Con la partecipazione del Commissario Nicola D'Angelo, il deputato radicale Marco Beltrandi, e Stefano Quintarelli.
stefano quintarelli
Il video della contro-relazione di oggi alla Camera dei Deputati sul diritto d'autore e le libertà in Rete
Mar, 14/06/2011 - 17:13 — lucaNiente censure, sia questo l'articolo uno non scritto della costituzione di Internet.
Gio, 03/02/2011 - 12:40 — luca

Lo stato dell'iniziativa. Questi primissimi giorni della nostra campagna per fermare il nuovo regolamento dell'Autorità Garante delle Comunicazioni, volto ad introdurre nuovi sistemi di censura di contenuti e siti sospettati di violare il diritto d'autore stanno andando piuttosto bene: ormai si naviga verso i 3000 aderenti tramite il sito web (firmate e fate firmare!), e la lettera aperta è stata ripresa da Repubblica, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Sky TG 24, Europa Quotidiano, Punto Informatico, Webnews, Wired, Liberazione e tanti altri.
Il rumore dei media. Il tema non è semplice e sicuramente è a rischio banalizzazioni anche per i meccanismi mediatici che tendono a forzare posizioni contrapposte. I molti articoli che contengono più o meno grandi imprecisioni certo non aiutano la serenità del dibattito, e non tutti i commentatori dell'iniziativa sembrano aver davvero letto il testo della lettera aperta. Vi invito a farlo su sitononraggiungibile.it. Avendola redatta io stesso, posso assicurare che ho in tutti i modi lavorato per fare critiche e avanzare proposte ragionevoli. Poi è fisiologico che l'inesattezza scappi. In una intervista che ho rilasciato a Liberazione la giornalista si confonde e mette assieme il mio avvertimento su possibli estensioni del sistema di censura anche per ulteriori reati, con il fatto che già ora è possibile utilizzare il copyright impropriamente, magari per oscurare qualche figuraccia fatta in una trasmissione televisiva che circola su Youtube. In quest'altro articolo su Sky TG 24 si sostiene che noi paventeremmo l'oscuramento di intere piattaforme come Youtube o altro. Ovviamente non è cosi'. E farsi un'idea chiara della nostra iniziativa non è semplice, ne sono consapevole.
Rispondere alle critiche. A parte tale confusione credo sia molto utile dare seguito ad alcune più puntuali critiche e perplessità sulla nostra iniziativa che cominciano a circolare sul web, con motivazioni che meritano risposte non affrettate.
Critica uno - La censura viene già utilizzata per altri nobili scopi. Estendiamola! Iniziamo da Enzo Mazza, presidente della Federazione Italiana della Musica Italiana, con il quale, proprio qualche mese fa, ho avuto la possibilità di parlare di sistemi alternativi alla censura per difendere il diritto d'autore. A quanto pare con scarsi risultati (sic.). Mazza, sul blog di Vittorio Zambardino, autorevole voce del web, attacca noi promotori della campagna sitononraggiungibile.it:
"caro Vittorio,
nel 2007, con un provvedimento dei Monopoli di Stato, atto a difendere le bische nazionali, è stato deciso di inbire i siti all’estero.
[...]
A questi signori dunque va bene bloccare i siti di scommesse all’estero, vista l’assenza di qualsiasi reazione in materia, mentre sul dirutto d’autore guai…censura di Stato !"
e ancora
"nessuna voce ha chiesto di “non saltare a piè pari il Parlamento e la Magistratura per proteggere interessi che saranno meritevoli di tutela ma che non possono “travolgere” il nostro Stato di diritto” in occasione dell’approvazione del regolamento sul blocco dei siti delle scommesse, ma invece a gran voce lo si invoca sul diritto d’autore"
Sapete che vi dico? Stampiamoci in mente questa argomentazione. Recitiamola come un sutra. Prepariamoci. Perchè, approvato questo regolamento sul diritto d'autore, verrà utilizzata pari pari per estendere di volta in volta la censura ad altre sempre piu' urgenti "emergenze" e fenomeni sociali che richiedono "leggi speciali".
