politica


Non è poi così difficile essere Fini. O Veltroni. O Bersani ...

Mer, 25/08/2010 - 15:22 — luca

Tra le tante cose ti possono succedere, raro che ti si presenti l'occasione di dover causare o gestire una crisi di governo. Eppure credo che un cittadino italiano, se necessario, potrebbe immaginare come muoversi. Cominciando a telefonare agli scontenti di maggiornaza ed opposizione. Usando le amicizie per avere degli spazi nei giornali, inventando un nome, qualche obiettivo (facoltativo) e informandosi su qualcuno della cerchia degli amici in grado di mettere in piedi qualche verosimile dossier sugli avversari. Insomma, non vi capiterà mai, ma se succedesse sapreste come muovervi.

Forse a qualcuno in più è capitato di scrivere un pezzo di un programma elettorale. A me è successo, e se a guardarlo da fuori sembra un'alchimia impossibile, il più delle volte è sufficiente trovarsi nel momento giusto al punto giusto. Avere qualche capacità di sintesi. E con una settiamana di lavoro potrebbe venir fuori un programma niente male, quantomeno sulle tematiche che più vi interessano.

Che dire di una lettera ad un giornale? Ancora più semplice. Per quelli che hanno la penna facile, basta un attimo di entusiasmo di troppo, e si raggiungono facilmente le 10.000 battute (raramente si superano). Essere pubblicati non è poi così difficile. Magari non in prima pagina sul Corriere, ma per lo spazio delle lettere basta un bel sabato senza altri impegni.

Potrei andare avanti a pensare cosa faremmo per organizzare dei porta a porta in tutta italia, delle feste in cui si mangia e si dibatte, o a immaginare nuove ed improbabili coalizioni. Sempre più difficile, sempre più su larga scala, ma alla fine si tratta solo di essere più organizzati, più lucidi ed avere la giusta dose di esperienza. Insomma ce la puoi fare.

È ormai palese che i vari Fini e Veltroni, Bersani e Franceschini, si muovono secondo un modello di determinismo classico, abbastanza semplice da attuare e da prevedere, anche negli esiti. Senza che si riesca ad intravvedere qualcuno con la determinazione e la capacità di farsi carico dell'incertezza e della complessità di una lotta politica. Chiara. Da perseguire probabilmente saltando le vancanze e diversi fine settimana, e mettendo in conto la sconfitta. Con l'incertezza di non sapere cosa inventarsi giorno per giorno, ma con la forza che possono dare convinzione e consapevolezza.

Non è affatto semplice? Sono d'accordo, mentre è sempre più facile essere Fini. O Veltroni. O Bersani ...



Quel Move On che riesce a resistere all'antipolitica (e sembra un po' radicale)

Ven, 25/06/2010 - 17:13 — luca

Move On, uno degli esempi di web attivismo più citati in assoluto, dal 1998 ad oggi ha lottato per l'impeachment di Clinton e contro la guerra in Iraq del 2003, per John Kerry nel 2004 e poi ancora a sostegno di Obama nel 2008. Una resistenza di circa 12 anni ormai, sempre pronto a schierarsi nel dibattito politico. Un organizzazione dal basso strutturata attorno a strumenti online che a qualcuno ricorda quella dei grillini cinque stelle. Ma mentre questi ultimi  sono di fronte alle difficoltà della crescita, Move On pare in gran forma, tanto da lanciarsi in quella che definisce la più ambiziosa campagna di sempre: "la lotta contro la corruzione a Washington".

E come vorranno fare questa battaglia? Facendo tabula rasa di tutta la classe politica? Impedendo la candidatura dei condannati per reati penali?

 

Non proprio. Gli obiettivi dell'iniziativa sono tre:

  1. Ribaltare la sentenza della corte suprema che consente donazioni illimitate da parte delle corporazioni per le elezioni

  2. Dare finanziamenti pubblici ai candidati outsider in modo che possano competere

  3. Mettere fine agli accordi sottobanco con i lobbisti delle corporazioni rendendo tutta l'attività di lobbying pubblica.

