radicali


Per le nuove elezioni si dia agli outsider la possibilità della raccolta firme in Rete

Gio, 09/09/2010 - 11:34 — luca

Se, come pare, ci si trascina verso nuove elezioni, sfiduciati o meno, fedeli alla democrazia o ammaliati dalla protesta senza se e senza ma, ci troveremo a giocare una partita che nasce come riposizionamento tra gruppi di potere.

Mi pare che nessuno, neanche i più determinati ed efficaci urlatori, neanche chi come Grillo sostiene battaglie avveniristiche (referendum propositivi senza quorum, consultazioni dei cittadini sulle nuove leggi tramite Web), sembra avere i mezzi per fare politica senza istinti populisti ("saremo l'Amuchina della politica, disinfettiamo dai microbi") o peggio da stato di polizia rivoluzionario ("il Web che fa da poliziotto", ci mancava solo questa), perpetrando la solita illusione della tabula rasa degli onesti.

Che fare? Io concederei poco spazio alla depressione, perchè il seme del cambiamento, a guardarlo, sembrerà sempre poca cosa nei confronti dei gerontocratici baobab del potere.

Io continuo a credere che la Rete potrà essere la frattura che creerà una crisi nel sistema. Ma è così poco diffusa questa convinzione, che da fuori sembra quasi l'atto di fede di una setta. Eppure le grandi rivoluzioni tecnologiche hanno avuto spesso questo ruolo. Crediateci o no, lo insegna la storia.

La ricerca del "seme" da coltivare passa secondo me per la mobilitazione che in questi giorni coinvolge una buona parte della politica meno interessata allo scontro Fini-Berlusconi: quella per sostituire la legge elettorale vergogna, quella dei porcelli e dei nominati, con un sistema elettorale che consenta la possibilità di scegliere; che metta gli individui, la loro storia personale, le loro convinzioni e il loro legame con il territorio al centro. Anche in rete ci sono i segni di questa mobilitazione. Dall'Appello per l'Uninominale di Ichino e dei Radicali su www.uninominale.it che con soli 17.500 accessi è riuscito a raccogliere in pochi giorni 10.000 euro con 1300 micro donazioni, circa 60 centesimi a visita. Un caso più unico che raro in Italia. All'iniziativa di Avaaz, la comunità mondiale fondata da Res Publica e da Move On, il progetto che ha lanciato l'era dell'attivismo online negli Stati Uniti. Finalmente sbarcata in Italia, ha raccolto più di 20.000 firme solo grazie al mailing e ai social network, su un testo che supporta proprio il movimento per l'uninominale. Fino alla solita Repubblica, che ha preferito fare da sè, sostenendo l'appello di Libertà e Giustizia, che ha spinto oltre alle 40.000 firme grazie al suo primato di traffico nel web italiano.

Ma se vogliamo dare spazio al nuovo possibile, a nuovi candidati, a nuove idee, non possiamo permetterci il lusso di dimenticarci due "orrori" delle ultime elezioni in Italia:

  1. l'enorme scandalo della raccolta firme per presentarsi alle elezioni: un sistema in cui quasi la totalità delle firme dei grandi partiti è raccolta illegalmente. Ne abbiamo viste di tutti i colori: firme false, diverse di persone decedute, raccolte su fogli in bianco con candidature decise a poche ore dalla presentazione, senza autenticatori, addirittura a centinaia scritte tutte dalla stessa mano (Radio radicale lo aveva documentato già a gennaio, qui il video). Al contempo  chi è fuori dal sistema, e non ha la possibilità di pagare migliaia di autenticatori in tutt'italia, abbandonato dall'informazione pubblica, è letteralmente tagliato fuori: basta vedere le difficoltà di radicali della Lista Bonino Pannella e dei grillini delle Liste Cinque Stelle, che nonostante un discreto seguito sono riusciti a presentarsi solo in pochissime regioni. Figuriamoci per i progetti che partono da zero;
  2. un tasso di astensionismo che non ha pari nella storia della Repubblica.

Questo ci pone davanti a due imperativi da affiancare alla riforma uninominale: da una parte la necessità di rinnovare completamente il sistema per presentare nuove proposte e nuove persone agli elettori. Dall'altro l'obbligo di trovare nuove vie per coinvolgere i cittadini nella vita pubblica, elezioni incluse. Non certo per certificare un processo di delega fasullo, ma per dare la possibilità di emergere a nuove e diverse proposte di governo del paese e del territorio, schiacciate dal peso di un'informazione di parte.

Per questi motivi credo sia il momento di puntare su un seme nuovo, sulla possibilità di partecipare ai giochi elettorali attraverso gli strumenti della Rete.

