censura


A very very big walled garden, per i buoi che sono scappati

Mer, 09/06/2010 - 18:18 — luca

Se le cose stessero come sostiene Paolo Attivissimo su un suo applauditissimo post intitolato "Copyright, è ora di rendersi conto che i buoi sono scappati. E hanno vinto", altro che buoi, staremmo a cavallo. Le major incapaci di cambiamento sarebbero in declino, la Rete e il libero accesso vincenti grazie alle enormi possibilità di scelta, e imprenditori non in grado di rinnovarsi pian piano sostituiti da giovani in grado di stare al passo con i tempi.

Troppo bello per essere vero?

Forse perchè in realtà è falso. O meglio, non mostra tutta la figura.

È vero che i buoi sono scappati. Ma i gestori dei contenuti hanno abbandonato da tempo l'obiettivo di farli rientrare nel recinto.

Si sono dati piuttosto al progetto di costruire un recinto enorme, che contenga tutto quello che ora chiamiamo Internet.

E hanno un sacco di aiutanti: i governi delle leggi bavaglio, i tribunali delle censure preventive ai siti web che hanno dei link a materiale coperto da diritto d'autore, i geni dell'innovazione e della tecnologia che si fissano sul modello di business sbagliato, presentando nuovi gingilli ogni settimana, sempre più controllati e "sicuri".

Poi il bue esperto, lo sappiamo, c'è sempre la possibilità di scappare fuori con qualche accorgimento.

Ma con queste amicizie, i gestori, che periscano o meno, al resto della mandria sono in grado di lasciare un bel regalino:

a very very big walled garden.



Presto anche in Italia. Facebook e Youtube bloccati per vignette blasfeme

Gio, 20/05/2010 - 11:08 — luca

Non ci vuole molta fantasia ad immaginarsi che presto anche in Italia potrebbe venire in mente qualcosa del genere

 PAKISTAN: FACEBOOK E YOUTUBE BLOCCATI PER VIGNETTE BLASFEME

(ANSA) - ISLAMABAD, 20 MAG - I popolari siti di Facebook e di YouTube sono stati ''oscurati'' in Pakistan per aver pubblicato
alcune vignette di Maometto considerate blasfeme da un tribunale di Lahore. Lo riferiscono i media pachistani.
   Il blocco e' stato imposto dall'Authority delle telecomunicazioni pachistana (Pta) su ordine di un tribunale di Lahore, che ieri aveva dichiarato ''blasfemo'' un concorso lanciato su Facebook in cui si invitavano gli internauti a pubblicare online caricature su Maometto. Il ''link'' considerato sacrilego era gia' stato bloccato in precedenza dai fornitori di servizi internet, ma alcune delle
illustrazioni satiriche erano state caricate su YouTube. (ANSA).

 



L'autoregolamentazione non la può fare il governo. Ed un insuccesso di quella proposta per il web sarebbe un buon segno.

Lun, 17/05/2010 - 20:30 — luca

 

Ben vengano le autoregolamentazioni. Le società si autoregolamentano continuamente. Gran parte delle norme che seguiamo non sono determinate dalla legge ma da una consuetudine sociale, da un codice non detto, come quello che ci impone di aspettare il nostro turno in una coda. La pena non è certo il carcere, ma la stigmatizzazione sociale che spesso è un deterrente sufficiente e molto superiore a quello di una legge difficile da applicare.

Talvolta, affinchè tale autoregolamentazione sia più efficace, affinchè ci si possa ragionare, quando esistono dei punti critici, ben venga anche il mettere per iscritto tale regolamentazioni.

Ma sicuramente un'autoregolamentazione non la può fare in autonomia il governo varando, quasi per inerzia, dopo il ridimensionamento del primo tentativo di introdurre nuove forme di censura in rete, una "Bozza definitiva" di "Codice di autodisciplina a tutela della dignità della persona sulla rete Internet" nella cui stesura non sono stati convolti gran parte dei portatori di interesse. Lascio ad altri le valutazioni su quanto questo codice potrebbe influenzare la libertà del web nostrano, su cui le opinioni, pur essendo in generale contrarie, non sono sempre concordanti (vedere ad esempio Guido Scorza vs. Marco Scialdone). In ogni caso si tratta di un codice che non restituirebbe nulla alle piattaforme nel rapporto di fiducia con gli utenti che anzi potrebbero apprezzare una resistenza a tali richieste (con lo stesso spirito con cui talvolta resistono a richieste di Cina e altre dittature). L'autoregolamentazione avrebbe quindi l'unico effetto di misurare la “docilità” delle piattaforme nei rapporti con il governo.

