privacy


Priorità alla tutela dei lavoratori o a quella dei potenti? Cercando di dribblare le strumentalizzazioni sulla privacy

Mar, 24/08/2010 - 19:08 — luca

Purtroppo sarà ancora più difficile discutere laicamente di privacy e trattamento dei dati personali online e offline in Italia, dopo che con il decreto intercettazioni la percezione di gran parte del paese è che si tratti di qualcosa che serve solo a nascondere le malefatte dei potenti. Ancora rimbombano quell'"intercettateci tutti" che altro non è che l'estremizzazione dell'"io non ho niente da nascondere" con cui per anni, da sinistra a destra, si è liquidato il tema, senza riuscire a comprendere l'incubo per le libertà personali costituito da una società controllata e "profilata".

Potrebbe essere la tutela dei lavoratori, il contesto in cui ripartire alla carica, per scavalcare il muro di diffidenza verso il tema della privacy. Perchè è proprio sul luogo di lavoro, o nella sala dei colloqui che ogni cittadino percepisce di essere in una posizione critica, di "dipendenza", in cui la possibilità di gestire quali informazioni rendere pubbliche diventa fondamentale per non essere vittima di pregiudizi o discriminazioni.

C'è da dire che il Garante della privacy italiano già più volte si è espresso contro la profilazione e la sorveglianza non necessaria dei dipendenti, ma dobbiamo tentare di andre oltre. In Germania ci stanno provando, con un disegno di legge che, tra le varie cose, proibisce l'uso di Facebook o altre reti sociali per il controllo dei dipendenti e limita ulteriormente la videosorveglianza.

Che dire, non sarebbe una cattiva idea procurarsi al piu' presto il testo, e se c'e' qualcuno che conosce il tedesco (il mio è alquanto arrugginito), tentare una sua traduzione, da riproporre con le necessarie modifiche anche in Italia.



Il convegno dei paranoici. Ma non ridete che è una cosa seria.

Mer, 19/05/2010 - 12:34 — luca

 "La paranoia è una virtù" sostengono degli strani personaggi, che invece di sollazzarsi in reti sociali e servizi gratuiti di Google, continuano a "studiare, programmare e diffondere servizi e software per la protezione dei dati personali". A prima vista un ibrido tra degli hacker e i complottisti dell'11 settembre.

Il problema è che se parlare di tecnologia evoca barriere culturali enormi, i paranoici tecnologici da sempre vivono in un isolamento ancora maggiore, dovuto al fatto che il loro linguaggio è sempre più distante da quello della "massa" degli utenti della rete, che colgono i benefici degli strumenti che utilizzano senza però volersi soffermare in un ragionamento sulle conseguenze globale dei loro comportamenti.

Esagerano questi paranoici? Hanno ragione?

Un buon momento per cercare di capirlo potrebbe essere il convegno e-privacy 2010. Il tema, interessantissimo, di quest'anno è quello della deanonimizzazione.

Che vuol dire?

Che sempre più attività che facciamo in rete e pensiamo siano anonime in realtà non lo sono e anzi possono facilmente essere associate a noi grazie ad avanzate tecniche informatiche.

E allora cominciamo ad aspettarci, ad esempio, che dopo aver cercato in un motore di ricerca i sintomi della nostra malattia, dopo qualche giorno nella nostra casella di posta arrivi una bella mail di una casa farmaceutica che ci propone un rimedio specifico per la nostra patologia. Siamo pronti a questo livello di invasione? A permettere a chiunque, pubblico o privato che sia, di entrare negli anfratti più intimi della nostra vita?

Ma soprattutto, siete un po' più paranoici dopo aver letto tutto ciò? :-)

Immaginatevi allora dopo il convegno di Firenze (a proposito, complimenti al paranoico Marco Calamari per l'iniziativa)...



E se le scuse non bastassero? Ce la farà il mercato a proteggere la libera rete?

Lun, 19/04/2010 - 12:34 — luca

 

Se ce la fa a reggerne il peso, che sia il mercato a determinare lo sviluppo della rete libera. Questo è il mio più grande augurio. Ma se non ce la facesse?

