diritto d'autore


Neelie, la Commissaria Europea che ci puo' salvare dalla censura in Rete. Se ci svegliamo

Mer, 23/11/2011 - 12:49 — luca

Decine di articoli e post (segnalo tra gli altri Luca De Biase, Nicola D'Angelo, Anna Masera, Guido Scorza, Sole24Ore e Punto Informatico) celebrano giustamente lo storico intervento della Commissaria Neelie Kroes contro l'attuale sistema del copyright. Diventato un'ossessione per le multinazionali dei media ma incapace di remunerare la creatività degli artisti.

Negli stessi articoli in pochi hanno però voluto sottolineare che in Italia stiamo per gettarci nella direzione opposta. Nonostante il collegamento sia evidente e la questione di assoluta urgenza, non si ritiene necessario attirare ora e subito l'attenzione sul fatto che la nostra Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni a dicembre approverà un regolamento che introdurrà nuovi sistema di censura su Internet con la scusa del diritto d'autore. È questa la nostra agenda digitale. Perchè?

Contro questo regolamento si è mobilitata mezza Italia, ma è importante ripeterlo: si tratta di un provvedimento (qui maggiori info) che l'Autorità non poteva fare (le leggi non le danno il mandato di intervenire), ha fatto male (tanto da ricevere le critiche quasi unanimi del mondo politico e dell'opinione pubblica), e se passasse avrebbe il risultato di consentire la rimozione sommaria di contenuti di ogni tipo sul web. Dove sommarietà è sinonimo di censura, nessuna certezza di potersi difendere, decine, centinaia, migliaia di casi di utilizzo di contenuti ad esempio a fine di cronaca o comunque senza fine di lucro semplicemenete eliminati (nella sommarietà, appunto). La trasformazione il piu' grande spazio pubblico che l'umanità abbia conosciuto in poco piu' di un canale di distribuzione dei contenuti delle grandi multinazionali.

L'assopimento generale è così grande che a parte l'agguerrito gruppo di avvocati ed esperti di nuove tecnologie (tra gli altri Blengino, Sarzana, Scialdone, Scorza, Prosperetti e Quintarelli), nessuno, a partire dai media mainstream, sembra essersi accorto che Neelie Kroes nelle settimane scorse ha scritto una lettera senza precedenti all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni proprio sul regolamento sul diritto d'autore.

Erano giorni in cui gli addetti ai lavori si aspettavano che l'Europa avrebbe legittimato il regolamento Agcom, sotto la spinta dei lobbisti delle multinazionali dell'industria musicale e cinematografica. Invece la Commissaria è riuscita ad anticipare i dipartimenti della commissione (ad es. Mercato ed Imprese) maggiormente influenzati dai monopoli dei media e ha scritto lei stessa a Corrado Calabrò.

Un funzionario che lavora da anni alla Commissione Europea ha detto che mai si era vista una lettera che scendesse cosi' nel dettaglio dei singoli punti di un regolamento.

Mai si era vista un'Autorità nazionale come Agcom trattata come uno scolaretto dalla Commissione Europea.

Quasi ogni articolo del regolamento viene posto sotto la lente d'ingrandimento europea con sei pagine ricche di critiche, commenti e richieste di approfondimento. Tra le altre cose la Kroes contesta un regolamento che vuole imporre incondizionatamente a tutti i siti internet sistemi diffusi di censura. Rileva i tempi assurdamente brevi (ad es. "addirittura solo due giorni lavoritivi") per difendersi da ingiuste accuse di violazione, l'ambiguità di molti passaggi che potrebbero prefigurare l'uso di (illeciti) blocchi di contenuti, lo spingersi dell'Autorità ben oltre i paletti delle direttive europee. La lettera si conclude con un invito perentorio: l'Autorità tenga conto delle osservazioni e risponda a tutte le richieste di approfondimento.

Insomma dalla Commissione Europea una bocciatura di fatto del regolamento, evidentemente ritenuto mal scritto, confuso e inutile per l'obiettivo di tutelare il diritto d'autore.

Qual'e' stata la reazione dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni? Ovviamente nessuna. La lettera non sarebbe stata neppure pubblica se non fosse stato per i soliti "leaks".

Quello che è più grave, nessuno all'interno dell'Autorità, in Parlamento o nel nuovo governo ha avuto la volontà di chiedere all'Autorità di trarre le necessarie conseguenze politiche, rispondendo pubblicamente alla lettera della Commissaria.