Quanto ci metterà un politico a dire
"Ma scusate, si tratta già di un sistema utilizzato per il diritto d'autore, mi sembra che l'istigazione alla violenza/diffamazione/altrorealtoascelta, sia ben piu' grave".
Quanto ci metterà? La risposta è semplice. L'hanno già fatto l'anno scorso come riferivo all'intervistatrice di Liberazione. Fortunatamente hanno fallito. Ma una volta messo in piedi un sistema come quello ipotizzato da Agcom, sarà molto piu' facile estenderlo.
È proprio l'argomentazione di Mazza a rendere evidente che il problema della soluzione "censura" è quella di essere un virus per la democrazia difficile da fermare. Lo stesso virus rappresentato dalle leggi speciali ed emergenziali. Che scientificamente sono armi in mano ai potenti contro gli ignari cittadini. E non servono certo a rafforzare il diritto, che non puo' prescindere da un sistema di giustizia giusto. Niente scorciatoie in democrazia.
Questa campagna deve quindi essere l'occasione per accogliere al contrario l'invito di Mazza e dire che il "no alla censura" deve essere l'articolo uno non scritto della costituzione di Internet.
Critica due - Coinvolgere l'opinione pubblica nei processi decisionale? Anche no. Credo sia poi importante raccogliere i commenti a caldo di Stefano Quintarelli che rimanda ad un'analisi piu' approfondita dell'Avv. Eugenio Prosperetti.
Entrambi in qualche modo sembrano dire, dal mio punto di vista davvero incredibilmente, che l'iniziativa contro la proposta di regolamento Agcom è sbagliata perchè in fondo il testo è ancora in consultazione, e nessun regolamento definitivo è stato approvato.
Dice Quintarelli
il momento di attenzone dovrà essere a consultazione chiusa, quando il provvedimento deve essere varato.
Mentre Prosperetti
Non le condivido e spiego perche' sulla delibera di AGCOM ha avviato una consultazione pubblica per una ipotesi di provvedimento. Nulla è ancora deliberato, deciso o esecutivo;
Personalmente mi sembra una critica paradossale. Quando se non durante una consultazione pubblica dovremmo tentare di far pervenire all'Autorità Garante non solo dei pareri tecnici (che ovviamente Agorà Digitale, come tutte le altre organizzazioni promotrici invierà ad Agcom), ma anche esigenze e interessi diffusi di cittadini, consumatori ed imprenditori?
Come, se non con una campagna che coinvolga anche i media e sia quandi accompagnata da raccolte firme, video virali, appelli, etc, potremmo rappresentare questa esigenza all'Autorità? O dovremmo forse mandare il nostro pdf di 15 pagine all'Autorità, confidando che dei consiglieri illuminati ci possano ascoltare? O magari telefonare (per chi ha i numeri giusti) all'Autorità dopo la scadenza della consultazione per sapere come sta andando e commentare indiscrezioni? Davvero, ma quale affinato stratega politico aspetterebbe il testo definitivo per far partire una campagna? Agcom ha fatto una proposta e noi per rispondere a quella stiamo facendo questa campagna.
Quintarelli, dice, ci devo ancora pensare, e in questo confido un ripensamento. Prosperetti sembra piu' determinato, ma forse per una deformazione professionale, che lo porta a pensare certe questioni piu' adatte a tavoli tecnici che a confronti con l'opionione pubblica.
Ma la loro critica è smentita anche da questi primi giorni di campagna, in cui il dibattito, su blog e social media, si sta finalmente riaccendendo su questa cruciale questione. A carte scoperte, cercando di spiazzare i classici giochi lobbistici che proprio nel silenzio fanno meglio il loro lavoro.
Critica tre - In fondo la delibera è equilibrata e non prevede solo la censura. Di che vi lamentate?