Ecco, si può essere contro la censura per principio, o anche solo per pragmatismo. Perchè quando funziona apre lo spazio ad un controllo sociale capace di mettere in crisi qualsiasi democrazia. Mentre negli altri casi non sortisce alcun effetto, perchè la società semplicemente la ignora.

Mi auguro che questa sarà la fine di questo codice di autoregolamentazione. Mi auguro davvero che l'assenza di Facebook e, a parte Google e Microsoft, di tutti gli altri web service provider stranieri, sia il segno di un capitolo da chiudere nel giro di pochi giorni.



La mappa della censura di Google (dopo il Data Liberation Front)

Mer, 21/04/2010 - 18:20 — luca

Google sarà pure un player della rete da tenere d'occhio per la sua pervasività e per il rischio che cannibalizzi alcuni settori del web, come la pubblicità online. Ma sicuramente ha una politica pubblica che investe molto sulle libertà in rete, e questo non si può che apprezzare.

Oggi viene inaugurata una mappa della censura (andatevela a vedere) che consentirà di monitorare le crescenti richieste da parte dei governi di censurare alcuni siti web. Dalla mappa emerge che l'Italia è sesta nelle richieste di censura ma prima nelle condanne penali.

Questo a poche ore di distanza dal lancio del Data Liberation Front un progetto che mira ad introdurre per tutti i prodotti Google la possibilità (accessibile a tutti) di esportare i propri dati in formati aperti, per rendere le sue applicazioni online interoperabili.

Non c'è che dire, due contributi davvero interessanti per chi ha a cuore i diritti civili di nuova generazione.



E se le scuse non bastassero? Ce la farà il mercato a proteggere la libera rete?

Lun, 19/04/2010 - 12:34 — luca

 

Se ce la fa a reggerne il peso, che sia il mercato a determinare lo sviluppo della rete libera. Questo è il mio più grande augurio. Ma se non ce la facesse?

Sono giorni in cui tutti i big della rete si scusano. Apple, ad esempio, lo fa per l'episodio della della censura del vignettista americano vincitore del Premio Pulizer ( rilanciata in Italia dai blog di Massimo Russo e Vittorio Zambardino ), che purtroppo sappiamo è solo la punta di un Iceberg di censure molto più diffuse, pervasive e nascoste.

E se la censura è nascosata, non può diventare un elemento di decisione degli utenti della rete.

Inoltre, viene da chiedersi, quanto inciderà l'incidente sulle vendite dell'Iphone? Sicuramente qualcuno si sarà indignato e non acquisterà più l'apparecchio, ma quanti sono? Abbastanza da far cambiare approccio a Steve, che già nei giorni scorsi ha rassicurato genitori e coniugi, escludendo la possibilità che i suoi apparecchi siano  invasi dal porno? Niente pornografia, niente satira graffiante, niente parole che potrebbero inquitetare i giovani pargoli. La lista si sta allungando. Ma quanto contano queste notizie se confrontate all'incessante susseguirsi di feedback positivi, recensioni e, certo non lo trascuro, alla qualità intrinseca della tecnologia che propone?

Non c'è solo la censura tra i problemi che i mercati sembrano riuscire ad elaborare con difficoltà. C'è il problema della privacy e del trattamento dei dati personali. Qui a scusarsi è stata in questi giorni Google. Per una politica aggressiva sul suo nuovo strumento social, Buzz, che esponeva ai contatti informazioni sulle abitudini degli utenti, che si sono prontamente lamentati. Anche in questo caso, l'approccio di Google ha determinato l'allontanamento di alcuni, ma quanti? Davvero è necessario che i giganti dell'informazione si possano muovere con questa agilità senza subire alcuna conseguenza?

