open data


Cameraleaks: scarica la prima applicazione iPhone per monitorare gli sprechi della Casta!

Mar, 10/05/2011 - 13:47 — luca

Queste sono soddisfazioni. Ricevere nella posta un messaggio di un ragazzo che scrive:

"Salve, mi chiamo Simone e sono lo sviluppatore di un applicazione per iphone gratuita dal nome cameraleaks (http://itunes.apple.com/it/app/cameraleaks/id435280733?mt=8)

Contiene in dettaglio i dati delle spese di camera e senato aggiornati a fine 2010 ottenuti grazie alla sua battaglia [ndb si riferisce all'iniziativa della deputata Rita Bernardini di Agorà Digitale, Linked Open Data Italia e Radicali Italiani che ha portato a "Parlamento Wikileaks", "Open Camera" e "Open Senato"] e sta riscuotendo un buon successo di download.
Mi farebbe piacere se lei la guardasse e la facesse conoscere ai suoi colleghi."
Mi sono subito precipitato da un possessore di iPhone e l'applicazione è davvero interessante. Vi invito a scaricalra e a provarla
Ma è soprattutto il raggiungimento di un importante obiettivo per tutti coloro che lavorano per la trasparenza e i dati aperti. Per chi crede ambiziosamente che possa nascere un movimento che usi la trasparenza per ridare forza a democrazie in difficoltà.
Un passo importante che mostra che i dati aperti sono contagiosi è che il civil hacking, anche in un paese difficile come l'Italia, è possibile.
 


Cyberattivismo, organizzazione online, e la Politica della Trasparenza e dei Dati Aperti

Gio, 14/04/2011 - 10:36 — luca

Tre eventi tra Perugia e Roma. Fatemi sapere se ci siete :-)

Domani (Venerdì) alle 10, nell'ambito del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia aiuterò gli amici di Radio Radicale nella moderazione del dibattito

Nuovi media e attivismo. Esperienze a confronto

a cui partecipano Ben Brandzel co-fondatore avaaz.org, Roberto Fico organiser Meetup di Napoli, Giulia Innocenzi Annozero Rai2, responsabile avaaz.org Italia,  Giuliano Santoro Carta, Simone Sapienza fainotizia.it e Alessandro Tettamanti comitato 3e32 dell’Aquila.

Lunedì a Roma si svolgerà un incontro con lo stesso Ben Brandzel, che permetterà ad un gruppo selezionato di persone (l'incontro è riservato agli iscritti di Agorà Digitale) di conoscere di persona e parlare faccia a faccia con il già direttore della mobilitazione di Moveon e "Organizing for America" di Barack Obama. A questo link trovate le informazioni sull'evento. A quest'altro quelle per rinnovare l'iscrizione all'associazione per il 2011.

Infine, martedì, sempre a Roma, presso la Camera dei Deputati, introdurrò l'evento internazionale "La Politica della Trasparenza  e Dei Dati Aperti" di cui qui sotto allego il programma. In questo caso, oltre alla giacca (ahime'), è obbligatoria anche la registrazione (ma l'ingresso è gratuito) che potete effettuare all'indirizzo

http://www.agoradigitale.org/eventodatiaperti

La Politica della Trasparenza e dei Dati Aperti

Martedì 19 aprile 2011

ore 9,30 - 18

Roma, Sala delle Colonne, Camera dei Deputati

Si tratta di un appuntamento internazionale, organizzato dalle maggiori associazioni italiane che si occupano di trasparenza e dati aperti.

Il tema dei “dati aperti” diventa elemento cruciale nel panorama politico e pubblico, nazionale e internazionale, dove si sta affermando un movimento per l'accesso ai dati pubblici in formato aperto, noto appunto come “open data”.

Gli “open data” hanno ottenuto negli ultimi anni molte vittorie, la più rilevante in seguito all'elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti. Uno dei primi provvedimenti del neo presidente è stata infatti la Open government directive, che ha ingiunto la pubblicazione su internet di tutti i dati pubblici delle amministrazioni governative. Seguendo il modello statunitense vari Paesi hanno avviato procedure simili: Inghilterra, Australia, Canada.

In Italia si è mossa in tal senso la Regione Piemonte e sono emerse con forza le esperienze di Linked Open Camera e Senato e di OpenParlamento, mentre altre regioni italiane, tra cui il Lazio, si stanno attivando con progetti di legge regionali specifici.

