
Credo che, considerando la poca trasparenza del processo di revisione del decreto Romani, dalla cui rielaborazione sono stati esclusi molti tra gli esperti che il governo consulta sui temi legati alla rete, il testo finale sia da ritenersi un buon risultato. Anche Calabrò, presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, che sulla prima bozza si era dimostrato critico, ha parlato di "grande passo in avanti" anche se si tratta di un testo "perfettibile in astratto".
Perfettibile in astratto? Io non mi faccio illusioni, perchè questa legislatura ha chiaramente una impostazione che lascia poco spazio alle iniziative parlamentari e ciò che in uno stato di diritto dovrebbe ritenersi normale ( una discussione aperta durante la conversione in legge del Decreto ), in Italia appare quasi utopico.
Ma proprio perchè difficile, se vogliamo che quella parlamentare diventi una reale prospettiva di intervento, è necessario partire per tempo.
In particolare ci sono due punti che Guido Scorza nel suo blog ha messo in evidenza in modo chiarissimo:
"Il primo attiene alla inadeguatezza della tecnica normativa cui ha fatto ricorso il legislatore dettando una definizione per esclusione esplicita" di alcuni servizi che non debbano intendersi come "servizio media audiovisivo": "la tecnologia va più in fretta del legislatore e, quindi, già domani mattina, dinanzi ad una nuova piattaforma di condivisione di contenuti audiovisivi - ipotizziamo un "video-twitter" - occorrerà provare a collocarla in una delle categorie escluse e, qualora - come appare probabile - ciò non risulti possibile, qualificarla come "servizio media audiovisivo" con ogni conseguenza per il suo gestore."
Il secondo punto critico, sempre citando Scorza è che un, "videoblog di modesto successo che raccolga, comunque, pubblicità e/o che possa considerarsi - per quantità e qualità dei contenuti - in "concorrenza" con la radiodiffusione televisiva, dunque, sembra dover essere definito un "servizio media audiovisivo" e rientrare dunque nell'ambito di applicabilità della nuova disciplina."
Infine, un terzo punto giustamente sottolinato da Vittorio Zambardino, è che si continua a prefigurare per AGCOM il ruolo di sceriffo della Rete tanto in relazione ai diritti d'autore che con riferimento alla tutela dei minori. Riproporre l'utente web come figura inconsapevole da salvaguardare porta a maggiori filtri e censure.
A questo scopo ci stiamo mobilitando in queste ore con Agorà Digitale. Stay tuned.



















