
Titolare "Siae, apertura verso i creative commons" un articolo in cui di fatto si racconta il nulla di fatto del gruppo di lavoro misto SIAE e Creative Commons, mi pare davvero troppo.
Andiamo con ordine. SIAE, come sapete, è l'ente che gestisce in regime di monopolio la riscossione dei compensi per il diritto d'autore in Italia (per poi distribuirli a musicisti etc.), mentre Creative Commons è l'organizzazione che ha concepito un insieme di licenze che rendono le opere condivisibili e fruibili senza il problema di violare il diritto d'autore.
Due anni fa SIAE e Creative Commons Italia si incontrano e formano un gruppo di lavoro che presentano con questo comunicato:
Il 23 dicembre 2008 a Roma si è formalizzata la costituzione del Gruppo di Lavoro Giuridico misto, composto da rappresentanti della SIAE e da esponenti del gruppo di lavoro Creative Commons Italia, tra i quali l’Avv. Deborah De Angelis in qualità di referente principale basato a Roma.
Il Gruppo di Lavoro Giuridico misto, che si incontrerà a Roma, presso la sede della Direzione Generale della SIAE, indicativamente ogni 15 giorni, svolgerà uno studio approfondito per dare la possibilità agli autori che hanno optato per il rilascio delle proprie opere con licenze libere, riservandosi gli usi commerciali, di affidare alla SIAE la raccolta e distribuzione dei relativi proventi.
Insomma due anni fa si tenta anche anche in Italia un esperimento simile a quello olandese, che aveva visto l'anno prima Creative Commons e Buma/Stemra, il corrispettivo locale della SIAE, trovare un accordo sulla possibilità per gli artisti di distribuire liberamente le proprie opere per usi non commerciali affidandosi per quelli commerciali alla società di gestione dei diritti. Cosa che SIAE ad oggi non permette.
Per i successivi 22 mesi pochissime le dichiarazioni pubbliche. Quasi nulla. Provate voi stessi a cercare sul web Siae, Creative Commons, "Gruppo di Lavoro Giuridico misto", o altre parole chiave legate a questa iniziativa. Io ci ho provato, e non mi è andata bene. Insomma di quello che si son detti nelle riunioni fatte ogni 15 giorni non è semplice trovare una dichiarazione pubblica.
Ecco quindi che arriva Wired che finalmente dopo 22 mesi, ottiene dall'avvocato De Angelis un intervista e, dopo aver inquadrato la questione, alla fine del pezzo "affonda" (si fa per dire):
Veniamo all'incontro tra voi avvocati di Creative Commons e la Siae, com'è andata?
"Già il fatto che sia avvenuto, è positivo. Noi di Creative Commons avevamo chiesto alla Siae un'apertura alla nostra licenza simile a quella operata in Danimarca e Olanda dalle società che tutelano il copywright. Non si è arrivati a tanto. Le cose potrebbero cambiare per gli artisti emergenti. Forse loro potranno far convivere le due licenze in una stessa opera. Staremo a vedere".
Quindi non solo di apertura come in Danimarca e Olanda nemmeno l'ombra. Ma anche per gli artisti emergenti (insomma quelli che ancora faticano a guadagnare) l'avvocato De Angelis è costretta ad usare una forma condizionale "potrebbe cambiare", riassumendo i due anni di lavoro in un "Staremo a vedere". Incredibile.
L'intervista si conclude qui, senza ulteriori domande sulle cause delle difficoltà dell'iniziativa. Banale constatare che dell'"apertura" citata del titolo nell'articolo non c'e' nemmeno l'ombra. E da un giornale che come Wired vuole parlare di innovazione, questo faccio fatica ad accettarlo.