Figuriamoci, sono l'ultimo che si batterebbe per introdurre scriteriatamente nuove norme che limitino, censurino, impongano alle aziende del settore del web alcunchè. Però forse non sarebbe sbagliato cominciare a discuterne. Capire quanto queste limiterebbero l'innovazione di aziende come Google o Facebook che sperimentano modelli di business innovativi e si fanno carico di rischi e di enormi spese: solo visualizzare il numero di server posseduto da Google è impressionante e fa capire che ci dobbiamo muovere con i piedi di piombo.

Stiamo attenti quindi. E prepariamoci a delle strane alleanze. Perchè se immagino chi potrebbero essere i compagni di strada di questa riflessione, mi vengono in mente proprio i grandi produttori di contenuti (editori, case discografiche, produttori cinematografici, etc.) che fino ad ora, da pirati, ci siamo per lo piu' impegnati a prendere a cannonate digitali.

Perchè se li convincessimo ad abbandonare la via della restaurazione per tutelare la loro fetta di mercato (e qui la legalizzazione del file sharing non commerciale potrebbe aiutare, vero Maroni?) magari si potrebbero accorgere che proprio un mercato e una società libera e democratica sarebbe l'assicurazione migliore per ottenere i giusti compensi per i loro contenuti. Il caso di Amazon, costretta a rinegoziare al rialzo i compensi per gli editori dopo l'entrata di nuovi player del mercato è lì a dimostrarlo.



Ma chi legge ancora le informative sulla privacy? Un commento a caldo sulla sentenza che condanna Google

Lun, 12/04/2010 - 19:13 — luca

La sentenza è di 111 pagine (la torvate qui). Quindi calma, dubito che i commentatori se la siano già divorata. In ogni caso erano stati in molti ad annunciare che la sentenza sul caso Google vs Vividown (relativo al video di un ragazzo disabile picchiato da alcuni suoi compagni di classe e caricato sulla piattaforma video di Google) sarebbe stata più complessa da sviscerare di quanto si potesse pensare, e così è stato.

Niente obbligo di controllo preventivo. Da quanto si apprende dai primi commentatori della sentenza, i dirigenti dell'azienda di Mountain View sono stati condannati a sei mesi perchè "l'informativa sulla privacy era del tutto carente o comunque talmente nascosta nelle condizioni generali del contratto da risultare assolutamente inefficace per i fini previsti dalla legge".

Ciò nonostante credo che le difficoltà di chi difende una Rete libera e aperta rimarranno, come rimarranno gli attacchi volti a  dare agli intermediari responsabilità sui contenuti (e quindi un compito di filtraggio e censura). Tra l'altro c'e' anche chi ipotizza addirittura che si tratti di un prestesto. Vedremo.

Oggi vorrei invece cogliere l'occasione di porre l'importante questione della tutela della privacy, dei dati personali degli utenti e più in generale delle regole che normano i rapporti tra noi e le piattaforme. Perchè se la sentenza solleva un punto in generale importante, è in realtà l'impianto di tutela basato sulle informative sulla privacy (e poi delle licenze d'uso) ad essere secondo me in gran parte obsoleto.

Quanti di noi davvero le leggono? Davvero crediamo che un sistema (quello della informative) nato in altri tempi, sia ancora valido in un contesto in cui in media ci si iscrive ad un nuovo servizio/piattaforma una volta ogni 15 giorni? Davvero pensiamo possano essere un sistema utile per reagire ai diffusissimi "soprusi" delle "piattaforme" (la piu' comune che mi viene in mente e' quella della cancellazione dei profili su facebook per misteriosi motivi), se poi per interpretarle ci vuole un avvocato?

Anche per la tutela dei diritti degli utenti (ed in particolare della privacy) bisogna inventarsi qualcosa di nuovo. Qualcosa che tenga conto, ad esempio, di quella "economia della privacy" a cui l'Espresso ha dedicato un approfondimento la scorsa settimana (andatevi a vedere il video qui).

La direzione giusta, per assurdo,  potrebbe essere quanto Google ha introdotto per Buzz, con delle semplici domande e dei bottoni molto grossi. Tutto molto comprensibile. Tanto che anch'io, che non credo di aver mai letto una informativa dall'inizio alla fine, le ho lette, ho capito e alla fine ho deciso. Senza la pretesa di esaurire la problematica, ovviamente. In ogni caso ci ritorno.

