
Vogliono che i cittadini si fidino della politica? Ci vuole innanzitutto trasparenza totale. Mario Monti ha fatto un primo passo. Gli va dato atto ed è giusto sottolinearlo. In apertura di conferenza stampa il il neo-presidente ha annunciato che
“per i membri del Governo ci sarà un criterio di trasparenza a livello delle migliori pratiche internazionali”.
Il neo presidente ha risposto in questo modo alle numerose associazioni guidate da Agorà Digitale ed Avaaz che nei giorni scorsi avevano promosso l'"operazione trasparenza totale": una richiesta all'esecutivo (la trovate all'indirizzo http://www.agoradigitale.org/trasparenza-governo-monti) affinchè siano pubblicate tutte le informazioni patrimoniali e di conflitti di interessi relative al nuovo governo e all'intera classe politica.
Una iniziativa a cui è seguita una forte mobilitazione popolare, con la raccolta di 70.000 firme sulla piattaforma di Avaaz.
E a cui il nuovo governo ha voluto rispondere. Quindi bene, bravo, bis.
Ma dobbiamo continuare ad incalzare Monti su un punto imprescindibile, su cui il presidente del consiglio non è stato sufficientemente chiaro: nel 2011 la trasparenza o è su Internet o non è.
Solo con un accesso diffuso a tali informazioni mediante la pubblicazione su Internet si può consentire l'effettiva accessibilità dei cittadini a quelle informazioni.
Inoltre sono numerose le iniziative che il governo può intraprendere per dare al paese un vero e proprio shock di trasparenza.
Innanzitutto può mettere subito in cantiere una norma che renda obbligatoria tale pubblicazione su Internet per l'intera classe politica. Ad esempio appoggiando i diversi ordini del giorno e progetti di legge presentati presso la Camera dalla radicale Rita Bernardini e al Senato da Pietro Ichino (PD) provano a recepire questa esigenza di trasparenza con un'anagrafe pubblica degli eletti. Seguendo l'esempio del Codice di Condotta per i parlamentari UE, come auspicava anche l'amico Guido Scorza nei giorni scorsi.
E se davvero si vuole confrontare con il contesto internazionale, perchè non intraprendere il percorso del governo aperto, iniziando da subito (grazie ad Alberto Cottica per il suggerimento) sottoscrivendo l'iniziativa internazionale della Open Governement Partnership che l'Italia ha fino ad ora colpevolmente ignorato?









