politica


Un racconto tra Catania e Roma, tecnologia e rifiuti

Dom, 29/05/2011 - 16:13 — luca

Grazie al mio pezzo di sicilianità, quello che mi dona anche il magnifico "Nicotra" del nome, la settimana scorsa mi trovavo a passeggiare sul lungomare di Riposto, cittadina catanese, in cui coesistono il degrado dell'incuria e dei rifiuti con cantieri di riqualificazione urbana, timido segnale di ripresa e meno timido tentativo di accaparrarsi fondi europei. Il turista straniero, con intuizione profonda riassume con un "so beautiful but also so dirty, what a shame".

Negli stessi giorni mi è capitato di organizzare un bell'incontro con alcuni catanesi. Alcune ore di discussione per immaginare iniziative politiche sul fronte dell'informazione, dell'accesso alle nuove tecnologie, della creatività. Un incontro che mi piace pensare open e quindi: c'erano due accademici, Guido Nicolosi, ricercatore di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi  e Giuseppe Scollo, professore del dipartimento di Matematica ed Informatica. Lucio Tomarchio, giornalista di girodivite.it e cyberpunk in pensione, Andrea Cannella, CEO all'Open Source Village, Salvatore Mica, fondatore di e-ludo interactive e Rocco Miccichè, ingegnere informatico.
Con loro mi trovavo a ragionare di com'è possibile relazionarsi con gli abitanti, coinvolgerli in un progetto civico, in una realtà come la Sicilia, che per certi versi, diceva qualcuno, ha gli stessi problemi e la stessa stanchezza dell'Italia "ma elevate al quadrato". Dove anche il contesto universitario è di difficile approccio, tanto che Guido racconta di suoi studenti a Scienze Politiche, che si giustificano all'esame dicendo "ma io, professore, non ne capisco di politica".
È stato un incontro tra persone molto diverse ma fecondo di idee, e arricchito dalle parentesi storiche. Catania, città di hacker. Ne sono usciti pezzi di rivoluzioni possibili, ma poi, al solito, metterle in pratica è tutta un'altra storia.

Durante l'incontro, ma anche nei pre e nei post, ricorreva il tema della politica in Sicilia. Guido mi diceva che ci sono due modi di farla: "Rischiando molto, o accettando grandi, ma grandi compromessi". Ed è talmente a se' il concetto di politica in Sicilia, che mio padre, persona attenta, spesso impegnata nel sociale, e che mai entra nelle mie attività politiche, prima di uscire di casa mi ha detto con aria preoccupata, saputo della riunione a Catania: "Mi raccomando, non fare cavolate".

Di nuovo Riposto. Lungomare. Passeggiavo osservando i rifiuti sulla spiaggia pensando alla rivoluzione di convincere anche un solo passante che può fare qualcosa per migliorare questi dannati metri quadrati in cui ci troviamo io e lui. Pensavo a tutto il tempo speso a progettare piattaforme di crowdsourcing quando poi lo scoglio maggiore è affrontare la fatica di quella singola azione per il bene comune. Per quanto piccola sia l'azione, segnalare una buca nella strada, o un incendio, o il malfunzionamento di un servizio pubblico. Perchè dovrei? Perchè proprio io?

Non parteciperanno mai a convegni, strombazzeranno con il clacson dell'automobile di fronte all'ennesima manifestazione. Ma che fanno quando imbattendosi in qualcuno che imprevedibilmente sta facendo qualcosa per uno spazio comune. In qualcuno che sistema le piante. Camminavo tra i rifiuti e immaginavo l'effetto del mio piegarmi a raccogliere qualcosa e buttarlo. E poi di nuovo. E poi di nuovo. Alcuni mi avrebbero preso per scemo. I ragazzi sbeffeggiato. Altri si sarebbero un po' spaventati. Alcuni curiosi e pazzi mi avrebbero preso sul serio. Chissa'. In ogni caso non l'ho fatto. 