UPDATE (19.38): Stanno proseguendo nella lettura e in particolare ZetaVu si accorge che in effetti la sentenza qualche punto buio ce l'ha, in particolare nel punto in cui si legge “Perciò in attesa di una buona legge che definisca la responsabilità penale per il mondo dei siti web…"



Silenzio elettorale e par condicio al servizio dei potenti. Per ora il web è escluso, ma ancora per quanto?

Sab, 27/03/2010 - 18:23 — luca

 

 Se l'informazione è fondamentale per garantire una reale democraticità delle elezioni, è altrattanto evidente che silenzio elettorale e par condicio sono diventati l'ennesimo strumento nelle mani dei potenti per imporre in modo ancora più perfetto la loro posizione di controllo dei media. Un'arma per chiudere e impedire spazi aperti che la seppur ridotta pluralità dei media mette a disposizione di alcuni (ma non di tutti, e questo è in ogni caso un problema), e che per i potenti è poi possibile bucare in ogni modo, sfruttando la possibilità di esercitare pressioni e la pochezza delle contromisure. Talk show o meno, ad ogni elezione è la stessa storia.
Si tratta di un quadro molto buio, e che non credo possa essere ribaltato se non sconfiggendo gli assetti di potere che invece su questo si fondano. A poco sembrano essere capaci occupazioni della rai o scioperi della fame.

Uno scenario da pessimismo cosmico, in cui l'elemento interessante (nè positivo, nè negativo, interessante) sarà la fine dello svezzamento del web (i segni ci sono tutti) quando, persi tutti i denti da latte, sarà considerato uno strumento maturo per la propaganda politica. Ecco, a quel punto qualcosa dovrà accadere.

Nello scenario uno, par condicio e silenzio elettorale semplicemente non avranno più senso. La pluralità delle fonti informative sul Web, la neutralità della rete, accanto ad una realistica impossibilità di controllare e sanzionare violazioni, semplicemente ci costringeranno ad abbandonare tutta questa costruzione sbilenca fatta di bilancini e controbilancini difficili da regolare.

Nello scenario due, quello da temere, quello che proietta con ancora piu' forza l'Iran e la Cina in Italia, la par condicio si aggiungerà alla pedopornografia, al gioco d'azzardo, alla paura sociale, come pretesto per un ulteriore forma di censura della rete. Per la par condicio, dopo i talk show, cercheranno di chiudere anche la rete.

Cominciamo a pensarci in tempo.

Perchè, l'altra sera a raiperuna notte non sarà la nuova era di Internet (suvvia non scherziamo), ma qualcuno sullo scenario due secondo me sta cominciando a lavorare.



Nuovo oscuramento di Pirate Bay, tribunali alleati del governo nel mettere l'Italia a rischio censura

Lun, 08/02/2010 - 13:38 — luca

È notizia di queste ore (Grazie a Paolo, Luigi ed Ernesto per averlo segnalato) che il sito web thepiratebay.org sarà presto nuovamente oscurato in Italia dopo che il Tribunale del Riesame di Bergamo ha rigettato la richiesta di annullamento dell'originario provvedimento di sequestro. Come più volte ribadito si tratta di un provvedimento anacronistico e pericoloso per due ragioni.

Primo, non può essere il nome provocatorio di un sito a determinarne la chiusura. Se passa il principio che su Internet gli intermediari come Pirate Bay (ma anche come Google, Youtube, Facebook, etc.) sono responsabili, qualsiasi fornitore di contenuti su Internet potrebbe essere oscurato, prima ancora di un processo. Basta una denuncia e il gip potrà chiedere di bloccare l'accesso ad un sito per tutta la durata del procedimento.

Secondo, le norme invocate per effettuare il blocco non contengono al loro interno la possibilità di effettuare una censura indiscriminata, ma solo quella di intervenire per bloccare attività illecite poste in essere da uno dei suoi utenti. Su questo abbiamo il dovere di contestare, come già fatto dall'Associazione Italiana Internet Provider, la pericolosissima sentenza della Cassazione che ha legittimato tale pratica.

