censura


Perchè la censura di Twitter è male e cosa dobbiamo tentare

Lun, 30/01/2012 - 16:25 — luca

 

Un sistema di censura efficace, territoriale, ancora peggio se socialmente accettato, potrebbe provocare il tracollo della barriera culturale che ne limitava l'utilizzo indiscriminato nel goveno dei nuovi fenomeni della società dell'informazione. Un argine che fino ad ora siamo riusciti ad imporre a governi democratici e multinazionali ma che la decisione di Twitter di dotarsi di un nuovo e "raffinato" sistema di rimozione di contenuti e utenti ("The Tweets Must Flow") rischia di far crollare.
 
Il problema della censura come soluzione a problemi  sociali od economici è la sua contagiosità.
 
Prendiamo il caso italiano. Da sempre è una l'argomentazione in mano agli oligopoli dell'informazione e dell'intrattenimento per sostenere la possibilità di bloccare interi siti web senza passare da un giudice: lo stato già blocca automaticamente i siti web del gioco d'azzardo non in regola per garantirsi maggiori introiti. Perché non lo dovrebbe fare per contrastare la pirateria? 
In effetti l'argomentazione regge.
 
Se ragioniamo in questi termini mii pare del tutto comprensibile l'ondata di critiche, alcune molto ben argomentate, al nuovo sistema per la rimozione di tweet e utenti in specifici paesi. Mi sembra poco convincente al contrario la difesa che proviene da autorevoli soggetti (come l'americana EFF) che sottolineano come Twitter già censurasse contenuti. Giusto. Pero' evidentemente si trattava di un dato poco noto e proprio per questo non contestato. Nessun utente accettava la vecchia censura e ha rifiutato questa. Semplicemente prima non lo sapeva ora lo sa. E giustamente si ribella, avendo preso coscienza del fenomeno.
Il realismo è l'altro argomento forte tanto tra i detrattori quanto tra i sostenitori alla decisione del colosso americano: Twitter è un'azienda e quindi segue dei meccanismi che sono inevitabilmente orientati al business. Però neppure questa argomentazione mi pare convincente. A Twitter, Facebook e Google e alcune altre multinazionali abbiamo appaltato una buona parte della sfera pubblica. Perchè ci hanno dato in cambio degli strumenti utili al suo sviluppo, certo. Ma non è un lascito a vita. E' un tacito accordo tra business e cittadinanza che deve essere confermato nelle decisioni piu' importanti. Abbiamo il diritto di avanzare alcune richieste. Ce ne dobbiamo convincere.
 
Come? Per me la risposta è quella del governo aperto. Stefano Quintarelli, nell'intervista rilasciata ad Agorà Digitale sostiene che solo il Dipartimento di Stato, la signora Clinton insomma, potrebbe ottenere qualcosa.
Io invece mi immagino una mobilitazione dal basso di utenti che riescono ad incanalare il diffuso e istintivo rifiuto della censura per rivolgere alla piattaforma delle richieste ragionevoli ed argomentate.
Quali richieste? Mi immagino anche un processo di discussione tra associazioni ed esperti che porti nei prossimi giorni o settimane ad elaborare un documento-manifesto rivolto a Twitter e ai suoi vertici. Che contenga degli elementi minimi di rispetto dei diritti umani (di cui la libertà di espressione fa parte) che la piattaforma si deve impegnare a rispettare in ogni caso. Anche rinunciando ad espandersi in certi paesi se necessario. Assieme a cio' immagino la necessità di chiedere l'adesione ad una serie di principi. Magari con atti formali come la sottoscrizione della Global Network Initiative da cui Twitter fino ad ora si è tenuta fuori.
 
Portare in porto un processo di dialogo di questa portata tra multinazionali tecnologiche e cittadini sarebbe una rivoluzione culturale non da poco. Un realismo "buono" di cui avremmo davvero bisogno.
 
Ci proviamo?


La linea pro-censura Agcom sotto attacco dall'Europa. La sentenza della Corte di Giustizia contro le rimozioni facili

Gio, 24/11/2011 - 20:16 — luca

Ormai è un vero è proprio tracollo quello della linea dura di Agcom sul diritto d'autore. Devono essere ore difficili alla sede dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Mi immagino il nervosismo del Presidente Calabrò e di tutti i Commisari che  in questi mesi hanno sostenuto la necessità di realizzare un sistema diffuso per la rimozione di contenuti illegali sul Web Italiano.

Proprio quel contesto internazionale a cui Corrado Calabrò ha sempre guardato come riferimento sta girando le spalle all'Autorità italiana indicando che la via da seguire è un'altra.

Prima è arrivata sul tavolo di Calabrò la lettera della Commissaria Europea Neelie Kroes che minava le fondamenta stesse del regolamento. Poi il discorso di qualche giorno fa in cui la stessa Kroes ad Avignone ha parlato di "ossessione per il copyright".

Infine la storica sentenza della Corte di Giustizia Europea di oggi che vieta ai giudici di imporre filtri ai contenuti. Non ci sono conseguenze dirette sul regolamento ovviamente, ma è l'ennesimo segnale proveniente dall'Unione Europea che ribadisce la priorità della difesa dei diritti fondamentali e di accesso all'informazione sull'ossessione al copyright delle multinazionali. Una sentenza che sottolinea il problema di rimozioni sommarie o addirittura automatiche. Che è stato il cuore della critica della società civile al regolamento Agcom che renderà molto più probabili  innumerevoli casi di rimozione di materiale lecito.

Sono segnali forti. Tanto da aver convinto ad intervenire i più accorti industriali. Confindustria digitale, che riunisce le maggiori aziende di Internet rappresentate da Assotelecomunicazioni-Asstel, Assinform, Aiip, ha lanciato in queste ore un'ulteriore stoccata ad Agcom, in un comunicato stampa in cui afferma che il contrasto alla pirateria digitale 'va fatto non con i filtri sulla rete, ma promuovendo e ampliando le modalita' di accesso al mercato legale dei contenuti on line'.

