
Se fossi un dirigente Mediaset da martedi' scorso sarei piuttosto preoccupato. Non tanto per l'effetto dell'evento intitolato "La Notte della Rete" sul regolamento-censura che alla mia azienda avrebbe comunque fatto molto comodo per rendere Internet un luogo più docile da colonizzare nel prossimo futuro. In fondo ci saranno altre occasioni per ripartire all'attacco ed è già un bel colpo l'altro regolamento Agcom che estende alle Web-TV le stesse bellissime regole che negli anni ci hanno permesso di creare un monopolio informativo nel vecchio sistema radiotelevisivo. Insomma, fossi un dirigente Mediaset, la politica mi sorriderebbe e mi consentirebbe di guardare al futuro con ottimismo.
Ma nonostante questo sarei preoccupato.
Agitato, la mattina di mercoledi' avrei svaligiato un'edicola e mi sarei chiuso in ufficio con la mia mazzetta di giornali per leggere i commenti di politici, editorialisti o mass-mediologi.
Fortuantamente niente. Incredibilmente nessuno ne parla. Tutti a discutere di censura e diritto d'autore senza accorgersi di quello che di profondo è successo.
Nessuno si accorge di un gruppo di attivisti che senza alcun denaro, senza un ufficio stampa, senza un set, senza una frequenza, senza sponsor in una settimana hanno creato l'equivalente informativo di una media televisione sul digitale terrestre. Quasi 100.000 utenti unici collegati tramite il canale gestito dal FattoQuotidiano.it e ritrasmesso da centinaia di blogger, a cui vanno aggiunte altre decine di migliaia di collegati alle dirette di Repubblica.it, Corriere.it, SkyTG24 e RaiNews24. Ore ad ascoltare interventi senza soluzione di continuità e su un tema complesso e tecnico come la libertà di informazione su Internet.
La Notte della Rete è stato un canale di informazione lineare che non è nato per la volontà di produttori o redattori ma come risultato di una mobilitazione. Una trasmissione che si "aggrega" grazie alla forza delle argomentazioni di cui si vuole una discussione nel paese.
La rete, la magmatica rete, per qualche ora decide di mettere da parte la possibilità di scelta, di vagare tra un contenuto e l'altro, di essere "distratta" e freneticamente proattiva, con il solo scopo di creare un momento di condivisione collettiva. Un momento in grado di imporre un linguaggio, di fare agenda setting, di evidenziare un problema all'intera opinione pubblica. Tutto quello che fino ad ora solo la vecchia TV poteva fare.
Certo, già Santoro aveva fatto alcuni esperimenti di composizione di TV e Web-TV con le trasmissioni "Rai Per Una Notte" e "Io Voto". Ma li' si erano messi in moto i poteri forti della TV. C'erano bravissimi cameramen, molti denari, decine di sponsor.
No, in questo caso "La Notte della Rete" non aveva nulla di tutto cio'. E' questo nulla, l'assenza degli spot, e degli studi, mi terrorizzerebbe fossi un dirigente Mediaset. Al pensiero delle folle che potrebbero organizzarsi per assistere a "trasmissioni" su temi ben piu' popolari. Come il precariato o l'università.
Sarebbe la fine. Come faremmo a trattenere la gente davanti ai Porta a Porta o ai Matrix in un mondo in cui il canale di informazione si attiva attorno a dei temi spontaneamente?
Sarebbe la fine. A meno di non riuscire a normalizzare e a chiudere tutto in fretta. E nel frattempo rallentare gli investimenti in banda larga che permetterebbero ad un pubblico sempre piu' ampio di spostarsi in Rete. E mantenere intatto quel digital divide che tiene una gran parte della popolazione italiana sotto scacco della TV.
Sarebbe la fine, ma per ora, fossi un dirigente Mediaset, sarei soddisfatto perchè quasi nessuno, pare, sembra essersene accorto, e nel frattempo, tra leggi, regolamenti, e cartelli industriali, stiamo facendo davvero un buon lavoro affinchè ciò, presto, non sia più possibile.