L'unica colpa di Pirate Bay, rispetto ad altri analoghi e diffusissimi motori di ricerca, è quella di aver posto di fronte all'opinione pubblica la necessità di una riforma del copyright e del diritto d'autore per cui i radicali e l'associazione Agorà Digitale si battono da anni. Le soluzioni per adeguare la normativa a pratiche che riguardano milioni di cittadini italiani nel rispetto dei diritti degli autori di contenuti, ci sono, tanto che abbiamo da tempo presentato in parlamento una proposta di legge che va in questa direzione.

Invece si reagisce con un accerchiamento compiuto da tribunali che tentano di forzare l'estensione di normative vigenti al web e da un governo che tenta di ottenere proprio sul web un maggior controllo mediante una continua decretazione d'urgenza. Anche contro tutto ciò dobbiamo prepararci ad uscire dalla trincea digitale in cui ci hanno costretto, utilizzando tutti gli strumenti della giustizia ma anche, prefigurando l'utilizzo della disobbedienza civile.

 



Mobilitazioni e vacanze

Mar, 22/12/2009 - 19:55 — luca
Mentre si moltiplicano le versioni della petizione per un grande dibattito parlamentare sull'impatto di Internet sulla società, sull'economia e sull'informazione che abbiamo lanciata in Creative Commons ( oltre all'originale di Agorà Digitale, hanno già un certo successo quella di Metilparaben e quella di Pippo Civati , urge contribuire all'importante manifestazione Libera Rete in Libero Stato che si terrà domani in Piazza del Popolo dalle ore 17.
Qui il gruppo facebook: http://www.facebook.com/pages/Libera-Rete-in-Libero-Stato/237964836258 a cui rimando per ulteriori informazioni.

Dimenticavo: il blog chiude per la pausa natalizia. Ci rileggiamo ad anno nuovo. :-)


Il mio intervento ieri ad Anno Zero. In onda la lotta per la libertà della Rete

Ven, 18/12/2009 - 18:27 — luca
Bruno Vespa: «[Tartaglia] è vicino agli ambienti dei social network»

Renato Schifani: «Facebook è più pericoloso dei gruppi extraparlamentari degli anni '70»

sono arrivati a paragonare internet ai gruppi terroristici.

Ieri, da segretario dell’Associazione radicale Agorà Digitale, sono intervenuto ad Annozero per cercare di rappresentare un mondo, quello della Rete, che sempre più rappresenta un’opportunità per l’Italia di ambire ad essere una società aperta. Una società dove il singolo può essere attore e non spettatore. Promotore di iniziativa politica e non schiavo del sistema dei partiti.



Luca Nicotra

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Il governo sta rischiosamente discutendo norme per introdurre sistemi di censura di siti Internet, blog e social network come Facebook. Inoltre, ha messo in calendario il rinnovo dell'obbligo di schedatura dei dati personali e delle attività delle persone che si collegano ad Internet da luoghi pubblici (il cosiddetto Decreto Pisanu).

A tutto questo ci stiamo opponendo con tutte le nostre risorse. Perchè siamo convinti che questa sia la nuova battaglia per i diritti civili, la libertà di espressione e la libera circolazione e scambio delle informazioni.

Di fronte al continuo ricorso a decreti legge, il parlamentare radicale Marco Beltrandi ha proposto una mozione bipartisan per un grande dibattito pubblico in Parlamento su internet e una società aperta. Sostienilo firmando la petizione:

http://www.agoradigitale.org/petizione


Grave Annuncio DDL web. Matteoli annuncia norme per colpire chi "supera i limiti di guardia".

Gio, 17/12/2009 - 14:44 — luca
Sono gravissime le notizie di una intesa su un disegno di legge che individua norme per introdurre restrizioni alla libera espressione del web. Ancora più gravi le dichiarazioni del ministro Matteoli che conferma norme per 'sanzionare chi supera determinati limiti'. Ma chi lo decide chi supera certi limiti, se non la giustizia mediante giusto processo? E a cosa servono nuove norme se, come abbiamo ribadito in questi giorni, gli strumenti di legge per perseguire i reati commessi in rete esistono già e sono le stesse che funzionano fuori dalla rete? Avevamo chiesto con forza al governo di non proseguire nei suoi intenti di proporre in modo urgente iniziative per la limitazione dell'espressione sul web. Norme liberticide e che possono avere un'impatto enorme sullo sviluppo della rete. Dopo questo annuncio siamo pronti da subito ad una grande battaglia politica, innanzitutto all'interno del Parlamento, che vogliamo spingere a riprendere il suo ruolo di sede della discussione pubblica nel paese, calendarizzando un grande dibattito su cos'è oggi Internet, e sulle possibilità che offre per lo sviluppo di una società aperta. Ma siamo già pronti a mobilitarci fuori dal parlamento, dando supporto a quella società civile che già in queste ore è in agitazione, e, se sarà necessario ricorrendo alla nonviolenza.

