Il Garante sulla privacy nemico degli Open Data. Via libera invece alle anagrafi patrimoniali degli eletti.

Mer, 23/03/2011 - 14:45 — luca

Freno a mano tirato sul fronte Open Data e un'accellerezione sulle anagrafi patrimoniali degli eletti. Ecco quanto contenuto nelle nuove "Linee guida in materia di trattpmento di dati personali contenuti anche in atti e documenti amministrativi effettuato da soggetti pubblici per finalità di pubblicazione e diffusione sul web" del Garante per la privacy, pubblicate il 21 marzo in Gazzetta Ufficiale.

Le linee guida contengono un importante via libera per l'accesso online e per via digitale delle informazioni sulle anagrafi patrimoniali degli eletti a tutti i livelli. In realtà, tutti tranne per Camera e Senato, istituzioni rispetto alle quali Agorà Digitale, assieme a Radicali Italiani e all'associazione Valigia Blu, sta conducendo una campagna di pressione rivolta a convincere deputati e senatori a pubblicare le rispettive dichiarazioni patrimoniali. Siete tutti ancora una volta invitati ad aderire su anagrafepubblica.radicaleaks.it.

Tornando alle linee guida vi si legge:

"In forza della predetta specificazione normativa, le regioni e gli enti locali, nel pubblicare sul proprio bollettino la situazione patrimoniale dei consiglieri e le spese sostenute per la propaganda elettorale, possono dare ampia diffusione ai propri bollettini e alle informazioni ivi riportate, anche mediante la riproduzione dei bollettini stessi sui propri siti istituzionali."

Purtroppo nel testo elaborato dal Garante vi sono anche rilevanti ombre che potrebbero fortemente ostacolare lo sviluppo degli open data in Italia. Infatti, il Garante insiste sul fatto che informazioni e documenti debbano restare recitanti ed inchiodati all'interno del sito dell'amministrazione pubblica.

Per quanto riguarda le modalità di messa a disposizione dei dati personali sulla sezione dei siti istituzionali dei soggetti pubblici dedicata appositamente a "Trasparenza, valutazione e merito", si ritiene che debbano essere privilegiati canali o modalità di ricerca interni ai medesimi siti limitando, attraverso idonei accorgimenti, l'indicizzazione da parte dei motori di ricerca esterni, nonché la creazione di copie cache presso gli stessi motori di ricerca. Resta invece ferma la possibilità di utilizzare strumenti idonei ad agevolare la reperibilità, all'interno dei siti istituzionali delle amministrazioni, delle informazioni e dei documenti oggetto di divulgazione.

A questo si aggiunge addirittura l'indicazione esplicita di ostacolare progetti come Openpolis o simili, che raccolgono massicciamente dati dai siti delle amministrazioni pubbliche, anche quando queste non siano esplicitamente forniti in formati rielaborabili.


Devono essere adottate opportune cautele per ostacolare operazioni di duplicazione massiva dei file contenenti dati personali da parte degli utenti della rete, rinvenibili sui siti istituzionali delle amministrazioni, mediante l'utilizzo di software o programmi automatici, al fine di ridurre il rischio di riproduzione e riutilizzo dei contenuti informativi in ambiti e contesti differenti. A tale scopo si può fare ricorso ad accorgimenti consistenti, ad esempio, nell'uso di firewall di rete in grado di riconoscere accessi che risultino anomali per numero rapportato all'intervallo di tempo di riferimento oppure di opportuni filtri applicativi che, a fronte delle citate anomalie, siano in grado di rallentare l'attività dell'utente e di mettere in atto adeguate contromisure. Gli accorgimenti che si intende utilizzare devono comunque essere conformi ai principi di fruibilità, di usabilità e di accessibilità dei siti istituzionali delle pubbliche amministrazioni, garantendo in particolare l'accessibilità alle informazioni riprodotte on line anche alle persone disabili.(18)

Ciò appare ovviamente un grave colpo per la comunità open data che invece proprio si fonda proprio sul concetto di riusabilità in nuovi contesti, e la possibilità di rielaborare liberamente i dati con progetti indipendenti dalle amministrazioni (e perche' no, imprese) e sulla messa in rete a disposizione di tutti e per qualsiasi finalità.

Una posizione del Garante che tra l'altro mi risulta ancora meno comprensibile nel momento in cui l'Europa punta diritta ad una regolamentazione che tuteli il diritto all'oblio (quello di cui sembra preccuparsi il Garante italiano) indipendentemente dalla piattaforma in cui si trovano i dati.

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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

segretario dell'associazione radicale Agorà Digitale

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