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Priorità alla tutela dei lavoratori o a quella dei potenti? Cercando di dribblare le strumentalizzazioni sulla privacy

Mar, 24/08/2010 - 19:08 — luca

Purtroppo sarà ancora più difficile discutere laicamente di privacy e trattamento dei dati personali online e offline in Italia, dopo che con il decreto intercettazioni la percezione di gran parte del paese è che si tratti di qualcosa che serve solo a nascondere le malefatte dei potenti. Ancora rimbombano quell'"intercettateci tutti" che altro non è che l'estremizzazione dell'"io non ho niente da nascondere" con cui per anni, da sinistra a destra, si è liquidato il tema, senza riuscire a comprendere l'incubo per le libertà personali costituito da una società controllata e "profilata".

Potrebbe essere la tutela dei lavoratori, il contesto in cui ripartire alla carica, per scavalcare il muro di diffidenza verso il tema della privacy. Perchè è proprio sul luogo di lavoro, o nella sala dei colloqui che ogni cittadino percepisce di essere in una posizione critica, di "dipendenza", in cui la possibilità di gestire quali informazioni rendere pubbliche diventa fondamentale per non essere vittima di pregiudizi o discriminazioni.

C'è da dire che il Garante della privacy italiano già più volte si è espresso contro la profilazione e la sorveglianza non necessaria dei dipendenti, ma dobbiamo tentare di andre oltre. In Germania ci stanno provando, con un disegno di legge che, tra le varie cose, proibisce l'uso di Facebook o altre reti sociali per il controllo dei dipendenti e limita ulteriormente la videosorveglianza.

Che dire, non sarebbe una cattiva idea procurarsi al piu' presto il testo, e se c'e' qualcuno che conosce il tedesco (il mio è alquanto arrugginito), tentare una sua traduzione, da riproporre con le necessarie modifiche anche in Italia.



Presto anche in Italia. Facebook e Youtube bloccati per vignette blasfeme

Gio, 20/05/2010 - 11:08 — luca

Non ci vuole molta fantasia ad immaginarsi che presto anche in Italia potrebbe venire in mente qualcosa del genere

 PAKISTAN: FACEBOOK E YOUTUBE BLOCCATI PER VIGNETTE BLASFEME

(ANSA) - ISLAMABAD, 20 MAG - I popolari siti di Facebook e di YouTube sono stati ''oscurati'' in Pakistan per aver pubblicato
alcune vignette di Maometto considerate blasfeme da un tribunale di Lahore. Lo riferiscono i media pachistani.
   Il blocco e' stato imposto dall'Authority delle telecomunicazioni pachistana (Pta) su ordine di un tribunale di Lahore, che ieri aveva dichiarato ''blasfemo'' un concorso lanciato su Facebook in cui si invitavano gli internauti a pubblicare online caricature su Maometto. Il ''link'' considerato sacrilego era gia' stato bloccato in precedenza dai fornitori di servizi internet, ma alcune delle
illustrazioni satiriche erano state caricate su YouTube. (ANSA).

 



La caduta di facebook, l'11 settembre dell'invasione della privacy

Ven, 14/05/2010 - 11:32 — luca

 

 

Immaginate quale pietra miliare per il futuro della rete sarebbe la fine di Facebook, e il suo essere rimpiazzato da un social network aperto, basato su software libero, distribuito, rispettoso della privacy, mantenuto da una comunità di sviluppatori. Senza applicazioni inutili, senza la possibilità di sfruttamento di tutte le tue informazioni personali da parte di aziende, senza continue variazioni delle policy sulla privacy, senza censura, e con la possibilità di decidere in modo definitivo di uscirne. Perchè, viene da chiedersi sempre più spesso, come ha fatto Paolo Attivissimo nel suo post di qualche giorno fa: "qual è il beneficio per gli utenti in tutto questo?"

Dopo la nascita di Internet, del Web, del software libero e di Linux, di Wikipedia, forse una rivoluzione ancora più profonda, perchè, appunto, sociale? Un nuovo commons per la rete?

Gli attacchi alla piattaforma di Zuckerberg sono moltissimi, dagli utenti insoddisfatti, ai responsabili internazionali della privacy. Matt McKeon, segnalato sul blog di Paolo Attivissimo, ha pubblicato un'animazione (da cui sono tratte le foto qui sopra) che mostra l'evoluzione della privacy dal 2005 ad oggi della nota piattaforma di social networking, ed è davvero impressionante.

Ma il segnale ancora più forte è il proliferare di alternative. In questi giorni non si fa che parlare di Diaspora. Non è detto che il futuro della socialità in rete passi dai quattro ragazzi che cercano di creare l'anti-facebook, ma certo i 120 mila dollari raccolti in pochi giorni sono un segnale. E non sono i soli a tentare questa strada: da OneSocialWeb a FooCorp le iniziative in questa direzione non mancano.

Non ci rimane quindi che aspettare, pronti a scendere nella piazza virtuale per questo nuovo commons, appena ce ne sarà l'occasione.