E noi? Il mondo delle associazioni, dei blogger e piu' in generale della società civile può fare qualcosa?

È abbastanza chiaro che abbiamo due possibilità.

La prima è quella di attendere due/tre settimane, ovviamente ricche di eventi che ci racconteranno tutte le possibilità aperte da Internet. Salvo poi risvegliarci da questo sogno con un Italia più vecchia, chiusa, e meno libera. Senza neppure la scusa del conflitto di interessi del Presidente del Consiglio.

Oppure accorgerci che il discorso e la lettera della commissaria Kroes ci danno la forza di avanzare da subito una richiesta netta: il regolamento Agcom deve essere semplicemente stracciato. L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni deve raccogliere le indicazioni europee e ragionare su un nuovo testo che parta da presupposti completamente nuovi. Dell'apertura del mercato e della remunerazione degli artisti ad esempio.

Dobbiamo scegliere se attendere di poter commentare, magari stracciandoci le vesti, che la Rete italiana diventi l'esperimento più avanzato di censura. O prendere spunto dalla storica mobilitazione americana di questi giorni contro una legge fondata sugli stessi principi censorei e di chiusura del regolamento Agcom sul diritto d'autore. L'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni deve ascoltare l'Europa. Il regolamento-censura si deve fermare. Li abbiamo già costretti una volta ad ascoltarci con "La notte della rete". Su www.agoradigitale.org stiamo raccogliendo la disponibilità di chi vuole collaborare per riprovarci.



Agcom stiamo arrivando: niente “buffetti” ai consumatori !

Gio, 08/09/2011 - 17:00 — luca

No enforcement without user rights

 

 

www.sitononraggiungibile.it



No all'emergenzialismo digitale di Corrado Calabrò. Agcom fa antipolitica.

Gio, 21/07/2011 - 15:39 — luca

Corrado Calabrò nell'intervento di oggi al Senato si è spinto fino a sostenere che è inutile che il Parlamento intervenga con una riforma del diritto d'autore, che rischia di arrivare, ha sostenuto ironicamente il presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, in un'era "post-digitale". Cio' a cui si dovrebbe dedicare il legislatore sarebbe invece "un intervento di razionalizzazione che chiarisca senza incertezza in che misura l'azione amministrativa possa essere un valido strumento di intervento, corredato dalle necessarie garanzie al fine di realizzare un'azione rapida, incisiva e ben calibrata".

Superpoteri ad Agcom per consentirle "realizzare un'azione rapida ed incisiva". Agcom, come una novella Protezione Civile che intervenga rapidamente ed efficacemente ad eliminare l'immondizia e le macerie che abbondano in Rete. A "civilizzare" il "Far Web" per usare le parole del Presidente dell'Autorità.

È un moderno emergenzialismo digitale quello che teorizza da mesi Calabrò, sostenuto dall'industria dell'intrattenimento che gli fornisce il "casus belli". Ci sarebbe da chiedere, a cosa serve tutta questa competenza, tutta questa "expertise", se l'Autorità si è ridotta a citare, nella relazione presentata oggi al Senato, i dati prodotti dai lobbisti delle multinazionali delle musica, con l'aggravante di definirli "un fatto, non un'opinione".

Ma più ascolto e leggo queste parole, più mi convinco che la dura e rigorosa risposta che dobbiamo riuscire a dare al nuovo regolamento sul diritto d'autore non si possa limitare a questioni tecniche o giuste analisi giuridiche, che pur continuano impietose ad evidenziare le gravi incompetenze di Agcom e del suo Presidente. Non possiamo nè dobbiamo limitarci a questo perchè è sempre più chiaro che l'Autorità è percorsa da una crisi politica ed istituzionale che se non verrà arginata avrà pesanti conseguenze sulla democrazia, man mano che Internet e le tecnologie digitali diverranno infrastruttura sempre più fondamentale nella nostra società.

Oggetto sconosciuto



Certe volte mi chiedono perchè Mediaset (o la Rai) dovrebbe essere spaventata da Internet ...

