
Pur non conoscendo in dettaglio le cifre e i trend, non faccio fatica ad immaginare che dopo aver speculato su traffico di armi, droghe e persone, le mafie e le organizzazioni terroristiche si stiano buttando sul cybercrimine. E che quindi, dopo esserci scagliati contro il controllo di privati e governi, dovremmo cominciare ad occuparci anche di quello delle organizzazioni criminali. Perchè non si tratta più di rubare la carta di credito di sprovveduti su un sito internet o tramite la posta elettronica e neppure di diffondere i progetti di bombe fatte in casa. La criminalità è forse la sola forza economica in grado di competere con le grandi corporation, e avere grandi aspirazioni in termini di massiccia profilazione e di capacità di tenere sotto pressione le infrastrutture di intere economie.
Per questo, leggendo il "Protecting Cyberspace as a National Asset Act (PCNAA)" in prima battuta penso che stiamo davvero sottovalutando la pressione sociale che questo fenomeno potrebbe portare nel tempo. E che rischiamo di farci trovare impreparati per quando verranno proposti nuovi lucchetti per la sicurezza generale. Sappiamo bene che la posizione che la libertà si tutela nonostante le sue imperfezioni è tutt'altro che naturale.
A parte l'interruttore per spegnere la Rete di cui tutti parlano, questa legge non è una boutade alla Carlucci o alla D'Alia, ma un progetto di lungo periodo che rischia di avere un impatto molto forte (e negativo) sullo sviluppo di Internet. Ricollegandosi idealmente al progetto targato anni '50 con cui la difesa cominciò a valutare le vulnerabilità della rete telefonica nel caso di un attacco nucleare. E in cui i risultati furono proprio che la rete era insicura perchè eccessivamente centralizzata.
Illuminante è anche documento del US. Government Accountability Office del 2006 che, su richiesta del Congresso, approfondiva il problema della tutela del cyberspazio come assett strategico. In quel documento emerge una visione di paura e diffidenza in cui tecnici dell'ente ripetutamente lamentano e mettono in guardia sulla difficoltà di avere un progetto centralizzato e sicuro di recovery nel caso di attacchi informatici.
Invece di accorgersi, mi viene da dire, che la difficoltà di avere un progetto centralizzato di recovery, è la stessa che hanno organizzazioni criminali nell'organizzare attacchi generalizzati al sistema.
Mitch Kapor, cofondatore della Electronic Frontier Foundation (EFF) diceva "l'artchitettura [della rete] è politica". Non posso essere più d'accordo. Facciamo in modo di tutelare assieme alla sicurezza anche lo sviluppo disintermediato della rete e anche il cybercrimine avrà i suoi problemi.







