I dietro le quinte dell'emendamento bavaglio dell'onorevole Fava

Mar, 24/01/2012 - 16:23 — luca

 

C'era ottimismo dopo la conferenza stampa di oggi contro l'emendamento bavaglio dell'On. Fava. La partecipazione di tutti i gruppi politici, esclusa la Lega è certamente un segno importante. Che quasi verrebbe voglia di rilassarsi.

Ma sarebbe sbagliato e imprudente sottovalutare le dichiarazioni che ancora in queste ore l'On. Fava continua a rilasciare a difesa della norma da lui prodotta (qui da Corriere.it).

Perchè in contemporanea alla nostra mobilitazione pubblica ve n'è un'altra, che certo non funziona con conferenze stampa, n'è con appelli alla mobilitazione. È il lavoro delle lobby dei monopolisti dell'informazione e dell'intrattenimento che enorme influenza esercitano su Parlamento e Governo. 

Non abbassiamo la guardia quindi, finchè non avremo vinto questa la battaglia. Non rischiamo di accorgerci troppo tardi che l'apparente consenso sull'abrogazione dell'emendamento On. Fava non corrispondeva ad un reale consenso in Parlamento, che fino a prova contraria, in una sua commissione, qualche giorno fa, quell'emendamento l'ha già avvallato.

Per chiunque volesse avere maggiori informazioni sull'emendamento documentarsi tramite il kit stampa predisposto da Agorà Digitale http://www.agoradigitale.org/no-allemendamento-fava

Questo il video della conferenza stampa di oggi http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Conferenze%20stampa%20deputati/Dettaglio?IdEvento=4753

Incollo qui sotto il testo dell'appello che potete sottoscrivere alla pagina http://www.agoradigitale.org/nofava

Abbiamo pochi giorni per convincere i parlamentari ad abrogare l'emendamento Fava, che introduce un nuovo bavaglio al Web. Firma la petizione rivolta ai parlamentari italiani affinche sottoscrivano gli emendamenti che abrogano la nuova norma bavaglio.

Oggi 4 associazioni (Agorà Digitale, Articolo 21, Liberiamo, il Futurista) e alcuni parlamentari (tra i primi Beltrandi (Radicali), Giulietti (Misto), Perina (FLI)) alle 11.30 terranno una conferenza stampa alla Camera (in diretta su webtv.camera.it) per lanciare una mobilitazione che fermi l'emendamento. Ma è fondamentale che da subito si mobilitino associazioni, giornalisti, imprenditori, politici e semplici imprenditori.

Firma e fai girare!

Unisciti alla pagina facebook http://www.facebook.com/pages/nofava-No-al-Bavaglio-ad-Internet-e-al-SOPA-Italiano/348602321824568?sk=info

Ed ecco il testo della petizione

Gentile Onorevole,

deputati e senatori di quasi tutti i gruppi (Fli, Gruppo Misto, IDV, PD, PDL e Radicali) hanno presentato alla Camera molti emendamenti volti ad abrogare dalla legge comunitaria l'emendamento dell'On. Fava, che, in contrasto con le direttive europee vuole obbligare i siti web a controllare preventivamente i contenuti pubblicati dagli utenti, rimuovendoli in base ad una semplice segnalazione di una parte interessata. Se è importante la difesa del diritto d'autore questa non può avvenire a scapito dei diritti degli utenti e degli hosting provider (siti come Wikipedia, Google, Facebook) che saranno costretti ad una rimozione "selvaggia" di contenuti.

Le chiediamo di apporre la sua firma su tali emendamenti o quantomeno su alcuni di essi, per dare forza alla richiesta di abrogazione  in modo che sia chiaro che la difesa del web, non come luogo di assenza di regole, ma come risorsa anche per l'informazione è condivisa da tutti gli schieramenti politici.

Internet è e sarà una risorsa fondamentale per la nostra democrazia e deve essere tutelata.

