trasparenza


La Trasparenza nel 2011 o è su Internet o non è. Caro Monti, più coraggio, te lo chiedono 70.000 cittadini e decine di associazioni

Lun, 05/12/2011 - 12:47 — luca

Vogliono che i cittadini si fidino della politica? Ci vuole innanzitutto trasparenza totale. Mario Monti ha fatto un primo passo. Gli va dato atto ed è giusto sottolinearlo. In apertura di conferenza stampa il il neo-presidente ha annunciato che

“per i membri del Governo ci sarà un criterio di trasparenza a livello delle migliori pratiche internazionali”.

Il neo presidente ha risposto in questo modo alle numerose associazioni guidate da Agorà Digitale ed Avaaz che nei giorni scorsi avevano promosso l'"operazione trasparenza totale": una richiesta all'esecutivo (la trovate all'indirizzo http://www.agoradigitale.org/trasparenza-governo-monti) affinchè siano pubblicate tutte le informazioni patrimoniali e di conflitti di interessi relative al nuovo governo e all'intera classe politica.

Una iniziativa a cui è seguita una forte mobilitazione popolare, con la raccolta di 70.000 firme sulla piattaforma di Avaaz.

E a cui il nuovo governo ha voluto rispondere. Quindi bene, bravo, bis.

Ma dobbiamo continuare ad incalzare Monti su un punto imprescindibile, su cui il presidente del consiglio non è stato sufficientemente chiaro: nel 2011 la trasparenza o è su Internet o non è.

Solo con un accesso diffuso a tali informazioni mediante la pubblicazione su Internet si può consentire l'effettiva accessibilità dei cittadini a quelle informazioni.

Inoltre sono numerose le iniziative che il governo può intraprendere per dare al paese un vero e proprio shock di trasparenza.

Innanzitutto può mettere subito in cantiere una norma che renda obbligatoria tale pubblicazione su Internet per l'intera classe politica. Ad esempio appoggiando i diversi ordini del giorno e progetti di legge presentati presso la Camera dalla radicale Rita Bernardini e al Senato da Pietro Ichino (PD) provano a recepire questa esigenza di trasparenza con un'anagrafe pubblica degli eletti. Seguendo l'esempio del Codice di Condotta per i parlamentari UE, come auspicava anche l'amico Guido Scorza nei giorni scorsi.

E se davvero si vuole confrontare con il contesto internazionale, perchè non intraprendere il percorso del governo aperto, iniziando da subito (grazie ad Alberto Cottica per il suggerimento) sottoscrivendo l'iniziativa internazionale della Open Governement Partnership che l'Italia ha fino ad ora colpevolmente ignorato?



Cameraleaks: scarica la prima applicazione iPhone per monitorare gli sprechi della Casta!

Mar, 10/05/2011 - 13:47 — luca

Queste sono soddisfazioni. Ricevere nella posta un messaggio di un ragazzo che scrive:

"Salve, mi chiamo Simone e sono lo sviluppatore di un applicazione per iphone gratuita dal nome cameraleaks (http://itunes.apple.com/it/app/cameraleaks/id435280733?mt=8)

Contiene in dettaglio i dati delle spese di camera e senato aggiornati a fine 2010 ottenuti grazie alla sua battaglia [ndb si riferisce all'iniziativa della deputata Rita Bernardini di Agorà Digitale, Linked Open Data Italia e Radicali Italiani che ha portato a "Parlamento Wikileaks", "Open Camera" e "Open Senato"] e sta riscuotendo un buon successo di download.
Mi farebbe piacere se lei la guardasse e la facesse conoscere ai suoi colleghi."
Mi sono subito precipitato da un possessore di iPhone e l'applicazione è davvero interessante. Vi invito a scaricalra e a provarla
Ma è soprattutto il raggiungimento di un importante obiettivo per tutti coloro che lavorano per la trasparenza e i dati aperti. Per chi crede ambiziosamente che possa nascere un movimento che usi la trasparenza per ridare forza a democrazie in difficoltà.
Un passo importante che mostra che i dati aperti sono contagiosi è che il civil hacking, anche in un paese difficile come l'Italia, è possibile.
 


Il magro destino dell'innovazione centralizzata ed autorizzata. Che fine hanno fatto i progetti di fare dell'Aquila un polo tecnologico?

Ven, 02/07/2010 - 14:45 — luca

Da oggi fino a domenica si terrà a L'Aquila il Comitato Nazionale di Radicali Italiani, in parte proprio nel Tendone della Rete di Coordinamento de L'Aquila che in questi mesi è stato il cuore pulsante e "grassroots" degli aquilani. Quelli del movimento delle carriole. Non ne sapete nulla? Normale, perchè in Italia, bavaglio o no, l'informazione qualche problemino ce l'ha, lo sapete. Al centro del dibattito ci sarà il tema l'emergenzialismo, degli appalti, della Protezione Civile, della new town, e altre che trovate nel dossier elaborato da Diego Galli su Radio Radicale.

Si parlerà anche di come andare oltre all'emergenza abitativa e pensare a ricostruire un tessuto sociale ed economico della città. Proprio con questo obiettivo già a poche settimane dal territorio emerse l'idea di fare proprio dell'Aquila un polo di innovazione tecnologica.

