diritto d'autore


Lettera aperta al Ministro Maroni per legalizzare gli usi non commerciali del file sharing

Mar, 13/04/2010 - 13:59 — luca

Con una serie di amici, parlamentari di entrambi gli schieramenti, giornalisti, professori accademici e politici abbiamo mandato questa lettera aperta al Ministro Roberto Maroni.

On.le Ministro Roberto Maroni,

Abbiamo letto con interesse le notizie che riferiscono della sua abitudine come di qualsiasi appassionato di musica, di scaricare brani da Internet.

Come già più volte aveva fatto in passato, in due interviste, una pubblicata in data 9 aprile dal settimanale Panorama, e l'altra concessa a Radio Uno in data 10 aprile, Lei ha nuovamente dichiarato di essere contrario ad approcci repressivi, come quello francese della disconnessione da internet dei cosiddetti "pirati". Lei ipotizza addirittura una strada di collaborazione tra utenti e produttori di contenuti d'intrattenimento. Lei ha inoltre giustamente ribadito che esiste una differenza sostanziale tra il furto e la condivisione, sottolineando che l'uso di reti di file sharing equivale "a fare una copia di un cd acquistato e regalarla ad altri, cosa che avviene normalmente quando compriamo un cd e facciamo la copia per i nostri amici".
Anche il ministro Giorgia Meloni in passato fece dichiarazioni simili.

Apprezziamo il coraggio e la sincerità di chi, come Lei, si prende la responsabilità politica di raccontare la quotidianità di quanto avviene nel nostro Paese: milioni di utenti hanno ormai scelto lo strumento informatico per la ricerca e lo scambio dei contenuti che più li interessano.

Questo fenomeno non può essere semplicemente liquidato come criminalità, o, peggio "pirateria".

Peraltro, le Sue dichiarazioni sono supportate dai risultati dell'indagine conoscitiva sulla pirateria digitale non a scopo di lucro condotta dall’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni (AGCom), pubblicata qualche settimana fa, nella quale si evidenzia come la pirateria non commerciale nella gran parte dei casi beneficia il mercato e come misure repressive contro questo fenomeno siano inutili e dannose.

Coloro i quali si battono come noi per l'affermazione delle libertà individuali nel dominio digitale non chiedono alle istituzioni di rinunciare al proprio ruolo regolatore, ma di discutere le possibili riforme per gestire la situazione reale, che Lei mostra di ben conoscere, adottando gli opportuni provvedimenti.

Da Ministro Lei può fare molto per trarre le dovute conseguenze da quanto ha sostenuto pubblicamete.

Innanzitutto chiedendo l’abolizione della legge Urbani nella parte in cui criminalizza il file sharing sanzionandolo penalmente.

In secondo luogo impegnandosi a sostenere iniziative normative che vadano nella direzione da Lei indicata.

Già in parlamento sono state depositate alcune proposte di legge che prevedono la legalizzazione degli usi non commerciali del file sharing, come quella a prima firma Marco Beltrandi, che prevede un pagamento di una licenza da parte dell'utente o quella a prima firma Roberto Cassinelli che amplia lo spettro delle utilizzazioni libere.

Per esporLe il contenuto delle proposte e presentarLe altre attività alle quali potrebbe essere interessato a partecipare siamo a chiederLe un incontro.

Se Lei volesse essere promotore di un’iniziativa legislativa, o approfondire l’argomento, saremo lieti di mettere a Sua disposizione il contributo di esperti e centri studi che potrebbero arricchire il lavoro e il dibattito sui temi che ha dimostrato di tenere nella giusta considerazione.

