radicali


Ma chi se ne frega del carcere

Mer, 21/09/2011 - 18:28 — luca

E non ci rompete le scatole con il carcere, la giustizia e l'amnistia. Please. Con la crisi in corso, con Berlusconi che va a puttane, con la manovra, il fallimento, il precariato davvero che ce ne frega di questi sfigati che si ammazzano, e vivono in celle sovraffollate e talvolta nella sporcizia. Che avranno pure fatto qualcosa, no, se stanno in carcere? E si' va bene Cucchi e Bianzino, pero' preoccupiamoci di quelli seri. Di quelli onesti, che non arrivano a fine mese.

Il vecchio Pannella è nuovamente entrato in sciopero della Sete. In un intervista ieri a Rainews24 una giornalista gli ha chiesto "Di nuovo in sciopero della sete, perche'?" e Pannella ha risposto "Che palle, eh?"

Nessuno è immune da un semplice fatto: senza vera e profonda rappresentazione e comprensione qualsiasi dramma, indipendentemente dalla sua enormità, può essere ignorato o peggio diventare un fastidioso disturbo.
Il carcere con la sua violenza e i suoi suicidi, è come quell'amico morto per cui non piangi perche' in fondo non lo ricordi cosi' bene, o i civili trucidati in quel paese dell'Africa di cui neppure ti ricordi il nome. Sarà il Chad? Il Benin? Come quella catastrofe finanziaria alla porte che in fondo non capisci o quella petroliera incagliata di cui non vedi i milioni di animali avvolti nel liquido nero. È l'assenza dello straziante starnazzare di terrore o del muto boccheggiare il problema.

Il vecchio Pannella non ha mai inseguito il ciclo delle notizie. Ha sempre avuto l'ambizione di imporre i temi che riteneva importanti alla gente e alla classe politica. Lottando.
Fino ad ora in questa iniziativa non ha portato a casa risultati concreti. Ascoltando il dibattito parlamentare di oggi la difficoltà si avverte ogni volta che un parlamentare pronuncia la parola "drammatica". Perchè una discussione a cui non si è riusciti a dare una reale prospettiva di azione alla lunga svuoterebbe chiunque. Difficile non cadere nella anestetizzante retorica.

Nelle settimane scorse i radicali sono riusciti, per la terza volta nella storia della Repubblica, a raccogliere le firme per la convocazione straordinaria del Senato di oggi. Negli anni hanno portato centinaia di parlamentari nelle carceri, raccogliendo all'uscita il loro sgomento "non ne avevo idea". E non mancano neppure gli argomenti. Non è forse il più grande privilegio della cosiddetta casta quello di poter evitare la giustizia grazie a un buon avvocato, entrando facilmente tra i beneficiari di una delle 180.000 prescrizioni all'anno nel nostro paese?

Ma cio' nonostante per ora non ci siamo. Nel suo intervento di questa mattina al Senato il Ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma non ha fatto proposte concrete. Emma Bonino ha chiesto di poter prolungare il dibattito in un'altra seduta e il Senato ha approvato decidendo di riconvocarsi per il giorno 27.

Si respira a fatica insomma.

Perciò, siccome sono già le 18.50, io me ne vado a Piazza Navona dove, a quanto ho capito, ci sono Dario Fo, Ilaria Cucchi, Ascanio Celestini, musica e tanti radicali (qui tutti gli interventi).

E vediamo se a fine giornata si riesce a cambiare un po' di quest'aria pesante.



Perchè i liberali, perchè i radicali, si devono occupare di Internet

Gio, 02/06/2011 - 17:32 — luca

Se l'ISTAT ci dice che il 93% degli over 65 non usa Internet, non stupisce che la gerontocrazia italiana (liberali compresi) non riesca a cogliere la rilevanza dello strumento Internet per affermare ORA nuovi e vecchi diritti fondamentali di cittadinanza, di accesso alla conoscenza e di libera informazione.

Può però, chi riconosce la forza dell'iniziativa privata in quanto creatrice di spazi di libertà, rimanere insensibile al fatto che si tratta di una parte produttiva del paese sempre più rilevante?

