AGCOM battuta, annuncia STOP al regolamento censura. È la vittoria di una mobilitazione con numeri senza precedenti. Ricordiamocelo

Mer, 02/05/2012 - 14:14 — luca

 

Corrado Calabrò ha appena annunciato che Agcom si arrende: non approverà il regolamento-censura sul diritto d'autore. È il momento di festeggiare ma anche di diventare consapevoli di ciò che abbiamo fatto in questi mesi. Perchè quella contro il regolamento-censura dell'Agcom è stata una mobilitazione storica, la più lunga, con 18 mesi di mobilitazione, oltre 400.000 mila firme raccolte con 4 diverse petizioni, quasi 100.000 messaggi inviati via email, Twitter e Facebook, eventi in streaming con oltre 200.000 utenti unici collegati, l'adesione politici di tutti gli schieramenti, una decina di interpellanze e mozioni a supporto della mobilitazione presentate da parlamentari di Camera e Senato. Numeri che ci fanno dire senza esitazioni che quello contro il regolamento Agcom e per la tutela della libertà d'informazione in Rete è stata una mobilitazione senza precedenti.
La decisione dello stop definitivo al regolamento pubblicato oggi è quindi successo per il diritto alla libertà in Rete, perchè Agcom, ammette di non poter proseguire senza il via libera di governo e Parlamento. Si tratta di un successo per le associazioni come Agorà Digitale, Avaaz, Sitononraggiungibile.it e moltissime altre che hanno saputo fare politica su un fronte di innovazione rispetto al quale  sempre di più chi ci governa e rappresenta dimostra la sua arretratezza. Ma è soprattutto un successo per noi cittadini che abbiamo dimostrato come una mobilitazione che sappia coniugare attivismo in Rete con gli eventi offline, dure contestazioni in Piazza e nei media con l'interlocuzione seria e puntuale con le istituzioni, sia un modello vincente e da perseguire per ridare forza alla democrazia. Ricordiamocelo.
 


Agcom contestata in Rete e al Senato. E' ripartita la mobilitazione dei cittadini.

Mer, 21/03/2012 - 17:01 — luca

Peccato, perchè Calabrò (Presidente Agcom) sul famoso regolamento censura questa mattina avrebbe potuto dare un segnale di apertura e di disponibilità al dialogo. Invece si è trincerato nel sorriso del potente. Ed ha minato il rapporto il Parlamento, che lo aveva convocato con urgenza, non consentendogli di commentare delle proposte dell'Autorità e tenendosi quindi le mani libere.

 
(ANSA) In Rete e' ripartita la mobilitazione dei cittadini contro il regolamento censura sul diritto d'autore'. Lo rende noto l'associazione Agora' Digitale, che si occupa di liberta' d'informazione e diritti digitali che oggi ha consegnato al presidente dell'Agcom Corrado Calabro', prima dell'audizione al Senato sul diritto d'autore in rete, 53 mila messaggi inviati dai cittadini.
Agora' Digitale insieme ad Avaaz, la piu' grande organizzazione internazionale per l'attivismo in Rete con 13 milioni di membri nel mondo, ha consegnato 'oltre 53.000 messaggi arrivati in poco piu' di 48 ore e rivolti ai membri della commissioni Cultura e Industria del Senato e ai maggiori leader di partito per chiedere che all'Autorita' per le Garanzie nelle Comunicazioni non sia affidato il potere discrezionale di rimuovere contenuti sospettati di violare il diritto d'autore', spiega Agora' Digitale aggiungendo che 'il presidente dell'Autorita' non ha voluto rispondere alle domande che gli venivano poste'.
'Allo stesso tempo - aggiunge l'associazione - e' stato consegnato un documento con tutte le posizioni contrarie al regolamento di Agcom, incluse le numerose critiche della Commissione Europea. Durante l'audizione - spiega Agora' Digitale - diversi senatori hanno ricordato la mobilitazione di Agora' Digitale e Avaaz e hanno contestato Calabro' per non aver presentato un vero e proprio testo in commissione, ma solo degli indirizzi generali, lasciando quindi il Parlamento all'oscuro dei dettagli del provvedimento. Se alla fine davvero Calabro' non ci ripensera', si trattera' di una decisione molto grave, verso il Parlamento, le istituzioni internazionali e i diritti fondamentali dei cittadini'. (ANSA).


Sull'anticorruzione zero illusioni. Basta con gli accordi segreti. Facciamoci sentire.

