
Sono sempre stato convinto che il riferimento alla privatizzazione dell'acqua dei comitati referendari per il Sì fosse un errore da matita rossa, e che fosse controproducente nell'affrontare correttamente i pur rilevanti problemi sollevati con i due quesiti. Tanto che proprio contro tale posizione si concentra gran parte del messaggio dei promotori del no, come ad esempio www.acqualiberatutti.it. Ma ho cominciato a non essere poi così certo della mia posizione dopo aver ascoltato l'argomentazione che mi è parsa non-ideologica e puntuale fatta oggi da Rodotà in un intervista rilasciata a Radio Radicale
Citando il noto (non a me) lavoro di Berie e Means "The Modern Corporation and Private Property", Rodotà sottolinea che da un punto di vista giuridico ed economico, il titolo formale di una proprietà da tempo (in particolare con la finanziarizzazione) non viene più considerato rilevante. Quello che è rilevante è la gestione, il controllo. Quindi, da un punto di vista sostanziale, parlare di privatizzazione dell'acqua è corretto nei termini in cui ne viene privatizzato il controllo.
Non sono ne' un giurista ne' un economista, ma, dopo un po' di ricerche e approfondimenti, mi è sembrato sembrato un ragionamento convincente nella sua semplicità, supportato da numerosi studiosi, e contro cui, in Rete, non ho trovato alcuna obiezione.
In fondo ai cittadini interessa il controllo sostanziale, o no?