Tra aprile e maggio sono usciti due studi che analizzano l'impatto economico del "settore" Internet.
Il primo, uscito ad aprile, intitolato "Fattore Internet - Come Internet sta trasformando l'economia italiana" ed è stato commissionato da Google Italia a "The Boston Consulting Group" (BCG), multinazionale di consulenza strategica.
Il secondo, uscito a maggio nei giorni del G8 a Parigi dedicato ad Internet e fortemente voluto da Sarkosy, si intitola "Internet matters: The Net's sweeping impact on growth, and prosperity" ed è della società McKinsey&Company.

Ci sono alcune piccole difformità nelle modalità di indagine ma sostanzialmente i dati presentati sono simili. Lo studio di McKinsey quantifica il contributo di Internet al PIL nell'1.7% per il 2009, mentre BCG lo quantifica all'1.9% per il 2009 e al 2.0% per il 2010.

Vi sembra poco?

  • La ristorazione, componente rilevante del settore turistico, non ha superato in Italia il 2.0% del PIL.

  • L'agricoltura, uno dei settori maggiormente tutelati e promossi, ha raggiunto il 2.3% del PIL.

  • Energia ed utilities (acqua etc), quotidianamente al centro del nostro dibattito, si attestano al 2.3% del PIL.

Questo vuol dire che un settore che è ancora nella sua infanzia e che ancora non coinvolge metà della popolazione, in Italia ha ormai quasi raggiunto la portata di settori strategici, ma fuori dall'Italia li supera ampiamente, trovandosi sopra anche all'intero settore delle comunicazioni e dell'educazione e avvicinandosi a trasporti e manifatturiero.

Si tratta dell'8% della crescita annuale del PIL, ma che si prevede arriverà a rappresentare nel 2015, solo analizzando i trend attuali, il 18% della crescita.

Cioè 1/5 della crescita italiana nel 2015 sarà dovuto ad Internet. Dati impressionanti.

Come impressionante è il vuoto di attenzione della politica, insisto, liberali compresi.

E nel vuoto, hanno gioco facile quelli per cui l'unica politica è quella della richiesta di fondi pubblici, dell'aumento delle tasse, e dell'introduzione di nuovi sistemi di censura. Magari argomentando in base alla difficoltà di uno specifico settore, e al corrispondente pericolo di perdita di posti di lavoro, mentre gli studi citati mostrano come per ogni posto di lavoro perso a causa di Internet ne vengano creati 2.6 grazie ad Internet.

Perchè rivolgesi ai liberali?

Perchè Internet è uno dei settori produttivi che maggiormente risente un sistema chiuso e corporativo. Da Google a Facebook, da Microsoft a Netscape, da Napster ad ICQ, da Youtube a Skype, i protagonisti di questa crescita sono stati ragazzi, che spesso neppure finiscono l'università, e non-americani. Outsider

Perchè, come ha ottimamente argomentato il celebre avvocato Lawrence Lessig nel suo intervento all'eG8 (il G8 dedicato ad Internet) di Parigi,

il punto è, non ci fidiamo delle risposte che ci dà il governo. E abbiamo ottime ragioni. Perché su ogni tema la risposta che il governo democratico moderno ci ha dato fin qui, è una risposta che beneficia i “dominanti”. Ignorando la risposta che potrebbe effettivamente favorire una maggiore innovazione.
[...]
Dovremmo dire al moderno governo democratico che è necessario
vigilare affinché non siano i “dominanti” a fissare le linee guida dalle politiche. Perché il loro lavoro, il lavoro degli operatori storici, è diverso da quello di chi lavora per il bene pubblico. Il loro lavoro è utile per loro. Il lavoro del governo è il bene pubblico. Ed è del tutto giusto, per noi, dire, che fino a quando questa dipendenza non sarà risolta, dobbiamo insistere sul minimalismo a cui si riferiva Jeff Jarvis  quando ha parlato di "non nuocere". Un Internet che abbraccia i principi del libero e aperto accesso, una rete neutrale per garantire questo accesso aperto, per proteggere l'outsider.