Insomma, non è più il tempo di timidezze. Anche forti dei quasi 300.000 cittadini mobilitatisi nei mesi scorsi, è chiaro che abbiamo la forza di chiedere ad Agcom di fermare al più presto il regolamento-censura.

[a questa pagina per entrare in azione]



Neelie, la Commissaria Europea che ci puo' salvare dalla censura in Rete. Se ci svegliamo

Mer, 23/11/2011 - 12:49 — luca

Decine di articoli e post (segnalo tra gli altri Luca De Biase, Nicola D'Angelo, Anna Masera, Guido Scorza, Sole24Ore e Punto Informatico) celebrano giustamente lo storico intervento della Commissaria Neelie Kroes contro l'attuale sistema del copyright. Diventato un'ossessione per le multinazionali dei media ma incapace di remunerare la creatività degli artisti.

Negli stessi articoli in pochi hanno però voluto sottolineare che in Italia stiamo per gettarci nella direzione opposta. Nonostante il collegamento sia evidente e la questione di assoluta urgenza, non si ritiene necessario attirare ora e subito l'attenzione sul fatto che la nostra Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni a dicembre approverà un regolamento che introdurrà nuovi sistema di censura su Internet con la scusa del diritto d'autore. È questa la nostra agenda digitale. Perchè?

Contro questo regolamento si è mobilitata mezza Italia, ma è importante ripeterlo: si tratta di un provvedimento (qui maggiori info) che l'Autorità non poteva fare (le leggi non le danno il mandato di intervenire), ha fatto male (tanto da ricevere le critiche quasi unanimi del mondo politico e dell'opinione pubblica), e se passasse avrebbe il risultato di consentire la rimozione sommaria di contenuti di ogni tipo sul web. Dove sommarietà è sinonimo di censura, nessuna certezza di potersi difendere, decine, centinaia, migliaia di casi di utilizzo di contenuti ad esempio a fine di cronaca o comunque senza fine di lucro semplicemenete eliminati (nella sommarietà, appunto). La trasformazione il piu' grande spazio pubblico che l'umanità abbia conosciuto in poco piu' di un canale di distribuzione dei contenuti delle grandi multinazionali.

L'assopimento generale è così grande che a parte l'agguerrito gruppo di avvocati ed esperti di nuove tecnologie (tra gli altri Blengino, Sarzana, Scialdone, Scorza, Prosperetti e Quintarelli), nessuno, a partire dai media mainstream, sembra essersi accorto che Neelie Kroes nelle settimane scorse ha scritto una lettera senza precedenti all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni proprio sul regolamento sul diritto d'autore.

Erano giorni in cui gli addetti ai lavori si aspettavano che l'Europa avrebbe legittimato il regolamento Agcom, sotto la spinta dei lobbisti delle multinazionali dell'industria musicale e cinematografica. Invece la Commissaria è riuscita ad anticipare i dipartimenti della commissione (ad es. Mercato ed Imprese) maggiormente influenzati dai monopoli dei media e ha scritto lei stessa a Corrado Calabrò.

Un funzionario che lavora da anni alla Commissione Europea ha detto che mai si era vista una lettera che scendesse cosi' nel dettaglio dei singoli punti di un regolamento.

Mai si era vista un'Autorità nazionale come Agcom trattata come uno scolaretto dalla Commissione Europea.

Quasi ogni articolo del regolamento viene posto sotto la lente d'ingrandimento europea con sei pagine ricche di critiche, commenti e richieste di approfondimento. Tra le altre cose la Kroes contesta un regolamento che vuole imporre incondizionatamente a tutti i siti internet sistemi diffusi di censura. Rileva i tempi assurdamente brevi (ad es. "addirittura solo due giorni lavoritivi") per difendersi da ingiuste accuse di violazione, l'ambiguità di molti passaggi che potrebbero prefigurare l'uso di (illeciti) blocchi di contenuti, lo spingersi dell'Autorità ben oltre i paletti delle direttive europee. La lettera si conclude con un invito perentorio: l'Autorità tenga conto delle osservazioni e risponda a tutte le richieste di approfondimento.

Insomma dalla Commissione Europea una bocciatura di fatto del regolamento, evidentemente ritenuto mal scritto, confuso e inutile per l'obiettivo di tutelare il diritto d'autore.

Qual'e' stata la reazione dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni? Ovviamente nessuna. La lettera non sarebbe stata neppure pubblica se non fosse stato per i soliti "leaks".

Quello che è più grave, nessuno all'interno dell'Autorità, in Parlamento o nel nuovo governo ha avuto la volontà di chiedere all'Autorità di trarre le necessarie conseguenze politiche, rispondendo pubblicamente alla lettera della Commissaria.

E noi? Il mondo delle associazioni, dei blogger e piu' in generale della società civile può fare qualcosa?

È abbastanza chiaro che abbiamo due possibilità.

La prima è quella di attendere due/tre settimane, ovviamente ricche di eventi che ci racconteranno tutte le possibilità aperte da Internet. Salvo poi risvegliarci da questo sogno con un Italia più vecchia, chiusa, e meno libera. Senza neppure la scusa del conflitto di interessi del Presidente del Consiglio.

Oppure accorgerci che il discorso e la lettera della commissaria Kroes ci danno la forza di avanzare da subito una richiesta netta: il regolamento Agcom deve essere semplicemente stracciato. L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni deve raccogliere le indicazioni europee e ragionare su un nuovo testo che parta da presupposti completamente nuovi. Dell'apertura del mercato e della remunerazione degli artisti ad esempio.

Dobbiamo scegliere se attendere di poter commentare, magari stracciandoci le vesti, che la Rete italiana diventi l'esperimento più avanzato di censura. O prendere spunto dalla storica mobilitazione americana di questi giorni contro una legge fondata sugli stessi principi censorei e di chiusura del regolamento Agcom sul diritto d'autore. L'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni deve ascoltare l'Europa. Il regolamento-censura si deve fermare. Li abbiamo già costretti una volta ad ascoltarci con "La notte della rete". Su www.agoradigitale.org stiamo raccogliendo la disponibilità di chi vuole collaborare per riprovarci.



