Altro che iPad. Sarà il porno il crocevia del futuro dell'informazione. Dove i giornali non arrivano.

Lun, 31/05/2010 - 17:08 — luca

 

Un bel pezzo di futuro passa per il porno. Il dibattito attorno ad immagini scandalose di corpi nudi e atti sessuali, anticipa uno dei temi centrali del mondo dell'informazione. Nessun reato, niente violenza, il porno è semplicemente qualcosa che a molti può risultare spiacevole e volgare. Per alcuni una corruzione dell'animo umano. Ma di sicuro non è di per sè illegale.

Ecco che con il porno, il tema della censura sbarca fuori dai tribunali, nel mondo di tutti i giorni, come strumento di governo della moralità e dei fenomeni di costume e non solo (non ci si accontenta più) di repressione dei reati. È il porno il cavallo di troia per i sistemi di censura e filtraggio cinesi nel cominciare, anche nei paesi cosiddetti democratici, a forgiare più o meno consapevolmente una moralità diffusa.

Nel vecchio mondo dell'informazione, eravamo abituati a poter relegare la pornografia in un'area riservata delle edicole. A nasconderlo sotto i libri di scuola durante il liceo. Nel frattempo gli editori mainstream si vedevano bene da scadere in oscenità che potevano valere il pubblico discredito.

Ma nelle strade disintermediate del web la pornografia può prendersi tutti gli ampi spazi che l'indole umana gli affida. E questo diventa un aspetto importante da considerare per una società  che in prospettiva sarà sempre più online.

Nel nuovo mondo dell'informazione, quello disintermediato, come gestiremo i contenuti che non si adattano al pubblico (e quindi tendenzialmente moralistico) senso del pudore e di ciò che si può ritenere non offensivo? Come risponderemo ai sempre più diffusi attacchi contro lo scadimento della società?

Sul campo già si possono vedere in azione diverse tendenze a cui dovremmo prestare maggiore attenzione.

Notizia di questi giorni è che Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, è stato contestato dal direttivo della Wikimedia Foundation, per aver impropriamente cancellato dalla enciclopedia libera delle foto ritenute pornografiche. Ma come spesso accade, la cesoia della censura colpisce molti innocenti, e tra i file cancellati sono finite molte foto, che, sostengono i critici, avevano su Wikipedia un puro valore informativo.

L'errore di Wales in tutto questo è di non aver capito la portata del problema a cui si trova di fronte, e di aver regito con fretta ad una pressione della società a cui non era preparato. Una pressione reale, non mi importa se di clericali o di padri di famiglia, se di bigotti o di persone coscienziose. Non mi importa quale sia la motivazione. Quello che so è che è necessario avere una risposta. So che presto la Wikimedia Foundation dovrà prendere una sua posizione ed essa dovrà essere soddisfacente.

Bisogna trovare una posizione comune da opporre non solo a Wales, ma anche a Steve Jobs, a cui gli utenti di iPad, iPhone e iPod dovranno dire, che sì il porno è qualcosa di invasivo e talvolta spiacevole, ma che vogliono essere loro a poterlo decidere. Loro a poterlo filtrare. Sono i genitori  a decidere cos'è gi propri figli. Non Steve Jobs. Non Jimmy Wales. 

Dibattito fondamentale dicevo. Peccato che sia in mano ai giornali cartacei. Su Repubblica di oggi, nell'inserto Multimedia di Affari e Finanza, un articolo parla proprio della vicenda Wales Vs. Wikimedia Foundation. Ma invece di porre il problema nei termini di uno scontro tra un padre padrone e una comunità che non accetta metodi draconiani, titola "Troppi errori, esplode il caso di Wikipedia" - "Dietro la lotta di potere al vertice c'è la necessità di cambiare sistema" infarcendo l'articolo, che parla proprio della questione pornografia, di box su "noti" casi di errori presenti sulla nota enciclopedia collaborativa (scomodando addirittura Umberto Eco) che poco hanno a che fare con il caso in sè e molto c'entrano con una linea portata avanti dal giornale indipendentemente dalle notizie del giorno. Come dire, finchè il filo lo tirano le grosse testate cartacee, il dibattito sul futuro del web difficilmente darà frutti non avvelenati.

 

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