Per sottoscrivere la lettera http://www.agoradigitale.org/nofava



Grazie Silvio. Se l'Italia fa scuola nella mobilitazione a difesa della libertà d'informazione in Rete lo dobbiamo a te

Mer, 18/01/2012 - 10:34 — luca

Anni di oscurantismo mediatico ci hanno spinto a trovare nuovi e innovativi modelli di lotta per la difesa dell'informazione in Rete. Che ora vengono riproposti all'estero. Addirittura negli Stati Uniti. Lì è nata una nuova organizzazione, Fight for the Future che, sulla spinta delle storiche  EFF e Public Knowledge, sta conducendo una campagna contro le leggi censura (SOPA/PIPA) in via di approvazione dal congresso americano. Impossibile non notare i parallelismi tra americancensorship.org e la campagna No Censura/La Notte Della Rete contro il regolamento Agcom guidata, tra gli altri, da Agorà Digitale. Seppur con altri numeri e altre risorse, certo (E Google certo non ci fece la landing page!)

Oggi chiude la Wikipedia americana, ma è stata la versione italiana della nota enciclopedia online a creare il precedente contro la legge bavaglio del governo Berlusconi.

E lo sciopero dei blog (ora riproposto su sopastrike.com) l'abbiamo promosso proprio da noi nel 2009 contro l'obbligo di rettifica contenutol comma definito ammazza internet.

Insomma qualcosa di buono, qualcosa di cui andare fieri, è successo anche negli anni piu' bui dell'Italia. Sarà importante ricordarcelo nei prossimi momenti di disperazione collettiva. E trarne forza.



Le Frequenze ad Internet. Basta con la dittatura televisiva.

Gio, 15/12/2011 - 11:57 — luca

L'assegnazione gratuita a Mediaset e Rai di nuove frequenze televisive ha giustamente suscitato le proteste di cittadini, associazioni ed imprenditori. Com'e' possibile dispensare privilegi ai monopolisti dell'informazione, in un momento in cui si chiedono sacrifici a tutti?

Sono molte le inizative che cercano di far saltare il tavolo.  Dalla raccolta firme di Avaaz, al ricorso alla Corte dei Conti di Assoprovider alla lettera al Ministro Passera di Altroconsumo e della Federazione dei Media Indipendenti. Tutti unanimi a dire: "Si fermi il beauty contest, le frequenze devono essere messe all'asta".

Eppure, nella totale ingiustizia dell'assegnazione gratuita delle frequenze, non sono da sottovalutare le affermazioni di quanti sostengono che l'asta non servivrebbe a nulla, perchè, nei fatti, sarebbe destinata ad andare deserta. Da ultimo lo ha affermato il presidente Telecom Bernabè. Perchè? Ebbene, il motivo è che il "sistema televisione" è strutturalmente portato ai monopoli informativi:

  • i piccoli e nuovi soggetti dell'informazione sono strutturalmente esclusi. La quantità di capitale necessaria per produrre contenuti è trasmettere è molto alta. Pochissimo soggetti se lo possono permettere. E sono quelli già nel mercato;
  • avere le frequenze non basta: è necessario anche poter utilizzare le torri televisive necessarie per trasmettere su quelle frequenze. E tali torri sono da qualche settimana quasi esclusivamente in mano a Mediaset. Che nonostante le condizioni poste dall'Antitrust avrà moltissimi strumenti per penalizzare i concorrenti.

Insomma l'assegnazione gratuita delle frequenze è inaccettabile, ma l'asta rischia di non essere una soluzione.
E allora non c'è via di uscita?
Si' c'e', se abbiamo la capacità di avere l'ambizione di non accettare lo status quo della chiusura del sistema dell'informazione.

Perchè innazitutto chi l'ha detto che le frequenze debbano essere assegnate alla televisione? Insomma la società e la tecnologia evolvono e non è detto che il controllo delle frequenze da parte della TV, dato di fatto 10 anni fa, sia il meglio che possiamo pensare per la società per i prossimi 20 anni. Anche perche', un qualsiasi cittadino puo' verificare l'assoluta saturazione dell'offerta TV nel digitale terrestre, con canali che in molti casi vengono riempiti di contenuti di scarsissimo valore.

E in secondo luogo nessuna divinità televisiva ci impone ne' di regalare ne' di vendere tali frequenze. Anzi abbiamo la possibilità di stabilire una vera e propria rivoluzione.

Perchè una soluzione c'e'. Difficile come ogni cambiamento di paradigma, ma possiible e ragionevole.

