corrado calabrò


No all'emergenzialismo digitale di Corrado Calabrò. Agcom fa antipolitica.

Gio, 21/07/2011 - 15:39 — luca

Corrado Calabrò nell'intervento di oggi al Senato si è spinto fino a sostenere che è inutile che il Parlamento intervenga con una riforma del diritto d'autore, che rischia di arrivare, ha sostenuto ironicamente il presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, in un'era "post-digitale". Cio' a cui si dovrebbe dedicare il legislatore sarebbe invece "un intervento di razionalizzazione che chiarisca senza incertezza in che misura l'azione amministrativa possa essere un valido strumento di intervento, corredato dalle necessarie garanzie al fine di realizzare un'azione rapida, incisiva e ben calibrata".

Superpoteri ad Agcom per consentirle "realizzare un'azione rapida ed incisiva". Agcom, come una novella Protezione Civile che intervenga rapidamente ed efficacemente ad eliminare l'immondizia e le macerie che abbondano in Rete. A "civilizzare" il "Far Web" per usare le parole del Presidente dell'Autorità.

È un moderno emergenzialismo digitale quello che teorizza da mesi Calabrò, sostenuto dall'industria dell'intrattenimento che gli fornisce il "casus belli". Ci sarebbe da chiedere, a cosa serve tutta questa competenza, tutta questa "expertise", se l'Autorità si è ridotta a citare, nella relazione presentata oggi al Senato, i dati prodotti dai lobbisti delle multinazionali delle musica, con l'aggravante di definirli "un fatto, non un'opinione".

Ma più ascolto e leggo queste parole, più mi convinco che la dura e rigorosa risposta che dobbiamo riuscire a dare al nuovo regolamento sul diritto d'autore non si possa limitare a questioni tecniche o giuste analisi giuridiche, che pur continuano impietose ad evidenziare le gravi incompetenze di Agcom e del suo Presidente. Non possiamo nè dobbiamo limitarci a questo perchè è sempre più chiaro che l'Autorità è percorsa da una crisi politica ed istituzionale che se non verrà arginata avrà pesanti conseguenze sulla democrazia, man mano che Internet e le tecnologie digitali diverranno infrastruttura sempre più fondamentale nella nostra società.

Oggetto sconosciuto



Saremo l'esperimento più avanzato di censura del nuovo millennio. È questo il baratro in cui stanno lanciando il sistema dell'informazione italiana.

Sab, 25/06/2011 - 12:11 — luca

 

Ho pensato inizialmente di scrivere questo messaggio solo alla cerchia di alcuni conoscenti da mobilitare. Mandare una mail collettiva per raccontar loro questa storia incredibile di potere a cui ho assistito incontrando il Presidente dell'Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, Corrado Calabrò. Ho avuto un intero viaggio in treno Roma-Pisa per pensarci. Alla fine mi sono deciso leggendo i post degli amici avvocati Fulvio Sarzana e Marco Scialdone, che impressionati come e piu' di me dall'incontro, chiamano alla mobilitazione, e lo fanno pero' raccontando un bollettino di una sconfitta.
Non è così. Dobbiamo dirlo altrimenti non si capisce perche' stiamo urlando ai bari. Non c'era nessuna partita. L'intera Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è un enorme imbroglio, un gioco di prestigio del potere. E non credo di fare l'eroe nel raccontarvelo. Sono un semplice cittadino che decide che è arrivato il giorno di rischiare seriamente di prendersi una querela per raccontare davvero cio' che ha visto.

Ho visto (ed è diverso da sentirselo dire) che chi dovrebbe vigilare sull'informazione, il cibo che ci e vi permette di pensare o di non pensare, è un ologramma proiettato da qualcun'altro. E c'entrano poco, Enzo Mazza e l'Industria dell'Intrattenimento (i colossi del cinema e della musica) con cui ce la siamo presa fino ad ora. Poveri noi e scusa Enzo, non avevamo capito niente, non avevamo capito che la partita era ben più grande, di un livello che tocca invece quell'enorme conflitto di interesse del nostro Presidente del Consiglio e proprietario di Mediaset e tutti i suoi (ex?)dipendenti all'interno del Ministero dello Sviluppo Economico e nell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. O cominciamo a dire che è questa la partita o non ci capirete, non capirete perchè ci agitiamo e sbraitiamo.

