radio radicale


[Referendum sull'Acqua 1] Ma l'acqua la privatizzano o non la privatizzano?

Ven, 03/06/2011 - 18:48 — luca

Sono sempre stato convinto che il riferimento alla privatizzazione dell'acqua dei comitati referendari per il Sì fosse un errore da matita rossa, e che fosse controproducente nell'affrontare correttamente i pur rilevanti problemi sollevati con i due quesiti. Tanto che proprio contro tale posizione si concentra gran parte del messaggio dei promotori del no, come ad esempio www.acqualiberatutti.it. Ma ho cominciato a non essere poi così certo della mia posizione dopo aver ascoltato l'argomentazione che mi è parsa non-ideologica e puntuale fatta oggi da Rodotà in un intervista rilasciata a Radio Radicale

Citando il noto (non a me) lavoro di Berie e Means "The Modern Corporation and Private Property", Rodotà sottolinea che da un punto di vista giuridico ed economico, il titolo formale di una proprietà da tempo (in particolare con la finanziarizzazione) non viene più considerato rilevante. Quello che è rilevante è la gestione, il controllo. Quindi, da un punto di vista sostanziale, parlare di privatizzazione dell'acqua è corretto nei termini in cui ne viene privatizzato il controllo.

Non sono ne' un giurista ne' un economista, ma, dopo un po' di ricerche e approfondimenti, mi è sembrato sembrato un ragionamento convincente nella sua semplicità, supportato da numerosi studiosi, e contro cui, in Rete, non ho trovato alcuna obiezione.

In fondo ai cittadini interessa il controllo sostanziale, o no?



Cyberattivismo, organizzazione online, e la Politica della Trasparenza e dei Dati Aperti

Gio, 14/04/2011 - 10:36 — luca

Tre eventi tra Perugia e Roma. Fatemi sapere se ci siete :-)

Domani (Venerdì) alle 10, nell'ambito del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia aiuterò gli amici di Radio Radicale nella moderazione del dibattito

Nuovi media e attivismo. Esperienze a confronto

a cui partecipano Ben Brandzel co-fondatore avaaz.org, Roberto Fico organiser Meetup di Napoli, Giulia Innocenzi Annozero Rai2, responsabile avaaz.org Italia,  Giuliano Santoro Carta, Simone Sapienza fainotizia.it e Alessandro Tettamanti comitato 3e32 dell’Aquila.

Lunedì a Roma si svolgerà un incontro con lo stesso Ben Brandzel, che permetterà ad un gruppo selezionato di persone (l'incontro è riservato agli iscritti di Agorà Digitale) di conoscere di persona e parlare faccia a faccia con il già direttore della mobilitazione di Moveon e "Organizing for America" di Barack Obama. A questo link trovate le informazioni sull'evento. A quest'altro quelle per rinnovare l'iscrizione all'associazione per il 2011.

Infine, martedì, sempre a Roma, presso la Camera dei Deputati, introdurrò l'evento internazionale "La Politica della Trasparenza  e Dei Dati Aperti" di cui qui sotto allego il programma. In questo caso, oltre alla giacca (ahime'), è obbligatoria anche la registrazione (ma l'ingresso è gratuito) che potete effettuare all'indirizzo

http://www.agoradigitale.org/eventodatiaperti

La Politica della Trasparenza e dei Dati Aperti

Martedì 19 aprile 2011

ore 9,30 - 18

Roma, Sala delle Colonne, Camera dei Deputati

Si tratta di un appuntamento internazionale, organizzato dalle maggiori associazioni italiane che si occupano di trasparenza e dati aperti.

Il tema dei “dati aperti” diventa elemento cruciale nel panorama politico e pubblico, nazionale e internazionale, dove si sta affermando un movimento per l'accesso ai dati pubblici in formato aperto, noto appunto come “open data”.

Gli “open data” hanno ottenuto negli ultimi anni molte vittorie, la più rilevante in seguito all'elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti. Uno dei primi provvedimenti del neo presidente è stata infatti la Open government directive, che ha ingiunto la pubblicazione su internet di tutti i dati pubblici delle amministrazioni governative. Seguendo il modello statunitense vari Paesi hanno avviato procedure simili: Inghilterra, Australia, Canada.

In Italia si è mossa in tal senso la Regione Piemonte e sono emerse con forza le esperienze di Linked Open Camera e Senato e di OpenParlamento, mentre altre regioni italiane, tra cui il Lazio, si stanno attivando con progetti di legge regionali specifici.

Nella giornata del 19 aprile la tematica dei “dati aperti” sarà affrontata partendo dall’analisi di esperienze straniere e illustrando i progetti curati attualmente dalle associazioni che in Italia si muovono in questo ambito.