Dopo sei giorni, Roma, Villa Pamphili. Giornata magnifica. Tornando a casa vedo l'involucro di una merenda per terra e la raccolgo, istintivamente. Un po' stupito un po' imbarazzato, continuo a camminare e trovo una carta di caramella. La raccolgo. Il terzo oggetto è una spazzola abbandonata. Penso che è troppo, mi fa un po' schifo, non so perche', e la supero. Ma poi torno indietro e raccolgo anche quella. A quel punto addentrandomi nel bosco, mi ritrovo spaventato all'idea di trovarmi di fronte ad una discarica "E ora che faccio?". Ma non succede. Continuo a camminare e a raccogliere sacchetti di plastica e confezioni di fazzoletti, scatole di sigarette e cicche. Ogni tanto mi giro di scatto a disagio all'idea di essere osservato. Ad un certo punto raccolgo anche una scatola di una siringa. PIC. Quanta società sto raccogliendo, altro che rifiuti.
Sbuco finalmente all'aperto, vedo un cestino e butto tutto. Tiro un sospiro di sollievo. Faccio ancora qualche passo e trovo altre cartaccie. Le racolgo e le butto subito. Esco dal parco, e forse sto un po' scappando.
Cicche e sporcizia dovunque. Anche Roma non scherza a degrado. Evidentemente la mia empatia con l'asfalto è minore di quella con il prato, ma sono anche chiaramente provato e non ho le forze, per ora, per continuare.

Non ho un finale per ora. Immagino i centinaia di sociologi che hanno descritto e discusso ciò di cui parlo. Ma non mi interessa. Devo prima sperimentare.



Liquidità

Mer, 15/12/2010 - 12:48 — luca

In fondo è così piacevole e autoassolutorio convincersi che i transfughi siano frutto di mutui pagati, leasing agevolati e contribuiti natalizi. Che la sconfitta delle opposizioni maturi durante i pompini di una parlamentare Pdl fondatrice del Cepu, o magari dopo bonifici versati alla sua scuola privata.
Con questo freddo e questa voglia di andare in vacanza, perchè volersi del male ipotizzando che la sconfitta sia frutto dell'assenza di politica, del fatto che nessuna delle opposizioni sia riuscita ad imporre una sola riforma, un solo punto programmatico nello scontro con il governo Berlusconi di ieri. Non dico la libertà della Rete o cultura ed innovazione, mica sono scemo, non dico la liberazione della Rai dai partititi, non sia mai, ma magari le questioni quasi banali della riforma elettorale, quella della giustizia, magari sullo statuto dei lavoratori o sulla politica industriale, magari i fondi per la ricerca, o per le energie rinnovabili.
Niente di tutto questo. Nessuno che abbia il coraggio, la fiducia, magari anche solo la speranza che lo scontro finale possa giocarsi non nella rete degli interessi incrociati ma su un idea di futuro e di società. Cioè qualcuno che ci prova c'e' (anche qui e qui) ma poi, avete ragione, si esprimono male, sono arroganti, con tutto la logorrea, il rincoglionimento ma anche la visionarietà di un vecchio leader. Che devo dire, avete ragione. Ma forse varrebbe la pena fargli uno sconto, e di dargli un po' di fiducia, la prossima volta. Di dire, "ok, non ho capito un cavolo, pero' dai mi fido, che mi vorrà dire?"


Detto questo, speriamo davvero che in molti abbiano voglia di analizzare (oserei dire quasi scientificamente) la politica italiana, accorgendosi che è questa liquidità che rasenta il vuoto pneumatico, a portare il coefficiente di attrito, quello che ti fa faticare quando balzi da una parte all'altra, praticamente a zero. 



Non è poi così difficile essere Fini. O Veltroni. O Bersani ...