E non capendo non ci telefonerete e scriverete per darci una mano. Chi è di voi giornalista non ne parlerà infuriato, e anzi vi chiederete se è giusto dare cosi' tanto spazio ad un gruppo di mitomani. Non verranno decine di attivisti o di esperti nella sede di Agorà Digitale ad aiutarci. Mentre abbiamo dannatamente bisogno di voi, e del vostro sostegno. Abbiamo bisogno che ci andiate alla pagina www.agoradigitale.org/nocensura e lasciate i due euro che date ogni giorno a quel passante bisognoso ma non ad una battaglia cruciale per la democrazia come questa.

 

Nei giorni precedenti all'incontro di Calabrò con gli altri amici dell'iniziativa www.sitononraggiungibile.it avevamo molti dubbi sull'atteggiamento da tenere con il Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che finalmente si era deciso a riceverci. Marco Pierani di Altroconsumo suggeriva di provare a stimolare il giurista che era in lui, facendogli capire che sarebbe stato ricordato nella storia come l'autore di un mostro "giuridico" e "civile" nell'occidente. Fulvio Sarzana ragionava sul fatto che sarebbe comunque stato possibile ottenere qualche concessione, e quindi di insistere sulle nostre argomentazioni. Solo Marco Scialdone, mi dava corda, cominciava a capire che c'era qualcosa di diverso da tentare, che forse era ora di iniziare una mobilitazione, che forse ci stavano prendendo in giro.
Il fatto è che nessuno di noi era pronto a cio' che ci si è presentato di fronte.

Calabrò non si era preparato un discorso o una parte da recitare. Non ha provato a contrapporre argomentazioni alle nostre, che ignari, siamo subito partiti, ordinati come scolaretti, a spiegare pacatamente le nostre posizioni e le nostre critiche.

Calabrò ha deciso di mettere in scena il potere che non deve giustificarsi, che può dire beffardamente, quasi ingenuamente "Speriamo di no" mentre gli spieghiamo l'inferno di decine di migliaia di richieste di rimozione di contenuti da cui saranno sommersi. Sarà il far west, con un approssimazione totale nella decisione di rimuovere o chiudere siti web, e decine, centinaia forse migliaia di contentuti innocenti e abusi del sistema. È questa l'ovvio risultato della censura. È questo il motivo per cui non è MAI accettabile in democrazia.

"Speriamo di no" non è dialogo. È la frase che può dire un pezzo di potere perchè sa che non c'e' scelta, non c'e' dibattito, la decisione di far passare il regolamento è già avvenuta altrove e il massimo che può fare è sperare di non essere travolto.

Chissà com'eravamo buffi agli occhi di Calabrò quando gli abbiamo chiesto conto del fatto che senza preavviso aveva rimosso Nicola D'Angelo, l'unico commissario che aveva promesso una lotta fino all'ultimo per evitare un sistema di censura cosi' pervasivo. Eravamo buffi e gli abbiamo ispirato una sorta di barzelletta: "Mi avevano informato " - ci ha detto sorridendo - "che D'Angelo voleva dimettersi. E allora l'ho dimesso io, il giorno prima". Cosa potevamo rispondere noi di fronte a questo?

Quando ci ha detto che le nostre preoccupazioni erano infondate, che l'Autorità vuole solo rimuovere singoli contenuti anche all'estero e non oscurare interi siti web, abbiamo provato a dirgli che non è possibile, se non con un controllo totale del contenuto del traffico in rete, e quindi dell'attività di ogni cittadino. Gli abbiamo anche detto dei costi ingenti, che porteranno alla chiusura di molte imprese e lui ha risposto, mentendo: "Strano, nessuno ci aveva parlato di costi fino ad ora. Ci avevano detto che prima non era possibile e che ora è possibile.". "Strano", ci ha detto. "Strano". Il Presidente dell'Autorità ci ha detto "strano" di fronte a quello che a noi invece pare un folle incubo.