È analisi antropologica degli amministratori pubblici quella che piu' di due anni di campagna per la trasparenza hanno consegnato ai radicali

Mar, 16/11/2010 - 12:27 — luca

Il progetto e gruppo di discussione Spaghetti Open Data nato da un'idea di Alberto Cottica (il sito invece è realizzato da Matteo Brunati) è una interessante scoperta di questi giorni e invito chiunque sia interessato all'argomento ad unirsi a questo gruppo variegato ed entusiasta di fautori dei dati aperti. Molti di loro parteciperanno ad un importante evento, Fammi Sapere, organizzato da Marco Scaloni e da InformaticaEtica a Senigallia, il 20 novembre durante il quale interveremo anch'io e Rita (Bernardini, deputato radicale).

Ho approfittato dell'invito ad unirmi alla loro lista, per presentarmi e fare il punto della mia breve esperienza con gli open data in salsa radicale.

Che centro io con gli open data e i linked open data? Da una parte nutro un certo interesse dal punto di vista di ricerca occupandomi tra le altre cose di tagging e modelli predittivi per dati strutturati. Ma per ora me ne sono occupato per lo piu' da una prospettiva politica. Ho letto che Nicola Mattina (non ti conosco di persona, ma confido di ovviare a Senigallia) sta cercando di far inserire l'obiettivo degli open data nel programma di un grande partito. Beh, lasciatemelo dire con una certa soddisfazione, noi, nel Lazio, alle scorse elezioni siamo riusciti a farlo, proprio all'interno del programma della coalizione di centro sinistra. In quell'occasione oltre a coordinare (assieme a Diego Galli, responsabile new media di Radio Radicale) la campagna online di Emma Bonino (purtroppo finita male come sappiamo) mi occupai della sezione "innovazione" del programma, e quando Diego propose di puntare sul tema degli open data non potemmo non innamorarci del movimento semplice ma "rivoluzionario" che stava acquisendo sempre piu' visibilità in particolare negli Stati Uniti. Tanto che riuscimmo a convincere l'intera coalizione non solo a mettere nel programma open data, partecipazione, trasparenza e diritti digitali, ma addirittura a dedicare a questi punti  le prime 3 pagine (esclusa la copertina e la premessa :-) ).

Durante la stesura di quel programma ebbi la possibilità di conoscere Gianlugi Cogo e Titti Cimmino. Ernesto Belisario e Guido Scorza, che in questi giorni hanno lanciato il progetto datagov.it (su cui ho scritto un post ieri), li conoscevo invece dalla fondazione di Agorà Digitale nel settembre 2009. Inoltre in questi mesi ho avuto la possibilità di conoscere o quantomeno di leggere diversi tra gli iscritti di questa lista.

A parte le regionali, sul fronte open data la nostra piu' grande risorsa e' stata la deputata Rita "Hacker" Bernardini, con la quale, Pannella permettendo, dovrei condividere il viaggio tra qualche giorno a Senigallia. È grazie alla sua testardaggine e alla sua lotta nonviolenta culminata in uno sciopero della fame se, qualche mese fa, sul nostro tavolo arrivò una pila di documenti cartacei con le informaioni sui contratti stipulati della Camera e che mai nessuno era riuscito a rendere pubblici (la vicenda è ricostruita qui). Ne parlammo anche con gli amici di Openpolis che pero' tra i mille progetti ebbero difficoltà a seguirci. Allora decidemmo di fare da soli. Diego mise in piedi un piccolo team che scannerizzò i documenti e armato di OCR e tanta pazienza trasformo' in formato excel e csv i dati mettendoli poi a disposizione sul web in un formato libero e aperto. Da questo nacque Open Camera che ancora potete consultare al  link

http://servizi.radicalparty.org/freshinstall/cameraspese/tutte

e che gli amici di Net7 hanno portato in RDF realizzando Linked Open Camera. Ma sono molte altre le iniziative di liberazione in corso grazie a Rita, una delle quali sarà presentata proprio da Openpolis a Senigallia.