Insomma trasparenza e riforma del finanziameto ai partiti. Mi ricorda qualcosa. I soliti radicali certo (che anche per la finanziaria ripropongono il loro cavallo di battaglia della riforma del finanziamento pubblico), ma in parte anche i sopra citati grillini. Certo che rispetto a questi ultimi quello di Move On pare avere una cifra ben diversa. Che identifica proprio l'azione sulla classe politica come centrale per perseguire i suoi obiettivi: l'essere presenti con i volontari in ogni distretto del Congresso, seguire tutti i candidati e supportare fortemente nel momento elettorale quanti aderiranno alla loro agenda.

Che oltre al web, e ai temi progressisti, sia proprio la resistenza all'antipolitica il segreto dell'evergreen Move On?



Se telefonando, io potessi dirti ...

Mer, 16/06/2010 - 11:18 — luca

Così come tenere un blog aiuta a rimanere aggiornati ed esercitarsi nella critica, fare qualche telefonata a parlamentari e ai loro assistenti può essere un ottimo esercizio per non rimanere completamente scollegati dal mondo della politica. Per confrontarsi con l'esistenza di persone vere, che, per quanto possano essere ignoranti, ottuse o servili, hanno pur sempre due braccia due mani ed una bocca che consentono di alzare una cornetta e stabilire un rapporto.

Negli USA la chiamata all'eletto del proprio collegio è una prassi da sempre, ed esistono delle applicazioni per smartphone (io su Android ho "Congress", ma simili ne esistono per iPhone) che permettono di avere tutte le informazioni aggiornate sulle loro attività e di entrare in contatto telefonico in pochissimi click.

Non sono in molti che in Italia si cimentano in questa attività in modo organizzato, ma a livello europeo, nella difesa dei diritti digitali, Quadrature du Net è uno degli attori più vivaci, supportati sul fronte italiano da Paolo Brini e Scambio Etico.

In queste ore anche dall'ufficio di Agorà Digitale ci stiamo mobilitando per raccogliere nuove adesioni sulla cosiddetta Dichiarazione 12 sull'ACTA, la quale, se approvata porterebbe il Parlamento Europeo a difendere le libertà digitali, dichiarando che:

  • è del parere che l’accordo proposto non debba imporre indirettamente l’armonizzazione UE in materia di diritti d’autore, brevetti o marchi commerciali e che vada rispettato il principio di sussidiarietà;
  • dichiara che la Commissione dovrebbe rendere immediatamente disponibili al pubblico tutti i documenti relativi ai negoziati in corso;
  • ritiene che l’accordo proposto non debba imporre limitazioni al procedimento giudiziario dovuto né attenuare diritti fondamentali quali la libertà di espressione e il diritto alla privacy;
  • sottolinea che rischi economici e per l'innovazione vanno valutati prima dell’introduzione di sanzioni penali ove siano già in vigore sanzioni civili;
  • ritiene che i fornitori di servizi Internet non debbano essere ritenuti responsabili per i dati ospitati o trasmessi tramite i loro servizi nella misura in cui si renderebbe necessaria una sorveglianza o un filtraggio preventivi di tali dati;
  • evidenzia che qualsiasi misura tesa a rafforzare i poteri di indagini transfrontaliere e di sequestro di merci non debba compromettere l’accesso globale a medicinali legali, economici e sicuri;
  • incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l'indicazione dei nomi dei firmatari, alla Commissione, al Consiglio e ai parlamenti degli Stati membri.

Alla pagina http://quadpad.lqdn.fr:9000/wd12-june-en trovate la "Calling Room" messa in piedi da Quadrature du Net, affinchè tutti coloro che si impegnano in questo obiettivo si tengano costantemente aggiornati. In fondo basta poco per diventare attivisti. Fatemi sapere nel caso proviate a chiamare qualcuno.