BERLUSCONI: DDL CORTEI E WEB, I PUNTI SU CUI SI CERCA INTESA (ANSA) - ROMA, 17 DIC - Ci sono alcuni 'aggiustamenti' da fare sul ddl che introduce una stretta su manifestazioni e internet. Oggi il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha letto una relazione in Consiglio dei ministri; c'e' stata una discussione ed e' stato deciso di rinviare l'approvazione del provvedimento al prossimo Consiglio dei ministri. I punti da chiarire, secondo quanto sia apprende, sono in particolare due. Il primo riguarda la possibilita' dell'autorita' giudiziaria di ordinare l'oscuramento dei contenuti di siti in cui venga ravvisata istigazione a delinquere o apologia di reato. Si punta a trovare una formula che non sia 'punitiva' in modo indiscriminato, ma colpisca solo gli autori del reato. L'altro aspetto controverso riguarda l'introduzione del reato di impedimento o turbativa di manifestazioni. Ci sarebbero, sempre secondo quanto appreso, alcuni ministri (tra cui quello della Difesa, Ignazio La Russa) assertori del pugno di ferro contro chi disturba cortei o sit in, ad esempio con fischi e slogan, anche senza ricorrere ad atti violenti. Altri, invece, vorrebbero delimitare meglio la norma, per colpire con durezza solo i casi in cui il dissenso viene espresso con violenza. Nella riunione e' tuttavia emersa la convinzione che una soluzione sara' trovata nei prossimi giorni. (ANSA).


BERLUSCONI: MATTEOLI, IN CDM TUTTI D'ACCORDO SU MISURE PROPOSTE DA MARONI 'BISOGNA CONSENTIRE LIBERTA' DI ESPRESSIONE MA SANZIONARE CHI SUPERA LIMITI DI GUARDIA'

(Adnkronos) - Matteoli ha poi sottolineato ancora come, "l'organizzazione di una grande manifestazione deve essere consentita a tutti, ma deve essere anche consentito che questo si possa svolgere senza che sia disturbata gravemenente". Per il ministro, "non possiamo mettere sullo stesso piano chi fischia con chi disturba gravemente una manifestazione".
Quindi, ha aggiunto, "mettere insieme tutto questo" va fatto "con buon senso, rispettando quello che e' il sacrosanto diritto di manifestare ma nello stesso non consentire che poi si sfoci in gravi incidenti come e' capitato piu' volte".
Quanto alle misure per il web, Matteoli ha detto, "si e' parlato anche di Internet, e' un aspetto molto delicato, sara' inserito nel provvedimento anche questo aspetto". Il ministro ha aggiunto, "non vogliamo cancellare la liberta' di espressione, ma sanzionare chi supera i limiti di guardia, chi commette attraverso Internet dei reati".


Intervista a Radio Radicale sulla possibile introduzione dell'Apologia di reato su Internet al Prossimo Consiglio dei Ministri.

Mer, 16/12/2009 - 16:12 — luca




Con Lanfranco Palazzolo abbiamo fatto un po' il punto della situazione ad ora. I nodi di attualità sono il parziale dietrofront di Maroni e l'assenza di motivazioni per il ricorso alla decretazione d'urgenza.





Digitale-Analogico: oggi un mio articolo in prima pagina su Terra ed una intervista a pagina due di Liberazione

Mer, 16/12/2009 - 10:29 — luca

Terra, pagina 1 del 16 dicembre 2009

di Luca Nicotra, Segretario dell'Associazione radicale Agorà Digitale

Alcuni dei messaggi e dei gruppi che si trovano sul social network Facebook in queste ore, dopo l`aggressione nei confronti del premier Silvio Berlusconi, sono sconcertanti. Sono migliaia le persone che non hanno il timore di associare pubblicamente il, proprio nome a istigazioni alla violenza o a insulti al Premier. Ciononostante è importante evitare facili allarmismi: Internet non è il far west. Anche sul web esistono delle leggi, e se verrà accertato che qualcuno ha commesso un reato, inneggiando alla violenza contro Berlusconi o in qualsiasi altro modo, è giusto che sia perseguito.