Sab, 09/07/2011 - 20:45 — luca

Se fossi un dirigente Mediaset da martedi' scorso sarei piuttosto preoccupato. Non tanto per l'effetto dell'evento intitolato "La Notte della Rete" sul regolamento-censura che alla mia azienda avrebbe comunque fatto molto comodo per rendere Internet un luogo più docile da colonizzare nel prossimo futuro. In fondo ci saranno altre occasioni per ripartire all'attacco ed è già un bel colpo l'altro regolamento Agcom che estende alle Web-TV le stesse bellissime regole che negli anni ci hanno permesso di creare un monopolio informativo nel vecchio sistema radiotelevisivo. Insomma, fossi un dirigente Mediaset, la politica mi sorriderebbe e mi consentirebbe di guardare al futuro con ottimismo.

Ma nonostante questo sarei preoccupato.

Agitato, la mattina di mercoledi' avrei svaligiato un'edicola e mi sarei chiuso in ufficio con la mia mazzetta di giornali per leggere i commenti di politici, editorialisti o mass-mediologi.

Fortuantamente niente. Incredibilmente nessuno ne parla. Tutti a discutere di censura e diritto d'autore senza accorgersi di quello che di profondo è successo.

Nessuno si accorge di un gruppo di attivisti che senza alcun denaro, senza un ufficio stampa, senza un set, senza una frequenza, senza sponsor in una settimana hanno creato l'equivalente informativo di una media televisione sul digitale terrestre. Quasi 100.000 utenti unici collegati tramite il canale gestito dal FattoQuotidiano.it e ritrasmesso da centinaia di blogger, a cui vanno aggiunte altre decine di migliaia di collegati alle dirette di Repubblica.it, Corriere.it, SkyTG24 e RaiNews24. Ore ad ascoltare interventi senza soluzione di continuità e su un tema complesso e tecnico come la libertà di informazione su Internet.

La Notte della Rete è stato un canale di informazione lineare che non è nato per la volontà di produttori o redattori ma come risultato di una mobilitazione. Una trasmissione che si "aggrega" grazie alla forza delle argomentazioni di cui si vuole una discussione nel paese.

La rete, la magmatica rete,  per qualche ora decide di mettere da parte la possibilità di scelta, di vagare tra un contenuto e l'altro, di essere "distratta" e freneticamente proattiva, con il solo scopo di creare un momento di condivisione collettiva. Un momento in grado di imporre un linguaggio, di fare agenda setting, di evidenziare un problema all'intera opinione pubblica. Tutto quello che fino ad ora solo la vecchia TV poteva fare.

Certo, già Santoro aveva fatto alcuni esperimenti di composizione di TV e Web-TV con le trasmissioni "Rai Per Una Notte" e "Io Voto". Ma li' si erano messi in moto i poteri forti della TV. C'erano bravissimi cameramen, molti denari, decine di sponsor.

No, in questo caso "La Notte della Rete" non aveva nulla di tutto cio'. E' questo nulla, l'assenza degli spot, e degli studi, mi terrorizzerebbe fossi un dirigente Mediaset. Al pensiero delle folle che potrebbero organizzarsi per assistere a "trasmissioni" su temi ben piu' popolari. Come il precariato o l'università.

Sarebbe la fine. Come faremmo a trattenere la gente davanti ai Porta a Porta o ai Matrix in un mondo in cui il canale di informazione si attiva attorno a dei temi spontaneamente?

Sarebbe la fine. A meno di non riuscire a normalizzare e a chiudere tutto in fretta. E nel frattempo rallentare gli investimenti in banda larga che permetterebbero ad un pubblico sempre piu' ampio di spostarsi in Rete. E mantenere intatto quel digital divide che tiene una gran parte della popolazione italiana sotto scacco della TV.

Sarebbe la fine, ma per ora, fossi un dirigente Mediaset, sarei soddisfatto perchè quasi nessuno, pare, sembra essersene accorto, e nel frattempo, tra leggi, regolamenti, e cartelli industriali, stiamo facendo davvero un buon lavoro affinchè ciò, presto, non sia più possibile.



Insultati e derisi dall'Autorità a cui abbiamo chiesto un dibattito aperto. È il momento di reagire alle ombre di censura in Italia.

Sab, 18/06/2011 - 16:41 — luca

È accettabile che l'autorità a cui, senza che vi fosse chiesto niente, è stato delegato il futuro della libertà di informazione in Italia (perchè Internet è soprattutto questo), prima ignori per mesi le istanze di cittadini, imprenditori, esperti di legge e politici, poi si neghi ad un dialogo con noi, ed infine, dopo la precisa, dettagliata, argomentata, civile presentazione delle nostre argomentazioni alla Camera dei Deputati ci ricopra di insulti ed improperi?

