Decreto Romani "perfettibile in astratto"? No, ci si faccia trovare pronti per la conversione in legge

Mer, 03/03/2010 - 16:47 — luca

Credo che, considerando la poca trasparenza del processo di revisione del decreto Romani, dalla cui rielaborazione sono stati esclusi molti tra gli esperti che il governo consulta sui temi legati alla rete, il testo finale sia da ritenersi un buon risultato. Anche Calabrò, presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, che sulla prima bozza si era dimostrato critico, ha parlato di  "grande passo in avanti" anche se  si tratta di un testo "perfettibile in astratto"

Perfettibile in astratto? Io non mi faccio illusioni, perchè questa legislatura ha chiaramente una impostazione che lascia poco spazio alle iniziative parlamentari e ciò che in uno stato di diritto dovrebbe ritenersi normale ( una discussione aperta durante la conversione in legge del Decreto ), in Italia appare quasi utopico.

Ma proprio perchè difficile, se vogliamo che quella parlamentare diventi una reale prospettiva di intervento, è necessario partire per tempo.

In particolare ci sono due punti che Guido Scorza nel suo blog ha messo in evidenza in modo chiarissimo:

"Il primo attiene alla inadeguatezza della tecnica normativa cui ha fatto ricorso il legislatore dettando una definizione per esclusione esplicita" di alcuni servizi che non debbano intendersi come "servizio media audiovisivo": "la tecnologia va più in fretta del legislatore e, quindi, già domani mattina, dinanzi ad una nuova piattaforma di condivisione di contenuti audiovisivi - ipotizziamo un "video-twitter" - occorrerà provare a collocarla in una delle categorie escluse e, qualora - come appare probabile - ciò non risulti possibile, qualificarla come "servizio media audiovisivo" con ogni conseguenza per il suo gestore."

Il secondo punto critico, sempre citando Scorza è che un, "videoblog di modesto successo che raccolga, comunque, pubblicità e/o che possa considerarsi - per quantità e qualità dei contenuti - in "concorrenza" con la radiodiffusione televisiva, dunque, sembra dover essere definito un "servizio media audiovisivo" e rientrare dunque nell'ambito di applicabilità della nuova disciplina."

Infine, un terzo punto giustamente sottolinato da Vittorio Zambardino, è che si continua a prefigurare per AGCOM il ruolo di sceriffo della Rete tanto in relazione ai diritti d'autore che con riferimento alla tutela dei minori. Riproporre l'utente web come figura inconsapevole da salvaguardare porta a maggiori filtri e censure.

A questo scopo ci stiamo mobilitando in queste ore con Agorà Digitale. Stay tuned.



Travaglio censurato su Youtube? Dimostrazione che i diritti dei cittadini sono nelle mani dei grandi gruppi editoriali

Lun, 01/03/2010 - 19:39 — luca

Diciamocelo, nel caso della "involontaria" censura del Video di Marco Travaglio, anche se Mediaset dovesse scusarsi (cosa che, a quanto mi risulta, ancora non è successo), beh, in uno stato di diritto non basterebbe. Urge intervento politico per limitare il potere di censura degli editori sui contenuti pubblicati online.

In soldoni, per chi non avesse seguito la vicenda, Google ha confermato che la settimana scorsa un video di Marco Travaglio sul caso Bertolaso è stato censurato da Youtube per una erronea segnalazione di violazione del copyright. Si tratta di un abuso, causato della completa discrezionalità di Mediaset che ha la possibilità di censurare, con effetto immediato, qualsiasi contenuto che a suo giudizio violi il suo diritto di editore.

 

Ovviamente non c'è alcuna prova che si tratti di una censura mirata al contenuto, pur critico nei confronti dei poteri forti, e non dell'errore di un tecnico. Ma questo non limita minimamente la gravità dell'evento che dimostra come l'utente/cittadino sia in balia dei capricci (e degli errori) dei grossi gruppi editoriali italiani e quindi, potenzialmente, della loro censura.

Questa volta il caso sta scoppiando perché ad essere colpito è Marco Travaglio, personalità nota e in grado di reagire immediatamente per vie legali. Ma quanti sono gli utenti inermi di fronte a questa arroganza? Quanti altri errori ci sono stati e ci saranno di cui non si saprà mai nulla? Chi controlla che questo enorme potere di filtraggio non sia utilizzato impropriamente? Quali sono i meccanismi per punirne (le scuse in uno stato di diritto non bastano) gli abusi con la stessa rapidità di intervento fornita agli editori?

E' necessario quanto prima che si avvii una discussione, anche a livello parlamentare, sul cosiddetto meccanismo del *takedown*, sotto accusa in numerosi paesi, in primis gli Stati Uniti, per casi di vera e propria di censura.

Ancora di più considerando che la schiera dei privati a cui viene concesso di improvvisarsi forza di polizia si potrebbe allargare dopo la sentenza sul caso Google contro Vividown, che sarà pubblica solo tra qualche mese, e a causa dell'accordo internazione contro la contraffazione ACTA.

 



Asilo Politico

Mer, 17/02/2010 - 22:04 — luca



Il Pirata Pannella che si prepara all'espatrio.

Mar, 16/02/2010 - 21:04 — luca

«Se non ottenessimo immediatamente il rientro nella legalità politica ed elettorale della Repubblica Italiana, dovrei chiedere di rinunciare alla cittadinanza italiana e chiedere asilo politico ad altro paese della Ue, per non essere complice in questo processo criminale, e non solamente, inerte e impotente cittadino nonviolento».



Sospette interferenze su skype

Lun, 15/02/2010 - 20:12 — luca

Oggi conversando con Vincenzo su skype, ad un certo punto lui mi fa: "Forse è meglio se stacchi la radio però". "Quale radio?" rispondo io. "Come quale radio? Stai ascoltando Radio Rai, no?. Che ora stanno parlando di pedofilia. C'e' il radio giornale". "No guarda, io non sto ascoltando nessuna radio" insisto io.

Insomma immaginate la scena. Ovviamente condita di grasse risate, con il mistero che si infittiva. Chiudiamo entrambi tutte le applicazioni, ma niente.

"Beh, che dici, riavviamo?"

Abbiamo riavviato. Appena ristabilita la connessione skype l'interferenza con Radio Rai (solo per Vincenzo pero') riprende. Ho fatto anche un test di chiamata. Ma niente.