Dai tribunali però. A questo proposito la Procura di Roma ha già annunciato di aver aperto un fascicolo relativo ai gruppi apparsi ieri su Facebook. Ogni allarmismo appare quindi immotivato. C`è invece il rischio effettivo che il clima di scontro politico duro venga usato come pretesto per introdurre in Italia, sull’onda dell`emozione, norme restrittive e da stato di polizia, come è successo altre volte nel paese. Ad esempio dopo gli attentati terroristici negli Stati Uniti e in Europa, con 1 introduzione di quel decreto Pisanu che prevede la schedatura preventiva dell`identità e delle attività di chi naviga in rete, per evitare il rinnovo del quale l`associazione Agorà Digitale e Radicali Italiani si stanno mobilitando in questi giorni. Dopo l`aggressione al premier moltissimi parlamentari ed esponenti del governo hanno rilasciato dichiarazioni che invocano leggi in grado di controllare e sanzionare comportamenti che incitino alla violenza in Rete, in modo rapido ed efficiente. E direttamente su iniziativa del governo. Eppure la censura di Stato ha poco a che vedere con la giustizia. Ha molto a che vedere, invece, con la volontà di limitare una libertà di espressione, quella online, difficile da controllare e che per i governi si dimostra sempre più un problema. Ha a che vedere con il tentativo`di trovare una spiegazione tranquillizzante alla violenza di certe esternazioni, dipingendo Internet come un luogo frequentato da criminali e squilibrati, un luogo oscuro da cui proteggersi. Qualcuno si è spinto fino a sostenere che Tartaglia `era vicino agli ambienti dei social network". Si tratta di uri immagine terribilmente falsa. I Radicali, i messaggi che oggi si leggono sulle bacheche di Facebook e del web, li conoscono bene. segretario Agorà Digitale Nicotra dalla prima Sono gli stessi che si ascoltavano negli anni `80 o`90 a Radio Parolaccia, quando aprimmo i microfoni di Radio Radicale senza filtro 24 ore su 24. Un esperimento che consentì di ascoltare la voce di un Italia che strepita, urla, minaccia, impreca e bestemmia e che oggi Internet permette di replicare su base permanente e per un numero di cittadini sempre maggiore. Un paese a volte orrendo, ma che esiste e non si può cancellare, e di cui invece sarebbe utile cercare di comprendere le- cause. Nel frattempo agli ,onorevoli D`Alia, Carlucci, Maronfi e quanti altri in queste ore stanno inneggiando alla censura in Rete è bene ribadire che la libertà si esercita nei casi limite. Quelli più sgradevoli o ripugnanti. Non ci sono direttori responsabili dentro Facebook e se qualcuno commette dei reati, a maggior ragione lì dove la privacy e praticamente assente; la responsabilità personale resta. Ma per questo d è la magistratura. Altrimenti chi decide quali frasi sono da considerarsi oltre il limite accettabile. La Carlucci? Maroni? È importante che parlamento e società civile si mobilitino per limitare le tentazioni da stato di polizia del governo. Noi radicali abbiamo presentato una interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri Alfano e Maroni a prima firma Marco Beltrandi, deputato radicale del gruppo del PD, per fare chiarezza sulle notizie di una possibile introduzione mediante decreto legge della norma di apologia di reato su Internet, già con il prossimo Consiglio dei Ministri. Non è chiaro quali potrebbero essere i dettagli del provvedimento ma bisogna evitare che vengano riproposte norme che in qualche modo equiparino Internet all `editoria, con conseguenze disastrose sullo sviluppo della rete in Italia, come denunciato da numerosi operatori del settore, con lo spettro dell`oscuramento di intere piattaforme per l`impossibilità tecnica di chiudere singoli gruppi. Sarebbe un fatto contrario ad ogni elementare principio costituzionale. Il Parlamento ha già deliberato pochi mesi fa su una proposte simile, contenuta in un emendamento del senatore D’Alia, esprimendosi in modo nettamente contrario, con un voto condiviso da gran parte della maggioranza. Non crediamo che da allora le condizioni siano cambiate, e una riproposizione di norme simili mediante decretazione d`urgenza sarebbe un atto grave nei confronti dei diritti dei fruitori della rete e delle prerogative delle Assemblee legislative.