Ven, 16/03/2012 - 13:12 — luca

No, il problema non è se questi quattro politici, incontratisi ieri dal Premier Monti, ci stiano simpatici o ci ispirino fiducia. Non è un problema neppure di antipolitica.  E' un problema di metodo. Dal lavoro, all'agenda digitale, fino ora all'anticorruzione, le scelte fondamentali per il nostro paese avvengono nel chiuso di qualche stanza e ai cittadini vengono date solo le briciole (imbellettate) di informazioni che gli possano sfamare, meglio ancora se arricchite dal gossip. E, in quersta direzione va anche purtroppo la comparsa dei leader politici su Twitter.

Il punto allora non è quale accordo avranno trovato ieri sera sull'anticorruzione. Non è se ci siano o meno le intercettazioni. Il punto è che l'opinione pubblica, i cittadini, gli imprenditori, i giovani, le donne, i lavoratori continuano ad essere esclusi. Il punto è il Governo Aperto.

Prendiamo l'anticorruzione: capirà il Ministro della Giustizia Severino, che confrontarsi con l'opinione pubblica e accogliere iniziative dal basso la rafforza e non indebolisce? Lo capirà?

Beh, non staremo con le mani in mano ad aspettare. Perchè sappiamo bene che il provvedimento approvato in questi giorni al Senato (l'approvazione della Convenzione europea di Strasburgo sulla corruzione del 1999 con un ritardo di 13 anni!!!) non vuol dire molto, e già altre volte, ordini del giorno sono stati poi disattesi.

Oggi si terrà una prima iniziativa anticorruzione fuori dal ministero. Un raduno di biciclette, riscio' e monopattini per tentare di consegnare al Ministro le oltre 95.000 firme raccolte dall'organizzazione internazionale Avaaz.org per chiedere una legge forte e senza compromessi.

Questo è quello che chiedono i cittadini

http://www.avaaz.org/it/italy_anticorruption_new/

Che è anche quello che chiede l'OCSE

http://www.repubblica.it/politica/2012/03/14/news/ocse_conferma_danni_corruzione-31531306/

Che è quello che andremo a dire oggi pomeriggio al Ministro Severino.

Venite?

L'evento di oggi pomeriggio (15.15, al Ministero della Giustizia) su Repubblica.it: 

http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/03/15/news/dalla_rete_alle_due_ruote_pedalata_contro_la_corruzione-31603688/ 

e su Reuters: 

http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE82F01W20120316

Qui la pagina facebook per preannunciare la propria partecipazione: 

http://www.facebook.com/events/248003741961151/248089738619218/?notif_t=plan_mall_activity



Prima o poi sarebbe accaduto. Riparte l'iter del regolamento-censura sul diritto d'autore. E non sarà facile fermarlo

Ven, 09/03/2012 - 14:43 — luca

La voce circolava nei corridoi ormai da mesi. Alcuni parlamentari ed addetti ai lavori continuavano a sostenere "non avranno il coraggio di uno strappo cosi' forte" . Ma altri (Marco Perduca, Vincenzo Vita, Flavia Perina e Felice Belisario) preoccupati nelle settimane scorse avevano mandato una lettera per chiedere uno stop definitivo al regolamento Agcom sul diritto d'autore. Un senatore (Luigi Vimercati) ha addirittura ottenuto una convocazione urgente di Corrado Calabrò in Parlamento per chiedergli conto delle preoccupanti voci di accellerazione.

Niente di tutto ciò è servito a scoraggiare quanto era nell'aria. Ieri l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha annunciato la volontà di dare il via libera al testo. Lo ha fatto, considerata l'assenza di trasparenza dell'Autorità (non uno straccio di verbale o resoconto sui voti, altro problema da affrontare al piu' presto), facendo trapelare le seguenti informazioni all'ANSA (sigh!):

"Secondo quanto si apprende, il possibile via libera sarebbe slittato in attesa dell'audizione del presidente dell'organismo, Corrado Calabro', nelle Commissioni congiunte Cultura e Trasporti del Senato, in programma il 21 marzo prossimo. Secondo quanto deciso oggi, tra quella data e meta' maggio, quando scade il mandato degli attuali componenti dell'Agcom, la delibera dovra' tornare in consiglio. L'iter e' concluso, dopo l'acquisizione dei pareri con le consultazioni pubbliche, e si attende solo il voto finale. Contrario all'approvazione sarebbe solo Nicola D'Angelo, che oggi in consiglio avrebbe nuovamente rimarcato l'inopportunita' di intervenire in via amministrativa su un tema, che negli altri paesi viene regolamentato con con provvedimenti di legge. La maggioranza del consiglio, tra chi spinge per un'approvazione rapida e chi non trova particolari motivi di contrarieta', sarebbe pero' favorevole ad un via libera".