Io francamente sono senza parole. Idee?? Che sia il "Partito Rai" che reagisce dopo gli ultimi post? :-)

 



Talk show, Italia vs USA. Un video. Contro la disinformazione del Partito RAI

Ven, 12/02/2010 - 13:02 — luca

per quelli che non hanno voglia di andarsi a leggere il regolamento ...

per cercare di ristabilire un po' di verità ...

e se poi vi viene voglia di approfondire andate qui. 

 



Sulle inutili polemiche contro la fantomatica soppressione dei talk show de sinistra

Gio, 11/02/2010 - 20:57 — luca

Perchè questa cosa che i radicali avrebbero dato una mano a Berlusconi a far fuori Ballarò, Annozero e Porta a Porta è davvero da ridere.


UPDATE: mi sono fatto un giro sul web questa mattina, a proposito di polemiche un po' sterili  Mario Adinolfi, Pippo Civati e Puck su Dazebao

ecco, a parte dare un occhiata al testo qui sotto ... lo sapete, tanto per dire, che il PD invece aveva già in tasca l'accordo per fare un patto per tagliare fuori quelli sotto il 4%?

UPDATE 2: e invece sembra, chissà com'è che i blogger siano un po' più intelligenti dei giornalisti della carta stampata. Leggo Francesco, Luigi, Luca, Federico e un po' mi tranquillizzo.

UPDATE 3: ci sono invece quelli che condividono ma credono in una terza via: Giulia ma non credi che invece le tribune non le guarda nessuno perchè i giornalisti non sanno metterli in difficoltà e farli stare sui fatti? E che se sapessero fare davvero i giornalisti non avrebbero alcun problema a fare delle trasmissioni equilibrate?

Da http://www.boninopannella.it/content/regole-i-talk-show-domande-risposte

Il regolamento approvato dalla Commissione di vigilanza su proposta del parlamentare radicale Marco Beltrandi sopprime i talk show politici?

No, devono solo rispettare le regole che la legge prevede, e cioè dare parità di spazio ai diversi candidati presidente ed ai diversi partiti. Potranno organizzare i faccia a faccia tra i candidati Presidenti di Regione; i confronti tra i partiti; le interviste dei leader. L’unica cosa vietata è favorire un partito (invitandolo più volte di altri) o un candidato (organizzando una puntata solo per lui)

Il regolamento è un ennesimo attacco alla libertà di informazione, a favore di Berlusconi?

Il regolamento stabilisce soltanto che le trasmissioni di maggiore ascolto non potranno invitare solo chi vogliono loro, dando più spazi ad un partito/leader o ad un altro a seconda dell’orientamento di ciascuna, il motivo per cui finora sono state condannate in ogni campagna elettorale, per decine di volte. I dibattiti tv delle presidenziali americane, le trasmissioni politiche più seguite al mondo, sono regolati nei minimi dettagli: dalla posizione che assumono i candidati (sul podio o seduti intorno a un tavolo), al tempo di risposta dopo ogni domanda, alla possibilità o meno di ribattere alle risposte del contendente, agli argomenti dei vari dibattiti. In occasione delle primarie, quando i candidati arrivano ad essere anche più di 6 o 7, sono invitati tutti su un piano di parità.

Le trasmissioni saranno ingestibili, con decine di partiti e partitini?

No, perché sono ammessi a livello nazionale solo i candidati Presidente ed i partiti che saranno presenti in un numero di Regioni che rappresentano almeno ¼ dell’elettorato coinvolto. I partiti non devono essere presenti tutti insieme ma anche distribuiti in più puntate.

Report, Che tempo che fa, Domenica In dovranno chiudere?

No. Come da sempre accade in periodo elettorale, semplicemente non potranno ospitare politici. Se lo fanno, devono dare spazio uguale a tutti

Si vuole cancellare l’audience dei talk show?

Falso. Quando si fecero i faccia a faccia all’americana, ad esempio tra Prodi e Berlusconi, con Mentana e con Minum moderatore, furono seguiti dai più di dieci milioni di persone.

Mediaset e le altre tv private saranno invece libere?

No. La legge prevede che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni faccia un regolamento analogo a quello della Commissione di vigilanza.

Cosa potrebbe accadere

  • Porta a Porta: 4 trasmissioni settimanali, adatte per i confronti tra partiti (4 a puntata ad esempio). Possibili anche (come già fatto alle elezioni Regionali del 2000) che si tengano all’interno della stessa puntata due o tre sessioni, ciascuna con un faccia a faccia tra i candidati Presidente di una Regione
  • Annozero e Ballaro: mantenendo una sola puntata a settimana (quindi 4 ciascuna nei 30 giorni finali), potrebbero organizzare confronti tra partiti, 4 esponenti per puntate ad es. (come già fa Ballaro). Con due puntate settimanali ciascuna, potrebbero anche dedicarsi ai faccia a faccia tra Presidenti Regioni
  • Vespa, Santoro, Floris: potrebbero anche condurre le interviste ai leaders previste per gli ultimi 15 giorni, in spazi ad hoc

Per approfondire: Cosa dice il regolamento sulla par condicio per le elezioni regionali 2010



Il clarinettista e il copyright

Gio, 11/02/2010 - 20:13 — luca

Stefano Franceschini è il mio maestro di clarinetto. Una volta, a dicembre, saltai lezione senza avvertire, ma la sera Stefano mi vide da Santoro a dare dell'incravattato a Schifani e ad attaccare l'ipotesi di nuove leggi sulla censura. Come potete immaginare ciò mi diede un alibi di ferro. :-) Ma soprattutto fece iniziare una interessante discussione che portiamo avanti il giovedì mentre prendo fiato tra un pezzo e l'altro. Che dire, interessante ed impegnativo discutere con un artista piuttosto tradizionale di riforma del diritto d'autore. Ed è inutile dire che spesso non siamo d'accordo. Ad esempio la settimana scorsa Stefano mi diceva che non condivide le mie posizioni sul restringimento del copyright e sui "benefici" della pirateria perchè

"è giusto che anch'io possa lasciare qualcosa ai miei figli in eredità, come tutti gli altri".

Oggi mentre trafelato (da vero artista arriva con almeno 5 minuti di ritardo) preparava il pianoforte per accompagnarmi mi fa

"Sai ho ripensato alla nostra conversazione. Ci ho ripensato perchè ho trovato sul peer to peer un bellissimo libro, che però è introvabile. Lo cercavo davvero da un sacco di tempo. E vorrei davvero poterlo comprare, ma nel frattempo, ecco, in effetti è davvero bello sapere che c'è un posto dove trovarlo".

