
Voglio raccogliere la disponibilità dichiarata dall'On. Roberto Cassinelli (PDL) alla modifica del ddl intercettazioni soprattutto per un motivo: offre finalmente la possibilità di affrontare il testo nella parte in cui incide sulle libertà in Rete, corsa quasi impossibile nei giorni della discussione finale in Senato. Non che fosse vietato ad alcuno scrivere un post sull'argomento. Ma per i pochi che ci hanno provato era una sorta di parlarsi addosso essendo altrove l'attenzione del dibattito, anche online.
Insuperabile la preponderanza del "bavaglio" offline, per i suoi caratteri di forte incostituzionalità, per gli evidenti effetti a brevissimo termine su giornali, radio e tv e per la guerra di potere scatenata dai media tradizionali che cercano innanzitutto di tutelare se stessi. Un fenomeno evidentissimo su Repubblica, che se inizialmente ha rilanciato un appello sottoscritto da personalità del mondo delle "libertà digitali" con un testo con una impostazione 50-50 tra new media e old media e ma man mano ha fatto scivolare il problema della Rete ad un'appendice: "lo sapevate che pure i blog rischiano ...".
Quindi merito a Roberto Cassinelli e ai blogger Claudio Messora di Byoblu.com e Fabio Chiusi de ilNichilista che ne hanno sollecitato l'intervento. C'è il rischio che qualcuno si accorga del comma incriminato.
Ma per rendere produttivo questo possibile risveglio di interesse è necessario entrare nel merito dell'emendamento Cassinelli che in sostanza propone di allungare il tempo a disposizione di un blogger per pubblicare sul proprio sito la rettifica, per sanare la evidente impossibilità per una pubblicazione non professionale di rispondere in tempi brevissimi.
A questo intervento migliorativo si possono fare subito delle semplici obiezioni: come la necessità di sanare la disparità anche sotto l'aspetto pecuniario. 12500 euro sono niente per Repubblica.it e moltissimo per un blog amatoriale. O il fatto che anche sette giorni possono essere irragionevoli per molte persone che vivono la rete in modo saltuario.
Ma i rilievi più interessanti emergono considerando il quadro generale in cui si inserisce il comma. Se guistamente i detrattori del provvedimento si appellano alla libertà di espressione e se Cassinelli richiama altrettanto giustamente il diritto alla reputazione personale, evidentemente non possiamo ridurci ad uno scontro tra censori e libertari: è chiaro che, prescindendo dalle motivazioni del provvedimento, è necessario cercare un equilibrio tra due libertà, entrambe fondamentali. Cosi' come la libertà di espressione è fondamentale per qualsiasi stato di diritto, cosi' la calunnia e il gossip, possono sicuramente annientarne l'identità degli individui. Ed è altrettanto chiaro che Internet ha delle dinamiche complesse a questo riguardo.
Per una ecologia sana dell'informazione in Rete è necessario mirare ad un modello in cui se sai di avere torto sei spinto a rettificare rapidamente, ma se hai il legittimo dubbio che la richiesta di rettifica ti giunga per tentare di nascondere fatti reali devi essere incentivato a difenderti. E questo può avvenire solamente se non ci sono pene cosi' elevate da spingere verso l'autocensura.
Un ulteriore aspetto da considerare è che per i giornali cartacei la rettifica appare l'unico modo di rimediare al torto di una notizia falsa, con l'aggravante che spesso questa non viene neppure pubblicata e sicuramente non con lo stesso risalto della notizia originale, tanto i gruppi editoriali piu' potenti hanno il modo di difendersi. Per il mondo dei blogger invece gli approcci per rimediare ad un contenuto falso possono essere molto diversi. Innanzitutto potrebbe essere piu' efficacie la semplice rimozione, piuttosto che una rettifica, nel caso la notizia non abbia ancora una grossa diffusione.
Per tutte queste ragioni credo che il dirtto applicato alle "conversazioni" in Rete dovrebbe incentivare al massimo le alternative alle dispute giudiziarie. Innanzitutto spingendo verso una risoluzione informale, e poi verso quelle eventualmente basate su qualche forma di mediazione (non vincolante) o arbitrato (vincolante). Solo nel caso di fallimento di tutti questi percorsi alternativi si potrebbe ricorrere ad un processo ed alla sanzione.
Troppo complesso da discutere in un comma di una legge? Ne sono convinto anch'io. Ed è per questo che credo che questa riflessione abbia bisogno di essere discussa in una misura apposita. Ci sarebbe la strada di articolare maggiormente un provvedimento già nel decreto intercettazioni, ma per la concitazione legata agli agli altri aspetti controversi del ddl, sopprimere completamente il comma e rimandare la discussione ad un nuovo testo sarebbe certamente la decisione più saggia.
Chiedo troppo? Certamente sì, finchè Cassinelli rimarrà l'unico nella maggiornaza a farsi avanti per la difesa del web. A partire da Fare Futuro e Libertiamo mi auguro, come ho già fatto, che cresca anche nella maggioranza lo schieramento per la rete libera a partire da un impegno per la soppressione del comma.
Perchè l'ho già detto più volte: i difensori della rete libera non possono pensare di restare in trincea fino alla fine della legislatura. È una scelta perdente. È chiaro che i danni possibili nei prossimi anni anni sono enormi ed necessario, laicamente, anche nel centro destra intercettare chi è disposto a ribaltare una matrice, che, in tutti i provvedimenti è stata finora miope rispetto all'innovazione e nettamente orientata dall'oscurantismo.








