per quelli che non hanno voglia di andarsi a leggere il regolamento ...
per cercare di ristabilire un po' di verità ...
e se poi vi viene voglia di approfondire andate qui.
per quelli che non hanno voglia di andarsi a leggere il regolamento ...
per cercare di ristabilire un po' di verità ...
e se poi vi viene voglia di approfondire andate qui.
Perchè questa cosa che i radicali avrebbero dato una mano a Berlusconi a far fuori Ballarò, Annozero e Porta a Porta è davvero da ridere.
UPDATE: mi sono fatto un giro sul web questa mattina, a proposito di polemiche un po' sterili Mario Adinolfi, Pippo Civati e Puck su Dazebao
ecco, a parte dare un occhiata al testo qui sotto ... lo sapete, tanto per dire, che il PD invece aveva già in tasca l'accordo per fare un patto per tagliare fuori quelli sotto il 4%?
UPDATE 2: e invece sembra, chissà com'è che i blogger siano un po' più intelligenti dei giornalisti della carta stampata. Leggo Francesco, Luigi, Luca, Federico e un po' mi tranquillizzo.
UPDATE 3: ci sono invece quelli che condividono ma credono in una terza via: Giulia ma non credi che invece le tribune non le guarda nessuno perchè i giornalisti non sanno metterli in difficoltà e farli stare sui fatti? E che se sapessero fare davvero i giornalisti non avrebbero alcun problema a fare delle trasmissioni equilibrate?
Da http://www.boninopannella.it/content/regole-i-talk-show-domande-risposte

Il regolamento approvato dalla Commissione di vigilanza su proposta del parlamentare radicale Marco Beltrandi sopprime i talk show politici?
No, devono solo rispettare le regole che la legge prevede, e cioè dare parità di spazio ai diversi candidati presidente ed ai diversi partiti. Potranno organizzare i faccia a faccia tra i candidati Presidenti di Regione; i confronti tra i partiti; le interviste dei leader. L’unica cosa vietata è favorire un partito (invitandolo più volte di altri) o un candidato (organizzando una puntata solo per lui)
Il regolamento è un ennesimo attacco alla libertà di informazione, a favore di Berlusconi?
Il regolamento stabilisce soltanto che le trasmissioni di maggiore ascolto non potranno invitare solo chi vogliono loro, dando più spazi ad un partito/leader o ad un altro a seconda dell’orientamento di ciascuna, il motivo per cui finora sono state condannate in ogni campagna elettorale, per decine di volte. I dibattiti tv delle presidenziali americane, le trasmissioni politiche più seguite al mondo, sono regolati nei minimi dettagli: dalla posizione che assumono i candidati (sul podio o seduti intorno a un tavolo), al tempo di risposta dopo ogni domanda, alla possibilità o meno di ribattere alle risposte del contendente, agli argomenti dei vari dibattiti. In occasione delle primarie, quando i candidati arrivano ad essere anche più di 6 o 7, sono invitati tutti su un piano di parità.
Le trasmissioni saranno ingestibili, con decine di partiti e partitini?
No, perché sono ammessi a livello nazionale solo i candidati Presidente ed i partiti che saranno presenti in un numero di Regioni che rappresentano almeno ¼ dell’elettorato coinvolto. I partiti non devono essere presenti tutti insieme ma anche distribuiti in più puntate.
Report, Che tempo che fa, Domenica In dovranno chiudere?
No. Come da sempre accade in periodo elettorale, semplicemente non potranno ospitare politici. Se lo fanno, devono dare spazio uguale a tutti
Si vuole cancellare l’audience dei talk show?
Falso. Quando si fecero i faccia a faccia all’americana, ad esempio tra Prodi e Berlusconi, con Mentana e con Minum moderatore, furono seguiti dai più di dieci milioni di persone.
Mediaset e le altre tv private saranno invece libere?
No. La legge prevede che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni faccia un regolamento analogo a quello della Commissione di vigilanza.
Cosa potrebbe accadere
Per approfondire: Cosa dice il regolamento sulla par condicio per le elezioni regionali 2010
L'uno-due dei giorni scorsi di Mario Staderini ( segretario di Radicali Italiani ) e Vittorio Zambardino ( giornalista e blogger di repubblica ) che hanno prefigurato la disobbedienza civile "digitale" come reazione ad una eventuale approvazione del decreto Romani credo non debba cadere nel vuoto, nonostante i timidi segnali di correzione provenienti da governo e maggioranza.
Non so quanti giorni avremo, probabilmente pochi, prima che si presenti la prossima "emergenza web", ma ritengo intollerabile che chi si batte per l'innovazione nel nostro paese sia costretto ad impegnarsi in battaglie di retroguardia, invece di poter promuovere lo sviluppo di Internet e delle tecnologie digitali.