Sempre Prosperetti nel suo post argomenta che in fondo si tratta di un testo equilibrato, che non prevede solo la censura, ma anche una parte "buona" e propositiva. Ebbene, a leggere il testo purtroppo si comprende come mentre la parte repressiva è molto dettagliata, quella volta a rilanciare il mercato del diritto d'autore contiene molte dichiarazioni di principio ma non ha, almeno nel dettaglio del testo, delle implementazioni concrete e prevedibili in tempi brevi.
Ci si dice anche: ma come, se è la stessa Autorità Garante a chiedere che il Parlamento intervenga con una nuova regolamentazione piu' equilibrata, facendo espressamente riferimento alla necessità di legalizzare lo scambio di materiale comperto da diritto d'autore non a fine di lucro tramite un sistema di licenze collettive estese, perchè la vostra iniziativa?
Il motivo è semplice: sappiamo quanto sia grande il rischio che l'appello che Agcom fa al parlamento possa rimanere lettera morta per anni e anni. O forse per sempre. È dal 2006 che Agorà Digitale cerca di mandare avanti l'unica proposta di legge depositata in parlamento che va in questa direzione, per iniziativa dei deputati del gruppo radicale. Purtroppo con scarsi risultati.
Critica quattro - La censura insomma, non drammatizziamo, è solo una specie di multa. O no?
Sia Mazza nella risposta a Zambardino che Prosperetti nel suo post, invitano poi a non drammatizzare rispetto ai nuovi sistemi di censura. Il ricorso alla giustizia è pur sempre possibile, dicono, e la compresenza di procedimenti amministrativi e penali è la regola anche per altri illeciti ad esempio relativi al codice della strada.
È un punto per me più delicato da affrontare, non essendo io un giurista. Perciò mi limito ad alcune considerazioni. Innanzitutto invito a leggere il post dell'avvocato Fulvio Sarzana, tra i promotori dell'iniziativa, che sottolinea come nel testo, di ricorso al giudice, non si parli proprio.
Ma in ogni caso non si tratta solo di analizzare la lettera del regolamento proposto. Da liberale so bene che cio' che maggiormente conta è l'influenza che le norme avranno sulla società e non gli astratti intendimenti che mai si verificheranno.
Quali saranno quindi le conseguenze di tali norme? Nella lettera invitiamo esplicitamente l'Autorità a riconsiderare la sua posizione anche per la difficoltà che avrà a gestire un carico enorme di procedimenti che non potrà non affrontare con superficialità e approssimazione. A questo proprio Sarzana cita l'esempio della Gran Bretagna, dove l'analoga iniziativa del Governo viene ora frenata per le stesse argomentazioni.
il Governo Britannico nella figura del segretario alla cultura e del Vicepremier Nick Clegg, si comincia a preoccupare dell’inibizione dei siti web in territorio britannico imponendo di fatto uno Stop all’inibizione dei siti web in via di attribuzione all’OFCOM ( l’omologo italiano dell’AGCOM).
La vicenda viene riportata il 1 febbraio dalla BBC online che titola “Government to rethink Digital Economy Act’s web blocks”. http://www.bbc.co.uk/news/technology-12334075
Quali sono i motivi per i quali il governo inglese richiede espressamente alla “sua” Autorità indipendente di ripensare il meccanismo di blocco dei siti web?
Il motivo è che il governo avendo messo a disposizione dei navigatori telematici britannici un sito dove esprimere le proprie preferenze sulla legislazione in corso, ha ricevuto precise contestazioni da parte dei navigatori telematici sul blocco dei siti web sospettati di violare il diritto d’autore.
Il motivo di fondo della richiesta di moratoria da parte dei cittadini britannici invece risiede nel fatto che si corre il rischio di bloccare integralmente siti che non c’entrano niente con la pirateria e che sono semplicemente sospettati di avere un file protetto dal diritto d’autore.
E poi in secondo luogo bisogna valutare le modalità effettive con cui i provider affronteranno il regolamento.