Chiusura di Wikipedia è già nella Storia del Web. Migliaia di blogger, associaizoni, comuni, cittadini a sostegno degli emendamenti per salvarla

Mer, 05/10/2011 - 12:21 — luca

Meraviglia. Questa mobilitazione contro il comma ammazza Web/Blog/Wikipedia sta facendo la storia. Quantomeno la storia del web (e infatti subito appare sulla comunità "nerd" Slashdot). La decisione di Wikipedia di sospendere l'accesso alle sue pagine rappresenta una pietra miliare nella difesa del diritto all'informazione in rete. Improvvisamente centinaia di migliaia di cittadini fruitori della più grande opera collettiva che l'umanità abbia conosciuto, sono stati messi di fronte agli effetti delle norme censorie che stanno per essere approvate dal parlamento. Tanto da far cambiare idea anche agli addetti ai lavori fin'ora piu' scettici

Ma dobbiamo riuscire ad ottenere dei risultati concreti al piu' presto. Mancano poche ore dall'inizio della discussione degli emendamenti della norma che causerebbe la chiusura di Wikipedia, e sono già migliaia i blogger, le associazioni, i comuni e i cittadini che hanno messo la loro firma alla richiesta (una prima lista la trovate a questa pagina) ai parlamentari di sostenere i numerosi emendamenti presentati da maggioranza ed opposizione per dissinnescare gli effetti del comma che estende il dovere di rettifica a tutti i siti web, compreso quello della celebre enciclopedia online.

Ancora una volta sarà importante far arrivare ai nostri rappresentanti in parlamento non solo tutte le firme raccolte in queste ore su www.agoradigitale.org ma anche il complesso resoconto di tutta la mobilitazione su blog (tra i primi ad intervenire De Biase, Masera Gilioli, Pierani, Scialdone) e social network di queste ore da "Rivogliamo Wikipedia - No alla legge bavaglio" con gli attuali 170.000 iscritti a "Salviamo Wikipedia" con 22.000.
Per i centinaia di migliaia di cittadini che si stanno mobilitando in queste ore c'è un obiettivo concreto da perseguire:  sono ben 7 gli emendamenti di quasi tutti i gruppi parlamentari che potrebbero disinnescare la censura del comma ammazza wikipedia limitando alle testate registrate l'obbligo di rettifica. Altri 3, tra cui quello presentato dalla maggioranza con sostegno del governo, pur cercando di limitare gli effetti del comma incriminato, ma sono comunque insoddisfacenti perche' non escludono completamente i siti web tra cui Wikipedia dalla previsione.

Facciamo arrivare la nostra voce anche dentro il palazzo. Su www.agoradigitale.org si può aggiungere la propria firma a questa importante mobilitazione e trovare tutte le informazioni sul comma ammazza blog/wikipedia e i relativi emendamenti. Forza!



Saremo l'esperimento più avanzato di censura del nuovo millennio. È questo il baratro in cui stanno lanciando il sistema dell'informazione italiana.

Sab, 25/06/2011 - 12:11 — luca

 

Ho pensato inizialmente di scrivere questo messaggio solo alla cerchia di alcuni conoscenti da mobilitare. Mandare una mail collettiva per raccontar loro questa storia incredibile di potere a cui ho assistito incontrando il Presidente dell'Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, Corrado Calabrò. Ho avuto un intero viaggio in treno Roma-Pisa per pensarci. Alla fine mi sono deciso leggendo i post degli amici avvocati Fulvio Sarzana e Marco Scialdone, che impressionati come e piu' di me dall'incontro, chiamano alla mobilitazione, e lo fanno pero' raccontando un bollettino di una sconfitta.
Non è così. Dobbiamo dirlo altrimenti non si capisce perche' stiamo urlando ai bari. Non c'era nessuna partita. L'intera Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è un enorme imbroglio, un gioco di prestigio del potere. E non credo di fare l'eroe nel raccontarvelo. Sono un semplice cittadino che decide che è arrivato il giorno di rischiare seriamente di prendersi una querela per raccontare davvero cio' che ha visto.

Ho visto (ed è diverso da sentirselo dire) che chi dovrebbe vigilare sull'informazione, il cibo che ci e vi permette di pensare o di non pensare, è un ologramma proiettato da qualcun'altro. E c'entrano poco, Enzo Mazza e l'Industria dell'Intrattenimento (i colossi del cinema e della musica) con cui ce la siamo presa fino ad ora. Poveri noi e scusa Enzo, non avevamo capito niente, non avevamo capito che la partita era ben più grande, di un livello che tocca invece quell'enorme conflitto di interesse del nostro Presidente del Consiglio e proprietario di Mediaset e tutti i suoi (ex?)dipendenti all'interno del Ministero dello Sviluppo Economico e nell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. O cominciamo a dire che è questa la partita o non ci capirete, non capirete perchè ci agitiamo e sbraitiamo.

E non capendo non ci telefonerete e scriverete per darci una mano. Chi è di voi giornalista non ne parlerà infuriato, e anzi vi chiederete se è giusto dare cosi' tanto spazio ad un gruppo di mitomani. Non verranno decine di attivisti o di esperti nella sede di Agorà Digitale ad aiutarci. Mentre abbiamo dannatamente bisogno di voi, e del vostro sostegno. Abbiamo bisogno che ci andiate alla pagina www.agoradigitale.org/nocensura e lasciate i due euro che date ogni giorno a quel passante bisognoso ma non ad una battaglia cruciale per la democrazia come questa.

 

Nei giorni precedenti all'incontro di Calabrò con gli altri amici dell'iniziativa www.sitononraggiungibile.it avevamo molti dubbi sull'atteggiamento da tenere con il Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che finalmente si era deciso a riceverci. Marco Pierani di Altroconsumo suggeriva di provare a stimolare il giurista che era in lui, facendogli capire che sarebbe stato ricordato nella storia come l'autore di un mostro "giuridico" e "civile" nell'occidente. Fulvio Sarzana ragionava sul fatto che sarebbe comunque stato possibile ottenere qualche concessione, e quindi di insistere sulle nostre argomentazioni. Solo Marco Scialdone, mi dava corda, cominciava a capire che c'era qualcosa di diverso da tentare, che forse era ora di iniziare una mobilitazione, che forse ci stavano prendendo in giro.
Il fatto è che nessuno di noi era pronto a cio' che ci si è presentato di fronte.