L'approvazione del nuovo regolamento sarà un gioco di prestigio. Poichè il Consiglio verrà rinnovato a maggio, un secondo dopo il via libera i responsabili di questo dannoso e reazionario provvedimento si volatilizzeranno e saranno sostituiti da nuovi commissari. Piu' facile di cosi'.

In un sol colpo perderemo ogni illusione di imparzialità dell'autorità a cui è affidato il futuro dell'informazione, aumenterà la conflittualità tra tale Autorità e il Parlamento. E un ulteriore strappo si aprirà con la Commissione Europea alle cui osservazioni e critiche l'Agcom, dopo mesi, non ha ancora risposto pubblicamente.

A noi tutti, alle associazioni, ai cittadini, ai politici e gli imprenditori, provare a far fallire questo scellerato progetto. L'anno scorso riuscimmo nell'intento. Abbiamo il dovere di riprovarci.



Il futuro dell'informazione e dell'innovazione in mano a cinque persone. Che non conosci tu. Ma neppure quelli che dovrebbero sceglierle.

Lun, 05/03/2012 - 11:02 — luca

 

Cambiano le regole, senza bisogno di consenso e senza dover interpellare Parlamento o Governo. Con il potere di sanzionare senza passare da un giudice. Votano ma in pochi sanno come. Nè hanno l'obbligo di pubblicare dati o informazioni su cui si basano per le loro decisioni.
Cinque persone, sconosciute al grande pubblico, avranno in mano il futuro dell'informazione e dell'innovazione in Italia. Non sono Ministri nè parlamentari. Sono i cinque consiglieri dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Verranno votati entro maggio. Pochissimi italiani conoscono anche solo l'esistenza e il ruolo cruciale di questa autorità. Diventata fin dalla sua istituzione il principale bersaglio dei potenti lobbisti dei grandi monopoli delle telecomunicazioni (Telecom, Fastweb ...) e dei contenuti (Mediaset, Rai, Case discografiche, Hollywood, ...). I suoi momenti di massima celebrità: un servizio di Report che mostrava la mancanza di indipendenza dell'autorità e il tentativo di approvare un regolamento censura sul diritto d'autore, scongiurato da una mobilitazione che ha coinvolto associazioni e parlamento, imprese e governo (La notte della Rete, remember?). Eppure il suo ruolo è centrale e ha al suo interno dirigenti ed esperti di alto livello, che logiche di lottizzazione certo non valorizzano. 
Ieri nella sua rubrica Crossroads su Nova del Sole 24 Ore di Luca De Biase ha avanzato una proposta che sarebbe condivisibile in qualsiasi paese normale: consultazioni aperte a tutte le categorie per la scelta dei nuovi commissari dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Troppo centrale il loro ruolo dei commissari per il futuro dell'innovazione e dell'informazione in Italia per non interpellare tutti i soggetti coinvolti dalle aziende ai consumatori. Ai cittadini, si spera.
Eppure è una proposta quasi naive in un paese fuori controllo come l'Italia. Se il processo di nomina non cambierà ci ritroveremmo a fare delle consultazioni senza avere i nomi dei candidati che nella storia dell'Autorità  mai sono stati pubblici in anticipo. 
E' un po' lungo ma estremamente educativo leggere il surreale dibattito al Senato nell'occasione dell'elezione di uno dei membri del consiglio che ora è in scadenza, Antonio Martuscello. 

PERDUCA (PD). Signor Presidente, indipendentemente dal suo errore, che può essere derivato dalla fretta di comunicare i risultati, per cui è stato dato un titolo che non appartiene a quella persona, come si fa a sapere - posto che sulla scheda è scritto Martusciello o Antonio Martusciello - che effettivamente si sta facendo riferimento ad un determinato Martusciello, piuttosto che non ad altri otto omonimi presenti su Facebook, o ad altri (come nel caso di quell'Antonio Martusciello che risiede a Foggia e che con la senatrice Poretti abbiamo trovato sulle «Pagine bianche»poco fa), visto e considerato che non è stata annunciata alcuna candidatura?

