d'alia


Il governo riferisca su Apologia di Reato su Internet. Il Parlamento si è già espresso, no allo stato di polizia in rete

Mar, 15/12/2009 - 12:21 — luca
Grazie a Marco Beltrandi, deputato radicale eletto nelle liste del PD, e Alessandro Massari, della direzione di Radicali Italiani, abbiamo depositato oggi una interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri Alfano e Maroni per fare chiarezza sulla possibile introduzione mediante decreto legge della norma di apologia di reato su Internet, già con il prossimo Consiglio dei Ministri.

Nell'interrogazione ribadiamo che ci sfugge il merito e l'urgenza del provvedimento. Ricordiamo che Internet non è un far west e le leggi di apologia di reato valgono già sulla rete, tanto che la Procura di Roma ha annunciato di aver aperto un fascicolo relativo ai gruppi apparsi ieri sul social network Facebook dopo l'aggressione nei confronti del premier Silvio Berlusconi. Auspichiamo inoltre che il governo non ceda a tentazioni da stato di polizia, introducendo norme che in qualche modo equiparino Internet all'editoria, con conseguenze disastrose sullo sviluppo della rete in Italia, come denunciato da numerosi operatori del settore. Il Parlamento ha già deliberato pochi mesi fa su una proposte simile, contenuta in un emendamento del senatore D'Alia, esprimendosi in modo nettamente contrario, con un voto condiviso da gran parte della maggioranza. Non crediamo che da allora le condizioni siano cambiate, e una riproposizione di norme simili mediante decretazione d'urgenza sarebbe un atto grave nei confronti dei diritti dei cittadini e delle prerogative delle Assemblee legislative.


Facebook come Radio Parolaccia mostra la faccia oscura del paese

Lun, 14/12/2009 - 17:39 — luca
Internet non è il far west. Anche sul web esistono delle leggi, e se verrà accertato che qualcuno ha commesso un reato, inneggiando contro Berlusconi o in qualsiasi altro modo, è giusto che sia perseguito. Dai tribunali.
La censura di Stato evocata da molti esponenti di governo e maggioranza è un'altra cosa. È la volontà chiudere gli spazi di libertà che Internet ha messo a disposizione di ogni cittadino, dipingendo la rete come un luogo frequentato da criminali e squilibrati, un luogo oscuro da cui proteggersi. Questa può essere un'immagine tranquillizzante per spiegare la violenza di certe esternazioni, ma è terribilmente falsa. Perchè noi radicali i messaggi che oggi si leggono sulle bacheche di Facebook e del web li conosciamo bene. Sono gli stessi che si ascoltavano negli anni '80 o '90 a Radio Parolaccia, quando aprimmo i microfoni di Radio Radicale senza filtro 24 ore su 24. Un esperimento che consentì di ascoltare la voce di un'Italia che strepita, urla, minaccia, impreca e bestemmia e che oggi Internet permette di replicare su base permanente e per un numero di cittadini sempre maggiore. Un paese orrendo, ma che esiste e non si può cancellare, e di cui invece sarebbe utile cercare di comprendere le cause.
Nel frattempo agli onororevoli D'Alia, Carlucci, Maroni, Ronchi e quanti altri in queste ore stanno inneggiando alla censura in rete è bene ribadire che la libertà si esercita nei casi limite. Quelli più sgradevoli o ripugnanti. Non ci sono direttori responsabili sui social network o sulle bacheche e se qualcuno commette dei reati, a maggior ragione lì dove la privacy è praticamente assente, la responsabilita personale resta. Ma per questo c'è la magistratura. Altrimenti chi decide quali frasi sono da considerarsi oltre il limite accettabile. La Carlucci? Maroni?

Update: Ne parlano anche Zambardino, Masera, Alessandro, Granieri, Quintarelli e De Biase .

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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

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