Mer, 25/08/2010 - 15:22 — luca

Tra le tante cose ti possono succedere, raro che ti si presenti l'occasione di dover causare o gestire una crisi di governo. Eppure credo che un cittadino italiano, se necessario, potrebbe immaginare come muoversi. Cominciando a telefonare agli scontenti di maggiornaza ed opposizione. Usando le amicizie per avere degli spazi nei giornali, inventando un nome, qualche obiettivo (facoltativo) e informandosi su qualcuno della cerchia degli amici in grado di mettere in piedi qualche verosimile dossier sugli avversari. Insomma, non vi capiterà mai, ma se succedesse sapreste come muovervi.

Forse a qualcuno in più è capitato di scrivere un pezzo di un programma elettorale. A me è successo, e se a guardarlo da fuori sembra un'alchimia impossibile, il più delle volte è sufficiente trovarsi nel momento giusto al punto giusto. Avere qualche capacità di sintesi. E con una settiamana di lavoro potrebbe venir fuori un programma niente male, quantomeno sulle tematiche che più vi interessano.

Che dire di una lettera ad un giornale? Ancora più semplice. Per quelli che hanno la penna facile, basta un attimo di entusiasmo di troppo, e si raggiungono facilmente le 10.000 battute (raramente si superano). Essere pubblicati non è poi così difficile. Magari non in prima pagina sul Corriere, ma per lo spazio delle lettere basta un bel sabato senza altri impegni.

Potrei andare avanti a pensare cosa faremmo per organizzare dei porta a porta in tutta italia, delle feste in cui si mangia e si dibatte, o a immaginare nuove ed improbabili coalizioni. Sempre più difficile, sempre più su larga scala, ma alla fine si tratta solo di essere più organizzati, più lucidi ed avere la giusta dose di esperienza. Insomma ce la puoi fare.

È ormai palese che i vari Fini e Veltroni, Bersani e Franceschini, si muovono secondo un modello di determinismo classico, abbastanza semplice da attuare e da prevedere, anche negli esiti. Senza che si riesca ad intravvedere qualcuno con la determinazione e la capacità di farsi carico dell'incertezza e della complessità di una lotta politica. Chiara. Da perseguire probabilmente saltando le vancanze e diversi fine settimana, e mettendo in conto la sconfitta. Con l'incertezza di non sapere cosa inventarsi giorno per giorno, ma con la forza che possono dare convinzione e consapevolezza.

Non è affatto semplice? Sono d'accordo, mentre è sempre più facile essere Fini. O Veltroni. O Bersani ...



Quel Move On che riesce a resistere all'antipolitica (e sembra un po' radicale)

Ven, 25/06/2010 - 17:13 — luca

Move On, uno degli esempi di web attivismo più citati in assoluto, dal 1998 ad oggi ha lottato per l'impeachment di Clinton e contro la guerra in Iraq del 2003, per John Kerry nel 2004 e poi ancora a sostegno di Obama nel 2008. Una resistenza di circa 12 anni ormai, sempre pronto a schierarsi nel dibattito politico. Un organizzazione dal basso strutturata attorno a strumenti online che a qualcuno ricorda quella dei grillini cinque stelle. Ma mentre questi ultimi  sono di fronte alle difficoltà della crescita, Move On pare in gran forma, tanto da lanciarsi in quella che definisce la più ambiziosa campagna di sempre: "la lotta contro la corruzione a Washington".

E come vorranno fare questa battaglia? Facendo tabula rasa di tutta la classe politica? Impedendo la candidatura dei condannati per reati penali?

 

Non proprio. Gli obiettivi dell'iniziativa sono tre:

  1. Ribaltare la sentenza della corte suprema che consente donazioni illimitate da parte delle corporazioni per le elezioni

  2. Dare finanziamenti pubblici ai candidati outsider in modo che possano competere

  3. Mettere fine agli accordi sottobanco con i lobbisti delle corporazioni rendendo tutta l'attività di lobbying pubblica.