Tra gli ospiti internazionali figurano Jonathan Gray, community coordinator della Open Knowledge Foundation, Simon Rogers, direttore della sezione dati del quotidiano britannico The Guardian e Ben Brandzel, cofondatore di Avaaz.org e già direttore delle campagne online di Moveon e di Organizing for America.

Alla vigilia dell'approvazione del federalismo fiscale, a quasi due anni dalla riforma Brunetta e a 6 anni dall'approvazione del Codice dell'Amministrazione Digitale (da pochi mesi ulteriormente rafforzato), verranno presentate e discusse le iniziative in corso sulla trasparenza, i progetti in atto per il riutilizzo dei dati provenienti dalla Pubblica Amministrazione, le prospettive e gli obiettivi futuri. Particolare attenzione sarà dedicata allo stato di avanzamento dell'anagrafe pubblica dei rappresentanti dei cittadini, alla questione della trasparenza dei bilanci degli enti locali e al valore economico dei dati pubblici.

 

programma dell’evento

 

 

Sessione di apertura - 9.30-11.30

Introduce: Luca Nicotra, Segretario di Agorà Digitale

ModeratoreSergio Rizzo, Corriere della Sera

 

Simon Rogers, Direttore Datablog e Datastore del quotidiano The Guardian

Ben Brandzel, cofondatore di Avaaz.org, già Direttore delle campagne online di MoveOn.org e Obama

Jonathan Gray, Open Knowledge Foundation

Emma Bonino, Vicepresidente del Senato

Enrico Giovannini, Presidente Istat

Francesco Pizzetti, Presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali

 

 

Panel 11.45-13.00| Per un'anagrafe pubblica degli eletti, dei nominati e della pubblica amministrazione

Moderatore: Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani

 

Antonio Martone, Presidente della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche

Rita Bernardini, Deputato radicale eletto nel Pd

Peter Gomez, Direttore de ilfattoquotidiano.it

Maria Teresa Brassiolo, Presidente Transparency Italia

Giacomo D'Arrigo, Coordinatore Nazionale Anci Giovane

 

 

Panel 14.00-15.15| Trasparenza e accessibilità dei bilanci pubblici

Moderatore: Aline Pennisi, Ministero dell'economia e delle finanze

 

Simona De Luca, Ministero per lo sviluppo economico

Vittorio Alvino, OpenPolis

Stefano Costa, Open Knowledge Foundation Italia

Marco Stradiotto, Senatore del Partito Democratico

Rocco Berardo, Consigliere Regione Lazio della Lista Bonino Pannella

Giancarlo Miele, Presidente Commissione sviluppo economico, ricerca, innovazione e turismo, Consiglio regionale Regione Lazio

 

 

 

 

Panel 15.30-16.45| Il Valore Economico degli Open Data

A cura di Linked Open Data Italia

 

Moderatore: Andrea Di Benedetto, presidente associazione Linked Open Data Italia

 

Lorenzo Benussi, Top-ix

Raimondo Iemma, Fondazione Rosselli

Stefano Bertolo, European Commission DG Information Society and Media

Giuseppe Ragusa, Docente presso LUISS Guido Carli e membro dell’Associazione Rena

Tito Bianchi,

 

 

Panel 17.00-18.00 | Trasparenza e i dati pubblici: obiettivi ed azioni per l'immediato

Moderatore: Guido Romeo, Wired

 

Ettore di Cesare, OpenPolis

Alberto Cottica, Spaghetti Open Data

Ernesto Belisario, Associazione italiana per l'OpenGovernment

Michele Barbera, Linked Open Data Italia

Luca Nicotra, Segretario di Agorà Digitale

Marco Scaloni, Informaetica



La lunga lotta per l'accesso e per fare fuori una Italia autoritaria e burocratica

Lun, 27/12/2010 - 09:16 — luca

In due interviste a Wired (che potete leggere qui) e a Radio Radicale (qui la registrazione) ho cercato di delineare i prossimi obiettivi di una lotta, quella per universalizzare l'accesso ad Internet rendendolo possibile a chiunque e in qualunque luogo, nel rispetto del diritto alla privacy di ciascuno, che non finisce certo con l'abrogazione di una parte della Pisanu ma che, dobbiamo esserne consapevoli, caratterizzerà i prossimi anni.

