
L'assegnazione gratuita a Mediaset e Rai di nuove frequenze televisive ha giustamente suscitato le proteste di cittadini, associazioni ed imprenditori. Com'e' possibile dispensare privilegi ai monopolisti dell'informazione, in un momento in cui si chiedono sacrifici a tutti?
Sono molte le inizative che cercano di far saltare il tavolo. Dalla raccolta firme di Avaaz, al ricorso alla Corte dei Conti di Assoprovider alla lettera al Ministro Passera di Altroconsumo e della Federazione dei Media Indipendenti. Tutti unanimi a dire: "Si fermi il beauty contest, le frequenze devono essere messe all'asta".
Eppure, nella totale ingiustizia dell'assegnazione gratuita delle frequenze, non sono da sottovalutare le affermazioni di quanti sostengono che l'asta non servivrebbe a nulla, perchè, nei fatti, sarebbe destinata ad andare deserta. Da ultimo lo ha affermato il presidente Telecom Bernabè. Perchè? Ebbene, il motivo è che il "sistema televisione" è strutturalmente portato ai monopoli informativi:
- i piccoli e nuovi soggetti dell'informazione sono strutturalmente esclusi. La quantità di capitale necessaria per produrre contenuti è trasmettere è molto alta. Pochissimo soggetti se lo possono permettere. E sono quelli già nel mercato;
- avere le frequenze non basta: è necessario anche poter utilizzare le torri televisive necessarie per trasmettere su quelle frequenze. E tali torri sono da qualche settimana quasi esclusivamente in mano a Mediaset. Che nonostante le condizioni poste dall'Antitrust avrà moltissimi strumenti per penalizzare i concorrenti.
Insomma l'assegnazione gratuita delle frequenze è inaccettabile, ma l'asta rischia di non essere una soluzione.
E allora non c'è via di uscita?
Si' c'e', se abbiamo la capacità di avere l'ambizione di non accettare lo status quo della chiusura del sistema dell'informazione.
Perchè innazitutto chi l'ha detto che le frequenze debbano essere assegnate alla televisione? Insomma la società e la tecnologia evolvono e non è detto che il controllo delle frequenze da parte della TV, dato di fatto 10 anni fa, sia il meglio che possiamo pensare per la società per i prossimi 20 anni. Anche perche', un qualsiasi cittadino puo' verificare l'assoluta saturazione dell'offerta TV nel digitale terrestre, con canali che in molti casi vengono riempiti di contenuti di scarsissimo valore.
E in secondo luogo nessuna divinità televisiva ci impone ne' di regalare ne' di vendere tali frequenze. Anzi abbiamo la possibilità di stabilire una vera e propria rivoluzione.
Perchè una soluzione c'e'. Difficile come ogni cambiamento di paradigma, ma possiible e ragionevole.
Innanzitutto si puo' stabilire il principio che le frequenze sono un bene comune. Perciò, dove possibile, devono essere liberamente accessibili senza esclusività da parte di alcun media TV, garantendone l'utilizzo da parte di nuovi soggetti del mondo dell'informazione, ma anche per scopi nuovi e ora impensabili. Garantendo cosi' allo stesso tempo il pluralismo che il vecchio assetto televisivo non sarà mai in grado, asta o non asta, e allo stesso tempo di portare innovazione.
In secondo luogo regolamentare l'utilizzo condiviso di tali frequenze sul modello di Internet. Utopia? Non credete che sia possibile che più soggetti trasmettano sullo stesse frequenze?
Ebbene la autorità inglese per le comunicazioni OFCOM (l'equivalmente della nostra Agcom) sta spingendo affinchè la Gran Bretagna sia pioniera nell'utilizzare la banda tradizionalmente destinata alla TV per i servizi Internet. E cio', come confermano anche diversi provider italiani, potrebbe essere una svolta per portare la banda larga nelle zone rurali, altrimenti difficilmente raggiungibili. Similmente si sta muovendo Obama, che, supportato dalla FCC (la autorithy americana per le comunicazioni) sta spingendo affinchè le frequenze TV non utilizzate siano regolamentate per permettere una tecnologia chiamata Super WI-FI.
Esempi che mostrano che quella delle frequenze come bene comune è una rivoluzione ragionevole e possibile. Perchè riteniamo che non sia giusto regalarle a Mediaset o Rai, certo. Ma è più ragionevole reagire facendo pagare, per quanto caramente, la dittatura televisiva, o forse cercare di uscirne?
Beh, ora sapete come la pensiamo. E su www.agoradigitale.org/stop-dittatura-televisiva raccogliamo le firme dei visionari che come noi vogliono chiedere al governo di cambiare rotta e paradigma.





