende solo il voto finale. Contrario all'approvazione sarebbe solo Nicola D'Angelo, che oggi in consiglio avrebbe nuovamente rimarcato l'inopportunita' di intervenire in via amministrativa su un tema, che negli altri paesi viene regolamentato con con provvedimenti di legge. La maggioranza del consiglio, tra chi spinge per un'approvazione rapida e chi non trova particolari motivi di contrarieta', sarebbe pero' favorevole ad un via libera".
L'approvazione del nuovo regolamento sarà un gioco di prestigio. Poichè il Consiglio verrà rinnovato a maggio, un secondo dopo il via libera i responsabili di questo dannoso e reazionario provvedimento si volatilizzeranno e saranno sostituiti da nuovi commissari. Piu' facile di cosi'.
In un sol colpo perderemo ogni illusione di imparzialità dell'autorità a cui è affidato il futuro dell'informazione, aumenterà la conflittualità tra tale Autorità e il Parlamento. E un ulteriore strappo si aprirà con la Commissione Europea alle cui osservazioni e critiche l'Agcom, dopo mesi, non ha ancora risposto pubblicamente.
A noi tutti, alle associazioni, ai cittadini, ai politici e gli imprenditori, provare a far fallire questo scellerato progetto. L'anno scorso riuscimmo nell'intento. Abbiamo il dovere di riprovarci.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, indipendentemente dal suo errore, che può essere derivato dalla fretta di comunicare i risultati, per cui è stato dato un titolo che non appartiene a quella persona, come si fa a sapere - posto che sulla scheda è scritto Martusciello o Antonio Martusciello - che effettivamente si sta facendo riferimento ad un determinato Martusciello, piuttosto che non ad altri otto omonimi presenti su Facebook, o ad altri (come nel caso di quell'Antonio Martusciello che risiede a Foggia e che con la senatrice Poretti abbiamo trovato sulle «Pagine bianche»poco fa), visto e considerato che non è stata annunciata alcuna candidatura?
Lo spero che non sia lo stesso Antonio Martusciello che ha già lavorato per Fininvest, perché mi sembrerebbe un controsenso, e sono certo che i colleghi che hanno votato per lui non volevano eleggere quell'Antonio Martusciello a componente dell'Autorità per le comunicazioni.
In ogni caso, non riesco a capire come si possa proclamare su queste basi l'elezione di qualcuno con un nome ed un cognome tanto diffusi in Italia. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatore Perduca, lei pone una questione di ordine generale sul modo in cui si procede alla formazione di candidature, all'indicazione di curricula e poi alle elezioni. La sua richiesta può essere giusta e condivisibile; resta il fatto che fino a quando ciò non sarà determinato - e ad oggi così non è - tutte le elezioni che avvengono con tale metodo sia alla Camera che al Senato osservano come procedura generale quella che qui è stata seguita: viene scritto il nome e viene fornita l'indicazione del risultato.
Quindi, ci può essere una sua sollecitazione e si può avanzare una legittima proposta di revisione regolamentare o legislativa, ma sicuramente non può essere sollevata una questione, se non di condivisione sulla proposta e sul merito, rispetto alla procedura; infatti, ciò varrebbe per questa, ma anche per le precedenti cento elezioni che si sono già svolte in tutti i campi.
LONGO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LONGO (PdL). Signor Presidente, il senatore Perduca propone una questione di grandissimo rilievo. Mi pare di capire che nelle prossime votazioni dovremo indicare nome e cognome (magari anche il soprannome), luogo e data di nascita, luogo di residenza o dimora abituale, per evitare le osservazioni avanzate dai radicali.
Tra l'altro, io sono particolarmente sorpreso perché in precedenti occasioni in questa sede di votazioni di questo tipo il grande problema testé evidenziato non è stato sollevato, come ben ricorderà il senatore Perduca. Trovo che i radicali si siano un po' dispersi perché si sono accorti del problema soltanto oggi. (Commenti del senatore Perduca).