E se le scuse non bastassero? Ce la farà il mercato a proteggere la libera rete?

Lun, 19/04/2010 - 12:34 — luca

 

Se ce la fa a reggerne il peso, che sia il mercato a determinare lo sviluppo della rete libera. Questo è il mio più grande augurio. Ma se non ce la facesse?

Sono giorni in cui tutti i big della rete si scusano. Apple, ad esempio, lo fa per l'episodio della della censura del vignettista americano vincitore del Premio Pulizer ( rilanciata in Italia dai blog di Massimo Russo e Vittorio Zambardino ), che purtroppo sappiamo è solo la punta di un Iceberg di censure molto più diffuse, pervasive e nascoste.

E se la censura è nascosata, non può diventare un elemento di decisione degli utenti della rete.

Inoltre, viene da chiedersi, quanto inciderà l'incidente sulle vendite dell'Iphone? Sicuramente qualcuno si sarà indignato e non acquisterà più l'apparecchio, ma quanti sono? Abbastanza da far cambiare approccio a Steve, che già nei giorni scorsi ha rassicurato genitori e coniugi, escludendo la possibilità che i suoi apparecchi siano  invasi dal porno? Niente pornografia, niente satira graffiante, niente parole che potrebbero inquitetare i giovani pargoli. La lista si sta allungando. Ma quanto contano queste notizie se confrontate all'incessante susseguirsi di feedback positivi, recensioni e, certo non lo trascuro, alla qualità intrinseca della tecnologia che propone?

Non c'è solo la censura tra i problemi che i mercati sembrano riuscire ad elaborare con difficoltà. C'è il problema della privacy e del trattamento dei dati personali. Qui a scusarsi è stata in questi giorni Google. Per una politica aggressiva sul suo nuovo strumento social, Buzz, che esponeva ai contatti informazioni sulle abitudini degli utenti, che si sono prontamente lamentati. Anche in questo caso, l'approccio di Google ha determinato l'allontanamento di alcuni, ma quanti? Davvero è necessario che i giganti dell'informazione si possano muovere con questa agilità senza subire alcuna conseguenza?

Figuriamoci, sono l'ultimo che si batterebbe per introdurre scriteriatamente nuove norme che limitino, censurino, impongano alle aziende del settore del web alcunchè. Però forse non sarebbe sbagliato cominciare a discuterne. Capire quanto queste limiterebbero l'innovazione di aziende come Google o Facebook che sperimentano modelli di business innovativi e si fanno carico di rischi e di enormi spese: solo visualizzare il numero di server posseduto da Google è impressionante e fa capire che ci dobbiamo muovere con i piedi di piombo.

Stiamo attenti quindi. E prepariamoci a delle strane alleanze. Perchè se immagino chi potrebbero essere i compagni di strada di questa riflessione, mi vengono in mente proprio i grandi produttori di contenuti (editori, case discografiche, produttori cinematografici, etc.) che fino ad ora, da pirati, ci siamo per lo piu' impegnati a prendere a cannonate digitali.

Perchè se li convincessimo ad abbandonare la via della restaurazione per tutelare la loro fetta di mercato (e qui la legalizzazione del file sharing non commerciale potrebbe aiutare, vero Maroni?) magari si potrebbero accorgere che proprio un mercato e una società libera e democratica sarebbe l'assicurazione migliore per ottenere i giusti compensi per i loro contenuti. Il caso di Amazon, costretta a rinegoziare al rialzo i compensi per gli editori dopo l'entrata di nuovi player del mercato è lì a dimostrarlo.



Yes we can ... risk to be old style PD. Domande sparse per giovani, obamiani, direttisti, mariniani.

Lun, 11/01/2010 - 17:05 — luca

È chiaro che bisogna avere il pieno rispetto per il dibattito interno ai partiti. A maggior ragione per chi, come il PD, si candida a rappresentare molte anime del centro sinistra. Certamente bisogna anche comprendere che la posta in gioco non è solo l'appoggio o meno alla candidatura di Emma Bonino nel Lazio, ma riguarda equilibri interni, tutt'altro che chiari a trasparenti e che è difficile cambiare questa situazione in pochi giorni.
Ma se, per una volta, con certezza, mi viene da dire quasi matematica, è possibile prefigurare una competizione elettorale che possa essere davvero politica, sui temi, fuori da personalismi e da ogni ideologismo, mi sento di porre queste domande ai lettori, ai politici, ai blogger, agli amici

