posta elettronica certificata


Quella sensazione di onnipotenza da legislatore può essere curata, se diagnosticata in tempo

Dom, 26/12/2010 - 17:08 — luca

Sull'onda della lettura natalizia del saggio del giurista e politologo Bruno Leoni "La libertà e la legge" (approfitto delle vacanze per colmare lacune) mi viene spontaneo interrogarmi su quale possa essere il reale effetto di un testo come il Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD), che nella sua versione 2.0 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri appena prima di Natale.

<beginners> Cos'è il Codice dell'Amministrazione Digitale? L'insieme delle leggi che indicano alle amministrazioni locali (Comuni, Provincie, Regioni) e centrali (Ministeri, Dipartimenti, etc.) come utilizzare Internet e le tecnologie digitali per il loro funzionamento interno e nei rapporti con i cittadini. Per tutto il resto c'e' Wikipedia</beginners>

Insomma una legge che va a toccare alcuni argomenti un po' tecnici, ma che hanno un impatto innanzitutto sull'economia eliminando burocrazie ed inefficienze (e sappiamo che quando l'economia non gira, il conto lo pagano anche quelli che di economia vorrebbero non occuparsi) ma anche un impatto diretto e tangibile sulla vita dei cittadini dal punto di vista dei diritti di cittadinanza. Perchè non si può pensare che nel 2011 le signore anziane dei condomini romani comunichino su Facebook, mentre la modalità con cui esercitare i propri diritti di scelta e di indirizzo delle politiche rimanga nella sua versione ottocentesca di persone che ogni cinque anni si mettono in fila per fingere di scegliere alcuni rappresentanti in realtà nominati da altri. No, forse neppure nell'ottocento.

Per questi motivi ero molto interessato alla conferenza stampa di presentazione del CAD 2.0 disponibile su Radio Radicale. Ma ascoltandola mi è venuto in mente che avrei davvero voluto proporre qualche osservazione e alcuni suggerimenti.

Innanzitutto, la sensazione di onnipotenza da legislatore può essere curata se diagnosticata in tempo. Insomma siamo nel paese in cui la legge è un incredibile pasticcio di codici in mano a degli alchimisti (che non saranno comunisti, ma sempre di casta si tratta), in cui la giustizia è così lenta che avere un familiare coinvolto in un processo penale è un dramma economico e sociale. In cui la quasi totalità delle amministrazioni risulta inadempiente su moltissime leggi esistenti da anni. Con questa situazione, davvero il binomio legislazione-rivoluzione non ci sembra un ossimoro improponibile? Non si rischia di alimentare aspettative esagerate? E di sottovalutare altri aspetti non secondari?

La riforma non sta nel testo ma nella capacità di dargli corpo. Immaginate se i protagonisti delle politiche di trasparenza, innovazione, governo aperto e open data negli Stati Uniti e in Gran Bretaglia, persone del calibro di Tim Berners-Lee o Vivek Kundra, non avessero avuto il loro carisma, la loro capacità di raccontare ciò che immaginavano e il perche' dei cambiamenti che ritenevano necessari. Davvero qualcuno crede che avrebbero potuto influenzare le rispettive pubbliche amministrazioni senza la loro capacità di rappresentare in modo visionario la riforma che avevano in mente? Davvero riuscite ad immaginare un Tim Barners-Lee su TED che spiega la rivoluzione che ha in mente nello stesso modo in cui Brunetta la rappresenta non solo nella conferenza stampa ma anche nei comunicati e documenti prodotti in questi mesi? Ripetendo centinaia di volte gli stessi stanchi rituali e la stessa inflazionatissima parola "rivoluzione". Così insicuro da lanciarsi in ardite speculazioni sui futuri risparmi che ricordano troppo i numeri che venivano snocciolati dallo stesso Brunetta in occasione del lancio della campagna (fallita) per la diffusione della posta elettronica certificata. Davvero è questo il legislatore che dovrebbe innovare il paese?