Il governo riferisca su Apologia di Reato su Internet. Il Parlamento si è già espresso, no allo stato di polizia in rete

Mar, 15/12/2009 - 12:21 — luca
Grazie a Marco Beltrandi, deputato radicale eletto nelle liste del PD, e Alessandro Massari, della direzione di Radicali Italiani, abbiamo depositato oggi una interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri Alfano e Maroni per fare chiarezza sulla possibile introduzione mediante decreto legge della norma di apologia di reato su Internet, già con il prossimo Consiglio dei Ministri.

Nell'interrogazione ribadiamo che ci sfugge il merito e l'urgenza del provvedimento. Ricordiamo che Internet non è un far west e le leggi di apologia di reato valgono già sulla rete, tanto che la Procura di Roma ha annunciato di aver aperto un fascicolo relativo ai gruppi apparsi ieri sul social network Facebook dopo l'aggressione nei confronti del premier Silvio Berlusconi. Auspichiamo inoltre che il governo non ceda a tentazioni da stato di polizia, introducendo norme che in qualche modo equiparino Internet all'editoria, con conseguenze disastrose sullo sviluppo della rete in Italia, come denunciato da numerosi operatori del settore. Il Parlamento ha già deliberato pochi mesi fa su una proposte simile, contenuta in un emendamento del senatore D'Alia, esprimendosi in modo nettamente contrario, con un voto condiviso da gran parte della maggioranza. Non crediamo che da allora le condizioni siano cambiate, e una riproposizione di norme simili mediante decretazione d'urgenza sarebbe un atto grave nei confronti dei diritti dei cittadini e delle prerogative delle Assemblee legislative.


Facebook come Radio Parolaccia mostra la faccia oscura del paese

Lun, 14/12/2009 - 17:39 — luca
Internet non è il far west. Anche sul web esistono delle leggi, e se verrà accertato che qualcuno ha commesso un reato, inneggiando contro Berlusconi o in qualsiasi altro modo, è giusto che sia perseguito. Dai tribunali.
La censura di Stato evocata da molti esponenti di governo e maggioranza è un'altra cosa. È la volontà chiudere gli spazi di libertà che Internet ha messo a disposizione di ogni cittadino, dipingendo la rete come un luogo frequentato da criminali e squilibrati, un luogo oscuro da cui proteggersi. Questa può essere un'immagine tranquillizzante per spiegare la violenza di certe esternazioni, ma è terribilmente falsa. Perchè noi radicali i messaggi che oggi si leggono sulle bacheche di Facebook e del web li conosciamo bene. Sono gli stessi che si ascoltavano negli anni '80 o '90 a Radio Parolaccia, quando aprimmo i microfoni di Radio Radicale senza filtro 24 ore su 24. Un esperimento che consentì di ascoltare la voce di un'Italia che strepita, urla, minaccia, impreca e bestemmia e che oggi Internet permette di replicare su base permanente e per un numero di cittadini sempre maggiore. Un paese orrendo, ma che esiste e non si può cancellare, e di cui invece sarebbe utile cercare di comprendere le cause.
Nel frattempo agli onororevoli D'Alia, Carlucci, Maroni, Ronchi e quanti altri in queste ore stanno inneggiando alla censura in rete è bene ribadire che la libertà si esercita nei casi limite. Quelli più sgradevoli o ripugnanti. Non ci sono direttori responsabili sui social network o sulle bacheche e se qualcuno commette dei reati, a maggior ragione lì dove la privacy è praticamente assente, la responsabilita personale resta. Ma per questo c'è la magistratura. Altrimenti chi decide quali frasi sono da considerarsi oltre il limite accettabile. La Carlucci? Maroni?

Update: Ne parlano anche Zambardino, Masera, Alessandro, Granieri, Quintarelli e De Biase .

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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

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