Certi di un Suo gentile riscontro, porgiamo distinti saluti

PRIMI FIRMATARI:

• Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Sergio Bellucci, consulente LAIT spa, Presidente Net Left
• Marco Beltrandi, deputato radicale
• Rita Bernardini, deputato radicale
• Paolo Brini, portavoce del Movimento ScambioEtico
• Renato Brunetti, presidente di Unidata
• Marco Cappato, presidente dell'Associazione Agorà Digitale
• Alessandro Capriccioli, blogger, membro del direttivo di Agorà Digitale
• Roberto Cassinelli, deputato del Popolo delle Libertà
• Marco Ciurcina, presidente dell'Associazione Software Libero
• Juan Carlos De Martin, co-direttore del Centro NEXA - Politecnico di Torino
• Fiorello Cortiana, Condividi la Conoscenza
• Arturo Di Corinto, giornalista, presidente di Free Hardware Foundation
• Luigi Di Liberto, coordinatore del Movimento ScambioEtico
• Diego Galli, responsabile Internet di Radio Radicale
• Giovanni Battista Gallus, avvocato ed esperto in diritto delle nuove
tecnologie
• Alessandro Gilioli, giornalista e blogger
• Athos Gualazzi, presidente dell'Associazione Partito Pirata
• Giulia Innocenzi, co-conduttrice di Annozero e blogger
• Lorenzo Lipparini, membro del direttivo di Agorà Digitale
• Flavia Marzano, presidente UnaRete
• Matteo Mecacci, deputato radicale
• Francesco Paolo Micozzi, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Luca Nicotra, segretario dell'Associazione Agorà Digitale
• Marco Perduca, senatore radicale
• Marco Pierani, Responsabile Istituzioni Altroconsumo
• Marco Ricolfi, co-direttore del Centro NEXA - Università di Torino
• Marco Scialdone, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Guido Scorza, presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
• Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani
• Vincenzo Vita, senatore del Partito Democratico
• Vittorio Zambardino, giornalista e blogger

È possibile sottoscrivere la lettera alla pagina http://www.agoradigitale.org/letteramaroni#form

 



Indiscrezioni non autorizzate sulla più grande Festa dei Pirati mai vista, il 20 marzo a Roma

Sab, 13/03/2010 - 14:44 — luca

Era impossibile che uno scapestrato gruppo piratesco come il nostro riuscisse a tenere segrete le informazioni sulla Festa dei Pirati di sabato prossimo a Roma fino al lancio ufficiale di lunedì. In fondo, diciamocelo, ai pirati il concetto stesso di lancio ufficiale sta un po' stretto. E così su Affari Italiani prima e su Scambio Etico poi sono uscite le prime parzialissime e frammentatissime informazioni su ciò che tra qualche giorno potrete trovare su festadeipirati.net e sperabilmente, se avremo fatto un buon lavoro, sui maggiori giornali italiani. Nel frattempo su Facebook,  Carlo Frinolli, responsabile social della festa, ha aperto una pagina e un gruppo a cui già potete iscrivervi.

E, se abitate a Roma, in giro per la città troverete se aguzzate la vista, tra un manifesto elettorale abusivo e l'altro, questo sticker (sempre realizzato da Carlo)

che svela anche giorno e luogo dell'evento.

Insomma, manca solo una settimana ad un'intera giornata di arte, dibattiti e spettacolo al bellissimo Teatro Capranica, a due passi da Montecitorio, che siamo riusciti ad avere grazie alla caparbia ed intelligente follia di Luca Neri, l'ideatore e coordinatore dell'evento (lasciatemelo dire, collaborare con Luca è un piacere).  Speriamo di riuscire a restituire tutti i marmi e le poltroncine intatte. :-)

Ho conosciuto Luca la prima volta il 26 agosto 2009 per una intervista a Radio Radicale che facemmo per promuovere il congresso di Agorà Digitale che si sarebbe tenuto di lì a qualche giorno a Salerno con la partecipazione del Segretario del Partito Pirata svedese. Poi Luca mi ricontatta a gennaio

		Da: Luca Neri
Date: 07 gennaio 2010 17.25
Oggetto: sono a Roma anch'io... ci vediamo?
A: lnicotra@gmail.com

Ciao Luca,
sono Luca (Neri), quello di New York della "Baia dei pirati, Assalto al copyright"... 
Ho letto sulla lista del PP che sei a Roma in questi giorni. 
Anch'io! Ci vediamo? Questo e' il mio cell italiano: XXX XXX-XXXX