Riporto qui alcuni frammenti dall'intervista alla radio, in cui inizio ricordando la storia della legge Pisanu:

"In Italia a seguito degli attentati terroristici negli Stati Uniti e in Europa dei primi anni 2000 fu introdotto il cosiddetto Decreto Pisanu. In uno degli articoli del decreto si imponeva a chiunque volesse fornire un accesso alla rete wireless, quello che uno puo' trovare in un Internet Point ma anche nelle biblioteche e negli aereoporti, l'obbligo di registrarsi presso il Questore. Si imponeva inoltre di registrare tutti i documenti degli utenti che si collegavano alla rete in forma cartacea. Questo voleva dire un enorme peso burocatico. Ma soprattutto un rischio notevole di violare una delle molte disposizioni, tanto che nei mesi scorsi diversi alberghi sono stati sanzionati, con multe anche ingenti, per violazione della Pisanu, e in particolare perchè i dati non erano stati raccolti conformemente alla legge.

Fortunatamente, dopo 5 anni di mobilitazione, il Ministero dell'Interno si è convinto che di antiterrorismo nella Pisanu c'era ben poco. Convinto anche dalle dichiarazioni fatte negli scorsi mesi da generali della guardia di finanza e da esperti di antiterrorismo di paesi come Israele o gli Stati Uniti che hanno sottolineato come la burocratizzazione della Pisanu non avesse alcuna utilità per le indagini. Il motivo è semplice: se qualcuno ha degli intenti criminali tipicamente ha dei modi più attenti di connettersi alla rete che andare ad un Internet Point."

Il Italia orma è chiaro che abbiamo un problema preliminare: capire se i politici comprendono davvero che cosa implicano le norme che approvano, e in generale l'affidabilità delle loro dichiarazioni ufficiali, insomma non quelle che fanno al bar, ma alle conferenze stampa che seguono i Consigli dei Ministri.

Veniamo da un paio di mesi di dichiarazioni altisonanti prima del Ministero dell'Interno, poi addirittura di Berlusconi in persona, poi nei giorni scorsi del ministro Meloni che hanno parlato di liberalizzazione dell'accesso ad Internet in Italia. Usando parole come "avvenimento epocale" e "rivoluzione" ma la difficoltà che abbiamo avuto in questi mesi è stato soprattutto capire se alle dichiarazioni che venivano fatte corrispondevano dei fatti. E se la loro descrizione delle norme approvate o in discussione corrispondeva alla lettera della legge"

Cosa cambia con il milleproroghe.

Pare che nel milleproroghe, pare sia stata inserita l'abrogazione di alcuni commi dell'articolo 7 della Pisanu. In particolare quelli che obbligano la raccolta dei dati e dei documenti degli utenti che si collegano. Un passo importante anche dal punto di vista del diritto alla privacy, un alleggerimento sulle forme di controllo che venivano esercitate. Rimane pero' in vigore il comma uno, cioè il comma che obbliga in particolare gli Internet Point a registrarsi presso la Questura.

Poi iniziamo con i problemi. Innanzitutto quello della responsabilità dei fornitori d'accesso

Rimangono numerosi altri obblighi per i fornitori di accesso alla rete che in ogni caso non consentiranno quella il governo annuncia essere una liberalizzazione. Anzi, non registrare gli utenti che si collegano potrebbe portare i gestori della rete a rischiare piu' di prima. Se un utente non identificato si collega alla rete e commette un reato, ad esempio scaricando materiale coperto da diritto d'autore o collegadosi ad un sito pedopornografico, parte della responsabilità può, infatti, ricadere sul fornitore d'accesso.  C'e' il caso di una signora, non in Italia ma in Germania, addirittura multata perche' la sua rete privata, neanche di un bar, ma della sua abitazione, fu utilizzata per commettere un reato. In tribunale fu ricosciuto il fatto che non era stata lei a commettere il reato in prima persona, ma fu comunque considerata responsabile di aver lasciato aperta e "incustodita" la sua rete. Insomma, non c'e' piu' l'obbligo di raccogliere i dati degli utenti. Ma chi non lo fa rischia grosso. Come si può pensare ad una vera liberalizzazione e sburocratizzazione se non si affronta questo punto fondamentale?

E poi l'incredibile norma sul patentino per gli installatori

C'e' un altro punto ancora piu' rilevante. C'e' una legge del 1992 rimasta fino ad oggi inapplicata, che obbliga ad affidarsi a degli installatori patentati anche per installare la propria piccola rete. Se io voglio mettere in piedi una rete nel mio bar, o nella mia libreria devo rivolgermi ad un installatore autorizzato. Un po' come funziona per le caldaie, in cui questo passaggio è necessario perche' c'e' in effetti il pericolo che faccia esplodere il mio palazzo.