Con una rivoluzione:

la raccolta firme per la presentazione delle liste e dei candidati si possa fare attraverso la Rete

mediante una identificazione che sia alternativa rispetto all'esibizione del documento di identità.  Dando la possibilità a qualunque cittadino ne faccia richiesta di ottenere senza oneri gli strumenti per poter utilizzare questo canale.

Una battaglia di nicchia? Al contrario una enorme possibilità, per chi, non avendo un apparato di partito, vorrà concorrere alle elezioni scommettendo su quei cittadini che vogliono fare dell'Italia un paese che mette il futuro non solo nei nomi dei partiti. Consentendo non solo di pesare quel corpo elettorale desideroso di innovazione di cui fino ad ora abbiamo solo un vago sentore, ma anche di cominciare ad affrontare quella distanza dai processi elettorali (raccolta firme compresa) che non deriva dall'apatia o da una scelta politica, ma dalla distanza informativa, dalla lontananza dal proprio luogo di residenza (studenti, lavoratori) o magari dall'immobilità dovuta a gravi motivi di salute.

Saranno gli outsider privi di alternative a farsi promotori dell'innovazione, come è sempre successo.



Lo Zen e l'arte dell'analisi post-elettorale

Sab, 03/04/2010 - 17:33 — luca

Lasciata la frenesia post-elettorale della sede del Partito Radicale, girovago da qualche giorno in Toscana, nei colli del Chianti. Tra una passeggiata, un concerto di musica elettronica, qualche bicchiere di vino, e una casa sempre diversa ad ospitarmi, il risultato delle elezioni regionali rimane un pensiero in sottofondo, e quando ho qualche ora di tempo, compro un giornale o accendo la radio (all'insegna dell'offline) per leggere analisi, interviste, e cercare di procurarmi dossier e dati utili a capire.

Rifletto innanzitutto sul fatto che è tutt'altro che banale regire al meglio ad un momento difficile prima di tutto per il paese ed il suo senso civico (il dato dell'astensionismo è davvero spaventoso), poi per il cosiddetto centro sinistra e infine per il movimento radicale. Perchè la tentazione dell"io l'avevo detto", dell'"adesso si cambia tutto" e delle soluzioni definitive è sempre presente.

Prendersi il tempo per pensare e comprendere al meglio mi sembra possa essere il regalo più grande che possiamo fare alla politica in questo momento. Combattendo l'istinto di reagire alla batosta con la smania del fare, del cambiare, del dire. Che pare il modo più utile, vivo e forte e invece io credo sia quello più debole. Buono solo per i regolamenti di conti. Per farsi strada negli apparati. Per imporre la propria linea. Non per creare il nuovo.

Ho sentito liquidare i risultati con alcune tematiche "classiche" come quella dei problemi del radicamento territoriale, dei giovani, dell'incapacità di elaborare un linguaggio che parli dei temi importanti, dell'antiberlusconismo.

Ho sentito liquidare giovani e meno giovani attivisti ed elettori che si lamentano, come i pischelli di turno che non "capiscono la profondità" di quello che si sta cercando di fare, di un progetto a lungo termine.

Ho sentito liquidare Pannella con "vecchio rincoglionito" o con l'accusa di "voler fare il profeta", con il tentativo di inchiodarlo al suo (pessimo) apparire televisivo e pubblico.

La mia paura maggiore è che dopo tutto questo liquidare ci rimanga davvero troppo poco.

Allora cerco di prendermi il tempo per riflettere, raccogliere informazioni, analizzarle. Ci sono molte domande che ancora non hanno risposta. Davvero il Movimento Cinque Stelle di Grillo è il partito di Internet? O invece è il partito della retorica di Internet? Davvero le presenze televisive e la legalità dell'informazione è l'elemento cardine per ragionare sulla sconfitta? O forse alcuni risultati come quello della Lega, del PDL, o degli stessi grillini assieme al dato sull'astensione portano in altre direzioni?

Ancora non sono certo delle risposte. E, ve lo confesso, vorrei non cercarle da solo. Anche per ragionare su tutto ciò, il metodo internet, quello aperto, trasparente e collaborativo, potrebbe davvvero essere una prima risposta. Molto più politica di quanto si potrebbe immaginare.

Ci sto lavorando. Stay tuned.



