Baricco, e la morte prematura della profondità, soffocata dalla cultura di massa

Ven, 27/08/2010 - 23:42 — luca

Di Baricco ho apprezzato lo sdoganamento dei "barbari" contemporanei, irrispettosi di valori e tradizioni ma ricchi di senso "superficiale". Quel saggio lo consiglio a molti e talvolta lo regalo. Esplorando pezzi di realtà contemporeanea, consentiva di intravvedere nuovi significati, che poi si potevano valutare autonomamente, evitando l'autore una loro sistematizzazione.

Con il suo paradosso, dando vita "all'epoca dell'ossimoro" (come la definisce De Biase) Baricco, consentiva, a chi voleva dargli fiducia, un corto circuito di valori per riallacciarsi a qualcosa di piu' fondamentale come l'esperienza.

Purtroppo i sequel talvolta commettono gli errori miracolosamente risparmiati al pubblico dalle prime opere, di cui ogni tanto bisognerebbe saper accettare l'incompletezza. Così accade nel pur acuto articolo pubblicato su Wired di settembre "I nuovi barbari".

Per spiegare la mia critica è utile ragionare sul fatto che sia ne "I Barbari" che in questo nuovo articolo Baricco esplora sul piano del senso e della cultura un dibattito che ha molte più note versioni in altri settori. Uguale paura ha sempre suscitato (e sta ancora suscitando) la superficialità della democrazia (che dire addirittura dell'anarchia) in termini di possibilità di organizzazione sociale. O la superficialità di Internet (come nota anche Mantellini).

Avendo in mente questo parallelismo è facile vedere che quello a cui Baricco va incontro è lo stesso errore degli entusiasti della Rete (o della democrazia), che illuminati dalla comprensione delle sue dinamiche, cercano di darle un senso assoluto, e miracolistico, sotterrandole alla complessità della realtà.

In questo articolo per assurdo Baricco sbaglia, dimostrando che ha ragione. Sbaglia a cercare di scavare e perfezionare ulteriormente il ragionamento, che era efficace nel momento in cui si fermava alla veloce esperienza, alla superficialità.

Un abbaglio che lo porta a credere che non ci saranno più i sacerdoti. Che invece continueranno ad esserci, come continuerà ad esistere il potere, semplicemente adattandosi ad una maggiore competizione, movimento, velocità. Ad un confronto con la cultura di massa, compresa la sua spazzatura.

Baricco nel suo articolo arriva addirittura a commettere l'errore di tutte le grande utopie, e cioè la proiezione in un futuro della perfezione della teoria. Nel suo caso un futuro di perfetta superficialità. Che ovviamente non esisterà mai e con la profondità dovrà coesistere.

Seppellire la profondità e la ricerca prematuramente significherebbe semplicemente una cosa: ci dovremmo inventare dei nuovi termini per rimpiazzarle. Chissà magari cominceremo ad usare "altezza", o "densità" per caratterizzare le elites che sapranno comprendere il senso derivante dalla "collettiva abilità nel registrare e collegare tessere del reale".

 

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