Dicevo una legge inapplicata, ma in realtà nei mesi scorsi sono uscite le prime notizie di esercenti nella zona di Milano multati proprio perchè le loro reti non erano state realizzate da installatori autorizzati. Multe anche di decine di migliaia di euro. In corrispondenza di tali eventi, a novembre è uscito un nuovo testo che impegna il governo a rivedere entro un anno la normativa, definendo i termini con cui queste licenze potranno essere assegnate ai singoli fornitori. La cosa preoccupante è che nel vecchio testo si introducevano dei requisiti per diventare installatori autorizzato in termini di parco macchine o di personale assunto. Sostanzialmente un modo per impedire l'ingresso in questo mercato a liberi professionisti e a nuovi operatori. Una legge a favore della lobby degli installatori.

Ma c'e' un'altro problema. Bisogna infatti capire fino a che livello verrà richiesto di rivolgersi a personale autorizzato. Insomma, per installarmi una rete nel mio appartamento dovrò chiamare un installatore? Sarebbe davvero incredibile considerando che realizzare una piccola rete domestica è cosa ormai semplice e che dovrebbe essere una pratica addirittura incentivata. Si tratta anche di una questione di consapevolezza tecnologica che si acquisisce con la la piccola soddisfazione di installarsi una rete domestica, riuscendo a relazionarsi con le nuove tecnologie. Invece in Italia, anche anche in questo si decide per l'approccio autoritario. Ma a differenza dell'esempio delle caldaie in cui in effetti un malfunzionamento mette a rischio la vita di altre persone, nell'installare una rete chiaramente i pericoli sono inesistenti. Davvero qual'e' il rischio di installarsi una rete da soli?

Benissimo quindi il passo fatto con il milleproroghe, ma la strada per fare fuori un'Italia autoritaria e burocratica è ancora lunga.



Il rischio di essere più realisti del Re. Renata Polverini risponde alla polemica su Radio Radicale innescata dal Presidente della società di lobbying che cura la sua campagna

Sab, 30/01/2010 - 16:03 — luca

Massimo Micucci mi ha chiesto in un commento a questo blog "A chi serve Radio Radicale?

una possibile risposta:

«Ringrazio i radicali e Radio Radicale per il servizio che offre a questo Paese. Io non ho paura - come prima ricordava Marco Pannella - di citare né i Radicali né Radio Radicale. Di recente mi hanno chiesto se avevo un hobby, ho risposto che ne avrei moltissimi, che però non li posso praticare perché ho poco tempo, ma una cosa che faccio la mattina quando sono a casa e non mi sveglio esageratamente presto, è che faccio un po’ di tapis roulant, ma senza farmi mancare la rassegna stampa di Bordin. Questo è stato messo come uno dei pochi, anzi l’unico, dei miei hobby

Renata Polverini

Congresso Radicali Italiani, 2009

 



Facebook come Radio Parolaccia mostra la faccia oscura del paese

Lun, 14/12/2009 - 17:39 — luca
Internet non è il far west. Anche sul web esistono delle leggi, e se verrà accertato che qualcuno ha commesso un reato, inneggiando contro Berlusconi o in qualsiasi altro modo, è giusto che sia perseguito. Dai tribunali.
La censura di Stato evocata da molti esponenti di governo e maggioranza è un'altra cosa. È la volontà chiudere gli spazi di libertà che Internet ha messo a disposizione di ogni cittadino, dipingendo la rete come un luogo frequentato da criminali e squilibrati, un luogo oscuro da cui proteggersi. Questa può essere un'immagine tranquillizzante per spiegare la violenza di certe esternazioni, ma è terribilmente falsa. Perchè noi radicali i messaggi che oggi si leggono sulle bacheche di Facebook e del web li conosciamo bene. Sono gli stessi che si ascoltavano negli anni '80 o '90 a Radio Parolaccia, quando aprimmo i microfoni di Radio Radicale senza filtro 24 ore su 24. Un esperimento che consentì di ascoltare la voce di un'Italia che strepita, urla, minaccia, impreca e bestemmia e che oggi Internet permette di replicare su base permanente e per un numero di cittadini sempre maggiore. Un paese orrendo, ma che esiste e non si può cancellare, e di cui invece sarebbe utile cercare di comprendere le cause.
Nel frattempo agli onororevoli D'Alia, Carlucci, Maroni, Ronchi e quanti altri in queste ore stanno inneggiando alla censura in rete è bene ribadire che la libertà si esercita nei casi limite. Quelli più sgradevoli o ripugnanti. Non ci sono direttori responsabili sui social network o sulle bacheche e se qualcuno commette dei reati, a maggior ragione lì dove la privacy è praticamente assente, la responsabilita personale resta. Ma per questo c'è la magistratura. Altrimenti chi decide quali frasi sono da considerarsi oltre il limite accettabile. La Carlucci? Maroni?

Update: Ne parlano anche Zambardino, Masera, Alessandro, Granieri, Quintarelli e De Biase .

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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

segretario dell'associazione radicale Agorà Digitale

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