Insomma trasparenza e riforma del finanziameto ai partiti. Mi ricorda qualcosa. I soliti radicali certo (che anche per la finanziaria ripropongono il loro cavallo di battaglia della riforma del finanziamento pubblico), ma in parte anche i sopra citati grillini. Certo che rispetto a questi ultimi quello di Move On pare avere una cifra ben diversa. Che identifica proprio l'azione sulla classe politica come centrale per perseguire i suoi obiettivi: l'essere presenti con i volontari in ogni distretto del Congresso, seguire tutti i candidati e supportare fortemente nel momento elettorale quanti aderiranno alla loro agenda.

Che oltre al web, e ai temi progressisti, sia proprio la resistenza all'antipolitica il segreto dell'evergreen Move On?



Se telefonando, io potessi dirti ...

Mer, 16/06/2010 - 11:18 — luca

Così come tenere un blog aiuta a rimanere aggiornati ed esercitarsi nella critica, fare qualche telefonata a parlamentari e ai loro assistenti può essere un ottimo esercizio per non rimanere completamente scollegati dal mondo della politica. Per confrontarsi con l'esistenza di persone vere, che, per quanto possano essere ignoranti, ottuse o servili, hanno pur sempre due braccia due mani ed una bocca che consentono di alzare una cornetta e stabilire un rapporto.

Negli USA la chiamata all'eletto del proprio collegio è una prassi da sempre, ed esistono delle applicazioni per smartphone (io su Android ho "Congress", ma simili ne esistono per iPhone) che permettono di avere tutte le informazioni aggiornate sulle loro attività e di entrare in contatto telefonico in pochissimi click.

Non sono in molti che in Italia si cimentano in questa attività in modo organizzato, ma a livello europeo, nella difesa dei diritti digitali, Quadrature du Net è uno degli attori più vivaci, supportati sul fronte italiano da Paolo Brini e Scambio Etico.

In queste ore anche dall'ufficio di Agorà Digitale ci stiamo mobilitando per raccogliere nuove adesioni sulla cosiddetta Dichiarazione 12 sull'ACTA, la quale, se approvata porterebbe il Parlamento Europeo a difendere le libertà digitali, dichiarando che:

  • è del parere che l’accordo proposto non debba imporre indirettamente l’armonizzazione UE in materia di diritti d’autore, brevetti o marchi commerciali e che vada rispettato il principio di sussidiarietà;
  • dichiara che la Commissione dovrebbe rendere immediatamente disponibili al pubblico tutti i documenti relativi ai negoziati in corso;
  • ritiene che l’accordo proposto non debba imporre limitazioni al procedimento giudiziario dovuto né attenuare diritti fondamentali quali la libertà di espressione e il diritto alla privacy;
  • sottolinea che rischi economici e per l'innovazione vanno valutati prima dell’introduzione di sanzioni penali ove siano già in vigore sanzioni civili;
  • ritiene che i fornitori di servizi Internet non debbano essere ritenuti responsabili per i dati ospitati o trasmessi tramite i loro servizi nella misura in cui si renderebbe necessaria una sorveglianza o un filtraggio preventivi di tali dati;
  • evidenzia che qualsiasi misura tesa a rafforzare i poteri di indagini transfrontaliere e di sequestro di merci non debba compromettere l’accesso globale a medicinali legali, economici e sicuri;
  • incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l'indicazione dei nomi dei firmatari, alla Commissione, al Consiglio e ai parlamenti degli Stati membri.

Alla pagina http://quadpad.lqdn.fr:9000/wd12-june-en trovate la "Calling Room" messa in piedi da Quadrature du Net, affinchè tutti coloro che si impegnano in questo obiettivo si tengano costantemente aggiornati. In fondo basta poco per diventare attivisti. Fatemi sapere nel caso proviate a chiamare qualcuno.



Lo Zen e l'arte dell'analisi post-elettorale

Sab, 03/04/2010 - 17:33 — luca

Lasciata la frenesia post-elettorale della sede del Partito Radicale, girovago da qualche giorno in Toscana, nei colli del Chianti. Tra una passeggiata, un concerto di musica elettronica, qualche bicchiere di vino, e una casa sempre diversa ad ospitarmi, il risultato delle elezioni regionali rimane un pensiero in sottofondo, e quando ho qualche ora di tempo, compro un giornale o accendo la radio (all'insegna dell'offline) per leggere analisi, interviste, e cercare di procurarmi dossier e dati utili a capire.