Luca

e dopo qualche giorno ci vediamo di persona davanti ad un bicchiere di qualcosa di alcolico. Con il suo stile assolutamente unico (lui, autoironicamente si definisce "venditore di tappeti"), mi spiega l'idea della festa che allora era ancora embrionale. Mi convince, e Agorà Digitale, Radio Radicale e diversi dei nostri si imbarcano nell'avventura, tanto che nella lista ristretta degli organizzatori anche i radicali Marco Cappato (presidente di Agorà e segretario dell'Associazione Coscioni) , Marco Perduca (senatore) e Diego Galli (responsabile web Radio Radicale e Radicali Italiani).

Non voglio svelare più di quanto si trovi già in rete di questa importante inizitiva che vuole mostrare all'Italia qualcosa che forse non conosce. Cioè un movimento per i diritti digitali che, pur nella sua frammetarietà, è in sintonia con il paese e che vuole perciò che le sue proposte e la sua vision siano ascoltate e discusse.

Ovviamente i pirati non sono mai troppo pochi, quindi se volete dare una mano o imbarcarvi nell'iniziativa scrivetemi. E poi, ovviamente, ci vediamo sabato prossimo a Roma.



Il clarinettista e il copyright

Gio, 11/02/2010 - 20:13 — luca

Stefano Franceschini è il mio insegnante di clarinetto. Una volta, a dicembre, saltai lezione senza avvertire, ma la sera Stefano mi vide da Santoro a dare dell'incravattato a Schifani e ad attaccare l'ipotesi di nuove leggi sulla censura. Come potete immaginare ciò mi diede un alibi di ferro. :-) Ma soprattutto fece iniziare una interessante discussione che portiamo avanti il giovedì mentre prendo fiato tra un pezzo e l'altro. Che dire, interessante ed impegnativo discutere con un artista piuttosto tradizionale di riforma del diritto d'autore. Ed è inutile dire che spesso non siamo d'accordo. Ad esempio la settimana scorsa Stefano mi diceva che non condivide le mie posizioni sul restringimento del copyright e sui "benefici" della pirateria perchè

"è giusto che anch'io possa lasciare qualcosa ai miei figli in eredità, come tutti gli altri".

Oggi mentre trafelato (da vero artista arriva con almeno 5 minuti di ritardo) preparava il pianoforte per accompagnarmi mi fa

"Sai ho ripensato alla nostra conversazione. Ci ho ripensato perchè ho trovato sul peer to peer un bellissimo libro, che però è introvabile. Lo cercavo davvero da un sacco di tempo. E vorrei davvero poterlo comprare, ma nel frattempo, ecco, in effetti è davvero bello sapere che c'è un posto dove trovarlo".

Subito dopo ci siamo dati a qualche standard, ovviamente su una copia di Stefano del Real Book, la raccolta degli spartiti dei temi musicali più noti del jazz, compilata clandestinamente negli Stati Uniti negli anni Settanta. Nessuno sa con precisione chi ne sia l’autore e molte aggiunte successive sono state fatte da studenti e altri musicisti. Due dati certi sono che è stato compilato ignorando completamente il diritto degli autori dei pezzi contenuti e che, circolando fotocopiato e in modo del tutto pirata, è diventato negli anni il punto di riferimento di ogni musicista, stimolando la passione musicale di molte generazioni.

Non me la sono sentita di farglielo notare, ma ad un certo punto ho cominciato a riflettere su chi di noi due fosse davvero il pirata. :-)


PS: dimenticavo ... ho firmato il Public Domain Manifesto. Una tonnellata (difficile quantificarli altrimenti) di professori ed economisti americani ed europei che cercano di spiegarci che il diritto d'autore è l'eccezione e non la regola. Ci mancavano solo i professori pirati.