Nella giornata del 19 aprile la tematica dei “dati aperti” sarà affrontata partendo dall’analisi di esperienze straniere e illustrando i progetti curati attualmente dalle associazioni che in Italia si muovono in questo ambito.

Tra gli ospiti internazionali figurano Jonathan Gray, community coordinator della Open Knowledge Foundation, Simon Rogers, direttore della sezione dati del quotidiano britannico The Guardian e Ben Brandzel, cofondatore di Avaaz.org e già direttore delle campagne online di Moveon e di Organizing for America.

Alla vigilia dell'approvazione del federalismo fiscale, a quasi due anni dalla riforma Brunetta e a 6 anni dall'approvazione del Codice dell'Amministrazione Digitale (da pochi mesi ulteriormente rafforzato), verranno presentate e discusse le iniziative in corso sulla trasparenza, i progetti in atto per il riutilizzo dei dati provenienti dalla Pubblica Amministrazione, le prospettive e gli obiettivi futuri. Particolare attenzione sarà dedicata allo stato di avanzamento dell'anagrafe pubblica dei rappresentanti dei cittadini, alla questione della trasparenza dei bilanci degli enti locali e al valore economico dei dati pubblici.

 

programma dell’evento

 

 

Sessione di apertura - 9.30-11.30

Introduce: Luca Nicotra, Segretario di Agorà Digitale

ModeratoreSergio Rizzo, Corriere della Sera

 

Simon Rogers, Direttore Datablog e Datastore del quotidiano The Guardian

Ben Brandzel, cofondatore di Avaaz.org, già Direttore delle campagne online di MoveOn.org e Obama

Jonathan Gray, Open Knowledge Foundation

Emma Bonino, Vicepresidente del Senato

Enrico Giovannini, Presidente Istat

Francesco Pizzetti, Presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali

 

 

Panel 11.45-13.00| Per un'anagrafe pubblica degli eletti, dei nominati e della pubblica amministrazione

Moderatore: Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani

 

Antonio Martone, Presidente della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche

Rita Bernardini, Deputato radicale eletto nel Pd

Peter Gomez, Direttore de ilfattoquotidiano.it

Maria Teresa Brassiolo, Presidente Transparency Italia

Giacomo D'Arrigo, Coordinatore Nazionale Anci Giovane

 

 

Panel 14.00-15.15| Trasparenza e accessibilità dei bilanci pubblici

Moderatore: Aline Pennisi, Ministero dell'economia e delle finanze

 

Simona De Luca, Ministero per lo sviluppo economico

Vittorio Alvino, OpenPolis

Stefano Costa, Open Knowledge Foundation Italia

Marco Stradiotto, Senatore del Partito Democratico

Rocco Berardo, Consigliere Regione Lazio della Lista Bonino Pannella

Giancarlo Miele, Presidente Commissione sviluppo economico, ricerca, innovazione e turismo, Consiglio regionale Regione Lazio

 

 

 

 

Panel 15.30-16.45| Il Valore Economico degli Open Data

A cura di Linked Open Data Italia

 

Moderatore: Andrea Di Benedetto, presidente associazione Linked Open Data Italia

 

Lorenzo Benussi, Top-ix

Raimondo Iemma, Fondazione Rosselli

Stefano Bertolo, European Commission DG Information Society and Media

Giuseppe Ragusa, Docente presso LUISS Guido Carli e membro dell’Associazione Rena

Tito Bianchi,

 

 

Panel 17.00-18.00 | Trasparenza e i dati pubblici: obiettivi ed azioni per l'immediato

Moderatore: Guido Romeo, Wired

 

Ettore di Cesare, OpenPolis

Alberto Cottica, Spaghetti Open Data

Ernesto Belisario, Associazione italiana per l'OpenGovernment

Michele Barbera, Linked Open Data Italia

Luca Nicotra, Segretario di Agorà Digitale

Marco Scaloni, Informaetica



È analisi antropologica degli amministratori pubblici quella che piu' di due anni di campagna per la trasparenza hanno consegnato ai radicali

Mar, 16/11/2010 - 12:27 — luca

Il progetto e gruppo di discussione Spaghetti Open Data nato da un'idea di Alberto Cottica (il sito invece è realizzato da Matteo Brunati) è una interessante scoperta di questi giorni e invito chiunque sia interessato all'argomento ad unirsi a questo gruppo variegato ed entusiasta di fautori dei dati aperti. Molti di loro parteciperanno ad un importante evento, Fammi Sapere, organizzato da Marco Scaloni e da InformaticaEtica a Senigallia, il 20 novembre durante il quale interveremo anch'io e Rita (Bernardini, deputato radicale).