Calabrò non si era preparato un discorso o una parte da recitare. Non ha provato a contrapporre argomentazioni alle nostre, che ignari, siamo subito partiti, ordinati come scolaretti, a spiegare pacatamente le nostre posizioni e le nostre critiche.

Calabrò ha deciso di mettere in scena il potere che non deve giustificarsi, che può dire beffardamente, quasi ingenuamente "Speriamo di no" mentre gli spieghiamo l'inferno di decine di migliaia di richieste di rimozione di contenuti da cui saranno sommersi. Sarà il far west, con un approssimazione totale nella decisione di rimuovere o chiudere siti web, e decine, centinaia forse migliaia di contentuti innocenti e abusi del sistema. È questa l'ovvio risultato della censura. È questo il motivo per cui non è MAI accettabile in democrazia.

"Speriamo di no" non è dialogo. È la frase che può dire un pezzo di potere perchè sa che non c'e' scelta, non c'e' dibattito, la decisione di far passare il regolamento è già avvenuta altrove e il massimo che può fare è sperare di non essere travolto.

Chissà com'eravamo buffi agli occhi di Calabrò quando gli abbiamo chiesto conto del fatto che senza preavviso aveva rimosso Nicola D'Angelo, l'unico commissario che aveva promesso una lotta fino all'ultimo per evitare un sistema di censura cosi' pervasivo. Eravamo buffi e gli abbiamo ispirato una sorta di barzelletta: "Mi avevano informato " - ci ha detto sorridendo - "che D'Angelo voleva dimettersi. E allora l'ho dimesso io, il giorno prima". Cosa potevamo rispondere noi di fronte a questo?

Quando ci ha detto che le nostre preoccupazioni erano infondate, che l'Autorità vuole solo rimuovere singoli contenuti anche all'estero e non oscurare interi siti web, abbiamo provato a dirgli che non è possibile, se non con un controllo totale del contenuto del traffico in rete, e quindi dell'attività di ogni cittadino. Gli abbiamo anche detto dei costi ingenti, che porteranno alla chiusura di molte imprese e lui ha risposto, mentendo: "Strano, nessuno ci aveva parlato di costi fino ad ora. Ci avevano detto che prima non era possibile e che ora è possibile.". "Strano", ci ha detto. "Strano". Il Presidente dell'Autorità ci ha detto "strano" di fronte a quello che a noi invece pare un folle incubo.

È stato inutile ovviamente provare a parlare di dati di studi indipendenti. Non sa nemmeno cosa voglia dire il concetto di indipendenza, l'Autorità Dipedente che ci ha risposto "a noi invece l'industria ha detto che ad essere penalizzati sono i giovani".

Ovviamente non ha risposto a nessuna delle preoccupazioni giuridiche esposte dai bravi avvocati presenti. Come se non gli interessasse che l'Autorità di cui è Presidente sta per violare le leggi con il suo regolamento. Non gli interessa probabilmente perchè il potere ha mille risorse e se il TAR a cui ricorreremo boccerà il regolameno, probabilmente interverrà il Governo a riproporre lo stesso regolamento in forma di decreto legge, mettendoci una pezza.

"L'Italia sarà un esperimento, noi saremo un esperimento. Possiamo fermarci?" ha chiuso Calabrò, e senza motivazione, e anzi contraddicendo quanto aveva appena detto circa la complessità della materia si è risposto "No, dobbiamo chiudere subito, dobbiamo chiudere entro l'estate".

È sceso il silenzio mentre poi tutti abbiamo cominciato a lasciare la sala riunioni. Impietriti ci guardavamo e allo stesso tempo ragionavamo sul baratro potenzialmente senza fondo, in cui sta per buttarci l'Autorità.

E ci chiedevamo perche'?

Chi è che cosa può portare un'Autorità a rischiare a mettere in gioco se stessa e quindi anche le poltrone di tutti quelli che ci stanno all'interno? Perchè rischiano cosi' tanto, perche' stanno accellerando, in una corsa folle e senza freni? Perchè qualcosa che era previsto per l'autunno verrà approvato tra pochi giorni, il 6 luglio? Perche'?

E la risposta è semplice, e la sanno tutti dentro l'autorità. Si teme che presto l'aria politica fuori e dentro Agcom non sarà cosi' favorevole. Forse non ci sarà la stessa protezione dei grandi soggetti dominanti il mercato dei media e non sarà cosi' facile spianare la strada ai progetti di conquista che il sistema mainstream ha sull'informazione online. E allora bisogna fare in fretta, raccogliere tutto il possibile in tempi brevi.

E allora che importa se ci avevano assicurato che ci sarebbe stato un nuovo incontro con tutti i soggetti interessati per discutere i risultati della consultazione pubblica? Che importa se ci avevano rassicurato  che il regolamento, nella sua forma definitiva sarebbe anch'esso entrato nuovamente in consultazione permettendo un ampio dibattito? Che importa mentire e mentire pubblicamente? Che importa? Hanno tagliato tutto perche' hanno una fretta terribile. Se mamma televisione impone che il Web italiano debba essere forgiato in questo modo, Agcom e Calabrò obbediscono.

Ci ha detto un funzionario: "Ma è possibile che qui sotto vengano a protestare per ogni stronzata e ora, che stanno per portare una censura infernale in Italia non c'e' un cane che venga a dire qualcosa?".

Mentre il Web si sta mostrando in tutta la sua magnficenza, in tutta la sua capacità di mobilitazione, in tutto il suo potenziale di sviluppo per la società, dobbiamo tentare di raccontare all'Italia l'incubo in cui stiamo per finire. Dobbiamo riuscire a mettervi un tarlo nella testa. A voi che avete usato la rete per far passare contro ogni probabilità i referendum, voi che leggete questo post.