Che altro? Mi sorprendo a ricordare che entrai per la prima volta nella sede del Partito Radicale a Roma il 13 settembre 2008, ad una riunione sull'Anagrafe Pubblica degli Eletti e dei Nominati. Sicuramente si trattava di dati aperti. Ma in quella proposta di delibera popolare su cui nei mesi successivi raccolsi molte firme a Pisa si parlava di formati XML. C'eravamo quasi insomma. Per il mondo radicale l'anagrafe è stata un importante strumento di analisi, direi quasi antropologica, del paese. Dalla Camera dei deputati, fino ai piu' piccoli comuni, passando da regione e provincie, oltre tre anni di campagne (volendo limitarci a quando si cominciò a convergere verso un'idea di open data) a tutti i livelli sono un importante patrimonio di conoscenza delle attitudini e del carattere politico amministratori nostrani. Dei sotterfugi, dei modi di accogliere e poi insabbiare, delle istanze ricevibili e quelle irricevibili. Un patrimonio da analizzare con pazienza, e subito dopo, senza attendere un secondo, da condividere con quanti vogliano davvero affrontare i nodi politici sottesi dagli open data.

Di questo, credo, parlerò anche nel mio intervento a Senigallia. Su questo stiamo organizzando un'evento il 30 novembre a Roma. La mattina sotto il cappello di Internet Governance Forum Italia. Il pomeriggio al diffuori. Perchè non solo di digitale e open data si dovrà parlare. Forse neppure principalmente. Il pomeriggio avrà la forma di un workshop e vedrà la nascita di un gruppo di lavoro.

Il titolo è 

"Il digitale è politico: una nuova generazione di diritti di cittadinanza"

Il sito web dove a giorni troverete tutte le informazioni

http://www.agoradigitale.org/hackingthegov

 



Quel dibattito sull'eutanasia che non sarà più possibile nella Rete che, regolamento dopo regolamento, ci chiudono sotto il naso

Ven, 12/11/2010 - 21:49 — luca

Toccare con mano la libertà di informazione che la Rete rende possibile, non è sempre facile per chi la usa distrattamente. Internet è pur sempre uno strumento, prima che un evento tecnologico con un impatto sulla società. Eppure il dibattito di questi giorni attorno allo spot per la legalizzazione dell'eutanasia promosso dai radicali è uno di quei momenti in cui comprendere ciò che stiamo pian piano perdendo diventa estremamente facile.

Facile spiegare che quel video che possiamo vedere in Rete, probabilmente non circolerà mai nei vecchi media, il cui sistema di censura, mascherato da tutela degli spettatori, è già al lavoro, sotto la spinta di tutti questi vescovi, politicanti e giornalisti che urlano e gracchiano perchè sanno di poter contare su regolamenti e burocrazie in cui il potere ha gioco facile.

Quello che oggi nella Rete non è oggi neppure immaginabile (e infatti sono centinaia di migliaia le persone che hanno scelto vedere il video in pochi giorni), lo stanno preparando per il futuro.  Pian piano, non c'e' fretta, tanto gli italiani sono ancora incollati a guardare la TV.

Regolamento dopo regolamento, autorizzazione dopo autorizzazione, vedrete, di questa libertà della Rete rimarrà ben poco. Sveglia.



Per le nuove elezioni si dia agli outsider la possibilità della raccolta firme in Rete

Gio, 09/09/2010 - 11:34 — luca

Se, come pare, ci si trascina verso nuove elezioni, sfiduciati o meno, fedeli alla democrazia o ammaliati dalla protesta senza se e senza ma, ci troveremo a giocare una partita che nasce come riposizionamento tra gruppi di potere.

Mi pare che nessuno, neanche i più determinati ed efficaci urlatori, neanche chi come Grillo sostiene battaglie avveniristiche (referendum propositivi senza quorum, consultazioni dei cittadini sulle nuove leggi tramite Web), sembra avere i mezzi per fare politica senza istinti populisti ("saremo l'Amuchina della politica, disinfettiamo dai microbi") o peggio da stato di polizia rivoluzionario ("il Web che fa da poliziotto", ci mancava solo questa), perpetrando la solita illusione della tabula rasa degli onesti.

Che fare? Io concederei poco spazio alla depressione, perchè il seme del cambiamento, a guardarlo, sembrerà sempre poca cosa nei confronti dei gerontocratici baobab del potere.