Ho approfittato dell'invito ad unirmi alla loro lista, per presentarmi e fare il punto della mia breve esperienza con gli open data in salsa radicale.

Che centro io con gli open data e i linked open data? Da una parte nutro un certo interesse dal punto di vista di ricerca occupandomi tra le altre cose di tagging e modelli predittivi per dati strutturati. Ma per ora me ne sono occupato per lo piu' da una prospettiva politica. Ho letto che Nicola Mattina (non ti conosco di persona, ma confido di ovviare a Senigallia) sta cercando di far inserire l'obiettivo degli open data nel programma di un grande partito. Beh, lasciatemelo dire con una certa soddisfazione, noi, nel Lazio, alle scorse elezioni siamo riusciti a farlo, proprio all'interno del programma della coalizione di centro sinistra. In quell'occasione oltre a coordinare (assieme a Diego Galli, responsabile new media di Radio Radicale) la campagna online di Emma Bonino (purtroppo finita male come sappiamo) mi occupai della sezione "innovazione" del programma, e quando Diego propose di puntare sul tema degli open data non potemmo non innamorarci del movimento semplice ma "rivoluzionario" che stava acquisendo sempre piu' visibilità in particolare negli Stati Uniti. Tanto che riuscimmo a convincere l'intera coalizione non solo a mettere nel programma open data, partecipazione, trasparenza e diritti digitali, ma addirittura a dedicare a questi punti  le prime 3 pagine (esclusa la copertina e la premessa :-) ).

Durante la stesura di quel programma ebbi la possibilità di conoscere Gianlugi Cogo e Titti Cimmino. Ernesto Belisario e Guido Scorza, che in questi giorni hanno lanciato il progetto datagov.it (su cui ho scritto un post ieri), li conoscevo invece dalla fondazione di Agorà Digitale nel settembre 2009. Inoltre in questi mesi ho avuto la possibilità di conoscere o quantomeno di leggere diversi tra gli iscritti di questa lista.

A parte le regionali, sul fronte open data la nostra piu' grande risorsa e' stata la deputata Rita "Hacker" Bernardini, con la quale, Pannella permettendo, dovrei condividere il viaggio tra qualche giorno a Senigallia. È grazie alla sua testardaggine e alla sua lotta nonviolenta culminata in uno sciopero della fame se, qualche mese fa, sul nostro tavolo arrivò una pila di documenti cartacei con le informaioni sui contratti stipulati della Camera e che mai nessuno era riuscito a rendere pubblici (la vicenda è ricostruita qui). Ne parlammo anche con gli amici di Openpolis che pero' tra i mille progetti ebbero difficoltà a seguirci. Allora decidemmo di fare da soli. Diego mise in piedi un piccolo team che scannerizzò i documenti e armato di OCR e tanta pazienza trasformo' in formato excel e csv i dati mettendoli poi a disposizione sul web in un formato libero e aperto. Da questo nacque Open Camera che ancora potete consultare al  link

http://servizi.radicalparty.org/freshinstall/cameraspese/tutte

e che gli amici di Net7 hanno portato in RDF realizzando Linked Open Camera. Ma sono molte altre le iniziative di liberazione in corso grazie a Rita, una delle quali sarà presentata proprio da Openpolis a Senigallia.

Che altro? Mi sorprendo a ricordare che entrai per la prima volta nella sede del Partito Radicale a Roma il 13 settembre 2008, ad una riunione sull'Anagrafe Pubblica degli Eletti e dei Nominati. Sicuramente si trattava di dati aperti. Ma in quella proposta di delibera popolare su cui nei mesi successivi raccolsi molte firme a Pisa si parlava di formati XML. C'eravamo quasi insomma. Per il mondo radicale l'anagrafe è stata un importante strumento di analisi, direi quasi antropologica, del paese. Dalla Camera dei deputati, fino ai piu' piccoli comuni, passando da regione e provincie, oltre tre anni di campagne (volendo limitarci a quando si cominciò a convergere verso un'idea di open data) a tutti i livelli sono un importante patrimonio di conoscenza delle attitudini e del carattere politico amministratori nostrani. Dei sotterfugi, dei modi di accogliere e poi insabbiare, delle istanze ricevibili e quelle irricevibili. Un patrimonio da analizzare con pazienza, e subito dopo, senza attendere un secondo, da condividere con quanti vogliano davvero affrontare i nodi politici sottesi dagli open data.

