
Alla fine ne è rimasto solo uno. È stato approvato in Commissione Bilancio l'emendamento radicale a prima firma Marco Beltrandi che da oggi obbliga tutte le amministrazioni pubbliche (comuni, provincie, regioni, ministeri, ...) alla valutazione del software libero nei loro bandi di gara per le forniture software (sul sito di Agorà Digitale trovate il testo completo).
Cosa cambia? Si riconosce nel nostro ordinamento, all'interno del codice dell'amministrazione digitale, la necessità per le amministrazioni pubbliche di tenere in considerazione non solo l'economicità ma anche l'impatto che il software stesso ha sulla nostra società sempre piu' tecnolgica dal punto di vista dei diritti fondamentali dei cittadini e delle imprese che vogliono innovare.
Il movimento che da anni promuove l'idea che il software debba essere libero (cioe' liberamente utilizzabile, modificabile, distribuibile, migliorabile) nasce dalla consapevolezza che l'infrastruttura tecnologica ha un influenza sempre maggiore sulla libertà dello scambio dei contenuti immateriali, sul diritto alla privacy, sulla libera circolazione della conoscenza, del know-how e piu' in generale delle informazioni.
L'emendamento approvato oggi è quindi un passo in avanti per la difesa dei diritti digitali ma puo' essere anche una spinta per lo sviluppo dell'ICT anche in Italia, muovendosi verso la "liberalizzazione" di un settore dove troppo spesso la chiusura di conoscenze tecniche e scientifiche è un freno per l'innovazione e per l'entrata nel mercato di nuovi soggetti.