Sono giorni in cui tutti i big della rete si scusano. Apple, ad esempio, lo fa per l'episodio della della censura del vignettista americano vincitore del Premio Pulizer ( rilanciata in Italia dai blog di Massimo Russo e Vittorio Zambardino ), che purtroppo sappiamo è solo la punta di un Iceberg di censure molto più diffuse, pervasive e nascoste.

E se la censura è nascosata, non può diventare un elemento di decisione degli utenti della rete.

Inoltre, viene da chiedersi, quanto inciderà l'incidente sulle vendite dell'Iphone? Sicuramente qualcuno si sarà indignato e non acquisterà più l'apparecchio, ma quanti sono? Abbastanza da far cambiare approccio a Steve, che già nei giorni scorsi ha rassicurato genitori e coniugi, escludendo la possibilità che i suoi apparecchi siano  invasi dal porno? Niente pornografia, niente satira graffiante, niente parole che potrebbero inquitetare i giovani pargoli. La lista si sta allungando. Ma quanto contano queste notizie se confrontate all'incessante susseguirsi di feedback positivi, recensioni e, certo non lo trascuro, alla qualità intrinseca della tecnologia che propone?

Non c'è solo la censura tra i problemi che i mercati sembrano riuscire ad elaborare con difficoltà. C'è il problema della privacy e del trattamento dei dati personali. Qui a scusarsi è stata in questi giorni Google. Per una politica aggressiva sul suo nuovo strumento social, Buzz, che esponeva ai contatti informazioni sulle abitudini degli utenti, che si sono prontamente lamentati. Anche in questo caso, l'approccio di Google ha determinato l'allontanamento di alcuni, ma quanti? Davvero è necessario che i giganti dell'informazione si possano muovere con questa agilità senza subire alcuna conseguenza?

Figuriamoci, sono l'ultimo che si batterebbe per introdurre scriteriatamente nuove norme che limitino, censurino, impongano alle aziende del settore del web alcunchè. Però forse non sarebbe sbagliato cominciare a discuterne. Capire quanto queste limiterebbero l'innovazione di aziende come Google o Facebook che sperimentano modelli di business innovativi e si fanno carico di rischi e di enormi spese: solo visualizzare il numero di server posseduto da Google è impressionante e fa capire che ci dobbiamo muovere con i piedi di piombo.

Stiamo attenti quindi. E prepariamoci a delle strane alleanze. Perchè se immagino chi potrebbero essere i compagni di strada di questa riflessione, mi vengono in mente proprio i grandi produttori di contenuti (editori, case discografiche, produttori cinematografici, etc.) che fino ad ora, da pirati, ci siamo per lo piu' impegnati a prendere a cannonate digitali.

Perchè se li convincessimo ad abbandonare la via della restaurazione per tutelare la loro fetta di mercato (e qui la legalizzazione del file sharing non commerciale potrebbe aiutare, vero Maroni?) magari si potrebbero accorgere che proprio un mercato e una società libera e democratica sarebbe l'assicurazione migliore per ottenere i giusti compensi per i loro contenuti. Il caso di Amazon, costretta a rinegoziare al rialzo i compensi per gli editori dopo l'entrata di nuovi player del mercato è lì a dimostrarlo.



Privacy e la Web Claque di Renata Polverini. Un post che parla di libertà digitali.

Sab, 30/01/2010 - 21:06 — luca

Volevo dare il benvenuto a quanti si sono affacciati al blog incuriositi da questa "innovativa" campagna elettorale online (almeno sul lato Polverini, su quello Bonino a parte Emmatar, mi pare, non siamo ancora partiti). Do il benvenuto a Micucci (per chi non avesse seguito tutta la storia, Presidente di Reti, la società che sta seguendo la campagna della Polverini) in particolare, che coraggiosamente ha deciso di fare outing e di sostenere le sue posizioni in campo aperto. Di questo certo bisogna darti atto.
A questo proposito i quotidiani hanno ripreso ampiamente la notizia lanciata ieri da questo blog (è uscita su Repubblica, Corriere, Europa (in prima pagina), Libero, Manifesto, Messaggero), molti blog (Gilioli, Metilparaben, Dagospia) l'hanno fatta propria e, se questo fosse stato l'unico obiettivo, la potremmo finire qui.