C'e' un incredibile e profondo fastidio, che sfocia in una rancorosa aggressività nelle parole che ci rovesciano addosso

"sbornia di demagogia e di pressapochismo"

"arruffapopolo che indulgono in tirate di propaganda e disinformazione"

"degrado"

Nel definire i cittadini mobilitati

"un numero che ancora mancava nel repertorio mediatico"

c'e' soprattutto il tentativo di far degenerare un confronto tra idee e diritti fondamentali in una zuffa di potere, in cui noi avremmo chiaramente la peggio, non avendone (e non volendone) alcuno, di potere.

Sono di una violenza inaspettata le parole dei massimi rappresentanti dell'Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, Stefano Mannoni e Antonio Martuscello, i due commissari (ritratti nella foto qui sopra) che hanno pubblicato nei giorni scorsi un articolo volto a deriderci su un noto quotidiano finanziario.

Non ci hanno convocati per risponderci.

Non ci hanno scritto una lettera.

Non hanno nemmeno letto le argomentazioni che abbiamo presentato.

Hanno pubblicato un articolo di insulti su un quotidiano, in particolare uno di quei giornali che leggono solo le persone di un certo livello. Per non rischiare di aprire un dibattito nell'opinione pubblica, no. Non è un caso. Cosi' funziona il potere. Leggetelo e leggetelo a fondo questo articolo.

Ci disprezzano. Vi disprezzano. E sentono di poterlo fare pubblicamente forti della vostra non mobilitazione. Rendetevene conto, voi che con il vostro attivismo in rete avete consentito la vittoria referendaria, voi che ormai sapete usare Internet per organizzarvi. Ogni secondo in cui non vi interessate a quest'ombra di censura che si sta per abbattere sull'Italia, loro si sentono piu' forti.

Rendetevi conto che il loro modo di trattarci è inaccettabile. Che tutto questo non è democrazia.

Abbiamo ormai capito quanto valore danno ai nostri appelli e alle nostre richieste di dialogo. L'unica strada è organizzarci. Coinvolgere tutti gli attori dell'informazione, parlare con gli autori e gli artisti, gli imprenditori, gli innovatori. Ma soprattutto coinvolgere chi ancora, tra i cittadini, non si è assopito. Radunare decine di volontari e decine di migliaia di euro entro i prossimi mesi. Dobbiamo intraprendere una impresa grande che sarà possibile solo se ci aiuterà chi, avendo compreso il pericolo che tutti corriamo, vorrà coinvolgere chi gli sta accanto. Prepariamoci. Nei prossimi giorni partirà una grande mobilitazione e Agorà Digitale sarà uno strumento aperto per organizzarci attorno a questo obiettivo.

È la mobilitazione la miglior risposta ai loro insulti: http://www.agoradigitale.org/nocensura.



La contro-relazione annuale sul diritto d'autore. Quello che l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non dice

Mer, 08/06/2011 - 17:47 — luca

Se vi interessa il futuro della libertà di informazione in Rete segnatevi sul calendario martedì 14 giugno. In quella data il presidente Calabrò andrà alla Camera dei Deputati per la sua relazione annuale in cui ci dirà che l'Autorità sta per emanare un nuovo regolamento sul diritto d'autore frutto del bilanciamento degli interessi di tutti, con l'introduzione di alcune "equilibrate soluzioni" per consentire lo "sviluppo del mercato".

Quali "equilibrate soluzioni"?

UN SISTEMA DIFFUSO ED AUTOMATICO DI CENSURA. Anche su Internet l'Italia, già agli ultimi posti nelle classifiche mondiali sulla libertà di informazione, sarà in prima linea nell'introduzione moderni di sistemi di filtraggio di contenuti.

Ma qualcuno non ci sta e il 14 giugno, subito dopo la relazione di Calabrò, sempre presso la Camera dei Deputati, alle ore 13 ci sarà la contro-relazione a cui parteciperanno, oltre ad Agorà Digitale, l'avv. Fulvio Sarzana ed un manipolo di altre associazioni, Altroconsumo, Adiconsum, Assoprovider e Assonet. Durante la conferenza stampa sarà presentato un libro bianco frutto del lavoro di massimi esperti di Internet in Italia.

