
E non ci rompete le scatole con il carcere, la giustizia e l'amnistia. Please. Con la crisi in corso, con Berlusconi che va a puttane, con la manovra, il fallimento, il precariato davvero che ce ne frega di questi sfigati che si ammazzano, e vivono in celle sovraffollate e talvolta nella sporcizia. Che avranno pure fatto qualcosa, no, se stanno in carcere? E si' va bene Cucchi e Bianzino, pero' preoccupiamoci di quelli seri. Di quelli onesti, che non arrivano a fine mese.
Il vecchio Pannella è nuovamente entrato in sciopero della Sete. In un intervista ieri a Rainews24 una giornalista gli ha chiesto "Di nuovo in sciopero della sete, perche'?" e Pannella ha risposto "Che palle, eh?"
Nessuno è immune da un semplice fatto: senza vera e profonda rappresentazione e comprensione qualsiasi dramma, indipendentemente dalla sua enormità, può essere ignorato o peggio diventare un fastidioso disturbo.
Il carcere con la sua violenza e i suoi suicidi, è come quell'amico morto per cui non piangi perche' in fondo non lo ricordi cosi' bene, o i civili trucidati in quel paese dell'Africa di cui neppure ti ricordi il nome. Sarà il Chad? Il Benin? Come quella catastrofe finanziaria alla porte che in fondo non capisci o quella petroliera incagliata di cui non vedi i milioni di animali avvolti nel liquido nero. È l'assenza dello straziante starnazzare di terrore o del muto boccheggiare il problema.
Il vecchio Pannella non ha mai inseguito il ciclo delle notizie. Ha sempre avuto l'ambizione di imporre i temi che riteneva importanti alla gente e alla classe politica. Lottando.
Fino ad ora in questa iniziativa non ha portato a casa risultati concreti. Ascoltando il dibattito parlamentare di oggi la difficoltà si avverte ogni volta che un parlamentare pronuncia la parola "drammatica". Perchè una discussione a cui non si è riusciti a dare una reale prospettiva di azione alla lunga svuoterebbe chiunque. Difficile non cadere nella anestetizzante retorica.
Nelle settimane scorse i radicali sono riusciti, per la terza volta nella storia della Repubblica, a raccogliere le firme per la convocazione straordinaria del Senato di oggi. Negli anni hanno portato centinaia di parlamentari nelle carceri, raccogliendo all'uscita il loro sgomento "non ne avevo idea". E non mancano neppure gli argomenti. Non è forse il più grande privilegio della cosiddetta casta quello di poter evitare la giustizia grazie a un buon avvocato, entrando facilmente tra i beneficiari di una delle 180.000 prescrizioni all'anno nel nostro paese?
Ma cio' nonostante per ora non ci siamo. Nel suo intervento di questa mattina al Senato il Ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma non ha fatto proposte concrete. Emma Bonino ha chiesto di poter prolungare il dibattito in un'altra seduta e il Senato ha approvato decidendo di riconvocarsi per il giorno 27.
Si respira a fatica insomma.
Perciò, siccome sono già le 18.50, io me ne vado a Piazza Navona dove, a quanto ho capito, ci sono Dario Fo, Ilaria Cucchi, Ascanio Celestini, musica e tanti radicali (qui tutti gli interventi).
E vediamo se a fine giornata si riesce a cambiare un po' di quest'aria pesante.