Subito dopo ci siamo dati a qualche standard, ovviamente su una copia di Stefano del Real Book, la raccolta degli spartiti dei temi musicali più noti del jazz, compilata clandestinamente negli Stati Uniti negli anni Settanta. Nessuno sa con precisione chi ne sia l’autore e molte aggiunte successive sono state fatte da studenti e altri musicisti. Due dati certi sono che è stato compilato ignorando completamente il diritto degli autori dei pezzi contenuti e che, circolando fotocopiato e in modo del tutto pirata, è diventato negli anni il punto di riferimento di ogni musicista, stimolando la passione musicale di molte generazioni.

Non me la sono sentita di farglielo notare, ma ad un certo punto ho cominciato a riflettere su chi di noi due fosse davvero il pirata. :-)


PS: dimenticavo ... ho firmato il Public Domain Manifesto. Una tonnellata (difficile quantificarli altrimenti) di professori ed economisti americani ed europei che cercano di spiegarci che il diritto d'autore è l'eccezione e non la regola. Ci mancavano solo i professori pirati.



È iniziata la guerra dei manifesti

Mer, 10/02/2010 - 17:43 — luca

"Sicuramente la mia Famiglia e quella di Caltagirone" [ndb quello a cui pare la Polverini ed Alemanno si apprestino a svendere ACEA, l’azienda comunale romana della luce e dell’acqua]"

"Renata Polverini. Con te ... forse"



Ufficiale: Pirate Bay da oggi pomeriggio non è più raggiungibile dall'Italia

Mar, 09/02/2010 - 18:59 — luca

Tranne per quelli che usano DNS liberi

Nel frattempo in diversi hanno ripreso ( con un giorno di ritardo? non si fidavano? :-) ) la presa di posizione di Agorà Digitale e del senatore radicale Perduca, tra cui LaStampa.it , Rockol , Key4biz e Aduc TLC ...

 



Appello alla rete: superare il Pedoterrosatanismo ... urge neologismo

Mar, 09/02/2010 - 12:11 — luca

Marco Calamari, noto editorialista di Punto Informatico, fondatore del Progetto Winston Smith e membro del direttivo di Agorà Digitale, ha coniato il fantastico neologismo pedoterrosatanismo, per indicare lo spauracchio anti-privacy che "qualcuno" cerca di costruire evocando una rete piena di pedofili, terroristi e satanisti pronti a violentare tuo figlio e far saltare in aria il tuo posto di lavoro. ( Vi ricordate Gilioli vs Carlucci? )
Come sappiamo, la nuova grande ambiziosa sfida delle lobby contro l'innovazione consiste nel far fuori la neutralità della rete, quel principio che, ad esempio, permette (in teoria, poi in pratica già ora esistono differenze, ma si tratta di un discorso complesso ) ad un qualsiasi blog di competere alla pari con repubblica.it o youtube.

Ecco, contro la neutralità della rete i lobbysti di cui sopra sono pronti a tirare fuori i Pacemaker. Non il loro, ma quello di milioni di malati.
Siccome l'opinione pubblica non sembra essere così sensibile al loro desiderio di poter fare moooolti più soldi e togliere di mezzo possibili futuri concorrenti e i pezzenti della rete che non hanno la possibilità di pagarsi banda a suon di (almeno) milioni di dollari, ecco la genialata: evocare una Rete che, a causa di pervertiti che si guardano un filmatino serale su youporn, fa fuori decine di migliaia di vecchietti il cui pacemaker non riesce a collegarsi alla centrale operativa in tempo! Semplicemente geniale.
Ho pensato a un neologismo che potesse farmi entrare nella storia, come Marco. Ma ancora non mi è venuto in mente niente. In attesa, urge brainstorming!

 



Nuovo oscuramento di Pirate Bay, tribunali alleati del governo nel mettere l'Italia a rischio censura

Lun, 08/02/2010 - 13:38 — luca

È notizia di queste ore (Grazie a Paolo, Luigi ed Ernesto per averlo segnalato) che il sito web thepiratebay.org sarà presto nuovamente oscurato in Italia dopo che il Tribunale del Riesame di Bergamo ha rigettato la richiesta di annullamento dell'originario provvedimento di sequestro. Come più volte ribadito si tratta di un provvedimento anacronistico e pericoloso per due ragioni.

Primo, non può essere il nome provocatorio di un sito a determinarne la chiusura. Se passa il principio che su Internet gli intermediari come Pirate Bay (ma anche come Google, Youtube, Facebook, etc.) sono responsabili, qualsiasi fornitore di contenuti su Internet potrebbe essere oscurato, prima ancora di un processo. Basta una denuncia e il gip potrà chiedere di bloccare l'accesso ad un sito per tutta la durata del procedimento.

Secondo, le norme invocate per effettuare il blocco non contengono al loro interno la possibilità di effettuare una censura indiscriminata, ma solo quella di intervenire per bloccare attività illecite poste in essere da uno dei suoi utenti. Su questo abbiamo il dovere di contestare, come già fatto dall'Associazione Italiana Internet Provider, la pericolosissima sentenza della Cassazione che ha legittimato tale pratica.

L'unica colpa di Pirate Bay, rispetto ad altri analoghi e diffusissimi motori di ricerca, è quella di aver posto di fronte all'opinione pubblica la necessità di una riforma del copyright e del diritto d'autore per cui i radicali e l'associazione Agorà Digitale si battono da anni. Le soluzioni per adeguare la normativa a pratiche che riguardano milioni di cittadini italiani nel rispetto dei diritti degli autori di contenuti, ci sono, tanto che abbiamo da tempo presentato in parlamento una proposta di legge che va in questa direzione.

Invece si reagisce con un accerchiamento compiuto da tribunali che tentano di forzare l'estensione di normative vigenti al web e da un governo che tenta di ottenere proprio sul web un maggior controllo mediante una continua decretazione d'urgenza. Anche contro tutto ciò dobbiamo prepararci ad uscire dalla trincea digitale in cui ci hanno costretto, utilizzando tutti gli strumenti della giustizia ma anche, prefigurando l'utilizzo della disobbedienza civile.