Io continuo a credere che la Rete potrà essere la frattura che creerà una crisi nel sistema. Ma è così poco diffusa questa convinzione, che da fuori sembra quasi l'atto di fede di una setta. Eppure le grandi rivoluzioni tecnologiche hanno avuto spesso questo ruolo. Crediateci o no, lo insegna la storia.

La ricerca del "seme" da coltivare passa secondo me per la mobilitazione che in questi giorni coinvolge una buona parte della politica meno interessata allo scontro Fini-Berlusconi: quella per sostituire la legge elettorale vergogna, quella dei porcelli e dei nominati, con un sistema elettorale che consenta la possibilità di scegliere; che metta gli individui, la loro storia personale, le loro convinzioni e il loro legame con il territorio al centro. Anche in rete ci sono i segni di questa mobilitazione. Dall'Appello per l'Uninominale di Ichino e dei Radicali su www.uninominale.it che con soli 17.500 accessi è riuscito a raccogliere in pochi giorni 10.000 euro con 1300 micro donazioni, circa 60 centesimi a visita. Un caso più unico che raro in Italia. All'iniziativa di Avaaz, la comunità mondiale fondata da Res Publica e da Move On, il progetto che ha lanciato l'era dell'attivismo online negli Stati Uniti. Finalmente sbarcata in Italia, ha raccolto più di 20.000 firme solo grazie al mailing e ai social network, su un testo che supporta proprio il movimento per l'uninominale. Fino alla solita Repubblica, che ha preferito fare da sè, sostenendo l'appello di Libertà e Giustizia, che ha spinto oltre alle 40.000 firme grazie al suo primato di traffico nel web italiano.

Ma se vogliamo dare spazio al nuovo possibile, a nuovi candidati, a nuove idee, non possiamo permetterci il lusso di dimenticarci due "orrori" delle ultime elezioni in Italia:

  1. l'enorme scandalo della raccolta firme per presentarsi alle elezioni: un sistema in cui quasi la totalità delle firme dei grandi partiti è raccolta illegalmente. Ne abbiamo viste di tutti i colori: firme false, diverse di persone decedute, raccolte su fogli in bianco con candidature decise a poche ore dalla presentazione, senza autenticatori, addirittura a centinaia scritte tutte dalla stessa mano (Radio radicale lo aveva documentato già a gennaio, qui il video). Al contempo  chi è fuori dal sistema, e non ha la possibilità di pagare migliaia di autenticatori in tutt'italia, abbandonato dall'informazione pubblica, è letteralmente tagliato fuori: basta vedere le difficoltà di radicali della Lista Bonino Pannella e dei grillini delle Liste Cinque Stelle, che nonostante un discreto seguito sono riusciti a presentarsi solo in pochissime regioni. Figuriamoci per i progetti che partono da zero;
  2. un tasso di astensionismo che non ha pari nella storia della Repubblica.

Questo ci pone davanti a due imperativi da affiancare alla riforma uninominale: da una parte la necessità di rinnovare completamente il sistema per presentare nuove proposte e nuove persone agli elettori. Dall'altro l'obbligo di trovare nuove vie per coinvolgere i cittadini nella vita pubblica, elezioni incluse. Non certo per certificare un processo di delega fasullo, ma per dare la possibilità di emergere a nuove e diverse proposte di governo del paese e del territorio, schiacciate dal peso di un'informazione di parte.

Per questi motivi credo sia il momento di puntare su un seme nuovo, sulla possibilità di partecipare ai giochi elettorali attraverso gli strumenti della Rete.

Con una rivoluzione:

la raccolta firme per la presentazione delle liste e dei candidati si possa fare attraverso la Rete

mediante una identificazione che sia alternativa rispetto all'esibizione del documento di identità.  Dando la possibilità a qualunque cittadino ne faccia richiesta di ottenere senza oneri gli strumenti per poter utilizzare questo canale.