Pirati radicali sul corriere.it e agenzie

Sab, 20/03/2010 - 04:01 — luca

I pirati radicali ripresi da Federico Cella su Vita Digitale del Corriere.it

 

INTERNET: RADICALI, NOI 'PIRATI' DA SEMPRE = (AGI) - Roma, 19 mar. - "Radicali, pirati da sempre". La Lista Bonino Pannella, Agora' digitale e Radio radicale aderiscono alla Festa dei Pirati del 20 marzo al Teatro Capranica e vi parteciperanno con i loro stand e gli interventi tra gli altri di Marco Cappato, che nel 2004 effettuo' la prima disobbedienza civile per protestare contro la nuova legge che criminalizzava il file-sharing, "scaricando" alla presenza della stampa e delle forze dell'ordine il film Blade Runner.
I Radicali ricordano che "una lotta per la liberta' della rete che e' stata portata avanti fuori e dentro al palazzo, utilizzando ogni postazione conquistata nelle istituzioni. Dal 2006 la pattuglia radicale lotta in Parlamento per due proposte di legge a prima firma del deputato radicale Marco Beltrandi che potrebbero alla legalizzazione del file sharing e all'abolizione del monopolio della SIAE, terrore di artisti e poveri acquirenti di tecnologia in Italia costretti a versare ad essa pesanti balzelli. Per la liberta' in rete abbiamo fondato un'associazione, Agora' Digitale, siamo scesi in piazza, abbiamo presentato proposte per limitare il controllo dei governi e delle aziende che gestiscono i nostri dati personali. Con i nostri deputati e senatori abbiamo presentato continue interrogazioni e mozioni parlamentari, per chiedere chiarimento sulle iniziative di censura, per limitare nuove restrizioni alla condivisione della conoscenza, stimolando l'adozione del software libero e promuovendo il sostegno alla cyberdissidenza in tutti i paesi in cui questa puo' essere un sostegno alla democrazia, a partire da Iran e Cina. Ma non solo Italia, perche' similmente abbiamo usato le postazioni che il voto degli italiani ci hanno dato al Parlamento Europeo ad esempio per contrastare i brevetti software e per difendere la privacy dei cittadini europei, lotta per la quale lo stesso Marco Cappato ha ricevuto il premio 'Europeo dell'Anno'". (AGI)

 

             



Un altro volantone radicale? Almeno facciamolo wiki! E pirata!

Mer, 17/03/2010 - 20:27 — luca

Mi hanno chiesto di scrivere qualcosa di "pirata" da inserire (forse) nel (aihme') volantone radicale, un impaginato  di qualche pagina sfoderato dai radicali in ogni campagna elettorale (una delle iniziative meno 2.0 che conosca, e che personalmente trovo di scarsa efficacia nel rapporto spesa/risultati, ma tant'è) che verrà mandato ad un po' di elettori dispersi sul territorio italiano attraverso la cosiddetta snail mail.

Io in quattro e quattr'otto ho buttato giù questo, ditemi voi ... accetto critiche suggerimenti etc.

Radicali, pirati da sempre. Era il 2004 quando Marco Cappato effettuava la prima disobbedienza civile per protestare contro la nuova legge che criminalizzava il file-sharing, "scaricando" alla presenza della stampa e delle forze dell'ordine il film Blade Runner. Una lotta per la libertà della rete che è stata portata avanti fuori e dentro al palazzo, utilizzando ogni postazione conquistata nelle istituzioni. Dal 2006 la pattuglia radicale lotta in Parlamento per due proposte di legge a prima firma del deputato radicale Marco Beltrandi che potrebbero alla legalizzazione del file sharing e all'abolizione del monopolio della SIAE, terrore di artisti e poveri acquirenti di tecnologia in Italia costretti a versare ad essa pesanti balzelli.
Per la libertà in rete abbiamo fondato un'associazione, Agorà Digitale, siamo scesi in piazza, abbiamo presentato proposte per limitare il controllo dei governi e delle aziende che gestiscono i nostri dati personali. Con i nostri deputati e senatori abbiamo presentato continue interrogazioni e mozioni parlamentari, per chiedere chiarimento sulle iniziative di censura, per limitare nuove restrizioni alla condivisione della conoscenza, stimolando l'adozione del software libero e promuovendo il sostegno alla cyberdissidenza in tutti i paesi in cui questa può essere un sostegno alla democrazia, a partire da Iran e Cina.
Ma non solo Italia, perchè similmente abbiamo usato le postazioni che il voto degli italiani ci hanno dato al Parlamento Europeo ad esempio per contrastare i brevetti software e per difendere la privacy dei cittadini europei, lotta per la quale lo stesso Marco Cappato ha ricevuto il premio "Europeo dell'Anno".
Puoi fidarti del fatto che nello stesso modo i "pirati" radicali sono pronti a battersi dai consigli regionali che si stanno per rinnovare. Lo dimostra questa lunga storia di impegno, ma anche il programma della Lista Bonino Pannella, in cui, lo potrai controllare tu stesso sul sito boninopannella.it, Internet risulta essere il motore per la trasparenza e la democrazia nei rapporti con i cittadini, e di innovazione, anche nel campo della condivisione della conoscenza.
 