Lo spero che non sia lo stesso Antonio Martusciello che ha già lavorato per Fininvest, perché mi sembrerebbe un controsenso, e sono certo che i colleghi che hanno votato per lui non volevano eleggere quell'Antonio Martusciello a componente dell'Autorità per le comunicazioni.

In ogni caso, non riesco a capire come si possa proclamare su queste basi l'elezione di qualcuno con un nome ed un cognome tanto diffusi in Italia. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatore Perduca, lei pone una questione di ordine generale sul modo in cui si procede alla formazione di candidature, all'indicazione di curricula e poi alle elezioni. La sua richiesta può essere giusta e condivisibile; resta il fatto che fino a quando ciò non sarà determinato - e ad oggi così non è - tutte le elezioni che avvengono con tale metodo sia alla Camera che al Senato osservano come procedura generale quella che qui è stata seguita: viene scritto il nome e viene fornita l'indicazione del risultato.

Quindi, ci può essere una sua sollecitazione e si può avanzare una legittima proposta di revisione regolamentare o legislativa, ma sicuramente non può essere sollevata una questione, se non di condivisione sulla proposta e sul merito, rispetto alla procedura; infatti, ciò varrebbe per questa, ma anche per le precedenti cento elezioni che si sono già svolte in tutti i campi.

LONGO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LONGO (PdL). Signor Presidente, il senatore Perduca propone una questione di grandissimo rilievo. Mi pare di capire che nelle prossime votazioni dovremo indicare nome e cognome (magari anche il soprannome), luogo e data di nascita, luogo di residenza o dimora abituale, per evitare le osservazioni avanzate dai radicali.

Tra l'altro, io sono particolarmente sorpreso perché in precedenti occasioni in questa sede di votazioni di questo tipo il grande problema testé evidenziato non è stato sollevato, come ben ricorderà il senatore Perduca. Trovo che i radicali si siano un po' dispersi perché si sono accorti del problema soltanto oggi. (Commenti del senatore Perduca).

PORETTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PORETTI (PD). Signor Presidente, innanzi tutto una domanda: ora cosa succederà? Voi cercherete nell'elenco telefonico o nelle anagrafi di tutti i Comuni d'Italia tutti gli Antonio Martusciello oppure individuerete un altro modo per comunicare al signor Antonio Martusciello - a quale dei tanti? - che è stato eletto componente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni?

Credo sia utile sapere quello che succederà, perché semplicemente "spippolando" su Internet, noi abbiamo trovato su Facebook otto persone che si chiamano Antonio Martusciello (uno era neonato e, quindi, non lo abbiamo considerato).

Infine, vorrei rivolgere un appunto al senatore Longo. Ritengo non ci sia bisogno di scrivere nome, cognome, luogo e data di nascita, perché basterebbe depositare precedentemente le candidature e quindi sapere chi sono i candidati, se sono compatibili, per esempio, con le direttive europee che richiedono, per le candidature alle autorità indipendenti, un profilo di indipendenza: forse questo sarebbe già bastato per fermare la candidatura di uno dei tanti Antonio Martusciello, che è stato parlamentare e membro di Forza Italia.

Pazzesco non trovate? E se innanzitutto provassimo ad avviare una mobilitazione per imporre una elezione trasparente delle cariche Agcom?
 


Passera, Monti, date un «posto fisso» all'Innovazione e al talento

Gio, 16/02/2012 - 20:40 — luca

 

La storia è piu' o meno: scrivo per anni comunicati ad una povera giornalista inglese; ad un certo punto mi chiama per chiedermi se ho un posto fisso; chiaccheriamo; una mattina esco sulla prima pagina di un grosso giornale internazionale; mi riprende la stampa italiana; infine, scrivo questa lettera, cercando di trarre qualcosa di buono da i riflettori accesi (pubblicata anche su Il Corriere della Sera: http://www.corriere.it/cronache/12_febbraio_16/lettera-luca-nicotra_d3f147fe-58a4-11e1-9269-1668ca0418d4.shtml):

Caro Presidente del Consiglio, cari ministri, 
non c'è meritocrazia nel finire sulla prima pagina dell'International Herald Tribune per il fatto di non avere un posto fisso e di essere un «giovane» a 29 anni. Ma visto che mi viene data la possibilità di farvi arrivare un messaggio dalla generazione precaria di cui faccio parte, questo è «aiutateci a innovare la società». Non potevate non aspettarvi che a quel terzo di giovani disoccupati o inoccupati, di cui io stesso ho fatto parte, saltassero i nervi dopo le vostre dichiarazioni sulla monotonia del posto fisso. E sapete bene quanto la prospettiva di un periodo di recessione renderà ancora più difficile la situazione del mercato del lavoro e della mobilità sociale in Italia, già agli ultimi posti in Europa.