  1. perchè i mariniani, i giovani, gli obamiani, i direttisti, quelli che dicono di mirare ad politica nuova non appoggiano con decisione la Bonino, invece di incartarsi in distinguo che fanno, talvolta in buona fede, solo da sponda alla vecchia partitocrazia?
  2. perchè si invoca un'astratta volontà di non allontanare un non meglio identificato voto cattolico (il "divertente" - come lo ha definito oggi Massimo Bordin - Lusetti ha detto "Vorrei ricordare che in Lazio c'è il Papa") quando da una parte è innegabile che Emma ha sempre avuto un rapporto franco e cordiale con i cattolici non clericali e allo stesso tempo i radicali sono gli unici tra i partiti di centro sinistra che, secondo uno studio dell'istituto Catteneo, alle ultime europee hanno signicativamente attirato il voto dell'elettorato di centrodestra?
  3. perchè non si dice che il nodo delle primarie è un loro problema di legalità? di uno statuto mai attuato anche in altre parti? e che dovrebbero invece attaccare, anche pubblicamente, i loro dirigenti che le primarie non le hanno convocate in tempo?
  4. perchè una volta tanto che il suo segretario si è espresso con chiarezza "la Bonino è una fuoriclasse", e certo con ragionevolezza, non si cerca di rafforzare la sua leadership?
  5. perchè da ultimo, ma questa è quasi da ridere, qualcuno può temere così tanto la figura di Marco Pannella, e quindi del mondo radicale nella sua interezza, da averlo, pur legittimamente, il gruppo è loro, eliminato dagli amministratori facebook di un gruppo aperto da attivisti PD a sostegno della candidatura di Emma Bonino alla regione Lazio?


Il governo riferisca su Apologia di Reato su Internet. Il Parlamento si è già espresso, no allo stato di polizia in rete

Mar, 15/12/2009 - 12:21 — luca
Grazie a Marco Beltrandi, deputato radicale eletto nelle liste del PD, e Alessandro Massari, della direzione di Radicali Italiani, abbiamo depositato oggi una interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri Alfano e Maroni per fare chiarezza sulla possibile introduzione mediante decreto legge della norma di apologia di reato su Internet, già con il prossimo Consiglio dei Ministri.

Nell'interrogazione ribadiamo che ci sfugge il merito e l'urgenza del provvedimento. Ricordiamo che Internet non è un far west e le leggi di apologia di reato valgono già sulla rete, tanto che la Procura di Roma ha annunciato di aver aperto un fascicolo relativo ai gruppi apparsi ieri sul social network Facebook dopo l'aggressione nei confronti del premier Silvio Berlusconi. Auspichiamo inoltre che il governo non ceda a tentazioni da stato di polizia, introducendo norme che in qualche modo equiparino Internet all'editoria, con conseguenze disastrose sullo sviluppo della rete in Italia, come denunciato da numerosi operatori del settore. Il Parlamento ha già deliberato pochi mesi fa su una proposte simile, contenuta in un emendamento del senatore D'Alia, esprimendosi in modo nettamente contrario, con un voto condiviso da gran parte della maggioranza. Non crediamo che da allora le condizioni siano cambiate, e una riproposizione di norme simili mediante decretazione d'urgenza sarebbe un atto grave nei confronti dei diritti dei cittadini e delle prerogative delle Assemblee legislative.


Facebook come Radio Parolaccia mostra la faccia oscura del paese

Lun, 14/12/2009 - 17:39 — luca
Internet non è il far west. Anche sul web esistono delle leggi, e se verrà accertato che qualcuno ha commesso un reato, inneggiando contro Berlusconi o in qualsiasi altro modo, è giusto che sia perseguito. Dai tribunali.
La censura di Stato evocata da molti esponenti di governo e maggioranza è un'altra cosa. È la volontà chiudere gli spazi di libertà che Internet ha messo a disposizione di ogni cittadino, dipingendo la rete come un luogo frequentato da criminali e squilibrati, un luogo oscuro da cui proteggersi. Questa può essere un'immagine tranquillizzante per spiegare la violenza di certe esternazioni, ma è terribilmente falsa. Perchè noi radicali i messaggi che oggi si leggono sulle bacheche di Facebook e del web li conosciamo bene. Sono gli stessi che si ascoltavano negli anni '80 o '90 a Radio Parolaccia, quando aprimmo i microfoni di Radio Radicale senza filtro 24 ore su 24. Un esperimento che consentì di ascoltare la voce di un'Italia che strepita, urla, minaccia, impreca e bestemmia e che oggi Internet permette di replicare su base permanente e per un numero di cittadini sempre maggiore. Un paese orrendo, ma che esiste e non si può cancellare, e di cui invece sarebbe utile cercare di comprendere le cause.
Nel frattempo agli onororevoli D'Alia, Carlucci, Maroni, Ronchi e quanti altri in queste ore stanno inneggiando alla censura in rete è bene ribadire che la libertà si esercita nei casi limite. Quelli più sgradevoli o ripugnanti. Non ci sono direttori responsabili sui social network o sulle bacheche e se qualcuno commette dei reati, a maggior ragione lì dove la privacy è praticamente assente, la responsabilita personale resta. Ma per questo c'è la magistratura. Altrimenti chi decide quali frasi sono da considerarsi oltre il limite accettabile. La Carlucci? Maroni?

Update: Ne parlano anche Zambardino, Masera, Alessandro, Granieri, Quintarelli e De Biase .

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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

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