Innanzitutto si puo' stabilire il principio che le frequenze sono un bene comune. Perciò, dove possibile, devono essere liberamente accessibili senza esclusività da parte di alcun media TV, garantendone l'utilizzo da parte di nuovi soggetti del mondo dell'informazione, ma anche per scopi nuovi e ora impensabili. Garantendo cosi' allo stesso tempo il pluralismo che il vecchio assetto televisivo non sarà mai in grado, asta o non asta, e allo stesso tempo di portare innovazione.

In secondo luogo regolamentare l'utilizzo condiviso di tali frequenze sul modello di Internet. Utopia? Non credete che sia possibile che più soggetti trasmettano sullo stesse frequenze?
Ebbene la autorità inglese per le comunicazioni OFCOM (l'equivalmente della nostra Agcom) sta spingendo affinchè la Gran Bretagna sia pioniera nell'utilizzare la banda tradizionalmente destinata alla TV per i servizi Internet. E cio', come confermano anche diversi provider italiani, potrebbe essere una svolta per portare la banda larga nelle zone rurali, altrimenti difficilmente raggiungibili. Similmente si sta muovendo Obama, che, supportato dalla FCC (la autorithy americana per le comunicazioni) sta spingendo affinchè le frequenze TV non utilizzate siano regolamentate per permettere una tecnologia chiamata Super WI-FI.

Esempi che mostrano che quella delle frequenze come bene comune è una rivoluzione ragionevole e possibile. Perchè riteniamo che non sia giusto regalarle a Mediaset o Rai, certo. Ma è più ragionevole reagire facendo pagare, per quanto caramente, la dittatura televisiva, o forse cercare di uscirne?

Beh, ora sapete come la pensiamo. E su www.agoradigitale.org/stop-dittatura-televisiva raccogliamo le firme dei visionari che come noi vogliono chiedere al governo di cambiare rotta e paradigma.



Passa un solo emendamento alla finanziaria di Monti. È il nostro per il software libero.

Lun, 12/12/2011 - 17:13 — luca

Alla fine ne è rimasto solo uno. È stato approvato in Commissione Bilancio l'emendamento radicale a prima firma Marco Beltrandi che da oggi obbliga tutte le amministrazioni pubbliche (comuni, provincie, regioni, ministeri, ...) alla valutazione del software libero nei loro bandi di gara per le forniture software (sul sito di Agorà Digitale trovate il testo completo).

Cosa cambia? Si riconosce nel nostro ordinamento, all'interno del codice dell'amministrazione digitale, la necessità per le amministrazioni pubbliche di tenere in considerazione non solo l'economicità ma anche l'impatto che il software stesso ha sulla nostra società sempre piu' tecnolgica dal punto di vista dei diritti fondamentali dei cittadini e delle imprese che vogliono innovare.

Il movimento che da anni promuove l'idea che il software debba essere libero (cioe' liberamente utilizzabile, modificabile, distribuibile, migliorabile) nasce dalla consapevolezza che l'infrastruttura tecnologica ha un influenza sempre maggiore sulla libertà dello scambio dei contenuti immateriali, sul diritto alla privacy, sulla libera circolazione della conoscenza, del know-how e piu' in generale delle informazioni. 

L'emendamento approvato oggi è quindi un passo in avanti per la difesa dei diritti digitali ma puo' essere anche una spinta per lo sviluppo dell'ICT anche in Italia, muovendosi verso la "liberalizzazione" di un settore dove troppo spesso la chiusura di conoscenze tecniche e scientifiche è un freno per l'innovazione e per l'entrata nel mercato di nuovi soggetti.



La Trasparenza nel 2011 o è su Internet o non è. Caro Monti, più coraggio, te lo chiedono 70.000 cittadini e decine di associazioni

Lun, 05/12/2011 - 12:47 — luca

Vogliono che i cittadini si fidino della politica? Ci vuole innanzitutto trasparenza totale. Mario Monti ha fatto un primo passo. Gli va dato atto ed è giusto sottolinearlo. In apertura di conferenza stampa il il neo-presidente ha annunciato che

“per i membri del Governo ci sarà un criterio di trasparenza a livello delle migliori pratiche internazionali”.