Continuo a postare questo dannato indirizzo www.agoradigitale.org/nocensura con la speranza che vi venga questo dubbio, continuo ad invitarvi a scrivermi (nicotra (at) agoradigitale.org), a venire a darci una mano, a scriverne sui giornali online e offline, a darci la forza economica di giocare una partita in cui per ora non ci hanno neppure permesso di scendere in campo.

Che dite, ci aiutate a fare qualcosa di buono?



Insultati e derisi dall'Autorità a cui abbiamo chiesto un dibattito aperto. È il momento di reagire alle ombre di censura in Italia.

Sab, 18/06/2011 - 16:41 — luca

È accettabile che l'autorità a cui, senza che vi fosse chiesto niente, è stato delegato il futuro della libertà di informazione in Italia (perchè Internet è soprattutto questo), prima ignori per mesi le istanze di cittadini, imprenditori, esperti di legge e politici, poi si neghi ad un dialogo con noi, ed infine, dopo la precisa, dettagliata, argomentata, civile presentazione delle nostre argomentazioni alla Camera dei Deputati ci ricopra di insulti ed improperi?

C'e' un incredibile e profondo fastidio, che sfocia in una rancorosa aggressività nelle parole che ci rovesciano addosso

"sbornia di demagogia e di pressapochismo"

"arruffapopolo che indulgono in tirate di propaganda e disinformazione"

"degrado"

Nel definire i cittadini mobilitati

"un numero che ancora mancava nel repertorio mediatico"

c'e' soprattutto il tentativo di far degenerare un confronto tra idee e diritti fondamentali in una zuffa di potere, in cui noi avremmo chiaramente la peggio, non avendone (e non volendone) alcuno, di potere.

Sono di una violenza inaspettata le parole dei massimi rappresentanti dell'Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, Stefano Mannoni e Antonio Martuscello, i due commissari (ritratti nella foto qui sopra) che hanno pubblicato nei giorni scorsi un articolo volto a deriderci su un noto quotidiano finanziario.

Non ci hanno convocati per risponderci.

Non ci hanno scritto una lettera.

Non hanno nemmeno letto le argomentazioni che abbiamo presentato.

Hanno pubblicato un articolo di insulti su un quotidiano, in particolare uno di quei giornali che leggono solo le persone di un certo livello. Per non rischiare di aprire un dibattito nell'opinione pubblica, no. Non è un caso. Cosi' funziona il potere. Leggetelo e leggetelo a fondo questo articolo.

Ci disprezzano. Vi disprezzano. E sentono di poterlo fare pubblicamente forti della vostra non mobilitazione. Rendetevene conto, voi che con il vostro attivismo in rete avete consentito la vittoria referendaria, voi che ormai sapete usare Internet per organizzarvi. Ogni secondo in cui non vi interessate a quest'ombra di censura che si sta per abbattere sull'Italia, loro si sentono piu' forti.

Rendetevi conto che il loro modo di trattarci è inaccettabile. Che tutto questo non è democrazia.

Abbiamo ormai capito quanto valore danno ai nostri appelli e alle nostre richieste di dialogo. L'unica strada è organizzarci. Coinvolgere tutti gli attori dell'informazione, parlare con gli autori e gli artisti, gli imprenditori, gli innovatori. Ma soprattutto coinvolgere chi ancora, tra i cittadini, non si è assopito. Radunare decine di volontari e decine di migliaia di euro entro i prossimi mesi. Dobbiamo intraprendere una impresa grande che sarà possibile solo se ci aiuterà chi, avendo compreso il pericolo che tutti corriamo, vorrà coinvolgere chi gli sta accanto. Prepariamoci. Nei prossimi giorni partirà una grande mobilitazione e Agorà Digitale sarà uno strumento aperto per organizzarci attorno a questo obiettivo.

È la mobilitazione la miglior risposta ai loro insulti: http://www.agoradigitale.org/nocensura.



Anche i grandi delle mobilitazioni online contro le nuove censure del regolamento Agcom

Lun, 21/03/2011 - 15:15 — luca

Un altro piccolo successo della mobilitazione contro la censura su Internet che Agorà Digitale ha avviato assieme ad altre associazioni tramite l'iniziativa www.sitononraggiungibile.it. Infatti, ha aderito oggi alla campagna la multinazionale della mobilitazione online Avaaz.org, che in pochissime ore ha già raccolto oltre 15.000 firme di cittadini che chiedono all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni di non introdurre in Italia filtraggi modello cinese di contenuti digitali e siti internet. Questo il testo della lettera inviata all'indirizzario degli attivisti di Avaaz (che conta oltre 7 milioni di membri in tutto il mondo, circa 300.000 in Italia).

Cari amici,

Il nostro governo ha lanciato un nuovo attacco alla libertà di accesso all'informazione, e già questa settimana un organo amministrativo sconosciuto ai più potrebbe ricevere poteri enormi per censurare internet.

L’Autorità per le comunicazioni, un organo di nomina politica, sta per votare un meccanismo che potrebbe perfino portare alla chiusura di qualunque sito internet straniero - da Wikileaks a Youtube ad Avaaz! - in modo arbitrario e senza alcun controllo giudiziario. Gli esperti hanno già denunciato l’incostituzionalità della regolamentazione, ma soltanto una valanga di proteste dell’opinione pubblica può fermare questo nuovo assalto alle nostre libertà democratiche.

Non c'è tempo da perdere, il voto potrebbe essere già questa settimana. Sappiamo che nell’Autorità ci sono membri contrari, e se ci uniremo con forza a loro nell'opporci a questo provvedimento potremmo fare la differenza. Inondiamo i membri dell'Autorità di messaggi per chiedere di respingere la regolamentazione e preservare così il nostro diritto ad accedere all’informazione su internet. Agisci ora e inoltra l'appello a tutti!

http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio/?vl

Negli anni Berlusconi ha cercato più volte di controllare l’informazione su internet, ma finora i suoi tentativi sono sempre falliti. Ora, lontano dai riflettori, il governo ha la possibilità concreta di espandere i suoi tentacoli sulla rete, a meno che i cittadini non alzeranno la voce per fermarlo.