Di questo, credo, parlerò anche nel mio intervento a Senigallia. Su questo stiamo organizzando un'evento il 30 novembre a Roma. La mattina sotto il cappello di Internet Governance Forum Italia. Il pomeriggio al diffuori. Perchè non solo di digitale e open data si dovrà parlare. Forse neppure principalmente. Il pomeriggio avrà la forma di un workshop e vedrà la nascita di un gruppo di lavoro.

Il titolo è 

"Il digitale è politico: una nuova generazione di diritti di cittadinanza"

Il sito web dove a giorni troverete tutte le informazioni

http://www.agoradigitale.org/hackingthegov

 



Per un manifesto dell'Open Government più a misura di cittadino.

Lun, 15/11/2010 - 12:48 — luca

Oggi è l'ultimo giorno utile per emendare i 10 punti del Manifesto per l'Open Government elaborato da Ernesto Belisario, Flavia Marzano, Guido Scorza ed altri amici e di cui l'Associazione Agorà Digitale è tra i sostenitori (anche se la pagina degli endorser mi pare sia scomparsa dal sito).

Come ho più volte avuto modo di riflettere con alcuni degli ideatori del manifesto, l'Italia è un paese "diverso", in cui il "digital divide" culturale non affligge solo i cittadini ma in primo luogo le amministrazioni. Perchè purtroppo nelle stanze della pubblica amministrazione alla voglia di innovare prevale troppo spesso la volontà di costruire il proprio recinto anche tramite il controllo di informazioni e dati. I radicali ne sanno qualcosa dopo anni di lotta sulla proposta di Anagrafe Pubblica degli Eletti e Nominati, accolta quasi sempre pubblicamente con grande favore, e nei consigli locali con votazioni all'unanimità, ma poi rimasta perlopiu' inapplicata. Ne sa qualcosa la deputata radicale Rita Bernardini che ha dovuto mettere in atto uno sciopero della fame per ottenere i dati sulle spese della Camera.
È per questo che credo che un Manifesto per l'Open Government che voglia essere davvero tarato sulla situazione del nostro paese, non possa limitarsi a quella che gli stessi promotori definiscono una "dottrina" rivolta alle pubbliche amministrazioni, ma debba necessariamente andare oltre. La pubblica amministrazione deve prendere coscienza delle sue stesse mancanze e arretratezze, affidando ai cittadini, alle imprese, al mondo del non-profit, il compito di stimolare la realizzazione del "Governo Aperto" attraverso l'introduzione di diritti che possano essere direttamente esigibili, perche' no, anche ricorrendo a strumenti legali.

Con questa impostazione, ho messo in grassetto alcune proposte di modifica del manifesto:

  1. Governare con le persone. La partecipazione attiva è un diritto e un dovere di ogni cittadino. L'Open Government si propone di creare le condizioni organizzative, culturali e politiche affinchè questo venga esercitato con pari opportunità per tutti. Centrale in questo cambiamento è il ruolo dei cittadini che possono esserne il motore se forniti degli strumenti utili a far valere i loro diritti.
  2. Governare con la rete. La Pubblica Amministrazione deve far riferimento a un nuovo modello organizzativo che abbandoni la logica burocratica verticale di gestione dei servizi pubblici a favore di una logica orizzontale, in grado di coinvolgere e dare gli stessi diritti ai diversi attori pubblici, privati e del non profit, nel raggiungimento di un obiettivo comune. Tale obiettivo può essere perseguito attraverso un efficace uso della Rete.
  3. Creare un nuovo modello di trasparenza. L'Amministrazione deve agire in modo da garantire sempre la più completa trasparenza dell'attività di governo e la pubblicità di tutto ciò che è relativo al settore pubblico. Fornire ai cittadini tutte le informazioni sull'operato dell'Amministrazione e al contempo dare ai cittadini la possibilità di interrogare l'Amministrazione su qualsiasi ulteriore informaione è indispensabile per realizzare un controllo diffuso sulle attività di governo e sulla gestione della cosa pubblica.
  4. Trattare l'informazione come infrastruttura. I dati delle Pubbliche Amministrazioni devono essere accessibili a tutti sul Web in formato aperto, gratuitamente ove possibile, e - in ogni caso - con licenze idonee a consentire la più ampia e libera utilizzazione. La disponibilità di dati aperti è, di fatto, l'infrastruttura digitale sulla quale sviluppare l'economia immateriale. Le Pubbliche Amministrazioni, liberando i dati che gestiscono per conto di cittadini e imprese, possono favorire lo sviluppo di soluioni da parte di soggetti terzi e contribuire in modo strategico, allo sviluppo economico dei territori delle stesse amministrazioni.
  5. Liberare i dati pubblici per lo sviluppo economico del terzo millennio. Le Pubbliche Amministrazioni devono concentrarsi sulla produzione, classificazione e pubblicazione di dati e informazioni grezzi e disaggregati, lasciando, salvo eccezioni espressamente previste dalla legge, all'iniziativa privata lo sviluppo di applicazioni ed interfacce per la loro rielaborazione, consultazione e fruizione. Un orientamento della Pubblica Amministrazione verso l'Open Data offre nuove opportunità a chi investe nella Rete incentivando la crescita di nuovi distretti dell'economia immateriale che rappresenterebbero un nuovo modello di produzione da affiancare a quello tradizionale oggi in crisi e, troppo spesso, sostenuto dagli aiuti di stato.
  6. Informare, coinvolgere, partecipare per valorizzare l'intelligenza collettiva e i diritti individuali. La rete moltiplica il potenziale delle intelligenze coinvolte, aumenta l'efficacia dell'azione amministrativa e consente di dare nuova forza ai diritti di cittadinanza. Le dinamiche organizzative ed i procedimenti della Pubblica Amministrazione vanno ripensati per migliorare la qualità dei processi di informazione, facilitare il coinvolgimento di tutti i cittadini rafforzando gli strumenti di partecipazione democratica, diffondere la cultura dell'Open Government anche attraverso i social media e le tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
  7. Educare Dare nuova forza alla partecipazione. La Pubblica Amministrazione promuove la partecipazione di tutti i cittadini alla gestione della cosa pubblica anche attraverso il ricorso alle tecnologie dell'informazione, eliminando ogni discriminazione culturale, sociale, economica, infrastrutturale o geografica, educando dando così nuova forza alla partecipazione come diritto e dovere civico di ogni cittadino.
  8. Promuovere l'accesso alla Rete. La tecnologia, ed in particolare internet e gli strumenti di accesso alla Rete, sono elementi abilitanti ai processi di partecipazione. Per questo motivo è dovere dello Stato anche delle Pubbliche Amministrazioni consentire a tutti i cittadini di accedervi e promuoverne la cultura d'uso.
  9. Costruire la fiducia e aumentare la credibilità della PA. La conoscenza e la partecipazione ai processi decisionali sono strumenti di costruzione della fiducia in un rapporto tra pari he coinvolge Amministrazione e Cittadini rendendo inutili gli attuali livelli di mediazione. L'appartenenza agli stessi ecosistemi (digitali e non), la pratica delle stesse dinamiche sociali e servizi efficaci costruiti intorno al cittadino e alle sue esigenze, con la possibilità per quest'ultimo di valutarne la qualità, aiutano ad accrescere la fiducia, la credibilità dell'Amministrazione e la condivisione degli obiettivi.
  10. Promuovere l'innovazione permanente nella pubblica amministrazione. La costruzione di servizi deve essere sempre realizzata in modalità condivisa e sviluppata, pensando l'utente al centro del sistema e mantenendo aperta la possibilità di far evolvere i sistemi. Una innovazione permanente per garantire una revisione continua, nelle forme di utilizo, negli adeguamenti tecnici, funzionali ed organizzativi sempre in linea con l'evoluzione dei paradigmi della rete.


Il magro destino dell'innovazione centralizzata ed autorizzata. Che fine hanno fatto i progetti di fare dell'Aquila un polo tecnologico?

