
Bisogna constatare come gli "agenda setters" siano riusciti, in pochi giorni dalle elezioni, ad indirizzare il discorso pubblico sul tema della del presidenzialismo e sul nodo intercettazioni/processo breve. Se ne avessi il tempo mi farebbe piacere studiarne le dinamiche. I primi segnali lanciati dagli "opinion leaders", gli editoriali che riprendono le parole d'ordine lanciate, le interviste ai politici che confermano le priorità, ed eccoci qui, a discutere di bozza Violante e dei baratti tra Berlusconi e la Lega sulla giustizia.
Ma la cosa su cui mi sembra utile riflettere è che tale operazione non è stata neppure così difficile.
È interessante perchè ci si concentra sempre sul tema della cattiva informazione in Italia, ma credo che si dovrebbe spesso porre più correttamente il problema in termini di "cattiva" agenda setting.
È interessante anche perchè, se si cerca di immaginare possibili strade per uscire da questa situazione claustrofobica, quella che porta ad una rivoluzione del sistema dell'informazione italiana, con l'entrata nel mercato di editori veri e lo sviluppo di un discreto pluralismo, francamente mi sembra ben più impervia di quella che, passando da una riflessione sulle dinamiche "caotiche" che governano il flusso delle informazioni sul Web, possa portare ad un governo (certo democratico ma non si potrà fare a meno di figure carismatiche) che possa spingere questo caos verso una auto-consapevolezza che "prenda decisioni". Insomma, a fare contro agenda setting.