Ad esempio. Mettiamo che in effetti ci sia la possibilità di ricorso ad un giudice. Ma chi vi puo' ricorrere? L'utente? No di certo, dice Marco Pierani, responsabile dei rapporti istituzionali di Altroconsumo, e anch'egli co-promotore della campagna.
il procedimento sommario ipotizzato dall’Autorità, molto ben dettagliato nel testo della consultazione, pretermette completamente il consumatore sebbene questo sia necessariamente parte in causa soprattutto per quanto concerne le iptesi di lesione nelle piattaforme ugc.
Insomma il produttore del contenuto non viene neppure interpellato, a maggior ragione nei tempi strettissimi dei 5 giorni di contraddittorio.
Pero' non potranno i cittadini a questo punto contestare ai provier la rimozione dei contenuti? No, ci dicono gli amici provider (e non è un caso che una delle associazioni di categoria, Assoprovider, sia tra i promotori della campagna), perchè questi si tuteleranno con delle condizioni di utilizzo che li metteranno al riparo da ricorsi. E poi provate a mettervi contro ad un colosso. Nessun amico a cui hanno cancellato senza alcun motivo o spiegazione un profilo su facebook o un contenuto su Youtube? Ve ne presento io moltissimi se avete tempo.
Critica cinque - A voi non interessa tutelare il diritto d'autore (quanto a noi). Questa viene direttamente da FAPAV (qui ripresa da Webnews) ed è un cavallo di battaglia che ci ripetono da anni.
Rimando all'equilibrata indagine conoscitiva che proprio Agcom ha pubblicato l'anno scorso che si fonda fonti ben piu' affidabili di quelli della ormai nota società di lobbying che produce i dati citati da FAPAV (su cui ironizza facilmente lo stesso Quintarelli, che vi invito a leggere). Un'analisi che dice, come sottolinea Pierani nel suo post, che i cosiddetti pirati sono tra i migliori compratori. Ma questa è una lunga storia che un tizio abbastanza famoso (Lawrence qualcosa) qualche mese fa ha già raccontato proprio al nostro caro Parlamento. Coincidenza, lo stesso Parlamento a cui ci rivolgiamo anche noi con la lettera aperta.
E se ripartissimo da li'? Il titolo del suo intervento era: "Internet is freedom". Bella li' Lawrence :-)
Steve Jobs contro Barack Obama. Ci vogliamo schierare?
Ven, 21/05/2010 - 12:07 — luca

Non fatevi confondere dalla forma. Uno è un politico visionario, l'altro un grande innovatore, normale che parlino linguaggi diversi. Ma, con le dovute differenze di prospettiva, in queste settimane Steve Jobs e Barack Obama hanno affrontato lo stesso problema. Quello del gestione dell'informazione nella nuova era tecnologica. Con una prospettiva molto interessante, perchè, citando ancora Luca De Biase (non me ne voglia se continuo a rubarne le formule), le loro "opinioni si collocano dopo, non prima dell'innovazione tecnologica".
È chiaro che alla difficoltà di gestire l'informazione si sta riferendo Jobs, nel recente mailing pubblicato su gawker parlando di
"gente dell'era tradizionale del PC che sente che il mondo gli sta sfuggendo"
perchè vorrebbero essere liberati da programmi che rubano dati privati, o dall'invasione del porno. Non attacca certo iPad o l'informazione come intrattenimento. Ma si riferisce a quello spaesamento nel gestire il nuovo mondo tecnologico che per molti costituisce una grande difficoltà, spesso senza soluzione. Certo Jobs ha una prospettiva orientata agli utenti della sua piattaforma e non della società intera.
A cui invece si riferiva Barack Obama, nel discorso che molti hanno criticato nei giorni scorsi, e che nel mio piccolo ho cercato di difendere, beccandomi pure l'accusa di Obamiano inaffidabile (non tu Metil). Perchè il problema esiste e secondo me è sbagliato fare quadrato attorno al mondo delle nuove tecnologie, senza distinguere chi fa strumentalizzazione da chi cerca di porre un problema reale. Un problema comune se è vero che nell'errore credo sia caduta anche la stimatissima Anna Masera, nel suo commento dedicato alla vicenda.