PORETTI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PORETTI (PD). Signor Presidente, innanzi tutto una domanda: ora cosa succederà? Voi cercherete nell'elenco telefonico o nelle anagrafi di tutti i Comuni d'Italia tutti gli Antonio Martusciello oppure individuerete un altro modo per comunicare al signor Antonio Martusciello - a quale dei tanti? - che è stato eletto componente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni?
Credo sia utile sapere quello che succederà, perché semplicemente "spippolando" su Internet, noi abbiamo trovato su Facebook otto persone che si chiamano Antonio Martusciello (uno era neonato e, quindi, non lo abbiamo considerato).
Infine, vorrei rivolgere un appunto al senatore Longo. Ritengo non ci sia bisogno di scrivere nome, cognome, luogo e data di nascita, perché basterebbe depositare precedentemente le candidature e quindi sapere chi sono i candidati, se sono compatibili, per esempio, con le direttive europee che richiedono, per le candidature alle autorità indipendenti, un profilo di indipendenza: forse questo sarebbe già bastato per fermare la candidatura di uno dei tanti Antonio Martusciello, che è stato parlamentare e membro di Forza Italia.

La storia è piu' o meno: scrivo per anni comunicati ad una povera giornalista inglese; ad un certo punto mi chiama per chiedermi se ho un posto fisso; chiaccheriamo; una mattina esco sulla prima pagina di un grosso giornale internazionale; mi riprende la stampa italiana; infine, scrivo questa lettera, cercando di trarre qualcosa di buono da i riflettori accesi (pubblicata anche su Il Corriere della Sera: http://www.corriere.it/cronache/12_febbraio_16/lettera-luca-nicotra_d3f147fe-58a4-11e1-9269-1668ca0418d4.shtml):
Caro Presidente del Consiglio, cari ministri,
non c'è meritocrazia nel finire sulla prima pagina dell'International Herald Tribune per il fatto di non avere un posto fisso e di essere un «giovane» a 29 anni. Ma visto che mi viene data la possibilità di farvi arrivare un messaggio dalla generazione precaria di cui faccio parte, questo è «aiutateci a innovare la società». Non potevate non aspettarvi che a quel terzo di giovani disoccupati o inoccupati, di cui io stesso ho fatto parte, saltassero i nervi dopo le vostre dichiarazioni sulla monotonia del posto fisso. E sapete bene quanto la prospettiva di un periodo di recessione renderà ancora più difficile la situazione del mercato del lavoro e della mobilità sociale in Italia, già agli ultimi posti in Europa.Occorre che diate un segnale forte. Subito. Con la stessa urgenza che avete dato a banche e mercati finanziari. Siamo noi, un'intera generazione, a rischiare il default.
Occorre: (1) accesso al credito. (2) Maggiore possibilità di studiare e mettere a frutto conoscenze e talenti. Oltre che (3) ammortizzatori sociali universali. Ma soprattutto (4) vanno create condizioni di libertà in quei settori dell'economia che più degli altri possono permettere di aprire ed innovare la società. Internet come «settore» conta in Inghilterra già per il 7% del Prodotto Interno Lordo. In Italia per il 2%. E per il totale disinteresse della politica a riguardo molte aziende rischiano di chiudere entro pochi anni.Internet è forse lo strumento che storicamente ha consentito la maggiore e più rapida innovazione senza dover chiedere autorizzazione ai poteri forti, ai monopoli. Internet potrà essere uno strumento per rinnovare la politica e l'interazione tra istituzioni cittadini. Dateci la possibilità di dare spazio alla nostra voglia di realizzarci. Ora. Niente promesse. Se l'International Herald Tribune ha pubblicato la mia storia assieme a quella dell'associazione di cui sono segretario è perchè vi ha visto un messaggio di speranza. Un messaggio che abbiamo cercato di rendere concreto nei giorni scorsi chiedendo a Parlamento e Governo di rimuovere subito, già col decreto sulle liberalizzazioni, gli ostacoli all'innovazione con proposte dirompenti ma puntuali che, tra le altre cose, consentirebbero ad aziende di usare i dati delle pubbliche amministrazioni per creare servizi innovativi, eliminare i monopoli che bloccano la circolazione di contenuti e dell'informazione penalizzando utenti, imprenditori innovativi e artisti o incentivare lo sviluppo di imprese locali di telecomunicazioni.