 



Tremonti, istruzioni per il disuso. O guerra tra economisti: teo vs noisy vs moral

Dom, 07/02/2010 - 20:33 — luca

La domenica concedo alla carta stampata l'occasione di fornirmi la sua visione delle cose dopo giornate di schermi LCD, cuffiette e radio. Occasione ovviamente sprecata a causa di blogger che scrivono libri, cavalli di troia per insinuarsi nell'inserto domenicale del Sole 24 ore. Tant'è che sono finito su noisefromamerika.org a leggermi commenti ed approfondimenti.

Ma veniamo allo scontro: nel libro "Tremonti. Istruzioni per l'uso" alcuni economisti animatori del blog analizzano con una grossa dose di ironia la visione tremontiana dei giorni nostri. L'attacco è duro, e si basa sul cattivo rapporto del nostro Ministro del Tesoro con i dati. Una tendenza alla "filosofia della storia" che  spesso lo porta a non tentare neppure di legare le sue riflessioni ad un qualche tipo di supporto empirico.

Ma in parallelo alla sfida tra gli economisti teo (Tremonti) e quelli noisy (il collettivo NoiseFromAmerika), si svolge quella tra quelli noisy e quelli moral (Paolo Bricco, l'autore della recensione del libro). L'accusa mossa da Bricco non è nuova, nè originale, ma pur sempre di grande attualità. Bricco rileva che "nel saggio affiora un errore complementare [ndb a quello commesso da Tremonti]: la storia non c'è. Anzi, sembra che gli autori vivano in un mondo non solo senza storia, ma anche senza bisogno di storicizzazioni", aggiungendo che ci sono "troppe concessioni allo spirito dei tempi" e ad ironia che "cede il passo al sarcasmo".

Bricco conclude: "Illudersi di creare un movimento di opinione dileggiando l'avversario Tremonti come Voltremont, potrà far sorridere ma perderà davanti al bisogno di riforma morale e ideale che segna il paese di oggi".

Difficile riuscire in un post di un blog, che quindi è assolutamente non storicizzato, contiene una buona dose di ironia, ed è fatto da uno che sull'economia è autodidatta, arrivare ad una replica efficace, ciò nonostante

Nicotra prende coraggio e conclude: "Illudersi che la riforma morale e ideale possa arrivare da una teoria storicizzata ed asciutta, potrà rassicurare ma perderà davanti a quelle "elites" che invece sapranno confrontarsi con la cultura di massa, e quindi secondo lo spirito dei tempi, per quanto barbaro ed imperfetto".

Avanti così. :-)

 



Fuori dalla trincea digitale: disobbedienze civili e una commissione parlamentare speciale sul Web

Sab, 06/02/2010 - 18:34 — luca

L'uno-due dei giorni scorsi di Mario Staderini ( segretario di Radicali Italiani ) e Vittorio Zambardino ( giornalista e blogger di repubblica ) che hanno prefigurato la disobbedienza civile "digitale" come reazione ad una eventuale approvazione del decreto Romani credo non debba cadere nel vuoto, nonostante i timidi segnali di correzione provenienti da governo e maggioranza.

Non so quanti giorni avremo, probabilmente pochi, prima che si presenti la prossima "emergenza web", ma  ritengo intollerabile che chi si batte per l'innovazione nel nostro paese sia costretto ad impegnarsi in battaglie di retroguardia, invece di poter promuovere lo sviluppo di Internet e delle tecnologie digitali.

Interi mesi spesi in incontri e trattative per limitare i danni di disegni di legge e decreti che, nella migliore delle ipotesi, costituiscono in buona fede una ipoteca allo sviluppo di Internet e delle libertà digitali, mentre nella peggiore sono fatti con l'intento di soffocare sul nascere mercati emergenti pronti per fare concorrenza alle piattaforme già esistenti e difese da grossi gruppi di potere politico ed economico.

La sequenza, in pochissime settimane, dei decreti legge Maroni, per la censura del web, Bondi per l'aumento di tasse su supporti digitali per finanziare ancora un sistema del copyright iniquo, e infine il famigerato Romani, sulla regolamentazione dei media audiovisivi, sono un chiaro segnale che qualsiasi battaglia combattuta "in trincea" è destinata ad essere persa per l'incessante attività di lobbying dei rappresentanti dello status quo che è divenuta efficientissima nella produrre regolamentazione, spesso direttamente tramite decreti governativi.

Di fronte ad una opposizione impotente e a deputati della attuale maggioranza contrari a molte di queste norme ma impossibilitati ad esprimersi per vincoli di partito, è necessario che le forze civili rendano possibile un cortocircuito di questo sistema. Un cortocircuito che non può che nascere mettendo a contatto i fili conduttori dell'attività legislativa, con quelli di chi ha la capacità di guardare in prospettiva, al futuro e all'innovazione.

Il primo passo che propongo è quello di chiedere a gran voce, con convinzione, una commissione parlamentare speciale sul web, in cui personalità internazionali, parlamentari, esponenti del mondo economico e della società civile possano incontrarsi per fare proposte di governo, di riforma dell'esistente, definendo delle linee guida e mettendo sul piatto in modo trasparente interessi e prospettive contrapposte di fronte all'opinione pubblica.

Con il gruppo parlamentere radicale, ed in particolare grazie all'iniziativa di Marco Beltrandi abbiamo già presentato una proposta di commissione parlamentare con questo spirito. Abbiamo raccolto migliaia di firme a suo sotegno anche grazie all'aiuto di molti di voi. E sapete che vi dico? Siamo disposti a ripartire da zero. Perchè serve una piattaforma ampia, di idee, di persone, di associazioni che si buttino in questa battaglia. Io, come cittadino e l'associazione di cui sono segretario, Agorà Digitale, siamo pronti. È pronto il gruppo parlamentare radicale. Ma si tratta solo un punto di partenza, che si deve allargare e quindi rafforzare senza paura di cappelli o strumentalizzazioni.

Il secondo passo è quello invece quello di rendere possibile che tale commissione diventi una fonte di buona (cioè visionaria ma concreta) politica sul web e ciò, secondo me, sarà possibile solo se in molti, saremo disposti, fin da ora, come suggerito da Staderini e Zambardino, anche a prefigurare le armi della nonviolenza, e in particolare della disobbedienza civile per lottare contro le norme liberticide in materia di web e digitale già vigenti.


Per far capire che la nostra richiesta è civile, ragionevole, nonviolenta, ma che allo stesso tempo la nostra determinazione è forte.