Inoltre alla conferenza stampa, oltre alle associazioni già promotrici della campagna www.sitonoraggiungibile.it, ci saranno Marco Beltrandi, deputato radicale, primo firmatario di alcune tra le proposte di legge più innovative sul fronte del diritto d'autore e  Nicola D'Angelo, il commissario Agcom appena esautorato dal nuovo provvedimento sul diritto d'autore proprio per le sue posizioni sensibili alla difesa dei diritti di informazione e accesso alla conoscenza.

Su www.agoradigitale.org troverete tutte le informazioni per seguire l'evento. Se invece siete giornalisti e volete accreditarvi presso la Sala Stampa della camera, dovete scrivere all'indirizzo info@agoradigitale.org.



Nelle mani degli estremisti: le major schierano i loro pezzi da 90 nella loro personale guerra al terrorismo.

Mer, 16/03/2011 - 19:10 — luca

Nientemeno che Bob Pisano, presidente della Motion Picture Association of America, l’organizzazione che rappresenta le sette majors del cinema Usa, ha incontrato ieri (grazie a Fulvio Sarzana per la segnalazione) il presidente di Agcom. Secondo fonti di agenzia i sistemi di censura proposti da Agcom sarebbero "ritenuti particolarmente equilibrati e ben calibrati"

Per ricordare l'equilibrio e la capacità di calibrazione con cui la MPAA affronta il tema del diritto d'autore, si tratta di quella organizzazione che ha definito il contrasto alla pirateria come la sua personale lotta al terrorismo.

Putroppo siamo nelle mani di estremisti senza alcuna umiltà regolatoria. Persone che credono  che governi e autorità possano controllare e ricostruire le società invece di governarne i fenomeni.

[Chi volesse approfondire l'argomento lo può fare su www.sitononraggiungibile.it]



Niente censure, sia questo l'articolo uno non scritto della costituzione di Internet.

Gio, 03/02/2011 - 12:40 — luca

Lo stato dell'iniziativa. Questi primissimi giorni della nostra campagna per fermare il nuovo regolamento dell'Autorità Garante delle Comunicazioni, volto ad introdurre nuovi sistemi di censura di contenuti e siti sospettati di violare il diritto d'autore stanno andando piuttosto bene: ormai si naviga verso i 3000 aderenti tramite il sito web (firmate e fate firmare!), e la lettera aperta è stata ripresa da Repubblica, La Stampa, Il Fatto QuotidianoSky TG 24, Europa Quotidiano, Punto Informatico, Webnews, Wired, Liberazione e tanti altri.

Il rumore dei media. Il tema non è semplice e sicuramente è a rischio banalizzazioni anche per i meccanismi mediatici che tendono a forzare posizioni contrapposte. I molti articoli che contengono più o meno grandi imprecisioni certo non aiutano la serenità del dibattito, e non tutti i commentatori dell'iniziativa sembrano aver davvero letto il testo della lettera aperta. Vi invito a farlo su sitononraggiungibile.it. Avendola redatta io stesso, posso assicurare che ho in tutti i modi lavorato per fare critiche e avanzare proposte ragionevoli. Poi è fisiologico che l'inesattezza scappi. In una intervista che ho rilasciato a Liberazione la giornalista si confonde e mette assieme il mio avvertimento su possibli  estensioni del sistema di censura anche per ulteriori reati, con il fatto che già ora è possibile utilizzare il copyright impropriamente, magari per oscurare qualche figuraccia fatta in una trasmissione televisiva che circola su Youtube. In quest'altro articolo su Sky TG 24 si sostiene che noi paventeremmo l'oscuramento di intere piattaforme come Youtube o altro. Ovviamente non è cosi'. E farsi un'idea chiara della nostra iniziativa non è semplice, ne sono consapevole.

Rispondere alle critiche. A parte tale confusione credo sia molto utile dare seguito ad alcune più puntuali critiche e perplessità sulla nostra iniziativa che cominciano a circolare sul web, con motivazioni che meritano risposte non affrettate.