Il neo presidente ha risposto in questo modo alle numerose associazioni guidate da Agorà Digitale ed Avaaz che nei giorni scorsi avevano promosso l'"operazione trasparenza totale": una richiesta all'esecutivo (la trovate all'indirizzo http://www.agoradigitale.org/trasparenza-governo-monti) affinchè siano pubblicate tutte le informazioni patrimoniali e di conflitti di interessi relative al nuovo governo e all'intera classe politica.

Una iniziativa a cui è seguita una forte mobilitazione popolare, con la raccolta di 70.000 firme sulla piattaforma di Avaaz.

E a cui il nuovo governo ha voluto rispondere. Quindi bene, bravo, bis.

Ma dobbiamo continuare ad incalzare Monti su un punto imprescindibile, su cui il presidente del consiglio non è stato sufficientemente chiaro: nel 2011 la trasparenza o è su Internet o non è.

Solo con un accesso diffuso a tali informazioni mediante la pubblicazione su Internet si può consentire l'effettiva accessibilità dei cittadini a quelle informazioni.

Inoltre sono numerose le iniziative che il governo può intraprendere per dare al paese un vero e proprio shock di trasparenza.

Innanzitutto può mettere subito in cantiere una norma che renda obbligatoria tale pubblicazione su Internet per l'intera classe politica. Ad esempio appoggiando i diversi ordini del giorno e progetti di legge presentati presso la Camera dalla radicale Rita Bernardini e al Senato da Pietro Ichino (PD) provano a recepire questa esigenza di trasparenza con un'anagrafe pubblica degli eletti. Seguendo l'esempio del Codice di Condotta per i parlamentari UE, come auspicava anche l'amico Guido Scorza nei giorni scorsi.

E se davvero si vuole confrontare con il contesto internazionale, perchè non intraprendere il percorso del governo aperto, iniziando da subito (grazie ad Alberto Cottica per il suggerimento) sottoscrivendo l'iniziativa internazionale della Open Governement Partnership che l'Italia ha fino ad ora colpevolmente ignorato?



La linea pro-censura Agcom sotto attacco dall'Europa. La sentenza della Corte di Giustizia contro le rimozioni facili

Gio, 24/11/2011 - 20:16 — luca

Ormai è un vero è proprio tracollo quello della linea dura di Agcom sul diritto d'autore. Devono essere ore difficili alla sede dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Mi immagino il nervosismo del Presidente Calabrò e di tutti i Commisari che  in questi mesi hanno sostenuto la necessità di realizzare un sistema diffuso per la rimozione di contenuti illegali sul Web Italiano.

Proprio quel contesto internazionale a cui Corrado Calabrò ha sempre guardato come riferimento sta girando le spalle all'Autorità italiana indicando che la via da seguire è un'altra.

Prima è arrivata sul tavolo di Calabrò la lettera della Commissaria Europea Neelie Kroes che minava le fondamenta stesse del regolamento. Poi il discorso di qualche giorno fa in cui la stessa Kroes ad Avignone ha parlato di "ossessione per il copyright".

Infine la storica sentenza della Corte di Giustizia Europea di oggi che vieta ai giudici di imporre filtri ai contenuti. Non ci sono conseguenze dirette sul regolamento ovviamente, ma è l'ennesimo segnale proveniente dall'Unione Europea che ribadisce la priorità della difesa dei diritti fondamentali e di accesso all'informazione sull'ossessione al copyright delle multinazionali. Una sentenza che sottolinea il problema di rimozioni sommarie o addirittura automatiche. Che è stato il cuore della critica della società civile al regolamento Agcom che renderà molto più probabili  innumerevoli casi di rimozione di materiale lecito.

Sono segnali forti. Tanto da aver convinto ad intervenire i più accorti industriali. Confindustria digitale, che riunisce le maggiori aziende di Internet rappresentate da Assotelecomunicazioni-Asstel, Assinform, Aiip, ha lanciato in queste ore un'ulteriore stoccata ad Agcom, in un comunicato stampa in cui afferma che il contrasto alla pirateria digitale 'va fatto non con i filtri sulla rete, ma promuovendo e ampliando le modalita' di accesso al mercato legale dei contenuti on line'.

Insomma, non è più il tempo di timidezze. Anche forti dei quasi 300.000 cittadini mobilitatisi nei mesi scorsi, è chiaro che abbiamo la forza di chiedere ad Agcom di fermare al più presto il regolamento-censura.