 



"Per il permesso di soggiorno saper parlare italiano e avere figli istruiti. Ho capito e a Di Pietro chi glie lo dice?". Un appello per avere Bordin su Spinoza.it

Ven, 05/02/2010 - 13:48 — luca

Caro Direttore,
Come spesso mi accade, questa mattina ho acceso Radio Radicale non tanto per le notizie, ma per i tuoi commenti e le tue sagaci ironie. Non credo di essere il solo. La tua capacità di creare collegamenti e cortocircuiti tra i messaggi politici è qualcosa di prezioso. Che accende anche i cervelli più assonnati di noi bamboccioni.

Io Stampa e Regime la metterei obbligatoria a scuola al posto di educazione civica. Intere generazioni stanno invece crescendo senza di te. Colpa del regime, certo, ma anche delle nuove abitudini, che si spostano sempre di più verso la rete. Sempre più comunicazione breve perchè l'attenzione è catturata continuamente da nuovi stimoli.
E allora ho un'idea. Spinoza.it (ora soprattutto su twitter) è un blog serissimo divenuto, suo malgrado, punto di riferimento per lo humor politico (e non solo) in Italia. Lì potresti trovare un luogo nuovo dove meglio ti potresti confrontare con la platea del web. Una nuova piccola sfida con un pubblico diverso da quello della radio. Lì avremmo anche noi internettiani radicali, nei giorni in cui non riusciamo a seguire "Stampa e Regime", la possibilità di ritrovarti. Lì, potresti dimostrare che non esiste incomunicabilità tra forumule rodate e quelle più sperimentali.

Caro staff di Spinoza.it,
Massimo Bordin è una risorsa che qualunque blogpoliticocollaborativocheinrealtàstasutwitter vorrebbe avere. Convincetelo ad essere dei vostri. Sarà una battuta in fondo, voi lo sapete bene, ad abbattere il regime.

Cari Blogger e internettiani,
le strade del cambiamento possono essere impreviste e goliardiche. Firmatevi in calce al post per sottoscrivere l'appello. Propagate. Insistete con Massimo ( Facebook Uno, Facebook Due e Facebook Tre ) e lo staff di Spinoza.it (Facebook). Rompetegli l'anima insomma, che la pigrizia non può vincere. "Fantasia come necessità" non può rimanere un dannato slogan, o no?
 



Renata non usa il web, lo stupra. La storia di come si arrivò a http://twitter.com/PLV_RNT_62E54_H501_*

Mer, 03/02/2010 - 15:55 — luca

Renata, tentativo uno: http://twitter.com/r_polverini:

Renata, tentativo due: http://twitter.com/rnt_polverini:

In entrambi i casi il risultato è


La strategia di fondo ora ci è piuttosto chiara: Renata Polverini apre un account Twitter, poi lo usa per compiere le sue "strange activity" consistenti nell'aggiungere un numero enorme di contatti, gran parte dei quali - come ci è già stato segnalato - del tutto estranei alla Polverini, e aspetta pazientemente che la piattaforma glielo disattivi; a quel punto ne apre un altro, riprende la sua "strange activity" e tutto ricomincia da capo, ad libitum.
Renata davvero continua, è divertentissimo. :-D

L'unico problema ora e cercare di aiutare  Alessandro Capriccioli, me e Renata a fare due calcoli per capire quanti  tentativi di ideare nuovi account Twitter abbia ancora a disposizione la nostra beniamina, utilizzando in ordine sparso ma comprensibile le lettere del suo nome e cognome, prima di dover rinunciare del tutto ad utilizzare la piattaforma. Il che, ne converrete, visto quanto ci stiamo divertendo, sarebbe un peccato.  A rincuorarci c'è il pensiero che potremmo presto aggiungere anche i numeri attingendo al codice fiscale di Renata.

P.S. I dati anagrafici della Polverini sono pubblici, e com'è noto chiunque può agevolmente calcolare il codice fiscale di una persona partendo dai suoi dati anagrafici: però, siccome qualcuno ha preso l'allegra abitudine di qualificarci come pseudo-agenti del KGB, abbiamo omesso l'ultima lettera. Così, tanto per non regalargli la soddisfazione di un altro comunicato fantasioso. A proposito Kalle, non c'eri alla festa, che è successo?

 



Ciao Hacker. La mia storica web video chat con il corsaro Marco Pannella

Mer, 03/02/2010 - 05:04 — luca

Nel giorno di inaugurazione di Open Party, l'esperimento di trasparenza totale della Lista Bonino Pannella.

Una discussione su Agorà Telematica, l'essere corsari indipendentemente dalla tecnologia, antiproibizionismo e laicità.

Con Marco Pannella.

 

"Ciao Hacker" :-)

 

 



Da oggi nudo al Grande Fratello Radicale ... parte la prima campagna web di trasparenza totale

Lun, 01/02/2010 - 11:46 — luca

Nudo nel senso di senza segreti :-) Mentre scrivo c'è in diretta Emma Bonino (con me, Giulia Innocenzi, Diego Galli e tutti i membri della redazione web della campagna della Lista Emma Bonino) che sta rispondendo alle domande via chat e via skype dei naviganti del sito www.boninopannella.it



Renata, basta, vogliamo andare al cinema!

Sab, 30/01/2010 - 23:04 — luca

 


Prima che iniziasse la campagna web di Renata Polverini Alessandro Capriccioli ed io avevamo uno straccio di vita privata: adesso, a forza di stare dietro alle vostre segnalazioni non riusciamo manco più a trovare il tempo per un cappuccino al bar.
L'ultima alzata d'ingegno in ordine di tempo, come oggi ci hanno segnalato diverse persone, è stata quella di aggiungere su Twitter utenti che con la Polverini non avevano mai avuto niente a che fare; evidentemente così tanti che la piattaforma le ha sospeso l'account:
 

Ve lo chiediamo per pietà: basta, non ci segnalate più niente. Non ce la facciamo più.

 

UPDATE 31/1/2010 ore 11:42: a quanto pare a conferma dello strano fenomeno, sul sito della Polverini è esploso un buttone :-)

Davvero, avevamo detto basta segnalazioni. Ve lo chiedo per favore, basta.



Privacy e la Web Claque di Renata Polverini. Un post che parla di libertà digitali.