Ven, 02/07/2010 - 14:45 — luca

Da oggi fino a domenica si terrà a L'Aquila il Comitato Nazionale di Radicali Italiani, in parte proprio nel Tendone della Rete di Coordinamento de L'Aquila che in questi mesi è stato il cuore pulsante e "grassroots" degli aquilani. Quelli del movimento delle carriole. Non ne sapete nulla? Normale, perchè in Italia, bavaglio o no, l'informazione qualche problemino ce l'ha, lo sapete. Al centro del dibattito ci sarà il tema l'emergenzialismo, degli appalti, della Protezione Civile, della new town, e altre che trovate nel dossier elaborato da Diego Galli su Radio Radicale.

Si parlerà anche di come andare oltre all'emergenza abitativa e pensare a ricostruire un tessuto sociale ed economico della città. Proprio con questo obiettivo già a poche settimane dal territorio emerse l'idea di fare proprio dell'Aquila un polo di innovazione tecnologica.

Beh, a distanza di un anno, come sta andando? All'interno del progetto C.A.S.E. è stato attivato un servizio una banda ultra fornita da Telecom e la presentazione è stata un bello spot, con tanto di Ministri al seguito. Ma riguarda 17.000 persone. Sempre Telecom, in collaborazione con Vodafone è stata al centro della realizzazione del wireless per l'Università nel progetto "Università Digitale". E gli altri? Beh a quanto pare l'Aquila è il fanalino di coda di tutta Italia sulla banda larga.

Di altri progetti sulla stampa e sul web non c'è notizia. E non mi meraviglio. In Italia l'innovazione è quella che si decide dall'alto e non quella che emerge spontaneamente. E se possibile, invece di qualche esenzione o incentivo si mette qualche tassa in piu', come quella da decine di migliaia di euro che devono pagare anche piccoli e piccolissimi imprenditori che vogliano mettere anche solo un metro di fibra ottica. In modo da scoraggiarli il giusto.

Questo per quanto riguarda le innovazioni che richiedono grossi investimenti. E per quanto riguarda quelle a costo zero? Ovviamente, della trasparenza degli appalti e della gestione della Protezione Civile nemmeno l'ombra, mentre bisogna segnalare che i comitati hanno fatto approvare dal comune un importante regolamento per l'Informazione e la Trasparenza, molto avanzato sul tema della trasparenza, sugli open data e sull'accesso libero alla Rete.



I Nuovi Radicali

Ven, 04/06/2010 - 15:02 — luca

Open data per il Lazio, referendum rivoluzionari per trasporti, energia e abitazioni a Milano, consultazioni onlineinterventi in videoconferenza aperti a tutti per la prossima assemblea di Radicali Italiani. Dopo la sconfitta di Emma Bonino nel Lazio, il rinnovamento del movimento radicale passa per innovazione e nuove tecnologie. E per una classe dirigente under 40.

Ieri, Rocco Berardo, 34 anni, consigliere regionale, nel discorso programmatico per il gruppo radicale nel Consiglio Regionale del Lazio, ha posto come prioritaria la riforma degli Open Data, per una nuova trasparenza e una nuova economia dell'immateriale.

Nelle stesse ore a Milano, i radicali guidati da Marco Cappato, 39 anni, assieme al mondo ambientalista e al docente dell'Università Bocconi Edoardo Croci hanno presentato 5 referendum che, se approvati, saranno una vera rivoluzione per la città. I temi sono (1) l'estensione di Ecopass, Metrò, piste ciclabili e aree pedonali, (2) contro la cementificazione dell'area Expo, (3) la riapertura dei Navigli, (4) il raddoppiamento del verde pubblico e la riduzione del consumo del suolo, (5) l'energia pulita, la rottamazione edilizia, il teleriscaldamento, e l'efficienza energetica. Ne parlano tra gli altri the Frontpage e Le Ragioni.

Nel frattempo Radicali Italiani, dopo molti anni di scarsa presenza in Rete fuori dai momenti elettorali si preparano ad una svolta di 180 gradi. Sotto la spinta del nuovo segretario, Mario Staderini, 37 anni, e del tesoriere Michele De Lucia, 37 anni, durante la prossima assemblea radicale del 12 e 13 giugno, verrà inaugurato il nuovo sito radicali.it. Ma alcuni strumenti innovativi di e-partecipation sono già online proprio in vista dell'assemblea.