[a questa pagina per entrare in azione]



Neelie, la Commissaria Europea che ci puo' salvare dalla censura in Rete. Se ci svegliamo

Mer, 23/11/2011 - 12:49 — luca

Decine di articoli e post (segnalo tra gli altri Luca De Biase, Nicola D'Angelo, Anna Masera, Guido Scorza, Sole24Ore e Punto Informatico) celebrano giustamente lo storico intervento della Commissaria Neelie Kroes contro l'attuale sistema del copyright. Diventato un'ossessione per le multinazionali dei media ma incapace di remunerare la creatività degli artisti.

Negli stessi articoli in pochi hanno però voluto sottolineare che in Italia stiamo per gettarci nella direzione opposta. Nonostante il collegamento sia evidente e la questione di assoluta urgenza, non si ritiene necessario attirare ora e subito l'attenzione sul fatto che la nostra Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni a dicembre approverà un regolamento che introdurrà nuovi sistema di censura su Internet con la scusa del diritto d'autore. È questa la nostra agenda digitale. Perchè?

Contro questo regolamento si è mobilitata mezza Italia, ma è importante ripeterlo: si tratta di un provvedimento (qui maggiori info) che l'Autorità non poteva fare (le leggi non le danno il mandato di intervenire), ha fatto male (tanto da ricevere le critiche quasi unanimi del mondo politico e dell'opinione pubblica), e se passasse avrebbe il risultato di consentire la rimozione sommaria di contenuti di ogni tipo sul web. Dove sommarietà è sinonimo di censura, nessuna certezza di potersi difendere, decine, centinaia, migliaia di casi di utilizzo di contenuti ad esempio a fine di cronaca o comunque senza fine di lucro semplicemenete eliminati (nella sommarietà, appunto). La trasformazione il piu' grande spazio pubblico che l'umanità abbia conosciuto in poco piu' di un canale di distribuzione dei contenuti delle grandi multinazionali.

L'assopimento generale è così grande che a parte l'agguerrito gruppo di avvocati ed esperti di nuove tecnologie (tra gli altri Blengino, Sarzana, Scialdone, Scorza, Prosperetti e Quintarelli), nessuno, a partire dai media mainstream, sembra essersi accorto che Neelie Kroes nelle settimane scorse ha scritto una lettera senza precedenti all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni proprio sul regolamento sul diritto d'autore.

Erano giorni in cui gli addetti ai lavori si aspettavano che l'Europa avrebbe legittimato il regolamento Agcom, sotto la spinta dei lobbisti delle multinazionali dell'industria musicale e cinematografica. Invece la Commissaria è riuscita ad anticipare i dipartimenti della commissione (ad es. Mercato ed Imprese) maggiormente influenzati dai monopoli dei media e ha scritto lei stessa a Corrado Calabrò.

Un funzionario che lavora da anni alla Commissione Europea ha detto che mai si era vista una lettera che scendesse cosi' nel dettaglio dei singoli punti di un regolamento.

Mai si era vista un'Autorità nazionale come Agcom trattata come uno scolaretto dalla Commissione Europea.

Quasi ogni articolo del regolamento viene posto sotto la lente d'ingrandimento europea con sei pagine ricche di critiche, commenti e richieste di approfondimento. Tra le altre cose la Kroes contesta un regolamento che vuole imporre incondizionatamente a tutti i siti internet sistemi diffusi di censura. Rileva i tempi assurdamente brevi (ad es. "addirittura solo due giorni lavoritivi") per difendersi da ingiuste accuse di violazione, l'ambiguità di molti passaggi che potrebbero prefigurare l'uso di (illeciti) blocchi di contenuti, lo spingersi dell'Autorità ben oltre i paletti delle direttive europee. La lettera si conclude con un invito perentorio: l'Autorità tenga conto delle osservazioni e risponda a tutte le richieste di approfondimento.

Insomma dalla Commissione Europea una bocciatura di fatto del regolamento, evidentemente ritenuto mal scritto, confuso e inutile per l'obiettivo di tutelare il diritto d'autore.

Qual'e' stata la reazione dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni? Ovviamente nessuna. La lettera non sarebbe stata neppure pubblica se non fosse stato per i soliti "leaks".

