vincenzo vita


Negli USA il dibattito sulla neutralità della rete (addirittura con elementi partecipativi) che manca in Italia

Gio, 08/04/2010 - 12:11 — luca


Il fatto di questi giorni è che negli USA i giudici d'appello hanno annullato la sanzione a Comcast, società di telecomunicazioni, per aver penalizzato il traffico bittorrent dei suoi utenti.

Volendo riassumere i fatti si può dire che lo scopo del filtraggio introdotto da Comcast era stato quello di mettere i bastoni tra le ruote ai pirati che scaricano e condividono a sbafo, privilegiando altri tipi di contenuto. E che la ragione della sentenza di annullamento sta nel fatto che l'authority americana per le telecomunicazioni, la Federal Communications Commissions (FCC), non aveva la giurisdizione necessaria ad intervenire in materia.

Ma sono solo i commentatori più superficiali ad allarmarsi della decisione, per vari motivi. In prima istanza la FCC avrà la possibilità di tornare alla carica e già si aspettava questa decisione. Inoltre l'effetto principale della sentenza potrebbe essere quello di spingere l'amministrazione americana ad una accellerazione in materia, in quanto proprio Obama in campagna elettorale si era speso in prima persona per la neutralità della rete. Addirittura la Electronic Frontier Foundation (la principale associazione americana a difesa degli utenti) si rallegra della sentenza perchè sancirebbe una limitazione delle istituzioni come la FCC ad introdurre troppo facilmente nuove normative sulla Rete. E certo non si può accusare l'EFF di superficialità.

La cosa principale che porta alla luce questa sentenza è quindi che il dibattito sulla neutralità della rete negli USA è vivo e centrale, mentre nel nostro paese il problema pare non esistere (e sono cuirioso di sapere quanti politici saprebbero dare la definizione di neutralità della rete).

Il contrasto (e il conseguente abisso culturale che ci separa dall'altra parte dell'oceano) è davvero evidentissimo. Per fare un esempio egli USA per sollecitare il dibattito l'Authority ha aperto un sito, openinternet.gov, dove non solo raccoglie tutto il materiale e cerca di spiegarlo anche ai non addetti ai lavori, ma addirittura punta a stimolare un dibattito con i cittadini tramite la sezione raggiungibile all'indirizzo openinternet.ideascale.com.

In Italia, a parte il sempre vigile Stefano Quintarelli, sono davvero pochi i commentatori che con costanza si dedicano alla questione. Tra questi NEXA, che in una sua analisi dei provider italiani, qualche anno fa denunciava la poca trasparenza delle compagnie, la possibile violazione della normativa sulla privacy di coloro che tentano di filtrare il traffico, e il fatto che, proprio l'introduzione di filtri potrebbe far cadere la non-responsabilità degli intermediari rispetto ai contenuti che essi veicolano.

Per il resto buio totale. Per non parlare delle iniziative parlamentari. Dove l'unico disegno di legge presentato, quello Vita-Vimercati (che non a caso prende quasi tutte le sue argomentazioni dalla FCC americana) giace abbandonato in una commissione parlamentare, senza alcuna prospettiva.

Chi riuscirà a suonare la sveglia?


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