La nuova regolamentazione permetterebbe all'Autorità per le Comunicazioni di rimuovere contenuti sospetti di violazione del copyright da siti internet italiani senza alcun controllo giudiziario. Ancora peggio, la pubblicazione di una canzone o di un testo sospetto potrebbero perfino portare alla chiusura di interi siti internet stranieri, inclusi siti d’informazione, portali di software libero, piattaforme video come YouTube o d’interesse pubblico come WikiLeaks.

Se approvata, la nuova regolamentazione garantirebbe di fatto poteri legislativi e giudiziari a un organo amministrativo le cui funzioni dovrebbero essere esclusivamente consultive e di controllo, aprendo così la strada a un processo decisionale arbitrario e incontrollato.

Ma insieme possiamo costruire un enorme grido pubblico e convincere i membri chiave dell'Autorità che sono ancora indecisi a opporsi alla regolamentazione e rimandare così la questione all'unico organo che ha i poteri costituzionali per legiferare sulla materia: il Parlamento. Manda un messaggio ora e inoltra l'appello il più possibile:

http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio/?vl

I governi sono sempre più impauriti da internet, che è diventato uno strumento per aprire il dibattito pubblico e per la mobilitazione dei cittadini, e stanno cercando così di imporre regole più strette di censura. Ma i cittadini stanno rispondendo, come in Gran Bretagna, dove l'opposizione dell'opinione pubblica ha costretto il governo a ritirare la legislazione sul copyright che voleva mettere un bavaglio alla rete. In Italia lo scorso anno siamo riusciti a fermare la "legge bavaglio" liberticida. Vinciamo di nuovo!

Con determinazione,

Giulia, Luis, Ben, Ricken, Pascal, Benjamin e tutto il resto del team di Avaaz

FONTI

Campagna di Agorà Digitale, Altroconsumo e altre associazioni contro la delibera AGCOM sulla rimozione automatica dei contenuti su internet:
http://sitononraggiungibile.e-policy.it/

Dal copyright alla censura web. Tutti contro la delibera Agcom:
http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/01/30/news/sequestro_siti_esteri_italia-11841940/

Interpellanza bipartisan: sia il parlamento e non l'Agcom a rinnovare la normativa sul copyright:
http://www.agcom.it/Default.aspx?DocID=5415

D’Angelo (Agcom): “La libertà non è un procedimento amministrativo”:
http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2010/12/15/dangelo-agcom-il-decreto-romani-un-errore-aver-paura-della-liberta/

Delibera n. 668/10/CONS dell'Agcom, Lineamenti di provvedimento concernente l'esercizio delle competenze dell'Autorità nell'attività di tutela del diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica:
http://www.agcom.it/Default.aspx?DocID=5415

Il governo britannico pronto a rivedere i suoi piani per bloccare i siti che violano il copyright (in inglese):
http://www.computerweekly.com/Articles/2011/02/02/245187/Government-to-review-plans-to-block-copyright-infringing.htm

 



Nelle mani degli estremisti: le major schierano i loro pezzi da 90 nella loro personale guerra al terrorismo.

Mer, 16/03/2011 - 19:10 — luca

Nientemeno che Bob Pisano, presidente della Motion Picture Association of America, l’organizzazione che rappresenta le sette majors del cinema Usa, ha incontrato ieri (grazie a Fulvio Sarzana per la segnalazione) il presidente di Agcom. Secondo fonti di agenzia i sistemi di censura proposti da Agcom sarebbero "ritenuti particolarmente equilibrati e ben calibrati"

Per ricordare l'equilibrio e la capacità di calibrazione con cui la MPAA affronta il tema del diritto d'autore, si tratta di quella organizzazione che ha definito il contrasto alla pirateria come la sua personale lotta al terrorismo.

Putroppo siamo nelle mani di estremisti senza alcuna umiltà regolatoria. Persone che credono  che governi e autorità possano controllare e ricostruire le società invece di governarne i fenomeni.

[Chi volesse approfondire l'argomento lo può fare su www.sitononraggiungibile.it]



Niente censure, sia questo l'articolo uno non scritto della costituzione di Internet.

Gio, 03/02/2011 - 12:40 — luca

Lo stato dell'iniziativa. Questi primissimi giorni della nostra campagna per fermare il nuovo regolamento dell'Autorità Garante delle Comunicazioni, volto ad introdurre nuovi sistemi di censura di contenuti e siti sospettati di violare il diritto d'autore stanno andando piuttosto bene: ormai si naviga verso i 3000 aderenti tramite il sito web (firmate e fate firmare!), e la lettera aperta è stata ripresa da Repubblica, La Stampa, Il Fatto QuotidianoSky TG 24, Europa Quotidiano, Punto Informatico, Webnews, Wired, Liberazione e tanti altri.

Il rumore dei media. Il tema non è semplice e sicuramente è a rischio banalizzazioni anche per i meccanismi mediatici che tendono a forzare posizioni contrapposte. I molti articoli che contengono più o meno grandi imprecisioni certo non aiutano la serenità del dibattito, e non tutti i commentatori dell'iniziativa sembrano aver davvero letto il testo della lettera aperta. Vi invito a farlo su sitononraggiungibile.it. Avendola redatta io stesso, posso assicurare che ho in tutti i modi lavorato per fare critiche e avanzare proposte ragionevoli. Poi è fisiologico che l'inesattezza scappi. In una intervista che ho rilasciato a Liberazione la giornalista si confonde e mette assieme il mio avvertimento su possibli  estensioni del sistema di censura anche per ulteriori reati, con il fatto che già ora è possibile utilizzare il copyright impropriamente, magari per oscurare qualche figuraccia fatta in una trasmissione televisiva che circola su Youtube. In quest'altro articolo su Sky TG 24 si sostiene che noi paventeremmo l'oscuramento di intere piattaforme come Youtube o altro. Ovviamente non è cosi'. E farsi un'idea chiara della nostra iniziativa non è semplice, ne sono consapevole.