Quello che è più grave, nessuno all'interno dell'Autorità, in Parlamento o nel nuovo governo ha avuto la volontà di chiedere all'Autorità di trarre le necessarie conseguenze politiche, rispondendo pubblicamente alla lettera della Commissaria.

E noi? Il mondo delle associazioni, dei blogger e piu' in generale della società civile può fare qualcosa?

È abbastanza chiaro che abbiamo due possibilità.

La prima è quella di attendere due/tre settimane, ovviamente ricche di eventi che ci racconteranno tutte le possibilità aperte da Internet. Salvo poi risvegliarci da questo sogno con un Italia più vecchia, chiusa, e meno libera. Senza neppure la scusa del conflitto di interessi del Presidente del Consiglio.

Oppure accorgerci che il discorso e la lettera della commissaria Kroes ci danno la forza di avanzare da subito una richiesta netta: il regolamento Agcom deve essere semplicemente stracciato. L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni deve raccogliere le indicazioni europee e ragionare su un nuovo testo che parta da presupposti completamente nuovi. Dell'apertura del mercato e della remunerazione degli artisti ad esempio.

Dobbiamo scegliere se attendere di poter commentare, magari stracciandoci le vesti, che la Rete italiana diventi l'esperimento più avanzato di censura. O prendere spunto dalla storica mobilitazione americana di questi giorni contro una legge fondata sugli stessi principi censorei e di chiusura del regolamento Agcom sul diritto d'autore. L'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni deve ascoltare l'Europa. Il regolamento-censura si deve fermare. Li abbiamo già costretti una volta ad ascoltarci con "La notte della rete". Su www.agoradigitale.org stiamo raccogliendo la disponibilità di chi vuole collaborare per riprovarci.



Chiusura di Wikipedia è già nella Storia del Web. Migliaia di blogger, associaizoni, comuni, cittadini a sostegno degli emendamenti per salvarla

Mer, 05/10/2011 - 12:21 — luca

Meraviglia. Questa mobilitazione contro il comma ammazza Web/Blog/Wikipedia sta facendo la storia. Quantomeno la storia del web (e infatti subito appare sulla comunità "nerd" Slashdot). La decisione di Wikipedia di sospendere l'accesso alle sue pagine rappresenta una pietra miliare nella difesa del diritto all'informazione in rete. Improvvisamente centinaia di migliaia di cittadini fruitori della più grande opera collettiva che l'umanità abbia conosciuto, sono stati messi di fronte agli effetti delle norme censorie che stanno per essere approvate dal parlamento. Tanto da far cambiare idea anche agli addetti ai lavori fin'ora piu' scettici

Ma dobbiamo riuscire ad ottenere dei risultati concreti al piu' presto. Mancano poche ore dall'inizio della discussione degli emendamenti della norma che causerebbe la chiusura di Wikipedia, e sono già migliaia i blogger, le associazioni, i comuni e i cittadini che hanno messo la loro firma alla richiesta (una prima lista la trovate a questa pagina) ai parlamentari di sostenere i numerosi emendamenti presentati da maggioranza ed opposizione per dissinnescare gli effetti del comma che estende il dovere di rettifica a tutti i siti web, compreso quello della celebre enciclopedia online.

Ancora una volta sarà importante far arrivare ai nostri rappresentanti in parlamento non solo tutte le firme raccolte in queste ore su www.agoradigitale.org ma anche il complesso resoconto di tutta la mobilitazione su blog (tra i primi ad intervenire De Biase, Masera Gilioli, Pierani, Scialdone) e social network di queste ore da "Rivogliamo Wikipedia - No alla legge bavaglio" con gli attuali 170.000 iscritti a "Salviamo Wikipedia" con 22.000.
Per i centinaia di migliaia di cittadini che si stanno mobilitando in queste ore c'è un obiettivo concreto da perseguire:  sono ben 7 gli emendamenti di quasi tutti i gruppi parlamentari che potrebbero disinnescare la censura del comma ammazza wikipedia limitando alle testate registrate l'obbligo di rettifica. Altri 3, tra cui quello presentato dalla maggioranza con sostegno del governo, pur cercando di limitare gli effetti del comma incriminato, ma sono comunque insoddisfacenti perche' non escludono completamente i siti web tra cui Wikipedia dalla previsione.