Nuovo oscuramento di Pirate Bay, tribunali alleati del governo nel mettere l'Italia a rischio censura

Lun, 08/02/2010 - 13:38 — luca

È notizia di queste ore (Grazie a Paolo, Luigi ed Ernesto per averlo segnalato) che il sito web thepiratebay.org sarà presto nuovamente oscurato in Italia dopo che il Tribunale del Riesame di Bergamo ha rigettato la richiesta di annullamento dell'originario provvedimento di sequestro. Come più volte ribadito si tratta di un provvedimento anacronistico e pericoloso per due ragioni.

Primo, non può essere il nome provocatorio di un sito a determinarne la chiusura. Se passa il principio che su Internet gli intermediari come Pirate Bay (ma anche come Google, Youtube, Facebook, etc.) sono responsabili, qualsiasi fornitore di contenuti su Internet potrebbe essere oscurato, prima ancora di un processo. Basta una denuncia e il gip potrà chiedere di bloccare l'accesso ad un sito per tutta la durata del procedimento.

Secondo, le norme invocate per effettuare il blocco non contengono al loro interno la possibilità di effettuare una censura indiscriminata, ma solo quella di intervenire per bloccare attività illecite poste in essere da uno dei suoi utenti. Su questo abbiamo il dovere di contestare, come già fatto dall'Associazione Italiana Internet Provider, la pericolosissima sentenza della Cassazione che ha legittimato tale pratica.

L'unica colpa di Pirate Bay, rispetto ad altri analoghi e diffusissimi motori di ricerca, è quella di aver posto di fronte all'opinione pubblica la necessità di una riforma del copyright e del diritto d'autore per cui i radicali e l'associazione Agorà Digitale si battono da anni. Le soluzioni per adeguare la normativa a pratiche che riguardano milioni di cittadini italiani nel rispetto dei diritti degli autori di contenuti, ci sono, tanto che abbiamo da tempo presentato in parlamento una proposta di legge che va in questa direzione.

Invece si reagisce con un accerchiamento compiuto da tribunali che tentano di forzare l'estensione di normative vigenti al web e da un governo che tenta di ottenere proprio sul web un maggior controllo mediante una continua decretazione d'urgenza. Anche contro tutto ciò dobbiamo prepararci ad uscire dalla trincea digitale in cui ci hanno costretto, utilizzando tutti gli strumenti della giustizia ma anche, prefigurando l'utilizzo della disobbedienza civile.

 



SIAE illegittima. Nuove tasse conseguenza di un monopolio che deve finire. Governo faccia propria proposta radicale`

Sab, 12/12/2009 - 19:13 — luca
La proposta di nuove tasse da parte della SIAE sta diventando una riflesso automatico inaccettabile. Dopo quella sulle connessioni ADSL di appena qualche giorno fa, ora spunta l'imposta su cellulari e PC. Conosciamo la rodata retorica della SIAE che, riciclando dati messi in discussione ormai da numerosi studi, sostiene una perdita di circa 300 milioni di euro dovuta alla pirateria e che nel tempo ha già usato per giustificare l'introduzione delle tasse sui supporti vergini analogici, supporti digitali, videoregistratori, masterizzatori e perfino microchip, o chiavette USB. Sempre a carico dei cittadini. Ma le tasse servono a pagare un servizio, e nel caso della SIAE abbiamo difficoltà a capire di quale servizio si tratti. Parliamo di una società che i suoi stessi associati contestano. Il cui costo di iscrizione e di rinnovo annuale è così alto che il 60% degli autori musicali è in perdita; che neppure i big riconoscono, tanto che una settimana fa 130 tra i più noti autori e 30 dei maggiori editori si sono scagliati contro di essa con una lettera aperta a cui i dirigenti dell'associazione non hanno ritenuto di dover rispondere. Una società il suo vertice è costituito al 50% da membri che non appartengono alla sua base associativa, con una massiccia ingerenza da parte dello Stato, senza alcun piano strategico e per il cui solo funzionamento vengono impiegati quasi 200 milioni di euro all'anno. Dati che dimostrano sempre più che SIAE da ente di tutela si è tramutando in uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo del settore e che cerca di sfruttare un monopolio sempre più illegittimo e che noi radicali sosteniamo debba essere abolito. L'alternativa non è il far-west, ma un mercato tra libere associazioni per l'intermediazione dei diritti d'autore che da tempo abbiamo delineato con una proposta di legge depositata alla Camera dal deputato radicale Marco Beltrandi e che il Governo dovrebbe fare propria.