Occorre che diate un segnale forte. Subito. Con la stessa urgenza che avete dato a banche e mercati finanziari. Siamo noi, un'intera generazione, a rischiare il default. 
Occorre: (1) accesso al credito. (2) Maggiore possibilità di studiare e mettere a frutto conoscenze e talenti. Oltre che (3) ammortizzatori sociali universali. Ma soprattutto (4) vanno create condizioni di libertà in quei settori dell'economia che più degli altri possono permettere di aprire ed innovare la società. Internet come «settore» conta in Inghilterra già per il 7% del Prodotto Interno Lordo. In Italia per il 2%. E per il totale disinteresse della politica a riguardo molte aziende rischiano di chiudere entro pochi anni.

Internet è forse lo strumento che storicamente ha consentito la maggiore e più rapida innovazione senza dover chiedere autorizzazione ai poteri forti, ai monopoli. Internet potrà essere uno strumento per rinnovare la politica e l'interazione tra istituzioni cittadini. Dateci la possibilità di dare spazio alla nostra voglia di realizzarci. Ora. Niente promesse. Se l'International Herald Tribune ha pubblicato la mia storia assieme a quella dell'associazione di cui sono segretario è perchè vi ha visto un messaggio di speranza. Un messaggio che abbiamo cercato di rendere concreto nei giorni scorsi chiedendo a Parlamento e Governo di rimuovere subito, già col decreto sulle liberalizzazioni, gli ostacoli all'innovazione con proposte dirompenti ma puntuali che, tra le altre cose, consentirebbero ad aziende di usare i dati delle pubbliche amministrazioni per creare servizi innovativi, eliminare i monopoli che bloccano la circolazione di contenuti e dell'informazione penalizzando utenti, imprenditori innovativi e artisti o incentivare lo sviluppo di imprese locali di telecomunicazioni.

Sarebbero un segnale forte e di speranza per un'intera generazione: l'Italia e il suo Governo vogliono dare un «posto fisso» all'innovazione e al talento che non manca. Buon lavoro.

Per approfondire e sottoscrivere qui: http://www.agoradigitale.org/liberalizziamoilfuturo



#liberalizziamoilfuturo nelle prossime 48 ore? Per salvare Internet e l'Innovazione dalla vecchia politica.

Lun, 06/02/2012 - 11:57 — luca

Finisco di scrivere questo post alle 10.58. Questo vuol dire che non c'è molto tempo. Abbiamo fissato una sala al Senato per mercoledì, ore 11. Per una conferenza stampa. Ma non sappiamo ancora chi verrà. Qualche senatore ha preannunciato che "farà un salto".  Le  poche associazioni e gruppi che abbiamo sondato fino ad ora hanno risposto entusiaste che ci saranno con le loro proposte. Ma sono poche. Cosa uscirà e il grado di successo dell'iniziativa non lo sappiamo ancora. Dipende da voi.

Rewind. Una conferenza stampa per cosa? Passera, ministro dello Sviluppo economico del governo Monti, ha annunciato una cabina di regia che renderà operativa in tempi brevi un'Agenda Digitale per l'Italia. Riccardo Luna, giornalista di Repubblica, ha scritto su Twitter: "Le cabine di regia sono come i tavoli: modi per prendere tempo se non c'è accordo su cosa fare o chi debba farlo #agendadigitale"
Come dargli torto? Possibile che il governo Monti che sembra essere riuscito ad accellerare a colpi di decreti legge su riforme che l'Italia aspetta da almeno un decennio, riproponga le vecchie dinamiche delle cabine di regia e dei tavoli (e non solo questo) solo quando si parla di innovazione?
 