Back to blog - Un progetto per l'Italia. Non male, eh?

Ven, 08/01/2010 - 19:22 — luca




Digitale-Analogico: oggi un mio articolo in prima pagina su Terra ed una intervista a pagina due di Liberazione

Mer, 16/12/2009 - 10:29 — luca

Terra, pagina 1 del 16 dicembre 2009

di Luca Nicotra, Segretario dell'Associazione radicale Agorà Digitale

Alcuni dei messaggi e dei gruppi che si trovano sul social network Facebook in queste ore, dopo l`aggressione nei confronti del premier Silvio Berlusconi, sono sconcertanti. Sono migliaia le persone che non hanno il timore di associare pubblicamente il, proprio nome a istigazioni alla violenza o a insulti al Premier. Ciononostante è importante evitare facili allarmismi: Internet non è il far west. Anche sul web esistono delle leggi, e se verrà accertato che qualcuno ha commesso un reato, inneggiando alla violenza contro Berlusconi o in qualsiasi altro modo, è giusto che sia perseguito.

Dai tribunali però. A questo proposito la Procura di Roma ha già annunciato di aver aperto un fascicolo relativo ai gruppi apparsi ieri su Facebook. Ogni allarmismo appare quindi immotivato. C`è invece il rischio effettivo che il clima di scontro politico duro venga usato come pretesto per introdurre in Italia, sull’onda dell`emozione, norme restrittive e da stato di polizia, come è successo altre volte nel paese. Ad esempio dopo gli attentati terroristici negli Stati Uniti e in Europa, con 1 introduzione di quel decreto Pisanu che prevede la schedatura preventiva dell`identità e delle attività di chi naviga in rete, per evitare il rinnovo del quale l`associazione Agorà Digitale e Radicali Italiani si stanno mobilitando in questi giorni. Dopo l`aggressione al premier moltissimi parlamentari ed esponenti del governo hanno rilasciato dichiarazioni che invocano leggi in grado di controllare e sanzionare comportamenti che incitino alla violenza in Rete, in modo rapido ed efficiente. E direttamente su iniziativa del governo. Eppure la censura di Stato ha poco a che vedere con la giustizia. Ha molto a che vedere, invece, con la volontà di limitare una libertà di espressione, quella online, difficile da controllare e che per i governi si dimostra sempre più un problema. Ha a che vedere con il tentativo`di trovare una spiegazione tranquillizzante alla violenza di certe esternazioni, dipingendo Internet come un luogo frequentato da criminali e squilibrati, un luogo oscuro da cui proteggersi. Qualcuno si è spinto fino a sostenere che Tartaglia `era vicino agli ambienti dei social network". Si tratta di uri immagine terribilmente falsa. I Radicali, i messaggi che oggi si leggono sulle bacheche di Facebook e del web, li conoscono bene. segretario Agorà Digitale Nicotra dalla prima Sono gli stessi che si ascoltavano negli anni `80 o`90 a Radio Parolaccia, quando aprimmo i microfoni di Radio Radicale senza filtro 24 ore su 24. Un esperimento che consentì di ascoltare la voce di un Italia che strepita, urla, minaccia, impreca e bestemmia e che oggi Internet permette di replicare su base permanente e per un numero di cittadini sempre maggiore. Un paese a volte orrendo, ma che esiste e non si può cancellare, e di cui invece sarebbe utile cercare di comprendere le- cause. Nel frattempo agli ,onorevoli D`Alia, Carlucci, Maronfi e quanti altri in queste ore stanno inneggiando alla censura in Rete è bene ribadire che la libertà si esercita nei casi limite. Quelli più sgradevoli o ripugnanti. Non ci sono direttori responsabili dentro Facebook e se qualcuno commette dei reati, a maggior ragione lì dove la privacy e praticamente assente; la responsabilità personale resta. Ma per questo d è la magistratura. Altrimenti chi decide quali frasi sono da considerarsi oltre il limite accettabile. La Carlucci? Maroni? È importante che parlamento e società civile si mobilitino per limitare le tentazioni da stato di polizia del governo. Noi radicali abbiamo presentato una interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri Alfano e Maroni a prima firma Marco Beltrandi, deputato radicale del gruppo del PD, per fare chiarezza sulle notizie di una possibile introduzione mediante decreto legge della norma di apologia di reato su Internet, già con il prossimo Consiglio dei Ministri. Non è chiaro quali potrebbero essere i dettagli del provvedimento ma bisogna evitare che vengano riproposte norme che in qualche modo equiparino Internet all `editoria, con conseguenze disastrose sullo sviluppo della rete in Italia, come denunciato da numerosi operatori del settore, con lo spettro dell`oscuramento di intere piattaforme per l`impossibilità tecnica di chiudere singoli gruppi. Sarebbe un fatto contrario ad ogni elementare principio costituzionale. Il Parlamento ha già deliberato pochi mesi fa su una proposte simile, contenuta in un emendamento del senatore D’Alia, esprimendosi in modo nettamente contrario, con un voto condiviso da gran parte della maggioranza. Non crediamo che da allora le condizioni siano cambiate, e una riproposizione di norme simili mediante decretazione d`urgenza sarebbe un atto grave nei confronti dei diritti dei fruitori della rete e delle prerogative delle Assemblee legislative.