I dati smascherano la propaganda delle major. Il file sharing illegale non distrugge la musica, anzi. Legalizziamolo subito.

Mar, 24/11/2009 - 16:12 — luca

radicali piratebay

La propaganda dei grandi attori del mercato dell'audiovisivo cerca ogni giorno di convincerci di una realtà che i dati continuano a smentire. Anche lo studio pubblicato oggi dalla fondazione IULM, mostra un mercato della musica sostanzialmente stabile nonostante la crisi economica, con un dato di crescita nella vendita dei CD e un grande incremento nel settore digitale. Dove sono oggi i proclami di quelli che si strappano i capelli per il danno inferto dal file sharing illegale all'industria della musica? Scommettiamo che non avranno il coraggio di commentare dei dati che mostrano come il problema non è quello dei cosiddetti pirati, bensì quello di convincere le grandi major a seguire le regole del mercato, ad esempio abbassando il costo dei CD, o adattandosi alle nuove tecnologie e alle conseguenti aspettative dei cittadini-consumatori.
Dietro la difesa di una regolamentazione del diritto d'autore bloccata quantomeno al secolo scorso, c'è la richiesta di poter agire fuori dal mercato e fuori dal tempo. Per colpa di chi difende lo status quo stiamo combattendo una guerra contro una intera generazione. Una guerra inutile e dannosa, per la cui vittoria, ci chiedono di sacrificare il diritto alla tutela dei dati personali in rete, e il diritto al giusto processo, con la possibilità di scollegare interi nuclei familiari da internet.
Come radicali e come associazione Agorà Digitale, chiediamo da tempo di seguire un'altra strada, quella della legalizzazione del file sharing, che rappresenta un'enorme possibilità di sviluppo economico e culturale nel paese. Per questo è stato depositato alla Camera un disegno di legge presentato da Marco Beltrandi e sottoscritto dall'intera delegazione radicale che descrive un percorso realistico di regolamentazione. Ci appelliamo, al presidente e ai membri della commissione cultura, dove il ddl è bloccato ormai da troppo tempo, e a tutte le forze politiche, affinchè il testo venga calendarizzato al più presto.


Google e Yahoo rimuovano i contenuti online di Mediaset dai loro indici

Ven, 20/11/2009 - 01:09 — luca

In un mercato in cui è chiaro a tutti che, a dispetto della retorica messa in campo dall'industria dei contenuti, il contributo di maggior valore deriva dalla connettività, e non dal contenuto, lascia sbigottiti l'appello lanciato al Governo da Confalonieri affinchè difenda aziende come Mediaset da Google, Youtube, Yahoo e altri fantomatici approfittatori. Anzi, più di un appello sembra una minaccia, considerando che, proprio ieri, Mediaset ha ribadito quanto sia centrale nella sua strategia la causa che essa stessa ha intentato contro Youtube e in cui rivendica un danno di 500 milioni di euro per violazione del diritto d'autore.
Confalonieri cerca di difendere un sistema bloccato, in cui i cittadini sono semplicemente audience, e la scelta dei contenuti da trasmettere è fatta da coloro che, come lo stesso Confalonieri, hanno in mano la TV generalista. 
A questo punto ci appelliamo a Google e Yahoo chiedendo loro di rimuovere per almeno un mese i contenuti online del gruppo Mediaset dai loro indici. Un'azione drastica, ma potrebbe essere davvero l'unico modo per aiutare a far comprendere a coloro che difendono modelli ormai superati quanto la Rete ha cambiato l'economia, anche quella dei contenuti, e quanta parte dei ricavi degli stessi produttori derivino dalla comunità di utenti che modifica e condivide.

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Quella volta che son capitato ad Annozero, a difendere la rete

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