Ma questo non vuole essere un post di critica. Questa vuole essere una chiamata all'azione. Dalle delusioni bisogna riprendersi e ripartire combattivi. Lo fa molto bene oggi Riccardo Luna con un articolo su Repubblica.it e annunciando (sigh) su Twitter che tra due mesi ci sarà un'agenda digitale.
Noi vogliamo provare ad osare ancora di più. Ci diamo solo 48 ore di tempo. Pochissimo. Ma per una volta vogliamo convincere la politica ad ispirarsi al principio "Release Early, Release Often", Rilascia Presto, Rilascia Spesso, reso popolare dalla bibbia hacker "La Cattedrale e il Bazar".  Darsi tempi stretti per elaborare proposte concrete, non solo aiuta a procedere più velocemente, ma permette agli utenti-cittadini di aiutare a definire come sarà il codice, che in questo caso sono le leggi dello stato che permettono innovazione e crescita.  Una pratica che aiuta tale leggi a conformarsi meglio ai bisogni dei cittadini, ottenendo quindi un sistema di regole migliore. 
Mercoledì quindi non faremo promesse. Presenteremo codice. Codice dello stato, cioè norme. Contenuti in emendamenti che dal decreto liberalizzazioni a quello semplificazioni ci permettano di cambiare passo. Ora. Davvero, cosa dobbiamo aspettare?
Che siate un'associazione, un imprenditore o un esperto di nuove tecnologie scrivete subito. (nicotra@agoradigitale.org). E vi sarà dato spazio. E credito (altro principio delle comunità aperte). Ma solo se la vostra proposta può diventare velocemente codice.
Questa è una wiki-convocazione di conferenza stampa. Perciò potete collaborare condividendo questo post, o scrivendone uno voi. O ancora meglio invitando i vostri parlamentari di fiducia scrivendogli una mail o direttamente Twitter. 
Perchè non è solo di dibattito e confronto pubblico che abbiamo bisogno. È urgente trovare subito una sponda nelle istituzioni. A cominciare dal Parlamento. Giovedì 9 scade il termine per presentare emendamenti al decreto liberalizzazioni al Senato. Per questo la conferenza stampa sarà li'. Le ultime vittorie contro le strategie repressive ci hanno mostrato che esiste una piccola ma agguerrita pattuglia di parlamentari che crede che l'Internet Aperta possa essere volano di sviluppo. Convochiamoli. Convocateli. A presentare le loro proposte (se ne hanno) e ad ascoltare le nostre. E se saranno d'accordo a sottoscriverle. Li', subito. Annunciando il loro voto a favore. 
Diamoci dentro. Solo 48 ore.
 


Non scordiamoci che oggi si vota l'emendamento bavaglio dell'On. Fava. La lettera che abbiamo inviato a tutti i deputati.

Mar, 31/01/2012 - 14:21 — luca

 

Tra le mobilitazioni internazionali contro ACTA, SOPA e PIPA, per oggi e domani ricordiamoci del pericolo tutto italiano contenuto nell'emenendamento bavaglio presentato dall'On. Fava (Lega Nord). La  mobilitazione (promossa da Agorà Digitale, Articolo 21, Il Futurista, Libertiamo) della scorsa settimana e' riuscita ad ottenere l'adesione di quasi tutte le forze politiche. Ma, per evitare sorprese,  oggi abbiamo mandato questa lettera a tutti i parlamentari. Siete ancora in tempo per sottoscriverla e condividerla. Andando all'indirizzo http://www.agoradigitale.org/no-fava. Meglio essere prudenti.

Gentile Onorevole,

Deputati e senatori di quasi tutti i gruppi (Fli, Gruppo Misto, IDV, PD, PDL e Radicali) hanno presentato alla Camera emendamenti volti ad abrogare dalla legge comunitaria (all'ordine del giorno nella giornata di oggi) l'emendamento dell'On. Fava, che, in contrasto con le direttive europee vuole obbligare i siti web a controllare preventivamente i contenuti pubblicati dagli utenti, rimuovendoli in base ad una semplice segnalazione di una parte interessata. Se è importante la difesa del diritto d'autore questa non può avvenire a scapito dei diritti degli utenti e degli hosting provider (siti come Wikipedia, Google, Facebook) che saranno costretti ad una rimozione "selvaggia" di contenuti.

Cosa le chiediamo

1) Innanzitutto le chiediamo di apporre la sua firma su tali emendamenti o quantomeno su alcuni di essi, per dare forza alla richiesta di abrogazione  in modo che sia chiaro che la difesa del web, non come luogo di assenza di regole, ma come risorsa anche per l'informazione è condivisa da tutti gli schieramenti politici. Le chiediamo inoltre di annunciare la sua contrarietà a tale emendamento rispondendo a questa email.