Sul sito radicali.ideascale.com un nuovo spazio di partecipazione e consultazione digitale per iscritti, attivisti e simpatizzanti che vogliano inserire le proprie proposte per il movimento e votare quelle degli altri (ce ne sono già 13), a partire da quelle del segretario e del tesoriere.

Inoltre all'assemblea sarà possibile partecipare non solo fisicamente a Roma, ma, anche online, con pari possibilità di intervento, tramite una sede virtuale in cui chi vorrà potrà prendere la parola in videoconferenza.

Insomma, molte le aperture digitali a cui nuovi e vecchi simpatizzanti si possono affacciare.



Se vi chiedono cosa sono gli Open Data, e come si possono fare in Italia, fategli vedere questo.

Ven, 28/05/2010 - 14:02 — luca

Obama, nella sua direttiva sugli Open Data, chiese di mettere almeno 3 dataset online entro 45 giorni. La regione Piemonte ha già fatto meglio e nel sito www.dati.piemonte.it di dataset ne ha pubblicati 9 (tutti in formato csv) riguardanti principalmente il settore della scuola e della diffusione dell'ICT nella pubblica amministrazioe e nelle imprese.

Davvero complimenti. Non solo dati utili per i cittadini, ma anche per le imprese o i professionisti, come le codifiche dei comuni o quella degli stati esteri. Magari vi sembrerà strano questo ultimo dato, in fondo che c'entrano gli stati esteri con il Piemonte? E invece è proprio questo a testimoniare che l'iniziativa è guidata dalla giusta filosofia: qualunque dato in possesso della PA deve essere liberato!!!

Raw data now!!!

Sul sito è possibile anche guardare una bella presentazione, anche se un po' tecnica, che trovate a questo link, e che spiega ad esempio la normativa che consente la pubblicazione dei dati relativi alle scuole.

Che dire, speriamo numerosi consiglieri (regionali, provinciali, comunali) si facciano contagiare. A partire da quelli radicali ... (ehm, Rocco?)



I dati si chiamano cosi' perchè vanno dati. Altrimenti si chiamerebbero "tenuti"

Mer, 26/05/2010 - 18:43 — luca

Il copyright del titolo di questo post è di un contatto di Ernesto Belisario, l'avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie che qualche giorno fa ha tenuto al Partito Radicale, assistito da Gigi Cogo, un seminario su Open Data e Trasparenza. Ovviamente liberamente riascoltabile su radioradicale.it .

Sono grato ad Ernesto e Gigi (autori anche di un interessante approfondimento su Nova di due settimane fa), perchè hanno permesso di fare il punto sulle iniziative passate e presenti che, in ambito radicale, vanno in questa direzione, allo stesso tempo prefigurando ulteriori fronti di iniziativa.

Perchè il problema, come ha ammesso lo stesso Ernesto durante la sua presentazione, è che gli Open Data sono ormai un argomento "alla moda". Molti ne parlano, insomma, ma ora bisogna farli.

Due i punti che mi pare interessante comprendere (per il resto vi rimando a questo ricchissimo post di Ernesto, che contiene molti degli spunti discussi nella sua relazione) prima di darci all'azione:

1) Non facciamoci illusioni: nel mondo anglosassone l'innovazione nella pubblica amministrazione è possibile anche perchè l'organizzazione della PA non ha la necessità di essere regolamentata per legge. È bastata una direttiva a Barack Obama per far partire il suo progetto di trasparenza. In Italia purtroppo i tempi sono altri.

2) Nel seminario si è parlato anche di Civil Hacking, cioè della nascita di iniziative, in cui programmatori ed esperti di pubblica amministrazione si incontrano per realizzare applicazioni che forniscano servizi ai cittadini con i (talvolta pochi e difficili da trovare) dati messi a disposizione dalle Pubbliche Amministrazioni, in modo da rendere autoevidente l'utilità delle iniziative di Open data. Ebbene  anche qui il distinguo è d'obbligo, perchè abbiamo già sperimentato in passato come le pulsioni alla partecipazioni che funzionano nei paesi anglosassoni raramente hanno analoghi successi nel vecchio continente, e più in particolare in Italia.

Insomma, niente sudditanza psicologica rispetto agli Stati Uniti, ma se si pensa di poter introdurre gli Open Data in Italia, con un approccio tecnico, senza affrontare il problema del potere, ci stiamo illudendo.


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