Sab, 30/01/2010 - 21:06 — luca

Volevo dare il benvenuto a quanti si sono affacciati al blog incuriositi da questa "innovativa" campagna elettorale online (almeno sul lato Polverini, su quello Bonino a parte Emmatar, mi pare, non siamo ancora partiti). Do il benvenuto a Micucci (per chi non avesse seguito tutta la storia, Presidente di Reti, la società che sta seguendo la campagna della Polverini) in particolare, che coraggiosamente ha deciso di fare outing e di sostenere le sue posizioni in campo aperto. Di questo certo bisogna darti atto.
A questo proposito i quotidiani hanno ripreso ampiamente la notizia lanciata ieri da questo blog (è uscita su Repubblica, Corriere, Europa (in prima pagina), Libero, Manifesto, Messaggero), molti blog (Gilioli, Metilparaben, Dagospia) l'hanno fatta propria e, se questo fosse stato l'unico obiettivo, la potremmo finire qui.

Invece cerco di buttarla in politica. Credo che proprio di fronte a queste piccole difficoltà, persone come Micucci, come la Polverini, come coloro che si trovano a "dover" utilizzare la Rete per le loro attività di politici e consulenti per essere più efficaci, o semplicemente in contatto con il loro tempo, sono costretti a ragionare di Rete ma soprattutto di libertà digitali. E questo è preziosissimo. Magari nervosamente e frettolosamente ma, smascherati, o semplicemente in imbarazzo, si rimane inchiodati alla poltrona decisi a dimostrare la propria buona fede. A difendere i propri diritti. Online.

Privacy innanzitutto. Mi fa piacere che Micucci, che, a quanto vedo, alla rete dedica spesso riflessioni, rilanci sul diritto all'anonimato. Si tratta di un diritto su cui Agorà Digitale, l'associazione radicale di cui sono segretario, sta facendo una delle sue battaglie principali. Ma se battaglia deve essere, lo sia davvero. Deve essere la difesa di quella privacy che ci protegge dai potenti e dalle discriminazioni. La privacy come contrappeso fondamentale di qualsiasi stato di diritto alla tendenza di governi ed altre forze di intervenire nel privato dei cittadini, di influenzarne le abitudini. Di censurare idee ed opinioni. Il diritto a potersi esprimere, senza temere ritorsioni, nel caso non si commetta un reato, ma semplicemente si diventi scomodi per qualche lobby.

Se vuoi, caro Micucci, la nostra denuncia, il nostro mostare le prove, è un modo di avvertirti che "il re è nudo". Migliaia di aziende e privati, profilano continuamente i tuoi dati, le tue abitudini, i tuoi messaggi. Sanno tutto di te e possono utilizzare queste informazioni per influenzare la tua libertà. Noi, attraverso il preziosissimo lavoro di Marco Calamari e la collaborazione con il gruppo parlamentare radicale, abbiamo addirittura presentato un disegno di legge per limitare la data-retention, cioè la possibilità di trattenere i tuoi dati a tempo indefinito, e abbiamo importanti iniziative in cantiere, non ancora realizzate per mancanze materiali. Di persone. Di tempo. Di denaro.

Ma tu invochi la privacy per permettere ad un famoso lobbista di comportarsi in un modo quantomeno professionalmente discutibile, mescolando cioè opinioni personali (legittime) espresse anche, permettimelo, rozzamente, e incarichi della propria azienda. Invochi la privacy come se fosse eticamente discutibile utilizzare informazioni in mio possesso (io che certo non sono un potente, che certo non ho alcun mezzo anche solo per indurti a non esprimerti) per "smascherare" questi comportamenti, al contempo facendo vedere le prove (anche, come dire, per evitare denunce). Che poi è lo stesso ragionamento di coloro che, in nome della privacy, vorrebbero punire i giornalisti che pubblicano le intercettazioni di cui entrano in possesso (e a cui tutti i potenti hanno comunque accesso, per le loro intimidazioni e i loro ricatti), invece di cercare di risolvere alla base il problema di un sistema che ormai si fonda sull'intercettazione sistematica e su tribunali e magistrati che fanno trapelare scritti che invece dovrebbero rimanere in un cassetto.

Beh, scusami Micucci, ma per me non regge. E qualche tuo collega sembra darmi ragione (poi che lo facciano sinceramente o siano degli squali non saprei dire, e in tal caso, sono un semplice effetto collaterale, mi spiace). Sarò autoreferenziale ma consiglio di rileggersi Pannella che a proposito delle intercettazioni dichiarò che esse, se pubbliche, danno un grande contributo alla conoscenza delle cose che accadono. Con la pubblicazione, milioni e milioni di italiani passano da generalizzazioni tipo "la politica è sporca" all' ascolto e alla rivelazione di persone specifiche.

Ecco, se vuoi difendere la privacy, quella vera, noi ci siamo. Anzi, la butto lì, e ammetto, la proposta è un po' provocatoria: perchè non ti iscrivi ad Agorà Digitale? :-)

 



Il rischio di essere più realisti del Re. Renata Polverini risponde alla polemica su Radio Radicale innescata dal Presidente della società di lobbying che cura la sua campagna

Sab, 30/01/2010 - 16:03 — luca

Massimo Micucci mi ha chiesto in un commento a questo blog "A chi serve Radio Radicale?

una possibile risposta:

«Ringrazio i radicali e Radio Radicale per il servizio che offre a questo Paese. Io non ho paura - come prima ricordava Marco Pannella - di citare né i Radicali né Radio Radicale. Di recente mi hanno chiesto se avevo un hobby, ho risposto che ne avrei moltissimi, che però non li posso praticare perché ho poco tempo, ma una cosa che faccio la mattina quando sono a casa e non mi sveglio esageratamente presto, è che faccio un po’ di tapis roulant, ma senza farmi mancare la rassegna stampa di Bordin. Questo è stato messo come uno dei pochi, anzi l’unico, dei miei hobby

Renata Polverini

Congresso Radicali Italiani, 2009

 



Gli internettiani Radicali lanciano la sfida alla Polverini: riuscirà a spiegare anche perchè messaggi taroccati e di denigrazione nei confronti di Emma provengono da un indirizzo dell'azienda di Velardi?

Ven, 29/01/2010 - 13:44 — luca
A voler pensar male si potrebbe dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ormai non solo il sito della Polverini, ma anche molti blog, sono pieni di colpi bassi provenienti da un IP(il numero che permette di identificare il computer da cui proviene un messaggio) che guarda caso risulta proveniente da "Reti Spa", l'azienda di lobbying che sta seguendo la sua campagna di comunicazione.
 