Il problema esiste, chiunque abbia a che fare con le tecnologie lo conosce, ma le soluzioni possibili sono diverse: per Jobs è la censura e il filtro preventivo, per Obama l'educazione.
Ci vogliamo schierare in questo scontro?
E visto che Jobs retoricamente si rivolge sempre ai genitori, lo chiedo soprattutto a quanti, Metilparaben certo, ma anche Quintarelli, hanno annunciano l'acquisto di dispositivi di nuova generazione alla rispettiva prole.
Negli USA il dibattito sulla neutralità della rete (addirittura con elementi partecipativi) che manca in Italia
Gio, 08/04/2010 - 12:11 — luca

Il fatto di questi giorni è che negli USA i giudici d'appello hanno annullato la sanzione a Comcast, società di telecomunicazioni, per aver penalizzato il traffico bittorrent dei suoi utenti.
Volendo riassumere i fatti si può dire che lo scopo del filtraggio introdotto da Comcast era stato quello di mettere i bastoni tra le ruote ai pirati che scaricano e condividono a sbafo, privilegiando altri tipi di contenuto. E che la ragione della sentenza di annullamento sta nel fatto che l'authority americana per le telecomunicazioni, la Federal Communications Commissions (FCC), non aveva la giurisdizione necessaria ad intervenire in materia.
Ma sono solo i commentatori più superficiali ad allarmarsi della decisione, per vari motivi. In prima istanza la FCC avrà la possibilità di tornare alla carica e già si aspettava questa decisione. Inoltre l'effetto principale della sentenza potrebbe essere quello di spingere l'amministrazione americana ad una accellerazione in materia, in quanto proprio Obama in campagna elettorale si era speso in prima persona per la neutralità della rete. Addirittura la Electronic Frontier Foundation (la principale associazione americana a difesa degli utenti) si rallegra della sentenza perchè sancirebbe una limitazione delle istituzioni come la FCC ad introdurre troppo facilmente nuove normative sulla Rete. E certo non si può accusare l'EFF di superficialità.
La cosa principale che porta alla luce questa sentenza è quindi che il dibattito sulla neutralità della rete negli USA è vivo e centrale, mentre nel nostro paese il problema pare non esistere (e sono cuirioso di sapere quanti politici saprebbero dare la definizione di neutralità della rete).
Il contrasto (e il conseguente abisso culturale che ci separa dall'altra parte dell'oceano) è davvero evidentissimo. Per fare un esempio egli USA per sollecitare il dibattito l'Authority ha aperto un sito, openinternet.gov, dove non solo raccoglie tutto il materiale e cerca di spiegarlo anche ai non addetti ai lavori, ma addirittura punta a stimolare un dibattito con i cittadini tramite la sezione raggiungibile all'indirizzo openinternet.ideascale.com.
In Italia, a parte il sempre vigile Stefano Quintarelli, sono davvero pochi i commentatori che con costanza si dedicano alla questione. Tra questi NEXA, che in una sua analisi dei provider italiani, qualche anno fa denunciava la poca trasparenza delle compagnie, la possibile violazione della normativa sulla privacy di coloro che tentano di filtrare il traffico, e il fatto che, proprio l'introduzione di filtri potrebbe far cadere la non-responsabilità degli intermediari rispetto ai contenuti che essi veicolano.
Per il resto buio totale. Per non parlare delle iniziative parlamentari. Dove l'unico disegno di legge presentato, quello Vita-Vimercati (che non a caso prende quasi tutte le sue argomentazioni dalla FCC americana) giace abbandonato in una commissione parlamentare, senza alcuna prospettiva.
Chi riuscirà a suonare la sveglia?