Invece cerco di buttarla in politica. Credo che proprio di fronte a queste piccole difficoltà, persone come Micucci, come la Polverini, come coloro che si trovano a "dover" utilizzare la Rete per le loro attività di politici e consulenti per essere più efficaci, o semplicemente in contatto con il loro tempo, sono costretti a ragionare di Rete ma soprattutto di libertà digitali. E questo è preziosissimo. Magari nervosamente e frettolosamente ma, smascherati, o semplicemente in imbarazzo, si rimane inchiodati alla poltrona decisi a dimostrare la propria buona fede. A difendere i propri diritti. Online.

Privacy innanzitutto. Mi fa piacere che Micucci, che, a quanto vedo, alla rete dedica spesso riflessioni, rilanci sul diritto all'anonimato. Si tratta di un diritto su cui Agorà Digitale, l'associazione radicale di cui sono segretario, sta facendo una delle sue battaglie principali. Ma se battaglia deve essere, lo sia davvero. Deve essere la difesa di quella privacy che ci protegge dai potenti e dalle discriminazioni. La privacy come contrappeso fondamentale di qualsiasi stato di diritto alla tendenza di governi ed altre forze di intervenire nel privato dei cittadini, di influenzarne le abitudini. Di censurare idee ed opinioni. Il diritto a potersi esprimere, senza temere ritorsioni, nel caso non si commetta un reato, ma semplicemente si diventi scomodi per qualche lobby.

Se vuoi, caro Micucci, la nostra denuncia, il nostro mostare le prove, è un modo di avvertirti che "il re è nudo". Migliaia di aziende e privati, profilano continuamente i tuoi dati, le tue abitudini, i tuoi messaggi. Sanno tutto di te e possono utilizzare queste informazioni per influenzare la tua libertà. Noi, attraverso il preziosissimo lavoro di Marco Calamari e la collaborazione con il gruppo parlamentare radicale, abbiamo addirittura presentato un disegno di legge per limitare la data-retention, cioè la possibilità di trattenere i tuoi dati a tempo indefinito, e abbiamo importanti iniziative in cantiere, non ancora realizzate per mancanze materiali. Di persone. Di tempo. Di denaro.

Ma tu invochi la privacy per permettere ad un famoso lobbista di comportarsi in un modo quantomeno professionalmente discutibile, mescolando cioè opinioni personali (legittime) espresse anche, permettimelo, rozzamente, e incarichi della propria azienda. Invochi la privacy come se fosse eticamente discutibile utilizzare informazioni in mio possesso (io che certo non sono un potente, che certo non ho alcun mezzo anche solo per indurti a non esprimerti) per "smascherare" questi comportamenti, al contempo facendo vedere le prove (anche, come dire, per evitare denunce). Che poi è lo stesso ragionamento di coloro che, in nome della privacy, vorrebbero punire i giornalisti che pubblicano le intercettazioni di cui entrano in possesso (e a cui tutti i potenti hanno comunque accesso, per le loro intimidazioni e i loro ricatti), invece di cercare di risolvere alla base il problema di un sistema che ormai si fonda sull'intercettazione sistematica e su tribunali e magistrati che fanno trapelare scritti che invece dovrebbero rimanere in un cassetto.

Beh, scusami Micucci, ma per me non regge. E qualche tuo collega sembra darmi ragione (poi che lo facciano sinceramente o siano degli squali non saprei dire, e in tal caso, sono un semplice effetto collaterale, mi spiace). Sarò autoreferenziale ma consiglio di rileggersi Pannella che a proposito delle intercettazioni dichiarò che esse, se pubbliche, danno un grande contributo alla conoscenza delle cose che accadono. Con la pubblicazione, milioni e milioni di italiani passano da generalizzazioni tipo "la politica è sporca" all' ascolto e alla rivelazione di persone specifiche.