Lo Zen e l'arte dell'analisi post-elettorale

Sab, 03/04/2010 - 17:33 — luca

Lasciata la frenesia post-elettorale della sede del Partito Radicale, girovago da qualche giorno in Toscana, nei colli del Chianti. Tra una passeggiata, un concerto di musica elettronica, qualche bicchiere di vino, e una casa sempre diversa ad ospitarmi, il risultato delle elezioni regionali rimane un pensiero in sottofondo, e quando ho qualche ora di tempo, compro un giornale o accendo la radio (all'insegna dell'offline) per leggere analisi, interviste, e cercare di procurarmi dossier e dati utili a capire.

Rifletto innanzitutto sul fatto che è tutt'altro che banale regire al meglio ad un momento difficile prima di tutto per il paese ed il suo senso civico (il dato dell'astensionismo è davvero spaventoso), poi per il cosiddetto centro sinistra e infine per il movimento radicale. Perchè la tentazione dell"io l'avevo detto", dell'"adesso si cambia tutto" e delle soluzioni definitive è sempre presente.

Prendersi il tempo per pensare e comprendere al meglio mi sembra possa essere il regalo più grande che possiamo fare alla politica in questo momento. Combattendo l'istinto di reagire alla batosta con la smania del fare, del cambiare, del dire. Che pare il modo più utile, vivo e forte e invece io credo sia quello più debole. Buono solo per i regolamenti di conti. Per farsi strada negli apparati. Per imporre la propria linea. Non per creare il nuovo.

Ho sentito liquidare i risultati con alcune tematiche "classiche" come quella dei problemi del radicamento territoriale, dei giovani, dell'incapacità di elaborare un linguaggio che parli dei temi importanti, dell'antiberlusconismo.

Ho sentito liquidare giovani e meno giovani attivisti ed elettori che si lamentano, come i pischelli di turno che non "capiscono la profondità" di quello che si sta cercando di fare, di un progetto a lungo termine.

Ho sentito liquidare Pannella con "vecchio rincoglionito" o con l'accusa di "voler fare il profeta", con il tentativo di inchiodarlo al suo (pessimo) apparire televisivo e pubblico.

La mia paura maggiore è che dopo tutto questo liquidare ci rimanga davvero troppo poco.

Allora cerco di prendermi il tempo per riflettere, raccogliere informazioni, analizzarle. Ci sono molte domande che ancora non hanno risposta. Davvero il Movimento Cinque Stelle di Grillo è il partito di Internet? O invece è il partito della retorica di Internet? Davvero le presenze televisive e la legalità dell'informazione è l'elemento cardine per ragionare sulla sconfitta? O forse alcuni risultati come quello della Lega, del PDL, o degli stessi grillini assieme al dato sull'astensione portano in altre direzioni?

Ancora non sono certo delle risposte. E, ve lo confesso, vorrei non cercarle da solo. Anche per ragionare su tutto ciò, il metodo internet, quello aperto, trasparente e collaborativo, potrebbe davvvero essere una prima risposta. Molto più politica di quanto si potrebbe immaginare.

Ci sto lavorando. Stay tuned.



La statistica, ad esempio. Cose strane che devono entrare nel nuovo linguaggio della politica.

Mar, 08/12/2009 - 12:16 — luca
In una società che cambia è impensabile che il linguaggio politico rimanga incredibilmente uguale a se stesso. Il post di ieri di Luca Baiguini mi ispira una riflessione su quanto sia fondamentale che tale evoluzione riesca ad includere strumenti come la statistica per fornire anche al cittadino che dedica pochi minuti del proprio tempo ad informarsi una facile comprensione di una società complessa. Non basta, come giustamente hanno teorizzato politici, sociologi e linguisti, coniare nuove parole, costruire nuove analisi, superare la classica divisione tra destra e sinistra ( esistente, ma in molti casi poco utile ad organizzare azione politica, quando la vera divisione è tra innovatori e conservatori). Il messaggio politico deve sfruttare lo spostamento della comunicazione in Rete per diffondere tecnologie interattive che consentano una migliore comprensione della società e delle scelte sociali. Il Gapminder (poi diventato il Motion Chart di Google) di Hans Rosling è un piccolo strumento che però rende estremamente chiaro questo punto. Ovviamente il nuovo linguaggio da solo non basta. Sarà necessario contemporaneamente spingere tutti i soggetti che compiono decisioni che hanno un impatto pubblico a dare pubblicamente la completa disponibilità dei dati utilizzati per determinare le loro politiche. È così, dando a chiunque la possibilità di partecipare al processo decisionale nella sua interezza (tramite un facile accesso ai dati e agli strumenti che ne consentono l'analisi) che la trasparenza diventa fattiva, e sempre più soggetti possono contribuire al dibattito pubblico. Dal governo trasparente al governo diffuso. Fare politica partecipativa è anche questo.