È stato inutile ovviamente provare a parlare di dati di studi indipendenti. Non sa nemmeno cosa voglia dire il concetto di indipendenza, l'Autorità Dipedente che ci ha risposto "a noi invece l'industria ha detto che ad essere penalizzati sono i giovani".

Ovviamente non ha risposto a nessuna delle preoccupazioni giuridiche esposte dai bravi avvocati presenti. Come se non gli interessasse che l'Autorità di cui è Presidente sta per violare le leggi con il suo regolamento. Non gli interessa probabilmente perchè il potere ha mille risorse e se il TAR a cui ricorreremo boccerà il regolameno, probabilmente interverrà il Governo a riproporre lo stesso regolamento in forma di decreto legge, mettendoci una pezza.

"L'Italia sarà un esperimento, noi saremo un esperimento. Possiamo fermarci?" ha chiuso Calabrò, e senza motivazione, e anzi contraddicendo quanto aveva appena detto circa la complessità della materia si è risposto "No, dobbiamo chiudere subito, dobbiamo chiudere entro l'estate".

È sceso il silenzio mentre poi tutti abbiamo cominciato a lasciare la sala riunioni. Impietriti ci guardavamo e allo stesso tempo ragionavamo sul baratro potenzialmente senza fondo, in cui sta per buttarci l'Autorità.

E ci chiedevamo perche'?

Chi è che cosa può portare un'Autorità a rischiare a mettere in gioco se stessa e quindi anche le poltrone di tutti quelli che ci stanno all'interno? Perchè rischiano cosi' tanto, perche' stanno accellerando, in una corsa folle e senza freni? Perchè qualcosa che era previsto per l'autunno verrà approvato tra pochi giorni, il 6 luglio? Perche'?

E la risposta è semplice, e la sanno tutti dentro l'autorità. Si teme che presto l'aria politica fuori e dentro Agcom non sarà cosi' favorevole. Forse non ci sarà la stessa protezione dei grandi soggetti dominanti il mercato dei media e non sarà cosi' facile spianare la strada ai progetti di conquista che il sistema mainstream ha sull'informazione online. E allora bisogna fare in fretta, raccogliere tutto il possibile in tempi brevi.

E allora che importa se ci avevano assicurato che ci sarebbe stato un nuovo incontro con tutti i soggetti interessati per discutere i risultati della consultazione pubblica? Che importa se ci avevano rassicurato  che il regolamento, nella sua forma definitiva sarebbe anch'esso entrato nuovamente in consultazione permettendo un ampio dibattito? Che importa mentire e mentire pubblicamente? Che importa? Hanno tagliato tutto perche' hanno una fretta terribile. Se mamma televisione impone che il Web italiano debba essere forgiato in questo modo, Agcom e Calabrò obbediscono.

Ci ha detto un funzionario: "Ma è possibile che qui sotto vengano a protestare per ogni stronzata e ora, che stanno per portare una censura infernale in Italia non c'e' un cane che venga a dire qualcosa?".

Mentre il Web si sta mostrando in tutta la sua magnficenza, in tutta la sua capacità di mobilitazione, in tutto il suo potenziale di sviluppo per la società, dobbiamo tentare di raccontare all'Italia l'incubo in cui stiamo per finire. Dobbiamo riuscire a mettervi un tarlo nella testa. A voi che avete usato la rete per far passare contro ogni probabilità i referendum, voi che leggete questo post.

Continuo a postare questo dannato indirizzo www.agoradigitale.org/nocensura con la speranza che vi venga questo dubbio, continuo ad invitarvi a scrivermi (nicotra (at) agoradigitale.org), a venire a darci una mano, a scriverne sui giornali online e offline, a darci la forza economica di giocare una partita in cui per ora non ci hanno neppure permesso di scendere in campo.

Che dite, ci aiutate a fare qualcosa di buono?



Operazione Trasparenza Totale sul Progetto di Censura dell'Agcom: l'incontro di oggi con il Presidente Calabrò e altri Rumors. E tu cosa gli diresti?