L'adolescenza in carcere

Lun, 24/08/2009 - 12:59 — luca

È passata oltre una settimana da quei passi concessi anche a me in un carcere minorile, a Roma. Caldo, alberi e nel mezzo del cortile una chiesa. Tutto rientra in una normalità difficile da accettare in un posto dove vengono concesse ad ogni ragazzo poche piastrelle smaltate, per portare a spasso la propria adolescenza.
Mentre riceve nel suo studio la nostra visita istituzionale la vice direttrice parla con lentezza, lunghe pause, nel tentativo di trovare empatia nelle tabelle, nei


Detenuti tossicodipendenti: 26
di cui uomini: 25
di cui donne: 1



Numeri. Sbadigli camuffati.
Camminando attentamente, cerco anch'io segni di rovina. Qualcosa che mi confermi che, nonostante le apparenze, il carcere è qualcosa da riformare, forse da abolire. Oggi so che per questa certezza avrei dovuto visitare altre strutture. Una di quelle denunciate dalla più grande visita ispettiva nelle carceri mai realizzata in Italia e organizzata dai radicali. Le cifre di un'umanità dolente sono state presentate oggi durante una conferenza stampa ( la trovate su radioradicale.it ) e denunciano l'impossibilità di applicare l'articolo 27 della costituzione ("... le pene devono tendere alla rieducazione del condannato ...") con delle strutture sovraffollate e con un personale tanto insufficiente da consentire talvolta solo a tre o quattro detenuti, tra centinaia o migliaia, di poter uscire dalla cella per qualche ora per impegnarsi in qualche attività. Per imparare un mestiere. Per studiare.
Ma un carcere minorile è un'altra cosa. La disumanità di altri penitenziari applicata qui causerebbe scandalo perfino in un sistema mediatico indifferente agli outsider della società. Non si possono permettere di trattarli come fanno con extracomunitari o i tossicodipendenti. Come fanno con gli sfigati.

I ragazzi stanno giocando a calcio. Le ragazze invece sono ancora in cella. Quando entriamo a me riservano solo un "ciao", da persone che non hanno una differenza d'età sufficiente ad avviare un dialogo istituzionale. Rita Bernardini, deputata radicale, è invece resa credibile dall'accento romano mentre tenta il più classico degli approcci, per rilassare un po' la situazione. Seguono risposte semplici, forse banali ma qualcuna parla, si sforza, ridacchia.
Una ragazza guarda il pavimento. Ha una faccia truce, gli occhi vitrei e si ha la netta impressione che il suo problema siano "il caldo e le stronze di cui le hanno imbottito la stanza".
Difficile proiettare la propria adolescenza sulle mura di una cella. Soprattutto se stai in un carcere che, dopo aver soddisfatto i tuoi bisogni primari, ti permette crudelmente di illuderti di essere normale. Di poterti ribellare senza che questo diventi una questione di sicurezza. Di poterti innamorare, magari anche solo con uno sguardo, perchè ragazzi e ragazze qui non si possono mai incontrare.
Chissà forse c'è bisogno di percepire proprio questa normalità affinchè chi sta fuori ritrovi nel recluso il noto evolversi di una vita. Affinchè capisca che la noia, le emozioni, le fasi della vita sono quelle che conosce.
Forse c'è bisogno di questa normalità per accorgersi che è di queste cose semplici, di vita, di vita e di persone che si occupa la politica. Che è per questa normalità che si fanno le grandi battaglie.
Per due braccia, due gambe, collo, stomaco.
Roba semplice.


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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

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