Beh, a distanza di un anno, come sta andando? All'interno del progetto C.A.S.E. è stato attivato un servizio una banda ultra fornita da Telecom e la presentazione è stata un bello spot, con tanto di Ministri al seguito. Ma riguarda 17.000 persone. Sempre Telecom, in collaborazione con Vodafone è stata al centro della realizzazione del wireless per l'Università nel progetto "Università Digitale". E gli altri? Beh a quanto pare l'Aquila è il fanalino di coda di tutta Italia sulla banda larga.

Di altri progetti sulla stampa e sul web non c'è notizia. E non mi meraviglio. In Italia l'innovazione è quella che si decide dall'alto e non quella che emerge spontaneamente. E se possibile, invece di qualche esenzione o incentivo si mette qualche tassa in piu', come quella da decine di migliaia di euro che devono pagare anche piccoli e piccolissimi imprenditori che vogliano mettere anche solo un metro di fibra ottica. In modo da scoraggiarli il giusto.

Questo per quanto riguarda le innovazioni che richiedono grossi investimenti. E per quanto riguarda quelle a costo zero? Ovviamente, della trasparenza degli appalti e della gestione della Protezione Civile nemmeno l'ombra, mentre bisogna segnalare che i comitati hanno fatto approvare dal comune un importante regolamento per l'Informazione e la Trasparenza, molto avanzato sul tema della trasparenza, sugli open data e sull'accesso libero alla Rete.



Quel Move On che riesce a resistere all'antipolitica (e sembra un po' radicale)

Ven, 25/06/2010 - 17:13 — luca

Move On, uno degli esempi di web attivismo più citati in assoluto, dal 1998 ad oggi ha lottato per l'impeachment di Clinton e contro la guerra in Iraq del 2003, per John Kerry nel 2004 e poi ancora a sostegno di Obama nel 2008. Una resistenza di circa 12 anni ormai, sempre pronto a schierarsi nel dibattito politico. Un organizzazione dal basso strutturata attorno a strumenti online che a qualcuno ricorda quella dei grillini cinque stelle. Ma mentre questi ultimi  sono di fronte alle difficoltà della crescita, Move On pare in gran forma, tanto da lanciarsi in quella che definisce la più ambiziosa campagna di sempre: "la lotta contro la corruzione a Washington".

E come vorranno fare questa battaglia? Facendo tabula rasa di tutta la classe politica? Impedendo la candidatura dei condannati per reati penali?

 

Non proprio. Gli obiettivi dell'iniziativa sono tre:

  1. Ribaltare la sentenza della corte suprema che consente donazioni illimitate da parte delle corporazioni per le elezioni

  2. Dare finanziamenti pubblici ai candidati outsider in modo che possano competere

  3. Mettere fine agli accordi sottobanco con i lobbisti delle corporazioni rendendo tutta l'attività di lobbying pubblica.

Insomma trasparenza e riforma del finanziameto ai partiti. Mi ricorda qualcosa. I soliti radicali certo (che anche per la finanziaria ripropongono il loro cavallo di battaglia della riforma del finanziamento pubblico), ma in parte anche i sopra citati grillini. Certo che rispetto a questi ultimi quello di Move On pare avere una cifra ben diversa. Che identifica proprio l'azione sulla classe politica come centrale per perseguire i suoi obiettivi: l'essere presenti con i volontari in ogni distretto del Congresso, seguire tutti i candidati e supportare fortemente nel momento elettorale quanti aderiranno alla loro agenda.

Che oltre al web, e ai temi progressisti, sia proprio la resistenza all'antipolitica il segreto dell'evergreen Move On?



La statistica, ad esempio. Cose strane che devono entrare nel nuovo linguaggio della politica.

Mar, 08/12/2009 - 12:16 — luca
In una società che cambia è impensabile che il linguaggio politico rimanga incredibilmente uguale a se stesso. Il post di ieri di Luca Baiguini mi ispira una riflessione su quanto sia fondamentale che tale evoluzione riesca ad includere strumenti come la statistica per fornire anche al cittadino che dedica pochi minuti del proprio tempo ad informarsi una facile comprensione di una società complessa. Non basta, come giustamente hanno teorizzato politici, sociologi e linguisti, coniare nuove parole, costruire nuove analisi, superare la classica divisione tra destra e sinistra ( esistente, ma in molti casi poco utile ad organizzare azione politica, quando la vera divisione è tra innovatori e conservatori). Il messaggio politico deve sfruttare lo spostamento della comunicazione in Rete per diffondere tecnologie interattive che consentano una migliore comprensione della società e delle scelte sociali. Il Gapminder (poi diventato il Motion Chart di Google) di Hans Rosling è un piccolo strumento che però rende estremamente chiaro questo punto. Ovviamente il nuovo linguaggio da solo non basta. Sarà necessario contemporaneamente spingere tutti i soggetti che compiono decisioni che hanno un impatto pubblico a dare pubblicamente la completa disponibilità dei dati utilizzati per determinare le loro politiche. È così, dando a chiunque la possibilità di partecipare al processo decisionale nella sua interezza (tramite un facile accesso ai dati e agli strumenti che ne consentono l'analisi) che la trasparenza diventa fattiva, e sempre più soggetti possono contribuire al dibattito pubblico. Dal governo trasparente al governo diffuso. Fare politica partecipativa è anche questo.

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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

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