La legge per poter funzionare deve essere semplice. È vero, non abbiamo ancora il testo definitivo. Ma difficilmente la complessa struttura del testo originale potrà essere cambiata. E si confermerà dunque l'illusione che innovazione possa andare a braccetto con burocratismi e complesse soluzioni che non hanno pari in altri paesi del mondo. Con in piu' il rischio che, per le resistenze sempre presenti ma anche per il digital divide ben diffuso nel paese, i processi digitali non si sostituiscano, ma si sommino a quelli tradizioni portando una diminuzione e non un aumento dell'efficienza.

Le possibilità di riforma stanno nella conoscenza che il legislatore ha del mondo che cerca di governare. Una delle cose più buffe della conferenza stampa di Brunetta è il momento in cui il Ministro per la prima volta tenta di fare un esempio concreto di applicazione del suo Codice dell'Amministrazione Digitale, dicendo (siamo piu' o meno al minuto 7)

"Se voi comunicate al Comune di Roma che avete una Pec [posta elettronica certificata ndb] e che volete ricevere dal Comune di Roma solo informazioni in via elettronica per tutte le comunicazioni modello raccomandata, il Comune di Roma ha l'obbligo di colloquiare con voi per quella via. Dalle multe, ai certificati, ai concorsi e cosi' via"

Al che mi verrebbe da dire, Ministro, si sieda e rifletta con noi. Lei lo sa che il Comune di Roma non ha un'indirizzo PEC generico a cui ci si possa rivolgere? Che l'unico ufficio che da mesi ha messo a disposizione tale recapito e' l'anagrafe, mentre la legge impone l'esistenza di un indirizzo generico a cui ci si possa rivolgere? Qual'e' quindi la procedura per segnalare il proprio indirizzo PEC? Un modulo prestampato da consegnare allo sportello dopo aver fatto la fila?

Davvero Ministro, di quale rivoluzione stiamo parlando?



Piratiamo la trasparenza

Mar, 08/06/2010 - 18:22 — luca

 

Se l'obiettivo è quello di passare dal supplicare trasparenza all'imporre trasparenza, la “pirateria della conoscenza” è possibile con tre strumenti: posta elettronica certifica, firma digitale, e richieste di accesso agli atti.

Questa la proposta che ho appena proposto per una futura iniziativa comune tra Agorà Digitale e Radicali Italiani su radicali.ideascale.com, il forum digitale dove dirigenti e attivisti stanno iniziando a discutendo strategie e prospettive.

La potete anche votare all'indirizzo http://radicali.ideascale.com/a/dtd/43777-9024

Il mio ragionamento parte dagli scogli su cui si è incagliata l'iniziativa radicale sull'anagrafe pubblica degli eletti che hanno reso ancora più evidente la difficoltà radicale di coinvolgere i cittadini senza accesso prolungato all'informazione e poi di fronte agli attriti e all'impenetrabilità stupida del potere.

 

 

Sono segretario di Agorà Digitale, associazione che lotta per affermare libertà individuali attraverso le nuove tecnologie. Ma sono anche un radicale. Quindi so bene che anche la trasformazione tecnologica è soggetta ai meccanismi del potere. Inutile girarci attorno: l'era digitale ci ha promesso una rivoluzione di trasparenza e di partecipazione che non sta arrivando. La Rete ha rivoluzionato i nostri rapporti sociali, il nostro modo di lavorare, il nostro modo di cercare notizie e informazioni. Ma appena si passa dagli individui ai sistemi di potere, la trasparenza, la disintermediazione, la semplicità dei rapporti tipici del mondo digitale, scompaiono, o, se ci sono, sono estremamente selettivi, disinnescati nel loro potere dirompente.

Il nuovo non passera quindi da un potere salvifico di Internet. Passerà forse dall'intelligenza di usare gli strumenti giusti, facendo lotte possibili, con le energie e il tempo che ciascuno di noi ha. Ed è con queste forze reali che possiamo cominciare a strappare documenti e informazioni importantissime dai cassetti degli amministratori e dalle mani dei nominati. Riversandoli nella Rete. Questa sarà la nostra pirateria.