Rispondere alle critiche. A parte tale confusione credo sia molto utile dare seguito ad alcune più puntuali critiche e perplessità sulla nostra iniziativa che cominciano a circolare sul web, con motivazioni che meritano risposte non affrettate.

Critica uno - La censura viene già utilizzata per altri nobili scopi. Estendiamola! Iniziamo da Enzo Mazza, presidente della Federazione Italiana della Musica Italiana, con il quale, proprio qualche mese fa, ho avuto la possibilità di parlare di sistemi alternativi alla censura per difendere il diritto d'autore. A quanto pare con scarsi risultati (sic.). Mazza, sul blog di Vittorio Zambardino, autorevole voce del web, attacca noi promotori della campagna sitononraggiungibile.it:

"caro Vittorio,
nel 2007, con un provvedimento dei Monopoli di Stato, atto a difendere le bische nazionali, è stato deciso di inbire i siti all’estero.

[...]

A questi signori dunque va bene bloccare i siti di scommesse all’estero, vista l’assenza di qualsiasi reazione in materia, mentre sul dirutto d’autore guai…censura di Stato !"

e ancora

"nessuna voce ha chiesto di “non saltare a piè pari il Parlamento e la Magistratura per proteggere interessi che saranno meritevoli di tutela ma che non possono “travolgere” il nostro Stato di diritto” in occasione dell’approvazione del regolamento sul blocco dei siti delle scommesse, ma invece a gran voce lo si invoca sul diritto d’autore"

Sapete che vi dico? Stampiamoci in mente questa argomentazione. Recitiamola come un sutra. Prepariamoci. Perchè, approvato questo regolamento sul diritto d'autore, verrà utilizzata pari pari per estendere di volta in volta la censura ad altre sempre piu' urgenti "emergenze" e fenomeni sociali che richiedono "leggi speciali".

Quanto ci metterà un politico a dire

"Ma scusate, si tratta già di un sistema utilizzato per il diritto d'autore, mi sembra che l'istigazione alla violenza/diffamazione/altrorealtoascelta, sia ben piu' grave". 

Quanto ci metterà? La risposta è semplice. L'hanno già fatto l'anno scorso come riferivo all'intervistatrice di Liberazione. Fortunatamente hanno fallito. Ma una volta messo in piedi un sistema come quello ipotizzato da Agcom, sarà molto piu' facile estenderlo.

È proprio l'argomentazione di Mazza a rendere evidente che il problema della soluzione "censura" è quella di essere un virus per la democrazia difficile da fermare. Lo stesso virus rappresentato dalle leggi speciali ed emergenziali. Che scientificamente sono armi in mano ai potenti contro gli ignari cittadini. E non servono certo a rafforzare il diritto, che non puo' prescindere da un sistema di giustizia giusto. Niente scorciatoie in democrazia.

Questa campagna deve quindi essere l'occasione per accogliere al contrario l'invito di Mazza e dire che il "no alla censura" deve essere l'articolo uno non scritto della costituzione di Internet.

Critica due - Coinvolgere l'opinione pubblica nei processi decisionale? Anche no. Credo sia poi importante raccogliere i commenti a caldo di Stefano Quintarelli che rimanda ad un'analisi piu' approfondita dell'Avv. Eugenio Prosperetti.

Entrambi in qualche modo sembrano dire, dal mio punto di vista davvero incredibilmente, che l'iniziativa contro la proposta di regolamento Agcom è sbagliata perchè in fondo il testo è ancora in consultazione, e nessun regolamento definitivo è stato approvato.

Dice Quintarelli

il momento di attenzone dovrà essere a consultazione chiusa, quando il provvedimento deve essere varato.

Mentre Prosperetti

Non le condivido e spiego perche' sulla delibera di AGCOM ha avviato una consultazione pubblica per una ipotesi di provvedimento. Nulla è ancora deliberato, deciso o esecutivo;

Personalmente mi sembra una critica paradossale. Quando se non durante una consultazione pubblica dovremmo tentare di far pervenire all'Autorità Garante non solo dei pareri tecnici (che ovviamente Agorà Digitale, come tutte le altre organizzazioni promotrici invierà ad Agcom), ma anche esigenze e interessi diffusi di cittadini, consumatori ed imprenditori?

Come, se non con una campagna che coinvolga anche i media e sia quandi accompagnata da raccolte firme, video virali, appelli, etc, potremmo rappresentare questa esigenza all'Autorità? O dovremmo forse mandare il nostro pdf di 15 pagine all'Autorità, confidando che dei consiglieri illuminati ci possano ascoltare? O magari telefonare (per chi ha i numeri giusti) all'Autorità dopo la scadenza della consultazione per sapere come sta andando e commentare indiscrezioni? Davvero, ma quale affinato stratega politico aspetterebbe il testo definitivo per far partire una campagna? Agcom ha fatto una proposta e noi per rispondere a quella stiamo facendo questa campagna.

Quintarelli, dice, ci devo ancora pensare, e in questo confido un ripensamento. Prosperetti sembra piu' determinato, ma forse per una deformazione professionale, che lo porta a pensare certe questioni piu' adatte a tavoli tecnici che a confronti con l'opionione pubblica.

Ma la loro critica è smentita anche da questi primi giorni di campagna, in cui il dibattito, su blog e social media, si sta finalmente riaccendendo su questa cruciale questione. A carte scoperte, cercando di spiazzare i classici giochi lobbistici che proprio nel silenzio fanno meglio il loro lavoro.

Critica tre - In fondo la delibera è equilibrata e non prevede solo la censura. Di che vi lamentate?

Sempre Prosperetti nel suo post argomenta che in fondo si tratta di un testo equilibrato, che non prevede solo la censura, ma anche una parte "buona" e propositiva. Ebbene, a leggere il testo purtroppo si comprende come mentre la parte repressiva è molto dettagliata, quella volta a rilanciare il mercato del diritto d'autore contiene molte dichiarazioni di principio ma non ha, almeno nel dettaglio del testo, delle implementazioni concrete e prevedibili in tempi brevi.