Con lo stesso nickname ("Kalle Blomkvist"), sedicente elettore del Lazio, sono stati firmati molti messaggi non solo sul sito di Renata Polverini, ma anche sul blog di Luca Nicotra (www.lucanicotra.org) e quelli dei blogger più famosi (tra cui quello di Alessandro Gilioli) che avevano ripreso la precedente vicenda dei messaggi di sostegno presenti nel sito della Polverini prima ancora che andasse ufficialmente online.
Dopo i messaggi "taroccati" (o meglio, come ieri si è lasciata sfuggire in conferenza stampa lei stessa, "telecomandati") di incitamento alla Polverini, ecco quindi un altro "mistero": messaggi di elettori indecisi diretti contro Emma Bonino, i Radicali, Radio Radicale, contro la sinistra e addirittura contro tutta la rete,  e accuse ai frequentatori del sito della Polverini che chiedevano spiegazioni su tessere e evasioni fiscali di essere sostanzialmente gli stessi dei gruppi facebook "Ammazziamo Berlusconi". Tutti stranamente inviati con lo stesso nick, di cui alcuni ancora più stranamente, mandati dalla sede dell'azienda di lobbying di Velardi.

 

Roba da non credersi? Vedere per credere! Tutte le prove si trovano sul blog di Luca Nicotra (www.lucanicotra.org), che per primo si è insospettito dei messaggi e ha dato un'occhiata più da vicino, e quello di Alessandro Capriccioli (metilparaben.blogspot.com).

Mentre chiediamo alla Polverini e al suo staff di chiarire questo nuovo enigma, li invitiamo, se vogliono vedere cosa siano la trasparenza e la comunicazione senza "stranezze", a fare una visita su www.listaboninopannella.it da lunedì 1° febbraio.

E intanto lanciamo la sfida a tutti gli internettiani: quante altre vicende poco chiare come queste riusciremo a scovare di qui alla fine della campagna elettorale?



Cara Renata, non prendertela con dei piccoli blogger radicali. O, il giorno che la Polverini entrò nel web e capì che non era cosa semplice

Mer, 27/01/2010 - 20:38 — luca

Renata Polverini oggi ha inaugurato il sito per la sua campagna e ha dedicato un intero post per attaccare me e Alessandro Capriccioli ("due radicali") perchè, dai nostri blog, abbiamo osato ironizzare per il fatto che sul suo sito, il giorno prima dell'inaugurazione, c'erano già dei commenti entusiastici (del tenore di "Ti seguirò con attenzione. Il Lazio ha bisogno di persone serie: non si può andare avanti con questi perditempo.", "Sono sicura che sarai eletta, Renata. In bocca al lupo." o "Sapevo che saresti chiara su questo punto. Grazie") , che a questo punto possiamo dire, dopo la sua conferma, erano delle "prove" inserite dal suo staff. Converrete con me che si tratta di prove tecniche buffe. Io nelle prove tecniche tendo a scrivere "prova" o strane scritte come "gagdfga". Ma tant'è.

Una cosa che mi viene spontaneo pensare è inoltre che io le prove tecniche, soprattutto se così facilmente confondibili con commenti veri,  le eliminerei, se non altro per rispetto verso i visitatori, per non creare confusione, mentre quelle sul sito della Polverini, ad ora (sera del 27 gennaio), rimangono online. Quindi un utente web che non avesse letto questo nostro scambio di opinioni, non potrebbe distinguere tra un commento vero ed uno costruito dallo staff.

Ma la cosa che mi interessa davvero è un'altra.

La Polverini ha intitolato la tua risposta "Piccola parentesi poco seria", mentre io credo che, proprio in piccole disattenzioni   spontanee ed involontarie come queste, nei momenti in cui un personaggio pubblico non è concentrato su immagine e marketing, fa vedere la parte più vera di sè, e, in questo caso, il vero modo di vivere uno strumento, Internet, che qualche giorno fa Pannella (sì quel vecchiaccio logorroico) ha chiamato, rivolgendosi a me ad una riunione a Firenze, un nuovo modo di esistere:

  1. La Polverini, o meglio i redattori del suo sito internet, dicono che "i signori Luca Nicotra e Alessandro Capriccioli, sono entrati nel sito di Renata ancora in costruzione (e già questo è eticamente discutibile)". Ecco. Che loro non abbiano chiara la differenza tra una casa in costruzione (nella quale è illecito entrare) e un sito in costruzione che al contrario è una pagina accessibile in rete come tutte le altre, mi sembra abbastanza grave. Tanto per rendere chiaro il concetto: i contenuti del sito della Polverini apparivano già indicizzati su Google ieri sera, ad una mia ricerca (cioè chiunque cercando Renata Polverini li poteva già trovare). La rete funziona così. Se non si mettono i recinti e i lucchetti (che in rete si chiamano ad esempio password), non esiste privacy, non esiste irruzione. È tutto trasparente, e bisogna rendersene conto. Perchè la prossima volta gli errori potrebbero essere più gravi.
  2. Per la Polverini la questione da noi sollevata è chiusa dal fatto che ai commenti "di prova" se ne sono aggiunti altri spontanei. Perchè per lei i commenti sono un sondaggio (su cui pochi voti "di prova" non possono contare) e non un dialogo, una relazione trasparente con i propri supporter e i propri antagonisti. Un'altro canale, neanche troppo importante, per una campagna elettorale.
  3. Infine, la Polverini parla di "piccolo imbroglio mediatico costruito ad arte". Evidentemente sono troppo abituati agli imbrogli mediatici che si costruiscono altrove, soprattutto in TV ( questa intercettazione di Vespa rimane uno dei capolavori del virale radicale ), ai salotti e ai TG dove si costruisce il consenso mediatico, e da cui i radicali sono perennemente esclusi. Troppo abituati a questo per accorgersi che la rete è altro. È una informazione disintermediata che si costruisce in molti modi, ma sicuramente non ad arte.

Detto questo, Renata, buona campagna. E se magari hai voglia, fai un salto da noi il primo febbraio. Forse non sarà la rivoluzione, ma, te lo assicuro, tenteremo di fare qualcosa di vero, trasparente e partecipato.

