
Altro che innovazione e apertura. In questi giorni l'Unione Europea ha avuto il coraggio di eliminare meticolosamente ogni riferimento agli strandard aperti dalla sua Agenda Digitale. Scontato che questo sia avvenuto sotto la pressione di grossi produttori di software proprietario. Davvero un segnale pessimo, che va nella direzione contraria a quella che più volte ho auspicato anche in questo blog.
Purtroppo le brutte notizie non si fermano qui, perchè in Italia il governo, dopo aver ignorato a più riprese le esortazioni a riattivare una politica per il software libero e gli standard aperti, decide invece di ridurre l'Osservatorio Open Source ad una sola dipendente. Non che l'osservatorio stesse fuzionando e navigando sul sito, si vede come il progetto sia stato abbandonato da un po' (l'ultimo aggiornamento è di più di un anno fa), e anche l'ambiente di sviluppo coperativo (ASC) pare abbia sempre funzionato con difficoltà. Ma se dove servirebbe un rilancio si decide di chiudere, le prospettive sembrano oscure.
Arrivando persino all'illegalità, tanto che la provincia di Bolzano, ignorando una legge del 2005, ha disposto l'acquisto di oltre 2 milioni di euro in licenze di software proprietario. Una decisione così incredibile che l'Associazione Software Libero si sta preparando ad intervenire presso garanti della concorrenza, regione e TAR. Meno male che qualcuno riesce ad essere agguerrito.
Perchè il tracollo potrebbe essere completo, visto una settimana fa è arrivata dalla Germania, la notizia che la Corte Suprema per la prima volta sembra introdurre anche nel vecchio continente la possibilità di brevettare software.
La rete e la rivoluzione digitale si possono mettere in ginocchio anche passando per vie secondarie, e apparentemente molto più tecniche. Perchè purtroppo non tutti sanno che la Rete che usano quotidianamente, proprio grazie a quegli standar aperti, proprio grazie all'enorme innovazione presente nel software libero, è nata ed è prosperata fino ad oggi.





