
Uno dei problemi del dibattito sulla "neutralità della rete" e che di essa non esiste una definizione univoca. Generalmente si intende che una rete è neutrale quando trasporta tutti i dati allo stesso modo, senza discriminare per contenuto, applicazione, interlocutore. Di fatto qualsiasi tecnico della rete sa bene che una rete completamente neutrale non esiste. Youtube come molti grandi fornitore di servizi in rete usa diverse tecniche per consentire di "accellerare" la velocità percepita dagli utenti. La neutralità della rete è quindi soprattutto un principio a cui tendere, che ancora nessun legislatore ha pochi legislatori (tra questi Cile e Norvegia, grazie a Paolo Brini per la segnalazione) hanno regolamentato ma con cui da diversi anni si cimentano le authority in tutto il mondo.
Mentre diverse organizzazioni che difendono il cosiddetto "Open Web" si sono schierate per la tutela di una rete neutrale, ben pochi soggetti politici hanno difeso apertamente la posizione contraria. Libertiamo e' tra queste, e ha ribadito la sua posizione con una documento elaborato in occasione della Consultazione dell'Unione Europea sulla neutralità della rete. Un documento che cerca di rappresentare dal punto di vista liberale la posizione di alcuni attori di mercato quali le aziende di Telecomunicazione.
Ritengo importante entrare nel merito delle posizioni di Libertiamo, perchè ciò permette di superare affermazioni di principio, e tenere conto dei diversi interessi in gioco. Di seguito riassumo in cinque punti le posizioni di Libertiamo, a cui rispondo con delle riflessioni che prendono a piene mani dal dibattito a cui abbiamo assistito in questi anni in primo luogo grazie a esperti come Stefano Quintarelli e associazioni e organizzazioni come NNSquad, la Electronic Frountier Foundation o l'organizzazione Free Press e su cui è intervenuta più volte anche l'Associazione Agorà Digitale, di cui sono segretario.
Libertiamo: "Imporre che tutti i bit debbano essere uguali è contro l'innovazione e lo spirito imprenditoriale che ha creato il web".
Risposta: "Il mito della rete non regolamentata e del far west digitale da sempre ha caratterizzato qualsiasi dibattito relativo allo sviluppo di Internet. Ma, come ha illustrato, ad esempio, Lawrence Lessig ne "il Futuro delle Idee", Internet è nata e si è sviluppata come conosciamo proprio grazie alla regolamentazione. Proprio le regole che imponevano vincoli ai vecchi monopolisti, hanno permesso di superare il chiuso sistema delle telecomunicazioni pre-Internet. Sono proprio le regole (poche, semplici ed efficaci) che hanno permesso allo spirito impreditoriale di trovare lo spazio per esprimersi. E di innovare senza dover chiedere permesso a nessuno.
Libertiamo: "La neutralità della rete limita la possibilità di migliorare, o mantenere, la qualità delle reti di telecomunicazioni".
Risposta: "In realtà la storia ha mostrato che le cose sono evolute diversamente. È stata proprio l'impossibilità di usare la "finta" scarsità che ha imposto alle aziende di telecomunicazioni i maggiori investimenti nello sviluppo delle reti. Il modello di pagamento differenziato che sostengono i detrattori della neutralità della rete ha un senso solo se ci troviamo in una condizione di congestione della rete. Perciò al contrario di quanto si dice, con questo modello di business ci sarebbero tutti gli incentivi ad investire meno nella rete.
Il tema degli investimenti è però centrale in un altro senso. La neutralità della rete rende possibile la predicibilità del comportamento di una infrastruttura che consente agli innovatori di creare nuove applicazioni e servizi.
Libertiamo: "Le aziende di telecomunicazioni non potranno offrire servizi differenziati ai loro concorrenti, rendendoli poco più di una public company, ad un passo dalla nazionalizzazione. In Italia siamo stati contenti della fine della nazionalizzazione."
Risposta: In Italia sappiamo bene come le privatizzazioni senza concorrenza possano portare a situazioni persino peggiori di un sistema nazionalizzato. Il mercato attuale delle telecomunicazioni in Italia è tutto tranne un mercato competitivo. Perciò la rappresentazione del confronto tra "mercato libero privato" vs. "public company nazionalizzata" è strumentale. La realtà è quella di un mercato dove i monopolisti sono lenti ad innovare.
Le leggi sulla neutralità della rete hanno proprio lo scopo di promuovere innovazione e competizione. Senza tali regole ci aspetta un futuro in cui ad esempio nuovi servizi di telefonia voip come Skype saranno inesistenti perchè ogni compagnia sarà impegnata a favorire i proprio servizi.
Inoltre molti studi sottolineano come un modello a servizi differenziati non sarebbe a lungo termine remunerativo. Un operatore deve certo poter fare scelte strategiche, anche sbagliate, ma solo se vi sono le condizioni di reale concorrenza.
Libertiamo: "Internet non può operare tecnicamente secondo le limitazioni richieste dalla neutralità della rete. Le applicazioni di nuova generazione non potrebbero entrare in azione. Perchè non è possibile ritardare le email per qualche secondo per potenziare lo stream video?"
Risposta: Stefano Quintarelli una volta ha scritto "da 20 anni la banda è insufficiente ma solo quando si è affacciata l'idea per gli operatori di guadagnare gestendo la scarsità, si è posto il tema della neutralità della rete". I principi della neutralità della rete non vogliono impedire agli ISP di gestire le loro reti. La congestione deve essere affrontata ma in modo ragionevole. Questo vuol dire che 1) queste pratiche devono essere trasparenti e 2) devono essere messe in atto esclusivamente per gestire la congestione. Bloccare un'applicazione sicuramente non centra con la congestione. Il caso Comcast in cui veniva bloccato il traffico BitTorrent indipendentemente dal fatto che causasse o meno una congestione, e indipendentemente da quanto traffico generasse è chiaro esempio di pratica non ragionevole.
Libertiamo: "Non c'e' prova che neutralità della rete sia necessaria. Abusi di posizioni dominanti e pratiche scorrette possono già essere perseguite con le leggi attuali sulla competizione".
Dietro la battaglia per la neutralità della rete c'e' innanzitutto una battaglia di trasparenza. Solo se le pratiche effettuate dagli operatori di telecomunicazione sono trasparenti la pressione politica e sociale può essere sufficiente a spingere le compagnie a dei comportamenti virtuosi. Di questo quindi c'e' sicuramente bisogno.
Per quanto riguarda la possibilità di perseguire con le leggi attuali casi di abusi nella gestione del traffico per favorire alcuni servizi a scapito di altri, basta citare il fatto che proprio una corte americana, nel giudicare il caso FCC (l'equivalente dell'Agcom italiana) contro Comcast a chiedere al Congresso americano di affidare esplicitamente alla FCC la possibilità di intervento in materia.