Ven, 24/06/2011 - 14:30 — luca

L'Operazione Trasparenza Totale sulla delibera Agcom che introduce nuovi e pervasivi sistemi di censura in Italia, deve continuare. Per questo ci tengo a farvi sapere che tra poche ore incontreremo Corrado Calabrò, Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, in un incontro congiunto delle associazioni promotrici dell'iniziativa sitononraggiungibile.it.
Per chi non avesse seguito gli ultimi sviluppi, ricordo che Agorà Digitale assieme alle maggiori associazioni dei consumatori (Altroconsumo e Adiconsum) e di categoria (Assoprovider) supportati dallo Studio Legale Sarzana, oltre un mese fa chiese un incontro al Presidente di Agcom con una lettera aperta, in seguito alla rimozione da relatore del provvedimento Nicola D'Angelo, l'unico commissario ad aver espresso una posizione critica verso i nuovi sistemi di censura e dichiaratamente intenzionato a tutelare le libertà di informazione e di accesso alla conoscenza.

In quella lettera, un grido della società civile, esprimemmo tutte le nostra gravi preoccupazioni, per l'improvvisa rimozione di D'Angelo, che in qualche modo era garante delle nostre richieste, chiedendo allo stesso tempo all'Autorità maggiore trasparenza sull'iter seguito della delibera sul diritto d'autore.

Ovviamente non ricevemmo alcuna risposta. Io stesso continuai per settimane a sollecitare telefonicamente Agcom senza mai riuscire ad ottenere un incontro. Non solo. Anche solo capire chi fossero i nuovi responsabili del regolamento sul diritto d'autore diventò un compito difficile, che richiedeva il contatto diretto di fonti interne all'Autorità. Qualcosa di incredibile ed inaccettabile.

Questo fino all'annuncio della nostra Contro-relazione che vedeva la partecipazione dei massimi esperti del settore delle telecomunicazioni in Italia, di parlamentari e di un gran numero di giornalisti. Evidentemente si spaventarono, e ci chiesero un incontro subito. Così funziona il potere, che ci volete fare. Noi però chiedemmo di rinviare a dopo la conferenza, perchè era ovvia la strumentalità della loro offerta. Rimandammo fino ad oggi appunto.

Con quale prospettive andiamo a questo incontro con Calabrò?
È bene essere chiari. Abbiamo ormai la certezza che c'è la ferma volontà del consiglio dell'Autorità di portare fino in fondo il procedimento e che addirittura esiste il concreto rischio che il testo definitivo veda inasprirsi il meccanismo di censura previsto. Un incubo insomma.
Ma questa non è neppure la parte peggiore. Il rischio (che ormai è quasi una certezza) è che l'approvazione definitiva avvenga in piena estate, con le istituzioni e i giornali in "versione vacanziera", rendendo praticamente impossibile una mobilitazione.

Insomma, non c'e' tempo da perdere, ed è per questo che andiamo da Calabrò. Ovviamente negherà di voler trasformare l'Italia in una piccola Cina, magari ci farà delle piccole (che sono di solito ipotetiche ed indefinite) concessioni e potrà dire dopo l'incontro "pero', avete visto, la società civile in fondo l'abbiamo ascoltata".

Abbiamo sbagliato quindi ad accettare?

Non credo. Perchè, nonostante questo rischio concreto, è sempre più chiaro che vinceranno se riusciranno a far passare il provvedimento sotto silenzio. Tranne l'incidente dell'articolo dei due commissari a cui evidentemente sono saltati i nervi la settimana scorsa, l'Autorità è stata ben attenta a non alimetare in alcun modo il dibattito pubblico. Niente dichiarazioni. Nessuna notizia sul provvedimento, trattata con superficialità anche nella relazione annuale. Ovviamente durante la consultazione pubblica fummo rassicurati che si sarebbero stati ulteriori momenti pubblici (ci dissero addirittura con precisione che sarebbero stati a maggio) di discussione e di aggiornamento sull'iter. Mentivano.

La loro è la stessa identica strategia di chi vuole far saltare i referendum facendo fallire i quorum: spostare le decisioni nel periodo estivo, e poi non parlarne, per impedire che diventi un tema dell'agenda dei media.

È questo l'unico modo che hanno per non essere etichettati per sempre come "quelli della Censura in Rete".