Una battaglia di nicchia? Al contrario una enorme possibilità, per chi, non avendo un apparato di partito, vorrà concorrere alle elezioni scommettendo su quei cittadini che vogliono fare dell'Italia un paese che mette il futuro non solo nei nomi dei partiti. Consentendo non solo di pesare quel corpo elettorale desideroso di innovazione di cui fino ad ora abbiamo solo un vago sentore, ma anche di cominciare ad affrontare quella distanza dai processi elettorali (raccolta firme compresa) che non deriva dall'apatia o da una scelta politica, ma dalla distanza informativa, dalla lontananza dal proprio luogo di residenza (studenti, lavoratori) o magari dall'immobilità dovuta a gravi motivi di salute.

Saranno gli outsider privi di alternative a farsi promotori dell'innovazione, come è sempre successo.



Lo Zen e l'arte dell'analisi post-elettorale

Sab, 03/04/2010 - 17:33 — luca

Lasciata la frenesia post-elettorale della sede del Partito Radicale, girovago da qualche giorno in Toscana, nei colli del Chianti. Tra una passeggiata, un concerto di musica elettronica, qualche bicchiere di vino, e una casa sempre diversa ad ospitarmi, il risultato delle elezioni regionali rimane un pensiero in sottofondo, e quando ho qualche ora di tempo, compro un giornale o accendo la radio (all'insegna dell'offline) per leggere analisi, interviste, e cercare di procurarmi dossier e dati utili a capire.

Rifletto innanzitutto sul fatto che è tutt'altro che banale regire al meglio ad un momento difficile prima di tutto per il paese ed il suo senso civico (il dato dell'astensionismo è davvero spaventoso), poi per il cosiddetto centro sinistra e infine per il movimento radicale. Perchè la tentazione dell"io l'avevo detto", dell'"adesso si cambia tutto" e delle soluzioni definitive è sempre presente.

Prendersi il tempo per pensare e comprendere al meglio mi sembra possa essere il regalo più grande che possiamo fare alla politica in questo momento. Combattendo l'istinto di reagire alla batosta con la smania del fare, del cambiare, del dire. Che pare il modo più utile, vivo e forte e invece io credo sia quello più debole. Buono solo per i regolamenti di conti. Per farsi strada negli apparati. Per imporre la propria linea. Non per creare il nuovo.

Ho sentito liquidare i risultati con alcune tematiche "classiche" come quella dei problemi del radicamento territoriale, dei giovani, dell'incapacità di elaborare un linguaggio che parli dei temi importanti, dell'antiberlusconismo.

Ho sentito liquidare giovani e meno giovani attivisti ed elettori che si lamentano, come i pischelli di turno che non "capiscono la profondità" di quello che si sta cercando di fare, di un progetto a lungo termine.

Ho sentito liquidare Pannella con "vecchio rincoglionito" o con l'accusa di "voler fare il profeta", con il tentativo di inchiodarlo al suo (pessimo) apparire televisivo e pubblico.

La mia paura maggiore è che dopo tutto questo liquidare ci rimanga davvero troppo poco.

Allora cerco di prendermi il tempo per riflettere, raccogliere informazioni, analizzarle. Ci sono molte domande che ancora non hanno risposta. Davvero il Movimento Cinque Stelle di Grillo è il partito di Internet? O invece è il partito della retorica di Internet? Davvero le presenze televisive e la legalità dell'informazione è l'elemento cardine per ragionare sulla sconfitta? O forse alcuni risultati come quello della Lega, del PDL, o degli stessi grillini assieme al dato sull'astensione portano in altre direzioni?

Ancora non sono certo delle risposte. E, ve lo confesso, vorrei non cercarle da solo. Anche per ragionare su tutto ciò, il metodo internet, quello aperto, trasparente e collaborativo, potrebbe davvvero essere una prima risposta. Molto più politica di quanto si potrebbe immaginare.

Ci sto lavorando. Stay tuned.