Critica uno - La censura viene già utilizzata per altri nobili scopi. Estendiamola! Iniziamo da Enzo Mazza, presidente della Federazione Italiana della Musica Italiana, con il quale, proprio qualche mese fa, ho avuto la possibilità di parlare di sistemi alternativi alla censura per difendere il diritto d'autore. A quanto pare con scarsi risultati (sic.). Mazza, sul blog di Vittorio Zambardino, autorevole voce del web, attacca noi promotori della campagna sitononraggiungibile.it:

"caro Vittorio,
nel 2007, con un provvedimento dei Monopoli di Stato, atto a difendere le bische nazionali, è stato deciso di inbire i siti all’estero.

[...]

A questi signori dunque va bene bloccare i siti di scommesse all’estero, vista l’assenza di qualsiasi reazione in materia, mentre sul dirutto d’autore guai…censura di Stato !"

e ancora

"nessuna voce ha chiesto di “non saltare a piè pari il Parlamento e la Magistratura per proteggere interessi che saranno meritevoli di tutela ma che non possono “travolgere” il nostro Stato di diritto” in occasione dell’approvazione del regolamento sul blocco dei siti delle scommesse, ma invece a gran voce lo si invoca sul diritto d’autore"

Sapete che vi dico? Stampiamoci in mente questa argomentazione. Recitiamola come un sutra. Prepariamoci. Perchè, approvato questo regolamento sul diritto d'autore, verrà utilizzata pari pari per estendere di volta in volta la censura ad altre sempre piu' urgenti "emergenze" e fenomeni sociali che richiedono "leggi speciali".

Quanto ci metterà un politico a dire

"Ma scusate, si tratta già di un sistema utilizzato per il diritto d'autore, mi sembra che l'istigazione alla violenza/diffamazione/altrorealtoascelta, sia ben piu' grave". 

Quanto ci metterà? La risposta è semplice. L'hanno già fatto l'anno scorso come riferivo all'intervistatrice di Liberazione. Fortunatamente hanno fallito. Ma una volta messo in piedi un sistema come quello ipotizzato da Agcom, sarà molto piu' facile estenderlo.

È proprio l'argomentazione di Mazza a rendere evidente che il problema della soluzione "censura" è quella di essere un virus per la democrazia difficile da fermare. Lo stesso virus rappresentato dalle leggi speciali ed emergenziali. Che scientificamente sono armi in mano ai potenti contro gli ignari cittadini. E non servono certo a rafforzare il diritto, che non puo' prescindere da un sistema di giustizia giusto. Niente scorciatoie in democrazia.

Questa campagna deve quindi essere l'occasione per accogliere al contrario l'invito di Mazza e dire che il "no alla censura" deve essere l'articolo uno non scritto della costituzione di Internet.

Critica due - Coinvolgere l'opinione pubblica nei processi decisionale? Anche no. Credo sia poi importante raccogliere i commenti a caldo di Stefano Quintarelli che rimanda ad un'analisi piu' approfondita dell'Avv. Eugenio Prosperetti.

Entrambi in qualche modo sembrano dire, dal mio punto di vista davvero incredibilmente, che l'iniziativa contro la proposta di regolamento Agcom è sbagliata perchè in fondo il testo è ancora in consultazione, e nessun regolamento definitivo è stato approvato.

Dice Quintarelli

il momento di attenzone dovrà essere a consultazione chiusa, quando il provvedimento deve essere varato.

Mentre Prosperetti

Non le condivido e spiego perche' sulla delibera di AGCOM ha avviato una consultazione pubblica per una ipotesi di provvedimento. Nulla è ancora deliberato, deciso o esecutivo;

Personalmente mi sembra una critica paradossale. Quando se non durante una consultazione pubblica dovremmo tentare di far pervenire all'Autorità Garante non solo dei pareri tecnici (che ovviamente Agorà Digitale, come tutte le altre organizzazioni promotrici invierà ad Agcom), ma anche esigenze e interessi diffusi di cittadini, consumatori ed imprenditori?

Come, se non con una campagna che coinvolga anche i media e sia quandi accompagnata da raccolte firme, video virali, appelli, etc, potremmo rappresentare questa esigenza all'Autorità? O dovremmo forse mandare il nostro pdf di 15 pagine all'Autorità, confidando che dei consiglieri illuminati ci possano ascoltare? O magari telefonare (per chi ha i numeri giusti) all'Autorità dopo la scadenza della consultazione per sapere come sta andando e commentare indiscrezioni? Davvero, ma quale affinato stratega politico aspetterebbe il testo definitivo per far partire una campagna? Agcom ha fatto una proposta e noi per rispondere a quella stiamo facendo questa campagna.