Rifletto innanzitutto sul fatto che è tutt'altro che banale regire al meglio ad un momento difficile prima di tutto per il paese ed il suo senso civico (il dato dell'astensionismo è davvero spaventoso), poi per il cosiddetto centro sinistra e infine per il movimento radicale. Perchè la tentazione dell"io l'avevo detto", dell'"adesso si cambia tutto" e delle soluzioni definitive è sempre presente.

Prendersi il tempo per pensare e comprendere al meglio mi sembra possa essere il regalo più grande che possiamo fare alla politica in questo momento. Combattendo l'istinto di reagire alla batosta con la smania del fare, del cambiare, del dire. Che pare il modo più utile, vivo e forte e invece io credo sia quello più debole. Buono solo per i regolamenti di conti. Per farsi strada negli apparati. Per imporre la propria linea. Non per creare il nuovo.

Ho sentito liquidare i risultati con alcune tematiche "classiche" come quella dei problemi del radicamento territoriale, dei giovani, dell'incapacità di elaborare un linguaggio che parli dei temi importanti, dell'antiberlusconismo.

Ho sentito liquidare giovani e meno giovani attivisti ed elettori che si lamentano, come i pischelli di turno che non "capiscono la profondità" di quello che si sta cercando di fare, di un progetto a lungo termine.

Ho sentito liquidare Pannella con "vecchio rincoglionito" o con l'accusa di "voler fare il profeta", con il tentativo di inchiodarlo al suo (pessimo) apparire televisivo e pubblico.

La mia paura maggiore è che dopo tutto questo liquidare ci rimanga davvero troppo poco.

Allora cerco di prendermi il tempo per riflettere, raccogliere informazioni, analizzarle. Ci sono molte domande che ancora non hanno risposta. Davvero il Movimento Cinque Stelle di Grillo è il partito di Internet? O invece è il partito della retorica di Internet? Davvero le presenze televisive e la legalità dell'informazione è l'elemento cardine per ragionare sulla sconfitta? O forse alcuni risultati come quello della Lega, del PDL, o degli stessi grillini assieme al dato sull'astensione portano in altre direzioni?

Ancora non sono certo delle risposte. E, ve lo confesso, vorrei non cercarle da solo. Anche per ragionare su tutto ciò, il metodo internet, quello aperto, trasparente e collaborativo, potrebbe davvvero essere una prima risposta. Molto più politica di quanto si potrebbe immaginare.

Ci sto lavorando. Stay tuned.



La statistica, ad esempio. Cose strane che devono entrare nel nuovo linguaggio della politica.

Mar, 08/12/2009 - 12:16 — luca
In una società che cambia è impensabile che il linguaggio politico rimanga incredibilmente uguale a se stesso. Il post di ieri di Luca Baiguini mi ispira una riflessione su quanto sia fondamentale che tale evoluzione riesca ad includere strumenti come la statistica per fornire anche al cittadino che dedica pochi minuti del proprio tempo ad informarsi una facile comprensione di una società complessa. Non basta, come giustamente hanno teorizzato politici, sociologi e linguisti, coniare nuove parole, costruire nuove analisi, superare la classica divisione tra destra e sinistra ( esistente, ma in molti casi poco utile ad organizzare azione politica, quando la vera divisione è tra innovatori e conservatori). Il messaggio politico deve sfruttare lo spostamento della comunicazione in Rete per diffondere tecnologie interattive che consentano una migliore comprensione della società e delle scelte sociali. Il Gapminder (poi diventato il Motion Chart di Google) di Hans Rosling è un piccolo strumento che però rende estremamente chiaro questo punto. Ovviamente il nuovo linguaggio da solo non basta. Sarà necessario contemporaneamente spingere tutti i soggetti che compiono decisioni che hanno un impatto pubblico a dare pubblicamente la completa disponibilità dei dati utilizzati per determinare le loro politiche. È così, dando a chiunque la possibilità di partecipare al processo decisionale nella sua interezza (tramite un facile accesso ai dati e agli strumenti che ne consentono l'analisi) che la trasparenza diventa fattiva, e sempre più soggetti possono contribuire al dibattito pubblico. Dal governo trasparente al governo diffuso. Fare politica partecipativa è anche questo.