A tutto questo ci dobbiamo ribellare. A questo processo decisionale assolutamente opaco, e che nelle sue rarissime incursioni pubbliche è stato volgare e violento (vedi l'articolo dei due commissari). Al fatto che dei nostri diritti fondamentali si discuta nelle stanze chiuse di un'autorità amministrativa.

Cercheremo di mettere Calabrò di fronte alle sue responsabilità e, se volete aiutarci in questa operazione, avete qualche ora per suggerirci come incalzarlo. Ma poi, con in mano le sue risposte, dobbiamo fare qualcosa. Subito.

A partire da qui: www.agoradigitale.org/nocensura


PS: nel frattempo timidi segnali di resistenza del tema sui media. Tra i (pochi) articoli usciti sulla vicenda in questi giorni un pezzo di ieri di Eleonora Bianchini che trovate nell'immagine qui sotto sull'edizione cartacea de "Il Fatto Quotidiano" (ma vi consiglio di abbonarvi a "Il Fatto Quotidiano" e di leggere l'originale online sul sito de "Il Fatto" ), un altro di Federico Formica su Linkiesta intitolato "Presto l'Agcom cancellerà i vostri file senza chiedere permesso", ed uno sul sito del giornalista Rai Pino Bruno, che ha rilanciato l'appello alla mobilitazione dei giorni scrosi per per "sottolineare la piena adesione all’iniziativa e ribadire la pericolosità del nuovo regolamento Agcom". Grazie Pino.

 



Decreto Romani "perfettibile in astratto"? No, ci si faccia trovare pronti per la conversione in legge

Mer, 03/03/2010 - 16:47 — luca

Credo che, considerando la poca trasparenza del processo di revisione del decreto Romani, dalla cui rielaborazione sono stati esclusi molti tra gli esperti che il governo consulta sui temi legati alla rete, il testo finale sia da ritenersi un buon risultato. Anche Calabrò, presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, che sulla prima bozza si era dimostrato critico, ha parlato di  "grande passo in avanti" anche se  si tratta di un testo "perfettibile in astratto"

Perfettibile in astratto? Io non mi faccio illusioni, perchè questa legislatura ha chiaramente una impostazione che lascia poco spazio alle iniziative parlamentari e ciò che in uno stato di diritto dovrebbe ritenersi normale ( una discussione aperta durante la conversione in legge del Decreto ), in Italia appare quasi utopico.

Ma proprio perchè difficile, se vogliamo che quella parlamentare diventi una reale prospettiva di intervento, è necessario partire per tempo.

In particolare ci sono due punti che Guido Scorza nel suo blog ha messo in evidenza in modo chiarissimo:

"Il primo attiene alla inadeguatezza della tecnica normativa cui ha fatto ricorso il legislatore dettando una definizione per esclusione esplicita" di alcuni servizi che non debbano intendersi come "servizio media audiovisivo": "la tecnologia va più in fretta del legislatore e, quindi, già domani mattina, dinanzi ad una nuova piattaforma di condivisione di contenuti audiovisivi - ipotizziamo un "video-twitter" - occorrerà provare a collocarla in una delle categorie escluse e, qualora - come appare probabile - ciò non risulti possibile, qualificarla come "servizio media audiovisivo" con ogni conseguenza per il suo gestore."

Il secondo punto critico, sempre citando Scorza è che un, "videoblog di modesto successo che raccolga, comunque, pubblicità e/o che possa considerarsi - per quantità e qualità dei contenuti - in "concorrenza" con la radiodiffusione televisiva, dunque, sembra dover essere definito un "servizio media audiovisivo" e rientrare dunque nell'ambito di applicabilità della nuova disciplina."

Infine, un terzo punto giustamente sottolinato da Vittorio Zambardino, è che si continua a prefigurare per AGCOM il ruolo di sceriffo della Rete tanto in relazione ai diritti d'autore che con riferimento alla tutela dei minori. Riproporre l'utente web come figura inconsapevole da salvaguardare porta a maggiori filtri e censure.

A questo scopo ci stiamo mobilitando in queste ore con Agorà Digitale. Stay tuned.


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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

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