
Se, come pare, ci si trascina verso nuove elezioni, sfiduciati o meno, fedeli alla democrazia o ammaliati dalla protesta senza se e senza ma, ci troveremo a giocare una partita che nasce come riposizionamento tra gruppi di potere.
Mi pare che nessuno, neanche i più determinati ed efficaci urlatori, neanche chi come Grillo sostiene battaglie avveniristiche (referendum propositivi senza quorum, consultazioni dei cittadini sulle nuove leggi tramite Web), sembra avere i mezzi per fare politica senza istinti populisti ("saremo l'Amuchina della politica, disinfettiamo dai microbi") o peggio da stato di polizia rivoluzionario ("il Web che fa da poliziotto", ci mancava solo questa), perpetrando la solita illusione della tabula rasa degli onesti.
Che fare? Io concederei poco spazio alla depressione, perchè il seme del cambiamento, a guardarlo, sembrerà sempre poca cosa nei confronti dei gerontocratici baobab del potere.
Io continuo a credere che la Rete potrà essere la frattura che creerà una crisi nel sistema. Ma è così poco diffusa questa convinzione, che da fuori sembra quasi l'atto di fede di una setta. Eppure le grandi rivoluzioni tecnologiche hanno avuto spesso questo ruolo. Crediateci o no, lo insegna la storia.
La ricerca del "seme" da coltivare passa secondo me per la mobilitazione che in questi giorni coinvolge una buona parte della politica meno interessata allo scontro Fini-Berlusconi: quella per sostituire la legge elettorale vergogna, quella dei porcelli e dei nominati, con un sistema elettorale che consenta la possibilità di scegliere; che metta gli individui, la loro storia personale, le loro convinzioni e il loro legame con il territorio al centro. Anche in rete ci sono i segni di questa mobilitazione. Dall'Appello per l'Uninominale di Ichino e dei Radicali su www.uninominale.it che con soli 17.500 accessi è riuscito a raccogliere in pochi giorni 10.000 euro con 1300 micro donazioni, circa 60 centesimi a visita. Un caso più unico che raro in Italia. All'iniziativa di Avaaz, la comunità mondiale fondata da Res Publica e da Move On, il progetto che ha lanciato l'era dell'attivismo online negli Stati Uniti. Finalmente sbarcata in Italia, ha raccolto più di 20.000 firme solo grazie al mailing e ai social network, su un testo che supporta proprio il movimento per l'uninominale. Fino alla solita Repubblica, che ha preferito fare da sè, sostenendo l'appello di Libertà e Giustizia, che ha spinto oltre alle 40.000 firme grazie al suo primato di traffico nel web italiano.
Ma se vogliamo dare spazio al nuovo possibile, a nuovi candidati, a nuove idee, non possiamo permetterci il lusso di dimenticarci due "orrori" delle ultime elezioni in Italia:
- l'enorme scandalo della raccolta firme per presentarsi alle elezioni: un sistema in cui quasi la totalità delle firme dei grandi partiti è raccolta illegalmente. Ne abbiamo viste di tutti i colori: firme false, diverse di persone decedute, raccolte su fogli in bianco con candidature decise a poche ore dalla presentazione, senza autenticatori, addirittura a centinaia scritte tutte dalla stessa mano (Radio radicale lo aveva documentato già a gennaio, qui il video). Al contempo chi è fuori dal sistema, e non ha la possibilità di pagare migliaia di autenticatori in tutt'italia, abbandonato dall'informazione pubblica, è letteralmente tagliato fuori: basta vedere le difficoltà di radicali della Lista Bonino Pannella e dei grillini delle Liste Cinque Stelle, che nonostante un discreto seguito sono riusciti a presentarsi solo in pochissime regioni. Figuriamoci per i progetti che partono da zero;
- un tasso di astensionismo che non ha pari nella storia della Repubblica.
Questo ci pone davanti a due imperativi da affiancare alla riforma uninominale: da una parte la necessità di rinnovare completamente il sistema per presentare nuove proposte e nuove persone agli elettori. Dall'altro l'obbligo di trovare nuove vie per coinvolgere i cittadini nella vita pubblica, elezioni incluse. Non certo per certificare un processo di delega fasullo, ma per dare la possibilità di emergere a nuove e diverse proposte di governo del paese e del territorio, schiacciate dal peso di un'informazione di parte.
Per questi motivi credo sia il momento di puntare su un seme nuovo, sulla possibilità di partecipare ai giochi elettorali attraverso gli strumenti della Rete.
Con una rivoluzione:
la raccolta firme per la presentazione delle liste e dei candidati si possa fare attraverso la Rete
mediante una identificazione che sia alternativa rispetto all'esibizione del documento di identità. Dando la possibilità a qualunque cittadino ne faccia richiesta di ottenere senza oneri gli strumenti per poter utilizzare questo canale.
Una battaglia di nicchia? Al contrario una enorme possibilità, per chi, non avendo un apparato di partito, vorrà concorrere alle elezioni scommettendo su quei cittadini che vogliono fare dell'Italia un paese che mette il futuro non solo nei nomi dei partiti. Consentendo non solo di pesare quel corpo elettorale desideroso di innovazione di cui fino ad ora abbiamo solo un vago sentore, ma anche di cominciare ad affrontare quella distanza dai processi elettorali (raccolta firme compresa) che non deriva dall'apatia o da una scelta politica, ma dalla distanza informativa, dalla lontananza dal proprio luogo di residenza (studenti, lavoratori) o magari dall'immobilità dovuta a gravi motivi di salute.
Saranno gli outsider privi di alternative a farsi promotori dell'innovazione, come è sempre successo.