L'adolescenza in carcere

Lun, 24/08/2009 - 12:59 — luca

È passata oltre una settimana da quei passi concessi anche a me in un carcere minorile, a Roma. Caldo, alberi e nel mezzo del cortile una chiesa. Tutto rientra in una normalità difficile da accettare in un posto dove vengono concesse ad ogni ragazzo poche piastrelle smaltate, per portare a spasso la propria adolescenza.
Mentre riceve nel suo studio la nostra visita istituzionale la vice direttrice parla con lentezza, lunghe pause, nel tentativo di trovare empatia nelle tabelle, nei


Detenuti tossicodipendenti: 26
di cui uomini: 25
di cui donne: 1



Numeri. Sbadigli camuffati.
Camminando attentamente, cerco anch'io segni di rovina. Qualcosa che mi confermi che, nonostante le apparenze, il carcere è qualcosa da riformare, forse da abolire. Oggi so che per questa certezza avrei dovuto visitare altre strutture. Una di quelle denunciate dalla più grande visita ispettiva nelle carceri mai realizzata in Italia e organizzata dai radicali. Le cifre di un'umanità dolente sono state presentate oggi durante una conferenza stampa ( la trovate su radioradicale.it ) e denunciano l'impossibilità di applicare l'articolo 27 della costituzione ("... le pene devono tendere alla rieducazione del condannato ...") con delle strutture sovraffollate e con un personale tanto insufficiente da consentire talvolta solo a tre o quattro detenuti, tra centinaia o migliaia, di poter uscire dalla cella per qualche ora per impegnarsi in qualche attività. Per imparare un mestiere. Per studiare.
Ma un carcere minorile è un'altra cosa. La disumanità di altri penitenziari applicata qui causerebbe scandalo perfino in un sistema mediatico indifferente agli outsider della società. Non si possono permettere di trattarli come fanno con extracomunitari o i tossicodipendenti. Come fanno con gli sfigati.

I ragazzi stanno giocando a calcio. Le ragazze invece sono ancora in cella. Quando entriamo a me riservano solo un "ciao", da persone che non hanno una differenza d'età sufficiente ad avviare un dialogo istituzionale. Rita Bernardini, deputata radicale, è invece resa credibile dall'accento romano mentre tenta il più classico degli approcci, per rilassare un po' la situazione. Seguono risposte semplici, forse banali ma qualcuna parla, si sforza, ridacchia.
Una ragazza guarda il pavimento. Ha una faccia truce, gli occhi vitrei e si ha la netta impressione che il suo problema siano "il caldo e le stronze di cui le hanno imbottito la stanza".
Difficile proiettare la propria adolescenza sulle mura di una cella. Soprattutto se stai in un carcere che, dopo aver soddisfatto i tuoi bisogni primari, ti permette crudelmente di illuderti di essere normale. Di poterti ribellare senza che questo diventi una questione di sicurezza. Di poterti innamorare, magari anche solo con uno sguardo, perchè ragazzi e ragazze qui non si possono mai incontrare.
Chissà forse c'è bisogno di percepire proprio questa normalità affinchè chi sta fuori ritrovi nel recluso il noto evolversi di una vita. Affinchè capisca che la noia, le emozioni, le fasi della vita sono quelle che conosce.
Forse c'è bisogno di questa normalità per accorgersi che è di queste cose semplici, di vita, di vita e di persone che si occupa la politica. Che è per questa normalità che si fanno le grandi battaglie.
Per due braccia, due gambe, collo, stomaco.
Roba semplice.


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Quella volta che son capitato ad Annozero, a difendere la rete

segretario dell'associazione radicale Agorà Digitale

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