L'adolescenza in carcere

Lun, 24/08/2009 - 12:59 — luca

È passata oltre una settimana da quei passi concessi anche a me in un carcere minorile, a Roma. Caldo, alberi e nel mezzo del cortile una chiesa. Tutto rientra in una normalità difficile da accettare in un posto dove vengono concesse ad ogni ragazzo poche piastrelle smaltate, per portare a spasso la propria adolescenza.
Mentre riceve nel suo studio la nostra visita istituzionale la vice direttrice parla con lentezza, lunghe pause, nel tentativo di trovare empatia nelle tabelle, nei


Detenuti tossicodipendenti: 26
di cui uomini: 25
di cui donne: 1



Numeri. Sbadigli camuffati.
Camminando attentamente, cerco anch'io segni di rovina. Qualcosa che mi confermi che, nonostante le apparenze, il carcere è qualcosa da riformare, forse da abolire. Oggi so che per questa certezza avrei dovuto visitare altre strutture. Una di quelle denunciate dalla più grande visita ispettiva nelle carceri mai realizzata in Italia e organizzata dai radicali. Le cifre di un'umanità dolente sono state presentate oggi durante una conferenza stampa ( la trovate su radioradicale.it ) e denunciano l'impossibilità di applicare l'articolo 27 della costituzione ("... le pene devono tendere alla rieducazione del condannato ...") con delle strutture sovraffollate e con un personale tanto insufficiente da consentire talvolta solo a tre o quattro detenuti, tra centinaia o migliaia, di poter uscire dalla cella per qualche ora per impegnarsi in qualche attività. Per imparare un mestiere. Per studiare.
Ma un carcere minorile è un'altra cosa. La disumanità di altri penitenziari applicata qui causerebbe scandalo perfino in un sistema mediatico indifferente agli outsider della società. Non si possono permettere di trattarli come fanno con extracomunitari o i tossicodipendenti. Come fanno con gli sfigati.

I ragazzi stanno giocando a calcio. Le ragazze invece sono ancora in cella. Quando entriamo a me riservano solo un "ciao", da persone che non hanno una differenza d'età sufficiente ad avviare un dialogo istituzionale. Rita Bernardini, deputata radicale, è invece resa credibile dall'accento romano mentre tenta il più classico degli approcci, per rilassare un po' la situazione. Seguono risposte semplici, forse banali ma qualcuna parla, si sforza, ridacchia.
Una ragazza guarda il pavimento. Ha una faccia truce, gli occhi vitrei e si ha la netta impressione che il suo problema siano "il caldo e le stronze di cui le hanno imbottito la stanza".
Difficile proiettare la propria adolescenza sulle mura di una cella. Soprattutto se stai in un carcere che, dopo aver soddisfatto i tuoi bisogni primari, ti permette crudelmente di illuderti di essere normale. Di poterti ribellare senza che questo diventi una questione di sicurezza. Di poterti innamorare, magari anche solo con uno sguardo, perchè ragazzi e ragazze qui non si possono mai incontrare.
Chissà forse c'è bisogno di percepire proprio questa normalità affinchè chi sta fuori ritrovi nel recluso il noto evolversi di una vita. Affinchè capisca che la noia, le emozioni, le fasi della vita sono quelle che conosce.
Forse c'è bisogno di questa normalità per accorgersi che è di queste cose semplici, di vita, di vita e di persone che si occupa la politica. Che è per questa normalità che si fanno le grandi battaglie.
Per due braccia, due gambe, collo, stomaco.
Roba semplice.


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