2) Nonostante la normativa garantista alcune recenti sentenze avevano interpretato la normativa in modo restrittivo. È stato quindi presentato dall’On. Marco Beltrandi un emendamento che potrebbe non solo sventare gli esiti nefasti dell'emendamento Fava ma anche chiarire la situazione rispetto ad interpretazioni date dalla più recente giurisprudenza di merito che non sono lontane dal senso dell'emendamento Fava. Per approfondire un documento elaborato dall'Avv. Marco Scialdone, responsabile del Team Legale di Agorà Digitale  http://www.agoradigitale.org/le-motivazioni-del-nostro-emendamento-migliorativo-sulla-responsabilita-degli-intermediari

Internet è e sarà una risorsa fondamentale per la nostra democrazia e deve essere tutelata.

Cordialmente,

Luca Nicotra, Segretario di Agorà Digitale.

e altre 400 associazioni, giornalisti, blogger, imprenditori firmatari della petizione all'indirizzo http://www.agoradigitale.org/no-fava



Perchè la censura di Twitter è male e cosa dobbiamo tentare

Lun, 30/01/2012 - 16:25 — luca

 

Un sistema di censura efficace, territoriale, ancora peggio se socialmente accettato, potrebbe provocare il tracollo della barriera culturale che ne limitava l'utilizzo indiscriminato nel goveno dei nuovi fenomeni della società dell'informazione. Un argine che fino ad ora siamo riusciti ad imporre a governi democratici e multinazionali ma che la decisione di Twitter di dotarsi di un nuovo e "raffinato" sistema di rimozione di contenuti e utenti ("The Tweets Must Flow") rischia di far crollare.
 
Il problema della censura come soluzione a problemi  sociali od economici è la sua contagiosità.
 
Prendiamo il caso italiano. Da sempre è una l'argomentazione in mano agli oligopoli dell'informazione e dell'intrattenimento per sostenere la possibilità di bloccare interi siti web senza passare da un giudice: lo stato già blocca automaticamente i siti web del gioco d'azzardo non in regola per garantirsi maggiori introiti. Perché non lo dovrebbe fare per contrastare la pirateria? 
In effetti l'argomentazione regge.
 
Se ragioniamo in questi termini mii pare del tutto comprensibile l'ondata di critiche, alcune molto ben argomentate, al nuovo sistema per la rimozione di tweet e utenti in specifici paesi. Mi sembra poco convincente al contrario la difesa che proviene da autorevoli soggetti (come l'americana EFF) che sottolineano come Twitter già censurasse contenuti. Giusto. Pero' evidentemente si trattava di un dato poco noto e proprio per questo non contestato. Nessun utente accettava la vecchia censura e ha rifiutato questa. Semplicemente prima non lo sapeva ora lo sa. E giustamente si ribella, avendo preso coscienza del fenomeno.
Il realismo è l'altro argomento forte tanto tra i detrattori quanto tra i sostenitori alla decisione del colosso americano: Twitter è un'azienda e quindi segue dei meccanismi che sono inevitabilmente orientati al business. Però neppure questa argomentazione mi pare convincente. A Twitter, Facebook e Google e alcune altre multinazionali abbiamo appaltato una buona parte della sfera pubblica. Perchè ci hanno dato in cambio degli strumenti utili al suo sviluppo, certo. Ma non è un lascito a vita. E' un tacito accordo tra business e cittadinanza che deve essere confermato nelle decisioni piu' importanti. Abbiamo il diritto di avanzare alcune richieste. Ce ne dobbiamo convincere.
 
Come? Per me la risposta è quella del governo aperto. Stefano Quintarelli, nell'intervista rilasciata ad Agorà Digitale sostiene che solo il Dipartimento di Stato, la signora Clinton insomma, potrebbe ottenere qualcosa.
Io invece mi immagino una mobilitazione dal basso di utenti che riescono ad incanalare il diffuso e istintivo rifiuto della censura per rivolgere alla piattaforma delle richieste ragionevoli ed argomentate.
Quali richieste? Mi immagino anche un processo di discussione tra associazioni ed esperti che porti nei prossimi giorni o settimane ad elaborare un documento-manifesto rivolto a Twitter e ai suoi vertici. Che contenga degli elementi minimi di rispetto dei diritti umani (di cui la libertà di espressione fa parte) che la piattaforma si deve impegnare a rispettare in ogni caso. Anche rinunciando ad espandersi in certi paesi se necessario. Assieme a cio' immagino la necessità di chiedere l'adesione ad una serie di principi. Magari con atti formali come la sottoscrizione della Global Network Initiative da cui Twitter fino ad ora si è tenuta fuori.
 