Facciamo arrivare la nostra voce anche dentro il palazzo. Su www.agoradigitale.org si può aggiungere la propria firma a questa importante mobilitazione e trovare tutte le informazioni sul comma ammazza blog/wikipedia e i relativi emendamenti. Forza!



Il Web che fa informazione: a rete unificata per spiegare il nostro #nobavaglio

Gio, 29/09/2011 - 11:29 — luca

Adoro ogni volta che il magmatico, anarchico Web, sa spontaneamente (e quindi, per una profonda convinzione) "organizzarsi" per essere informazione e comunicazione (ne parlavo anche qui a proposito de La Notte della Rete).

Adoro quando la Rete ha l'ambizione di non essere solo il luogo in cui si fa commento, ma diventa sede di un racconto condiviso e concreto di un problema e di una battaglia.

Adoro tutto cio' perche' credo davvero che la rete possa essere "intelligenza".

È per questo che aderisco con convinzione alla bella iniziativa lanciata da Claudia Vago (@Tigella) e Salvatore Mammone (@mammonss) e rilanciata da Valigia Blu, tramite il seguente post di Bruno Saetta.

Il testo da diffondere è questo:

Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?
Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione. 

Cosa è la rettifica? 
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.
Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione? 
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.
Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto? 
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false? 
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica?
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.
Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.
QUI l’articolo completo
 


7 emendamenti per salvare il Web. Come è possibile disinnescare il comma "ammazza-blog"

Mer, 28/09/2011 - 12:01 — luca

Ebbene si', abbiamo un modo per disinnescare il nuovo tentativo di estendere a tutti i "siti informatici" compresi blog e siti amatoriali, la rigida regolamentazione della carta stampata in particolare relativamente all'obbligo di rettifica.
L'iter del famoso comma "ammazza-blog" è ripreso assieme a quello del ddl intercettazioni in cui è contenuto e, se approvato, prevederà che qualsiasi persona pubblichi testi in rete, anche in modo amatoriale e per ristrette cerchie di amici, possa ricevere una richiesta di rettifica quando tali contenuti siano ritenuti scomodi da qualcuno. In caso di mancata pubblicazione della rettifica entro due giorni, scatterà una sanzione fino a 12.500 euro. Facile ipotizzare la possibilità di utilizzare in modo intimidatorio tale strumento: qualunque cittadino scriva in rete, non avendo un giornale organizzato con struttura legale disposta a difenderlo, sarà certamente spinto ad accettare richieste di rettifica anche se ritiene di aver scritto fatti reali, attuando cosi' una forma di autocensura per non incorrere nella sanzione.

È fondamentale restare lucidi e assumerci la responsabilità di percorrere tutte le strade che, nel caso di approvazione della legge, quantomeno evitino la desertificazione del web italiano. Cio' è possibile perchè, assieme all'iter sul provvedimento iniziato alla Camera nel luglio 2010 e poi sospeso in seguito alle forti pressioni contrarie, rientrano in gioco anche tutti gli emendamenti che erano stati presentati oltre un anno fa.

Ebbene 26 parlamentari di PD (8), Radicali (6), UDC (5), PDL (3), IDV (2) e Gruppo Misto (2) hanno presentato alla Camera ben 7 diversi emedamenti che in vario modo cercano di limitare ai soli contenuti professionali ed in particolare alle testate registrate la validità del comma incriminato.

Si tratta di un tesoro inestimabile, tanto più per il fatto di avere una caratterizzazione bipartisan. Attorno ad esso abbiamo la possibilità di raccogliere la disponibilità di chi non vuole aggravare l'anomalia informativa italiana.

Qualsiasi parlamentare può, fino al momento della votazione, apporre la sua firma su tutti o solo alcuni di questi emendamenti, se li ritiene condivisibili.

Vogliamo provare a portare gli attuali 26 firmatari verso i 316 della maggioranza necessaria all'approvazione di tali emendamenti alla Camera?

Invieremo a tutti i deputati la richiesta di modifica assieme a tutte le firme.

www.agoradigitale.org/emendamentisalvablog


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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

segretario dell'associazione radicale Agorà Digitale

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