
Per una volta (finalmente!), non sono d'accordo con l'amico Metilparaben (alias Alessandro Capriccioli), sorpreso dalle dichiarazioni del presidente Obama, che in recente intervento alla Hampton University ha dichiarato:
"con gli iPod gli iPad le Xbox e le PlayStation - nessuna delle quali so come funzionino - l'informazione diventa una distarzione, una diversione, una forma di intrattenimento, piuttosto che uno strumento di accrescimento politico e sociale."
Obama ha anche criticato i siti di social networking e i blog, attraverso i quali
"anche le affermazioni più folli possono velocemente diffondersi".
Tutto questo, ha detto il presidente agli studenti,
"mette sotto pressione il nostro paese e la nostra democrazia".
Alessandro è in buona compagnia, e lo stesso Economist oggi in un articolo attacca Obama per la stessa ragione, associandolo addirittura ai "bacchettoni" che nel '700 avevano espresso diffidenza sull'influenza dei romanzi sulle menti dei giovani, o negli anni '10 avevano etichettato il cinema come "un malvagio puro e semplice" o negli anni '50 i fumetti, accusati di portare i giovani alla delinquenza.
Sia Alessandro che lo stesso Economist si accorgono del paradosso di un presidente che sarebbe diventato tecnofobico mentre delle tecnologie è un grande utente, sempre legato al suo BlackBerry, tra i più grandi promotori degli open data, autore di una campagna presidenziale che proprio in rete ha avuto uno dei suoi passaggi centrali e che usa YouTube per parlare con i cittadini americani.
Beh, forse allora è un po' sbrigativo risolvere la questione con una battuta. Perchè approfondendo ci si accorge che le frasi di Obama vanno contestualizzate, come aveva fatto ad esempio Rampini il giorno dopo quel discorso, riproponendo la conclusione a cui Obama, in quel contesto universitario, voleva arrivare:
“Non possiamo fermare il cambiamento. Dobbiamo adattarci. E l’istruzione è proprio quello che ci consente di farlo. L’istruzione vi rende più forti, sarete in una posizione migliore per navigare in questo nuovo spazio”.
Con questa consapevolezza ci si accorge che, in ultima analisi, la critica di Obama, sembra niente di più di una elaborazione , sicuramente più rozza, di quella ecologia dell'attenzione che da anni in Italia, Luca De Biase, che certo non può essere accusato di tecnofobia, cerca di porre come tematica centrale di riflessione:
"Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni."