Portare in porto un processo di dialogo di questa portata tra multinazionali tecnologiche e cittadini sarebbe una rivoluzione culturale non da poco. Un realismo "buono" di cui avremmo davvero bisogno.
 
Ci proviamo?


I dietro le quinte dell'emendamento bavaglio dell'onorevole Fava

Mar, 24/01/2012 - 16:23 — luca

 

C'era ottimismo dopo la conferenza stampa di oggi contro l'emendamento bavaglio dell'On. Fava. La partecipazione di tutti i gruppi politici, esclusa la Lega è certamente un segno importante. Che quasi verrebbe voglia di rilassarsi.

Ma sarebbe sbagliato e imprudente sottovalutare le dichiarazioni che ancora in queste ore l'On. Fava continua a rilasciare a difesa della norma da lui prodotta (qui da Corriere.it).

Perchè in contemporanea alla nostra mobilitazione pubblica ve n'è un'altra, che certo non funziona con conferenze stampa, n'è con appelli alla mobilitazione. È il lavoro delle lobby dei monopolisti dell'informazione e dell'intrattenimento che enorme influenza esercitano su Parlamento e Governo. 

Non abbassiamo la guardia quindi, finchè non avremo vinto questa la battaglia. Non rischiamo di accorgerci troppo tardi che l'apparente consenso sull'abrogazione dell'emendamento On. Fava non corrispondeva ad un reale consenso in Parlamento, che fino a prova contraria, in una sua commissione, qualche giorno fa, quell'emendamento l'ha già avvallato.

Per chiunque volesse avere maggiori informazioni sull'emendamento documentarsi tramite il kit stampa predisposto da Agorà Digitale http://www.agoradigitale.org/no-allemendamento-fava

Questo il video della conferenza stampa di oggi http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Conferenze%20stampa%20deputati/Dettaglio?IdEvento=4753

Incollo qui sotto il testo dell'appello che potete sottoscrivere alla pagina http://www.agoradigitale.org/nofava

Abbiamo pochi giorni per convincere i parlamentari ad abrogare l'emendamento Fava, che introduce un nuovo bavaglio al Web. Firma la petizione rivolta ai parlamentari italiani affinche sottoscrivano gli emendamenti che abrogano la nuova norma bavaglio.

Oggi 4 associazioni (Agorà Digitale, Articolo 21, Liberiamo, il Futurista) e alcuni parlamentari (tra i primi Beltrandi (Radicali), Giulietti (Misto), Perina (FLI)) alle 11.30 terranno una conferenza stampa alla Camera (in diretta su webtv.camera.it) per lanciare una mobilitazione che fermi l'emendamento. Ma è fondamentale che da subito si mobilitino associazioni, giornalisti, imprenditori, politici e semplici imprenditori.

Firma e fai girare!

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Ed ecco il testo della petizione

Gentile Onorevole,

deputati e senatori di quasi tutti i gruppi (Fli, Gruppo Misto, IDV, PD, PDL e Radicali) hanno presentato alla Camera molti emendamenti volti ad abrogare dalla legge comunitaria l'emendamento dell'On. Fava, che, in contrasto con le direttive europee vuole obbligare i siti web a controllare preventivamente i contenuti pubblicati dagli utenti, rimuovendoli in base ad una semplice segnalazione di una parte interessata. Se è importante la difesa del diritto d'autore questa non può avvenire a scapito dei diritti degli utenti e degli hosting provider (siti come Wikipedia, Google, Facebook) che saranno costretti ad una rimozione "selvaggia" di contenuti.

Le chiediamo di apporre la sua firma su tali emendamenti o quantomeno su alcuni di essi, per dare forza alla richiesta di abrogazione  in modo che sia chiaro che la difesa del web, non come luogo di assenza di regole, ma come risorsa anche per l'informazione è condivisa da tutti gli schieramenti politici.

Internet è e sarà una risorsa fondamentale per la nostra democrazia e deve essere tutelata.

Per sottoscrivere la lettera http://www.agoradigitale.org/nofava


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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

segretario dell'associazione radicale Agorà Digitale

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