Quintarelli, dice, ci devo ancora pensare, e in questo confido un ripensamento. Prosperetti sembra piu' determinato, ma forse per una deformazione professionale, che lo porta a pensare certe questioni piu' adatte a tavoli tecnici che a confronti con l'opionione pubblica.

Ma la loro critica è smentita anche da questi primi giorni di campagna, in cui il dibattito, su blog e social media, si sta finalmente riaccendendo su questa cruciale questione. A carte scoperte, cercando di spiazzare i classici giochi lobbistici che proprio nel silenzio fanno meglio il loro lavoro.

Critica tre - In fondo la delibera è equilibrata e non prevede solo la censura. Di che vi lamentate?

Sempre Prosperetti nel suo post argomenta che in fondo si tratta di un testo equilibrato, che non prevede solo la censura, ma anche una parte "buona" e propositiva. Ebbene, a leggere il testo purtroppo si comprende come mentre la parte repressiva è molto dettagliata, quella volta a rilanciare il mercato del diritto d'autore contiene molte dichiarazioni di principio ma non ha, almeno nel dettaglio del testo, delle implementazioni concrete e prevedibili in tempi brevi.

Ci si dice anche: ma come, se è la stessa Autorità Garante a chiedere che il Parlamento intervenga con una nuova regolamentazione piu' equilibrata, facendo espressamente riferimento alla necessità di legalizzare lo scambio di materiale comperto da diritto d'autore non a fine di lucro tramite un sistema di licenze collettive estese, perchè la vostra iniziativa?

Il motivo è semplice: sappiamo quanto sia grande il rischio che l'appello che Agcom fa al parlamento possa rimanere lettera morta per anni e anni. O forse per sempre. È dal 2006 che Agorà Digitale cerca di mandare avanti l'unica proposta di legge depositata in parlamento che va in questa direzione, per iniziativa dei deputati del gruppo radicale. Purtroppo con scarsi risultati.

Critica quattro - La censura insomma, non drammatizziamo, è solo una specie di multa. O no?

Sia Mazza nella risposta a Zambardino che Prosperetti nel suo post, invitano poi a non drammatizzare rispetto ai nuovi sistemi di censura. Il ricorso alla giustizia è pur sempre possibile, dicono, e la compresenza di procedimenti amministrativi e penali è la regola anche per altri illeciti ad esempio relativi al codice della strada.

È un punto per me più delicato da affrontare, non essendo io un giurista. Perciò mi limito ad alcune considerazioni. Innanzitutto invito a leggere il post dell'avvocato Fulvio Sarzana, tra i promotori dell'iniziativa, che sottolinea come nel testo, di ricorso al giudice, non si parli proprio.

Ma in ogni caso non si tratta solo di analizzare la lettera del regolamento proposto. Da liberale so bene che cio' che maggiormente conta è l'influenza che le norme avranno sulla società e non gli astratti intendimenti che mai si verificheranno.

Quali saranno quindi le conseguenze di tali norme? Nella lettera invitiamo esplicitamente l'Autorità a riconsiderare la sua posizione anche per la difficoltà che avrà a gestire un carico enorme di procedimenti che non potrà non affrontare con superficialità e approssimazione. A questo proprio Sarzana cita l'esempio della Gran Bretagna, dove l'analoga iniziativa del Governo viene ora frenata per le stesse argomentazioni.

il Governo Britannico  nella figura del segretario alla cultura   e del Vicepremier Nick Clegg, si comincia a preoccupare dell’inibizione dei siti web in territorio britannico   imponendo di fatto  uno Stop all’inibizione dei siti web  in via di attribuzione all’OFCOM ( l’omologo italiano dell’AGCOM). 

  La vicenda viene riportata il 1 febbraio  dalla BBC online  che titola “Government to rethink Digital Economy Act’s web blocks”. http://www.bbc.co.uk/news/technology-12334075

 Quali sono i motivi per i quali il governo inglese richiede espressamente alla “sua” Autorità indipendente di ripensare  il meccanismo di blocco dei siti web?

 Il motivo è che il governo avendo messo a disposizione dei navigatori telematici britannici un sito dove esprimere le proprie preferenze  sulla legislazione in corso, ha ricevuto  precise contestazioni da parte dei navigatori telematici sul blocco dei siti web sospettati di violare il diritto d’autore.