Pirati radicali sul corriere.it e agenzie

Sab, 20/03/2010 - 04:01 — luca

I pirati radicali ripresi da Federico Cella su Vita Digitale del Corriere.it

 

INTERNET: RADICALI, NOI 'PIRATI' DA SEMPRE = (AGI) - Roma, 19 mar. - "Radicali, pirati da sempre". La Lista Bonino Pannella, Agora' digitale e Radio radicale aderiscono alla Festa dei Pirati del 20 marzo al Teatro Capranica e vi parteciperanno con i loro stand e gli interventi tra gli altri di Marco Cappato, che nel 2004 effettuo' la prima disobbedienza civile per protestare contro la nuova legge che criminalizzava il file-sharing, "scaricando" alla presenza della stampa e delle forze dell'ordine il film Blade Runner.
I Radicali ricordano che "una lotta per la liberta' della rete che e' stata portata avanti fuori e dentro al palazzo, utilizzando ogni postazione conquistata nelle istituzioni. Dal 2006 la pattuglia radicale lotta in Parlamento per due proposte di legge a prima firma del deputato radicale Marco Beltrandi che potrebbero alla legalizzazione del file sharing e all'abolizione del monopolio della SIAE, terrore di artisti e poveri acquirenti di tecnologia in Italia costretti a versare ad essa pesanti balzelli. Per la liberta' in rete abbiamo fondato un'associazione, Agora' Digitale, siamo scesi in piazza, abbiamo presentato proposte per limitare il controllo dei governi e delle aziende che gestiscono i nostri dati personali. Con i nostri deputati e senatori abbiamo presentato continue interrogazioni e mozioni parlamentari, per chiedere chiarimento sulle iniziative di censura, per limitare nuove restrizioni alla condivisione della conoscenza, stimolando l'adozione del software libero e promuovendo il sostegno alla cyberdissidenza in tutti i paesi in cui questa puo' essere un sostegno alla democrazia, a partire da Iran e Cina. Ma non solo Italia, perche' similmente abbiamo usato le postazioni che il voto degli italiani ci hanno dato al Parlamento Europeo ad esempio per contrastare i brevetti software e per difendere la privacy dei cittadini europei, lotta per la quale lo stesso Marco Cappato ha ricevuto il premio 'Europeo dell'Anno'". (AGI)

 

             



Un altro volantone radicale? Almeno facciamolo wiki! E pirata!

Mer, 17/03/2010 - 20:27 — luca

Mi hanno chiesto di scrivere qualcosa di "pirata" da inserire (forse) nel (aihme') volantone radicale, un impaginato  di qualche pagina sfoderato dai radicali in ogni campagna elettorale (una delle iniziative meno 2.0 che conosca, e che personalmente trovo di scarsa efficacia nel rapporto spesa/risultati, ma tant'è) che verrà mandato ad un po' di elettori dispersi sul territorio italiano attraverso la cosiddetta snail mail.

Io in quattro e quattr'otto ho buttato giù questo, ditemi voi ... accetto critiche suggerimenti etc.

Radicali, pirati da sempre. Era il 2004 quando Marco Cappato effettuava la prima disobbedienza civile per protestare contro la nuova legge che criminalizzava il file-sharing, "scaricando" alla presenza della stampa e delle forze dell'ordine il film Blade Runner. Una lotta per la libertà della rete che è stata portata avanti fuori e dentro al palazzo, utilizzando ogni postazione conquistata nelle istituzioni. Dal 2006 la pattuglia radicale lotta in Parlamento per due proposte di legge a prima firma del deputato radicale Marco Beltrandi che potrebbero alla legalizzazione del file sharing e all'abolizione del monopolio della SIAE, terrore di artisti e poveri acquirenti di tecnologia in Italia costretti a versare ad essa pesanti balzelli.
Per la libertà in rete abbiamo fondato un'associazione, Agorà Digitale, siamo scesi in piazza, abbiamo presentato proposte per limitare il controllo dei governi e delle aziende che gestiscono i nostri dati personali. Con i nostri deputati e senatori abbiamo presentato continue interrogazioni e mozioni parlamentari, per chiedere chiarimento sulle iniziative di censura, per limitare nuove restrizioni alla condivisione della conoscenza, stimolando l'adozione del software libero e promuovendo il sostegno alla cyberdissidenza in tutti i paesi in cui questa può essere un sostegno alla democrazia, a partire da Iran e Cina.
Ma non solo Italia, perchè similmente abbiamo usato le postazioni che il voto degli italiani ci hanno dato al Parlamento Europeo ad esempio per contrastare i brevetti software e per difendere la privacy dei cittadini europei, lotta per la quale lo stesso Marco Cappato ha ricevuto il premio "Europeo dell'Anno".
Puoi fidarti del fatto che nello stesso modo i "pirati" radicali sono pronti a battersi dai consigli regionali che si stanno per rinnovare. Lo dimostra questa lunga storia di impegno, ma anche il programma della Lista Bonino Pannella, in cui, lo potrai controllare tu stesso sul sito boninopannella.it, Internet risulta essere il motore per la trasparenza e la democrazia nei rapporti con i cittadini, e di innovazione, anche nel campo della condivisione della conoscenza.
 