Ecco, se vuoi difendere la privacy, quella vera, noi ci siamo. Anzi, la butto lì, e ammetto, la proposta è un po' provocatoria: perchè non ti iscrivi ad Agorà Digitale? :-)

 



Le industrie dell'audiovisivo ti spiano illegalmente. Ma quel che è peggio, forse le forze dell'ordine le aiutano.

Mar, 19/01/2010 - 12:07 — luca
Che tutti gli utenti della rete italiana siano costantemente sorvegliati e monitorati dalle industri dell'audiovisivo (non da magistrati quindi, ma da privati) non è più una novità. Si tratta di un fenomeno intollerabile che le cronache degli ultimi giorni suggeriscono avere una diffusione maggiore di quella che ci si poteva immaginare e su cui è certamente urgente che la magistratura indaghi, avendo già condannato pratiche analoghe in occasione del famoso caso Peppermint. Ma c'è un'altro punto ancora più inquietante che a molti sembra essere sfuggito. La Federazione antipirateria televisiva (Fapav), l'ente che ha effettuato il monitoraggio per conto delle industrie dell'audiovisivo, collabora costantemente con referenti istituzionali e che con le Forze dell'Ordine operative sull'intero territorio, per creare un costante flusso di scambi informativi. Siamo sicuri che proprio da tale collaborazione la Fapav non possa ricavare parte delle sue informazioni sugli utenti e che le forze dell'ordine e le istituzioni siano in qualche modo informate delle attività di monitoraggio illecito compiuto dalla Fapav? Si tratterebbe di un fatto molto grave, relativamente al quale con l’associazione radicale Agorà Digitale e i deputati radicali abbiamo depositato una interrogazione parlamentare, affinchè su questo il Governo faccia chiarezza al più presto.


Ministro Brambilla, l'accesso ad Internet sia libero per i cittadini prima che per i turisti

Lun, 23/11/2009 - 02:17 — luca

brambilla


È un fatto positivo che il ministro Brambilla si schieri apertamente contro il decreto Pisanu, in scadenza il 31 dicembre 2009, che negli ultimi anni ha imposto ai pubblici esercizi e ai circoli privati di schedare tutte le comunicazioni su Internet e i dati personali dei propri clienti che accedono alla rete, con modalità tali da non avere eguali in alcun paese democratico.
È però importante rilevare che l'articolo fatto inserire dall'on. Brambilla nel disegno di legge approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri, modifica solo l'obbligo di registrarsi presso la questura per chi offre accesso a internet, introducendo un'esenzione, in modo del tutto arbitrario, per le sole strutture alberghiere, i campeggi e gli affittacamere, lasciando invece intatto l'impianto generale della legge.
È grave che nelle dichiarazioni del ministro e nella sua proposta di modifica, si prefiguri una corsia preferenziale di accesso ad Internet "per turisti" che non riguarda il cittadino italiano, come se internet fosse un servizio in più da offrire e non un diritto fondamentale.
Ma è ancora più grave che si mettano in calendario proposte di modifica del tutto marginali e propagandistiche, essendo chiaro che, per "semplificare e liberalizzare l'accesso ad Internet", come chiede il ministro, è necessario rivedere da subito la legge nella parte che riguarda l'identificazione degli utenti e la custodia dei dati sul traffico effettuato su internet. Una norma che cancella il diritto dei cittadini alla riservatezza dei dati personali.
Per questo ci appelliamo al ministro Brambilla e al governo affinché non posticipino il riesame complessivo della normativa, innanzitutto impegnandosi pubblicamente a non rinnovare il decreto Pisanu. Da parte nostra, siamo pronti a presentare degli emendamenti che modifichino sostanzialmente le disposizioni attuali, e che proporremo a tutti i parlamentari non appena il testo del disegno di legge arriverà in parlamento.
 