Sarebbero un segnale forte e di speranza per un'intera generazione: l'Italia e il suo Governo vogliono dare un «posto fisso» all'innovazione e al talento che non manca. Buon lavoro.
Per approfondire e sottoscrivere qui: http://www.agoradigitale.org/liberalizziamoilfuturo

Finisco di scrivere questo post alle 10.58. Questo vuol dire che non c'è molto tempo. Abbiamo fissato una sala al Senato per mercoledì, ore 11. Per una conferenza stampa. Ma non sappiamo ancora chi verrà. Qualche senatore ha preannunciato che "farà un salto". Le poche associazioni e gruppi che abbiamo sondato fino ad ora hanno risposto entusiaste che ci saranno con le loro proposte. Ma sono poche. Cosa uscirà e il grado di successo dell'iniziativa non lo sappiamo ancora. Dipende da voi.

Tra le mobilitazioni internazionali contro ACTA, SOPA e PIPA, per oggi e domani ricordiamoci del pericolo tutto italiano contenuto nell'emenendamento bavaglio presentato dall'On. Fava (Lega Nord). La mobilitazione (promossa da Agorà Digitale, Articolo 21, Il Futurista, Libertiamo) della scorsa settimana e' riuscita ad ottenere l'adesione di quasi tutte le forze politiche. Ma, per evitare sorprese, oggi abbiamo mandato questa lettera a tutti i parlamentari. Siete ancora in tempo per sottoscriverla e condividerla. Andando all'indirizzo http://www.agoradigitale.org/no-fava. Meglio essere prudenti.
Gentile Onorevole,
Deputati e senatori di quasi tutti i gruppi (Fli, Gruppo Misto, IDV, PD, PDL e Radicali) hanno presentato alla Camera emendamenti volti ad abrogare dalla legge comunitaria (all'ordine del giorno nella giornata di oggi) l'emendamento dell'On. Fava, che, in contrasto con le direttive europee vuole obbligare i siti web a controllare preventivamente i contenuti pubblicati dagli utenti, rimuovendoli in base ad una semplice segnalazione di una parte interessata. Se è importante la difesa del diritto d'autore questa non può avvenire a scapito dei diritti degli utenti e degli hosting provider (siti come Wikipedia, Google, Facebook) che saranno costretti ad una rimozione "selvaggia" di contenuti.
Cosa le chiediamo
1) Innanzitutto le chiediamo di apporre la sua firma su tali emendamenti o quantomeno su alcuni di essi, per dare forza alla richiesta di abrogazione in modo che sia chiaro che la difesa del web, non come luogo di assenza di regole, ma come risorsa anche per l'informazione è condivisa da tutti gli schieramenti politici. Le chiediamo inoltre di annunciare la sua contrarietà a tale emendamento rispondendo a questa email.
2) Nonostante la normativa garantista alcune recenti sentenze avevano interpretato la normativa in modo restrittivo. È stato quindi presentato dall’On. Marco Beltrandi un emendamento che potrebbe non solo sventare gli esiti nefasti dell'emendamento Fava ma anche chiarire la situazione rispetto ad interpretazioni date dalla più recente giurisprudenza di merito che non sono lontane dal senso dell'emendamento Fava. Per approfondire un documento elaborato dall'Avv. Marco Scialdone, responsabile del Team Legale di Agorà Digitale http://www.agoradigitale.org/le-motivazioni-del-nostro-emendamento-migliorativo-sulla-responsabilita-degli-intermediari
Internet è e sarà una risorsa fondamentale per la nostra democrazia e deve essere tutelata.