 Il motivo di fondo della richiesta di moratoria da parte dei cittadini britannici invece risiede nel fatto  che  si corre  il rischio di bloccare integralmente siti che non c’entrano niente con la pirateria e che sono semplicemente sospettati di avere un file protetto dal diritto d’autore.

E poi in secondo luogo bisogna valutare le modalità effettive con cui i provider affronteranno il regolamento.

Ad esempio. Mettiamo che in effetti ci sia la possibilità di ricorso ad un giudice. Ma chi vi puo' ricorrere? L'utente? No di certo, dice Marco Pierani, responsabile dei rapporti istituzionali di Altroconsumo, e anch'egli co-promotore della campagna.

il procedimento sommario ipotizzato dall’Autorità, molto ben dettagliato nel testo della consultazione, pretermette completamente il consumatore sebbene questo sia necessariamente parte in causa soprattutto per quanto concerne le iptesi di lesione nelle piattaforme ugc.

Insomma il produttore del contenuto non viene neppure interpellato, a maggior ragione nei tempi strettissimi dei 5 giorni di contraddittorio.

Pero' non potranno i cittadini a questo punto contestare ai provier la rimozione dei contenuti? No, ci dicono gli amici provider (e non è un caso che una delle associazioni di categoria, Assoprovider, sia tra i promotori della campagna), perchè questi si tuteleranno con delle condizioni di utilizzo che li metteranno al riparo da ricorsi. E poi provate a mettervi contro ad un colosso. Nessun amico a cui hanno cancellato senza alcun motivo o spiegazione un profilo su facebook o un contenuto su Youtube? Ve ne presento io moltissimi se avete tempo.

Critica cinque - A voi non interessa tutelare il diritto d'autore (quanto a noi). Questa viene direttamente da FAPAV (qui ripresa da Webnews) ed è un cavallo di battaglia che ci ripetono da anni.

Rimando all'equilibrata indagine conoscitiva che proprio Agcom ha pubblicato l'anno scorso che si fonda fonti ben piu' affidabili di quelli della ormai nota  società di lobbying che produce i dati citati da FAPAV (su cui ironizza facilmente lo stesso Quintarelli, che vi invito a leggere). Un'analisi che dice, come sottolinea Pierani nel suo post, che i cosiddetti pirati sono tra i migliori compratori. Ma questa è una lunga storia che un tizio abbastanza famoso (Lawrence qualcosa) qualche mese fa ha già raccontato proprio al nostro caro Parlamento. Coincidenza, lo stesso Parlamento a cui ci rivolgiamo anche noi con la lettera aperta.

E se ripartissimo da li'? Il titolo del suo intervento era: "Internet is freedom". Bella li' Lawrence :-)




www.sitononraggiungibile.it

Lun, 31/01/2011 - 14:08 — luca


I passi in avanti del nuovo regolamento Agcom sul diritto d'autore

Ven, 17/12/2010 - 19:39 — luca

DIRITTO D’AUTORE: STADERINI E NICOTRA (RADICALI), PASSI IN AVANTI IN NUOVO TESTO AGCOM. PARLAMENTO LEGALIZZI IL FILE SHARING. NO A NUOVI SISTEMI DI CENSURA

Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani e Luca Nicotra, Segretario dell'Associazione Agorà Digitale.

Se verranno confermate le dichiarazioni sul testo che l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni metterà in consultazione pubblica, rileviamo alcuni passi in avanti rispetto alle precedenti bozze caratterizzate da una impostazione proibizionista del tutto anacronisitica.

Permane la nostra critica all'estensione di meccanismi di censura di siti web anche tramite  meccanismi di filtraggio degli indirizzi IP. Ma la loro limitazione ai siti totalmente illegali e l'eliminazione del monitoraggio del traffico degli Internet Service Provider sono novità positive.

Ci auguriamo questi siano i primi segni di un cambiamento di rotta nella tutela del diritto d'autore. Il Parlamento prenda atto della posizione dell'autorità e riformi la normativa, legalizzando il file sharing delle opere protette da diritto d'autore tramite un sistema di licenze collettive estese e abolendo il monopolio della SIAE, tramite i due disegni di legge presentati in parlamento dai Radicali.

 


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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

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