È la ragionevolezza ad imporcelo. È con un atto di pirateria che Rita Bernardini, attraverso uno sciopero della fame faticosissimo, ha permesso di rendere pubbliche le spese segrete del parlamento, svelando a giornali e una parte di opinione pubblica dati sconosciuti e in molti casi “criminali” come li definì Pannella (vedi su: http://servizi.radicalparty.org/freshinstall/cameraspese/tutte )

In concreto gli strumenti che propongo sono tre.

  1. Posta elettronica certificata. Dietro questo nome terribile e tecnicista, c'è la possibilità di trasformare ogni email in una visita agli sportelli delle amministrazioni locali. Di comprimere in pochi istanti, click, le ore passate in fila o rimbalzato da un ufficio all'altro e a inseguire orari impossibili. Uno strumento pensato dall'amministrazione soprattutto per rendere la macchina burocratica più leggera (speriamo), ma che, quasi involontariamente, diventa il luogo dove ci possiamo infilare per esigere trasparenza e legalità.

  2. Sono numerosi i fogli da firmare quando ci si reca allo sportello. Perciò il secondo strumento di cui ci dobbiamo dotare è quello della firma digitale. Un apparecchio che collegato ad un computer permette di sottoscrivere documenti con pochi passi, alla velocità di un “Mi piace”, per quanti conoscono Facebook. Ma con un valore del tutto equivalente a quello di una firma autografa. La posta elettronica certificata, e ancora di più la firma digitale sono poco diffusi e di difficile reperimento. Ma con poche decine di euro, a meno della metà del costo di mercato, Radicali Italiani e Agorà Digitale hanno la possibilità di fornire ad ogni attivista questo piccolo ma sostanziale equipaggiamento tecnologico.

  3. L'“accesso agli atti”, lo strumento legale tramite il quale è possibile per un cittadino richiedere all'amministrazione pubblica documenti che legittimamente ritiene di essere interessato a conoscere. Strumento quasi inutilizzato per la burocrazia e la non conoscenza che lo circonda.

Per una email certificata con in allegato una richiesta firmata digitalmente di accesso agli atti ci vogliono pochi minuti. La nostra pirateria sarà quella di prenderci i documenti e i dati con cui ci sarà risposto e di renderli pubblici. E di denunciare per inadempienza la pubblica amministrazione in tutti i casi in cui questa non risponda. Anche con azioni collettive.

A quali informazioni possiamo accedere?

Solo per fare qualche esempio.

  1. A tutte le informazioni ambientali e con quelle documentare gli scempi sul territorio.

  2. Alle spese patrimoniali, ai redditi e alle spese elettorali dei consiglieri comunali, provinciali e regionali.

  3. A tutti gli iscritti alle liste elettorali, cioè dei cittadini che hanno diritto al voto.

Ma sta ai cittadini, agli attivisti ed ai dirigenti radicali, comprendere le priorità e la forma per poterci accedere.

Sembra complesso, come si può fare?

La gestione dei riferimenti di legge è ostica anche per i radicali di maggiore esperienza. Per questo è necessario che Radicali Italiani e Agorà Digitale forniscano delle procedure facilitate che permettano a chiunque di procurarsi con poche decine di euro posta elettronica certificata e firma digitale, e di realizzare in pochi click i documenti per le nostre visite “virtuali” agli uffici comunali.

Come valorizzare questa lotta?

Le strade possibili sono limitate solo dalla fantasia. Si chiama civil hacking la capacità di utilizzare le tecnologie per rendere i dati intuitivi e fruibili. Starà ai cittadini, agli attivisti, ad Agorà Digitale e Radicali Italiani saperli utilizzare in modo efficace.


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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

segretario dell'associazione radicale Agorà Digitale

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