 

 



Inizia la campagna della Lista Bonino Pannella in Toscana: un imprenditore fiorentino candidato governatore

Mer, 27/01/2010 - 11:23 — luca

(ASCA) - Firenze, 26 gen - Alfonso De Virgiliis e' il candidato dei Radicali alle prossime elezioni regionali in Toscana. E' quanto emerso dalla riunione del coordinamento toscano della Lista Bonino-Pannella, convocata per decidere la strategia in vista delle elezioni regionali.

Nell'incontro, a cui erano presenti tra gli altri Marco Pannella e il segretario di Radicali Italiani Mario Staderini, si e' discusso del da farsi dopo la rinuncia di Oliviero Toscani alla corsa per la carica di governatore. I Radicali hanno deciso di affidare la candidatura ad Alfonso De Virigiliis, imprenditore e organizzatore del Premio Galileo 2000 ''perche' proprio il mondo impreditoriale toscano puo' essere quello da cui parte una riscossa contro la opprimente presenza dei partiti nella vita economica della nostra regione'', dice Luca Nicotra, presidente dell'associazione radicale Libera Pisa.

''Il nostro compito - spiega Nicotra - sara' quello di lottare per mostrare come questo a questo blocco di potere e' doveroso proporre un'alternativa. Perche' se in alcune aree, come la sanita', o i diritti civili, sono stati fatti passi in avanti, ce ne sono altre dove questo sistema sta facendo disastri, come nella gestione del territorio e dei piani urbanistici. Non ci dimentichiamo che proprio questa regione e' stata tra le prime a recepire il contestato Piano Casa berlusconiano''. Fra pochi giorni, in tutta la regione, iniziera' la raccolta delle firme per presentare la Lista Bonino-Pannella.

 



Buffe prove grafiche sul sito della Polverini: già online gli entusiasti commenti di sostenitori... il giorno prima del lancio

Mer, 27/01/2010 - 10:47 — luca

Internet non è un giocattolo. Non è uno canale per il marketing. È un nuovo strumento che permette di rivoluzionare il rapporto della politica con la società, e, qualche esperimento in questo senso, lo potrete vedere il primo febbraio su www.listaboninopannella.it . Ma forse non tutti la pensano allo stesso modo.

Niente di personale, ma è davvero buffo che su un sito non accessibile, e che sarà presentato oggi, già ieri potessero apparire, a chi provava ad accedervi all'indirizzo http://www.renatapolverini.it/index.php (ora non più raggiungibile), entusiasti messaggi di sostenitori anonimi (compariva solo il nome) e inseriti a pochi minuti di distanza l'uno dall'altro, già alcuni giorni fa: "Sapevo che saresti chiara su questo punto. Grazie", "Sono sicura che sarai eletta, Renata. In bocca al lupo." e "Ti seguirò con attenzione. Il Lazio ha bisogno di persone serie: non si può andare avanti con questi perditempo." Anche Metilparaben ha messo online gli screenshot presi dopo che ieri mi sono accorto di questo strano fenomeno.
Niente di grave, s'intende, la campagna elettorale si fa frenetica e tutto deve essere pronto per tempo. Magari preconfezionando messaggi di adesione!
Se questo però fosse il metodo con cui la candidata alla Presidenza della Regione Lazio del centrodestra intende utilizzare internet, mostrando cioè un consenso costruito a tavolino per ingannare la percezione dei cittadini, qualora la Polverini fosse effettivamente eletta sul fronte delle libertà digitali avremmo di che preoccuparci.

 



Il candidato governatore della Lombardia che si aggira tra i blog

Mar, 26/01/2010 - 10:32 — luca

Stavo per prendermi qualche minuto per ragionare sull'insofferenza di Pippo Civati per le mosse radicali, "costretti" alla candidatura Bonino anche in Lombardia. Ma, andando a leggere gli ultimi commenti, mi accorgo che lo ha già fatto il candidato governatore di quella regione. Sarà Penati? Sarà Formigoni? No, un altro.



Cosa succede il 1° febbraio a Emmatar?

Ven, 22/01/2010 - 17:41 — luca

Tutti invitati per l'evento di lancio della campagna web della lista bonino pannella ... roba mostruosa. Da super eroi. :-)



Santa Sede e il "business per il bene della causa" o il vaneggiare dell'illuminato Giuliano Ferrara

Gio, 21/01/2010 - 12:50 — luca
Quanto piace a Bordin (Massimo, direttore di Radio Radicale) leggere integralmente gli articoli di Giuliano Ferrara. Oggi secondo me la chiccha dell'articolo sta nel neologismo "business per il bene della causa" riferito alla rete di interessi nella sanità del Lazio della Santa Sede.
Davvero troppo spassoso.Qui la versione integrale. Da non perdere


Emmatar ... scorribande piratesche nel diritto d'autore

Mer, 20/01/2010 - 17:25 — luca
Certo ho qualche dubbio sul diritto d'autore, ma sono ovviamente favorevole a queste scorribande piratesche nella proprietà intellettuale ... :-D



Le industrie dell'audiovisivo ti spiano illegalmente. Ma quel che è peggio, forse le forze dell'ordine le aiutano.

Mar, 19/01/2010 - 12:07 — luca
Che tutti gli utenti della rete italiana siano costantemente sorvegliati e monitorati dalle industri dell'audiovisivo (non da magistrati quindi, ma da privati) non è più una novità. Si tratta di un fenomeno intollerabile che le cronache degli ultimi giorni suggeriscono avere una diffusione maggiore di quella che ci si poteva immaginare e su cui è certamente urgente che la magistratura indaghi, avendo già condannato pratiche analoghe in occasione del famoso caso Peppermint. Ma c'è un'altro punto ancora più inquietante che a molti sembra essere sfuggito. La Federazione antipirateria televisiva (Fapav), l'ente che ha effettuato il monitoraggio per conto delle industrie dell'audiovisivo, collabora costantemente con referenti istituzionali e che con le Forze dell'Ordine operative sull'intero territorio, per creare un costante flusso di scambi informativi. Siamo sicuri che proprio da tale collaborazione la Fapav non possa ricavare parte delle sue informazioni sugli utenti e che le forze dell'ordine e le istituzioni siano in qualche modo informate delle attività di monitoraggio illecito compiuto dalla Fapav? Si tratterebbe di un fatto molto grave, relativamente al quale con l’associazione radicale Agorà Digitale e i deputati radicali abbiamo depositato una interrogazione parlamentare, affinchè su questo il Governo faccia chiarezza al più presto.

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