No al rinnovo del decreto Pisanu; no allo stato di polizia in rete

Lun, 16/11/2009 - 19:16 — luca

http://www.agoradigitale.org/sites/all/files/images/pisanu_0.jpg


Il 31 dicembre scade il decreto Pisanu, che prevede la schedatura di tutte le comunicazioni su Internet e dei dati personali di coloro che accedono alla rete dai luoghi pubblici, con modalità tali da non avere eguali in alcun Paese democratico. Il decreto fu approvato sull'onda della paura generata di attentati terroristici negli USA e in Europa, e da allora ininterrottamente prorogato, cancellando il diritto dei cittadini alla riservatezza dei dati personali.
L'associazione radicale "Agorà digitale" ha deciso di mobilitarsi per impedire che sia prorogata una norma così lesiva dei diritti fondamentali dei cittadini, alla quale non corrisponde alcuna reale giustificazione in termini di sicurezza. Siamo consapevoli che già in passato questa richiesta da parte del mondo della rete è giunta ai Governi che si sono succeduti dopo l'approvazione del decreto. Ma prima il governo Prodi e poi quello Berlusconi si sono dimostrati sordi.
Quest'anno Agorà Digitale e il Partito radicale sono determinati a mettere fine a questa anomalia lottando dentro il Parlamento, dove i Deputati radicali eletti nelle liste del PD hanno presentato un disegno di legge per regolare il trattamento dei dati personali, ma anche al di fuori,  fornendo ai cittadini gli strumenti per opporsi a tali norme liberticide e preparando azioni di disobbedienza civile.
E' proprio a causa delle incredibili restrizioni imposte dal decreto Pisanu che l'Italia si trova agli ultimi posti in Europa per diffusione dei punti di accesso wifi, nei bar, nelle scuole, nelle stazioni e nei luoghi pubblici in generale. Per dire NO allo Stato di polizia in rete, è necessario mobilitarsi per impedire il rinnovo del decreto Pisanu.

Dichiarazione di Luca Nicotra (Segretario di Agorà digitale) e Marco Cappato (Presidente, membro del Comitato nazionale di Radicali italiani)



I Pirati Svedesi sbarcano a Salerno. Il 6 settembre al Congresso di Agorà Digitale

Gio, 27/08/2009 - 16:39 — luca
Dunque. Rick Falkvinge, il leader del Partito Pirata Svedese, che alle scorse europee ha ottenuto un incredibile 7% dei voti, sarà ospite speciale del Primo Congresso di Agorà Digitale, l'associazione radicale per le libertà e la democrazia digitali che il 6 settembre a Salerno lancerà la prima campagna nazionale per la legalizzazione del file sharing, la riforma del diritto d'autore e l'abolizione del monopolio SIAE.
 

Oltre a lui, il più famoso hacker etico italiano, Raul Chiesa, ora consulente per le Nazioni Unite sul cybercrime, insieme all'esperto Marco Calamari del Progetto Winston Smith, saranno al centro del dibattito per definire una strategia a difesa della privacy, contro la censura in Italia e all'estero, per la quale Agorà Digitale è pronta a muoversi sia sul piano tecnologico che politico.

Con la presenza di Falkvinge la nuova associazione cerca da subito di fare proprio il metodo transnazionale e transpartitico che contraddistingue l'azione del Partito Radicale Nonviolento. Un'occasione importantissima di confronto a partire dalle questioni così descritte nella carta dei principi del  Partito Pirata svedese

 

"Il Partito Pirata fondamentalmente vuole riformare la legge sul copyright, eliminare il sistema dei brevetti ed assicurare che il diritto alla privacy dei cittadini sia rispettato. [...] Non solo pensiamo che questi siano obiettivi utili, crediamo altresì che siano realisticamente realizzabili su una base europea. I sentimenti che hanno portato alla formazione del Partito Pirata in Svezia, sono presenti in tutta Europa e ci sono già iniziative politiche simili in corso in parecchi altri Stati membri. Insieme, potremo dar vita ad un nuovo corso per un'Europa che attualmente si sta dirigendo in una direzione molto pericolosa."

www.agoradigitale.org


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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

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