Interi mesi spesi in incontri e trattative per limitare i danni di disegni di legge e decreti che, nella migliore delle ipotesi, costituiscono in buona fede una ipoteca allo sviluppo di Internet e delle libertà digitali, mentre nella peggiore sono fatti con l'intento di soffocare sul nascere mercati emergenti pronti per fare concorrenza alle piattaforme già esistenti e difese da grossi gruppi di potere politico ed economico.
La sequenza, in pochissime settimane, dei decreti legge Maroni, per la censura del web, Bondi per l'aumento di tasse su supporti digitali per finanziare ancora un sistema del copyright iniquo, e infine il famigerato Romani, sulla regolamentazione dei media audiovisivi, sono un chiaro segnale che qualsiasi battaglia combattuta "in trincea" è destinata ad essere persa per l'incessante attività di lobbying dei rappresentanti dello status quo che è divenuta efficientissima nella produrre regolamentazione, spesso direttamente tramite decreti governativi.
Di fronte ad una opposizione impotente e a deputati della attuale maggioranza contrari a molte di queste norme ma impossibilitati ad esprimersi per vincoli di partito, è necessario che le forze civili rendano possibile un cortocircuito di questo sistema. Un cortocircuito che non può che nascere mettendo a contatto i fili conduttori dell'attività legislativa, con quelli di chi ha la capacità di guardare in prospettiva, al futuro e all'innovazione.
Il primo passo che propongo è quello di chiedere a gran voce, con convinzione, una commissione parlamentare speciale sul web, in cui personalità internazionali, parlamentari, esponenti del mondo economico e della società civile possano incontrarsi per fare proposte di governo, di riforma dell'esistente, definendo delle linee guida e mettendo sul piatto in modo trasparente interessi e prospettive contrapposte di fronte all'opinione pubblica.
Con il gruppo parlamentere radicale, ed in particolare grazie all'iniziativa di Marco Beltrandi abbiamo già presentato una proposta di commissione parlamentare con questo spirito. Abbiamo raccolto migliaia di firme a suo sotegno anche grazie all'aiuto di molti di voi. E sapete che vi dico? Siamo disposti a ripartire da zero. Perchè serve una piattaforma ampia, di idee, di persone, di associazioni che si buttino in questa battaglia. Io, come cittadino e l'associazione di cui sono segretario, Agorà Digitale, siamo pronti. È pronto il gruppo parlamentare radicale. Ma si tratta solo un punto di partenza, che si deve allargare e quindi rafforzare senza paura di cappelli o strumentalizzazioni.
Il secondo passo è quello invece quello di rendere possibile che tale commissione diventi una fonte di buona (cioè visionaria ma concreta) politica sul web e ciò, secondo me, sarà possibile solo se in molti, saremo disposti, fin da ora, come suggerito da Staderini e Zambardino, anche a prefigurare le armi della nonviolenza, e in particolare della disobbedienza civile per lottare contro le norme liberticide in materia di web e digitale già vigenti.
Per far capire che la nostra richiesta è civile, ragionevole, nonviolenta, ma che allo stesso tempo la nostra determinazione è forte.
Che tutti gli utenti della rete italiana siano costantemente sorvegliati e monitorati dalle industri dell'audiovisivo (non da magistrati quindi, ma da privati) non è più una novità. Si tratta di un fenomeno intollerabile che le cronache degli ultimi giorni suggeriscono avere una diffusione maggiore di quella che ci si poteva immaginare e su cui è certamente urgente che la magistratura indaghi, avendo già condannato pratiche analoghe in occasione del famoso caso Peppermint. Ma c'è un'altro punto ancora più inquietante che a molti sembra essere sfuggito. La Federazione antipirateria televisiva (Fapav), l'ente che ha effettuato il monitoraggio per conto delle industrie dell'audiovisivo, collabora costantemente con referenti istituzionali e che con le Forze dell'Ordine operative sull'intero territorio, per creare un costante flusso di scambi informativi. Siamo sicuri che proprio da tale collaborazione la Fapav non possa ricavare parte delle sue informazioni sugli utenti e che le forze dell'ordine e le istituzioni siano in qualche modo informate delle attività di monitoraggio illecito compiuto dalla Fapav? Si tratterebbe di un fatto molto grave, relativamente al quale con l’associazione radicale Agorà Digitale e i deputati radicali abbiamo depositato una interrogazione parlamentare, affinchè su questo il Governo faccia chiarezza al più presto.
Grazie a Marco Beltrandi, deputato radicale eletto nelle liste del PD, e Alessandro Massari, della direzione di Radicali Italiani, abbiamo depositato oggi una interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri Alfano e Maroni per fare chiarezza sulla possibile introduzione mediante decreto legge della norma di apologia di reato su Internet, già con il prossimo Consiglio dei Ministri.