Cordialmente,
Luca Nicotra, Segretario di Agorà Digitale.
e altre 400 associazioni, giornalisti, blogger, imprenditori firmatari della petizione all'indirizzo http://www.agoradigitale.org/no-fava


C'era ottimismo dopo la conferenza stampa di oggi contro l'emendamento bavaglio dell'On. Fava. La partecipazione di tutti i gruppi politici, esclusa la Lega è certamente un segno importante. Che quasi verrebbe voglia di rilassarsi.
Ma sarebbe sbagliato e imprudente sottovalutare le dichiarazioni che ancora in queste ore l'On. Fava continua a rilasciare a difesa della norma da lui prodotta (qui da Corriere.it).
Perchè in contemporanea alla nostra mobilitazione pubblica ve n'è un'altra, che certo non funziona con conferenze stampa, n'è con appelli alla mobilitazione. È il lavoro delle lobby dei monopolisti dell'informazione e dell'intrattenimento che enorme influenza esercitano su Parlamento e Governo.
Non abbassiamo la guardia quindi, finchè non avremo vinto questa la battaglia. Non rischiamo di accorgerci troppo tardi che l'apparente consenso sull'abrogazione dell'emendamento On. Fava non corrispondeva ad un reale consenso in Parlamento, che fino a prova contraria, in una sua commissione, qualche giorno fa, quell'emendamento l'ha già avvallato.
Per chiunque volesse avere maggiori informazioni sull'emendamento documentarsi tramite il kit stampa predisposto da Agorà Digitale http://www.agoradigitale.org/no-allemendamento-fava
Questo il video della conferenza stampa di oggi http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Conferenze%20stampa%20deputati/Dettaglio?IdEvento=4753
Incollo qui sotto il testo dell'appello che potete sottoscrivere alla pagina http://www.agoradigitale.org/nofava
Abbiamo pochi giorni per convincere i parlamentari ad abrogare l'emendamento Fava, che introduce un nuovo bavaglio al Web. Firma la petizione rivolta ai parlamentari italiani affinche sottoscrivano gli emendamenti che abrogano la nuova norma bavaglio.
Oggi 4 associazioni (Agorà Digitale, Articolo 21, Liberiamo, il Futurista) e alcuni parlamentari (tra i primi Beltrandi (Radicali), Giulietti (Misto), Perina (FLI)) alle 11.30 terranno una conferenza stampa alla Camera (in diretta su webtv.camera.it) per lanciare una mobilitazione che fermi l'emendamento. Ma è fondamentale che da subito si mobilitino associazioni, giornalisti, imprenditori, politici e semplici imprenditori.
Firma e fai girare!
Unisciti alla pagina facebook http://www.facebook.com/pages/nofava-No-al-Bavaglio-ad-Internet-e-al-SOPA-Italiano/348602321824568?sk=info
Ed ecco il testo della petizione
Gentile Onorevole,
deputati e senatori di quasi tutti i gruppi (Fli, Gruppo Misto, IDV, PD, PDL e Radicali) hanno presentato alla Camera molti emendamenti volti ad abrogare dalla legge comunitaria l'emendamento dell'On. Fava, che, in contrasto con le direttive europee vuole obbligare i siti web a controllare preventivamente i contenuti pubblicati dagli utenti, rimuovendoli in base ad una semplice segnalazione di una parte interessata. Se è importante la difesa del diritto d'autore questa non può avvenire a scapito dei diritti degli utenti e degli hosting provider (siti come Wikipedia, Google, Facebook) che saranno costretti ad una rimozione "selvaggia" di contenuti.
Le chiediamo di apporre la sua firma su tali emendamenti o quantomeno su alcuni di essi, per dare forza alla richiesta di abrogazione in modo che sia chiaro che la difesa del web, non come luogo di assenza di regole, ma come risorsa anche per l'informazione è condivisa da tutti gli schieramenti politici.
Internet è e sarà una risorsa fondamentale per la nostra democrazia e deve essere tutelata.
Per sottoscrivere la lettera http://www.agoradigitale.org/nofava