I dati si chiamano cosi' perchè vanno dati. Altrimenti si chiamerebbero "tenuti"

Mer, 26/05/2010 - 18:43 — luca

Il copyright del titolo di questo post è di un contatto di Ernesto Belisario, l'avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie che qualche giorno fa ha tenuto al Partito Radicale, assistito da Gigi Cogo, un seminario su Open Data e Trasparenza. Ovviamente liberamente riascoltabile su radioradicale.it .

Sono grato ad Ernesto e Gigi (autori anche di un interessante approfondimento su Nova di due settimane fa), perchè hanno permesso di fare il punto sulle iniziative passate e presenti che, in ambito radicale, vanno in questa direzione, allo stesso tempo prefigurando ulteriori fronti di iniziativa.

Perchè il problema, come ha ammesso lo stesso Ernesto durante la sua presentazione, è che gli Open Data sono ormai un argomento "alla moda". Molti ne parlano, insomma, ma ora bisogna farli.

Due i punti che mi pare interessante comprendere (per il resto vi rimando a questo ricchissimo post di Ernesto, che contiene molti degli spunti discussi nella sua relazione) prima di darci all'azione:

1) Non facciamoci illusioni: nel mondo anglosassone l'innovazione nella pubblica amministrazione è possibile anche perchè l'organizzazione della PA non ha la necessità di essere regolamentata per legge. È bastata una direttiva a Barack Obama per far partire il suo progetto di trasparenza. In Italia purtroppo i tempi sono altri.

2) Nel seminario si è parlato anche di Civil Hacking, cioè della nascita di iniziative, in cui programmatori ed esperti di pubblica amministrazione si incontrano per realizzare applicazioni che forniscano servizi ai cittadini con i (talvolta pochi e difficili da trovare) dati messi a disposizione dalle Pubbliche Amministrazioni, in modo da rendere autoevidente l'utilità delle iniziative di Open data. Ebbene  anche qui il distinguo è d'obbligo, perchè abbiamo già sperimentato in passato come le pulsioni alla partecipazioni che funzionano nei paesi anglosassoni raramente hanno analoghi successi nel vecchio continente, e più in particolare in Italia.

Insomma, niente sudditanza psicologica rispetto agli Stati Uniti, ma se si pensa di poter introdurre gli Open Data in Italia, con un approccio tecnico, senza affrontare il problema del potere, ci stiamo illudendo.

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