Ci si dice anche: ma come, se è la stessa Autorità Garante a chiedere che il Parlamento intervenga con una nuova regolamentazione piu' equilibrata, facendo espressamente riferimento alla necessità di legalizzare lo scambio di materiale comperto da diritto d'autore non a fine di lucro tramite un sistema di licenze collettive estese, perchè la vostra iniziativa?

Il motivo è semplice: sappiamo quanto sia grande il rischio che l'appello che Agcom fa al parlamento possa rimanere lettera morta per anni e anni. O forse per sempre. È dal 2006 che Agorà Digitale cerca di mandare avanti l'unica proposta di legge depositata in parlamento che va in questa direzione, per iniziativa dei deputati del gruppo radicale. Purtroppo con scarsi risultati.

Critica quattro - La censura insomma, non drammatizziamo, è solo una specie di multa. O no?

Sia Mazza nella risposta a Zambardino che Prosperetti nel suo post, invitano poi a non drammatizzare rispetto ai nuovi sistemi di censura. Il ricorso alla giustizia è pur sempre possibile, dicono, e la compresenza di procedimenti amministrativi e penali è la regola anche per altri illeciti ad esempio relativi al codice della strada.

È un punto per me più delicato da affrontare, non essendo io un giurista. Perciò mi limito ad alcune considerazioni. Innanzitutto invito a leggere il post dell'avvocato Fulvio Sarzana, tra i promotori dell'iniziativa, che sottolinea come nel testo, di ricorso al giudice, non si parli proprio.

Ma in ogni caso non si tratta solo di analizzare la lettera del regolamento proposto. Da liberale so bene che cio' che maggiormente conta è l'influenza che le norme avranno sulla società e non gli astratti intendimenti che mai si verificheranno.

Quali saranno quindi le conseguenze di tali norme? Nella lettera invitiamo esplicitamente l'Autorità a riconsiderare la sua posizione anche per la difficoltà che avrà a gestire un carico enorme di procedimenti che non potrà non affrontare con superficialità e approssimazione. A questo proprio Sarzana cita l'esempio della Gran Bretagna, dove l'analoga iniziativa del Governo viene ora frenata per le stesse argomentazioni.

il Governo Britannico  nella figura del segretario alla cultura   e del Vicepremier Nick Clegg, si comincia a preoccupare dell’inibizione dei siti web in territorio britannico   imponendo di fatto  uno Stop all’inibizione dei siti web  in via di attribuzione all’OFCOM ( l’omologo italiano dell’AGCOM). 

  La vicenda viene riportata il 1 febbraio  dalla BBC online  che titola “Government to rethink Digital Economy Act’s web blocks”. http://www.bbc.co.uk/news/technology-12334075

 Quali sono i motivi per i quali il governo inglese richiede espressamente alla “sua” Autorità indipendente di ripensare  il meccanismo di blocco dei siti web?

 Il motivo è che il governo avendo messo a disposizione dei navigatori telematici britannici un sito dove esprimere le proprie preferenze  sulla legislazione in corso, ha ricevuto  precise contestazioni da parte dei navigatori telematici sul blocco dei siti web sospettati di violare il diritto d’autore.

 Il motivo di fondo della richiesta di moratoria da parte dei cittadini britannici invece risiede nel fatto  che  si corre  il rischio di bloccare integralmente siti che non c’entrano niente con la pirateria e che sono semplicemente sospettati di avere un file protetto dal diritto d’autore.

E poi in secondo luogo bisogna valutare le modalità effettive con cui i provider affronteranno il regolamento.

Ad esempio. Mettiamo che in effetti ci sia la possibilità di ricorso ad un giudice. Ma chi vi puo' ricorrere? L'utente? No di certo, dice Marco Pierani, responsabile dei rapporti istituzionali di Altroconsumo, e anch'egli co-promotore della campagna.

il procedimento sommario ipotizzato dall’Autorità, molto ben dettagliato nel testo della consultazione, pretermette completamente il consumatore sebbene questo sia necessariamente parte in causa soprattutto per quanto concerne le iptesi di lesione nelle piattaforme ugc.

Insomma il produttore del contenuto non viene neppure interpellato, a maggior ragione nei tempi strettissimi dei 5 giorni di contraddittorio.

Pero' non potranno i cittadini a questo punto contestare ai provier la rimozione dei contenuti? No, ci dicono gli amici provider (e non è un caso che una delle associazioni di categoria, Assoprovider, sia tra i promotori della campagna), perchè questi si tuteleranno con delle condizioni di utilizzo che li metteranno al riparo da ricorsi. E poi provate a mettervi contro ad un colosso. Nessun amico a cui hanno cancellato senza alcun motivo o spiegazione un profilo su facebook o un contenuto su Youtube? Ve ne presento io moltissimi se avete tempo.

Critica cinque - A voi non interessa tutelare il diritto d'autore (quanto a noi). Questa viene direttamente da FAPAV (qui ripresa da Webnews) ed è un cavallo di battaglia che ci ripetono da anni.

Rimando all'equilibrata indagine conoscitiva che proprio Agcom ha pubblicato l'anno scorso che si fonda fonti ben piu' affidabili di quelli della ormai nota  società di lobbying che produce i dati citati da FAPAV (su cui ironizza facilmente lo stesso Quintarelli, che vi invito a leggere). Un'analisi che dice, come sottolinea Pierani nel suo post, che i cosiddetti pirati sono tra i migliori compratori. Ma questa è una lunga storia che un tizio abbastanza famoso (Lawrence qualcosa) qualche mese fa ha già raccontato proprio al nostro caro Parlamento. Coincidenza, lo stesso Parlamento a cui ci rivolgiamo anche noi con la lettera aperta.

E se ripartissimo da li'? Il titolo del suo intervento era: "Internet is freedom". Bella li' Lawrence :-)




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Lun, 31/01/2011 - 14:08 — luca

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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

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