Back to blog - Un progetto per l'Italia. Non male, eh?

Ven, 08/01/2010 - 19:22 — luca




Digitale-Analogico: oggi un mio articolo in prima pagina su Terra ed una intervista a pagina due di Liberazione

Mer, 16/12/2009 - 10:29 — luca

Terra, pagina 1 del 16 dicembre 2009

di Luca Nicotra, Segretario dell'Associazione radicale Agorà Digitale

Alcuni dei messaggi e dei gruppi che si trovano sul social network Facebook in queste ore, dopo l`aggressione nei confronti del premier Silvio Berlusconi, sono sconcertanti. Sono migliaia le persone che non hanno il timore di associare pubblicamente il, proprio nome a istigazioni alla violenza o a insulti al Premier. Ciononostante è importante evitare facili allarmismi: Internet non è il far west. Anche sul web esistono delle leggi, e se verrà accertato che qualcuno ha commesso un reato, inneggiando alla violenza contro Berlusconi o in qualsiasi altro modo, è giusto che sia perseguito.

Dai tribunali però. A questo proposito la Procura di Roma ha già annunciato di aver aperto un fascicolo relativo ai gruppi apparsi ieri su Facebook. Ogni allarmismo appare quindi immotivato. C`è invece il rischio effettivo che il clima di scontro politico duro venga usato come pretesto per introdurre in Italia, sull’onda dell`emozione, norme restrittive e da stato di polizia, come è successo altre volte nel paese. Ad esempio dopo gli attentati terroristici negli Stati Uniti e in Europa, con 1 introduzione di quel decreto Pisanu che prevede la schedatura preventiva dell`identità e delle attività di chi naviga in rete, per evitare il rinnovo del quale l`associazione Agorà Digitale e Radicali Italiani si stanno mobilitando in questi giorni. Dopo l`aggressione al premier moltissimi parlamentari ed esponenti del governo hanno rilasciato dichiarazioni che invocano leggi in grado di controllare e sanzionare comportamenti che incitino alla violenza in Rete, in modo rapido ed efficiente. E direttamente su iniziativa del governo. Eppure la censura di Stato ha poco a che vedere con la giustizia. Ha molto a che vedere, invece, con la volontà di limitare una libertà di espressione, quella online, difficile da controllare e che per i governi si dimostra sempre più un problema. Ha a che vedere con il tentativo`di trovare una spiegazione tranquillizzante alla violenza di certe esternazioni, dipingendo Internet come un luogo frequentato da criminali e squilibrati, un luogo oscuro da cui proteggersi. Qualcuno si è spinto fino a sostenere che Tartaglia `era vicino agli ambienti dei social network". Si tratta di uri immagine terribilmente falsa. I Radicali, i messaggi che oggi si leggono sulle bacheche di Facebook e del web, li conoscono bene. segretario Agorà Digitale Nicotra dalla prima Sono gli stessi che si ascoltavano negli anni `80 o`90 a Radio Parolaccia, quando aprimmo i microfoni di Radio Radicale senza filtro 24 ore su 24. Un esperimento che consentì di ascoltare la voce di un Italia che strepita, urla, minaccia, impreca e bestemmia e che oggi Internet permette di replicare su base permanente e per un numero di cittadini sempre maggiore. Un paese a volte orrendo, ma che esiste e non si può cancellare, e di cui invece sarebbe utile cercare di comprendere le- cause. Nel frattempo agli ,onorevoli D`Alia, Carlucci, Maronfi e quanti altri in queste ore stanno inneggiando alla censura in Rete è bene ribadire che la libertà si esercita nei casi limite. Quelli più sgradevoli o ripugnanti. Non ci sono direttori responsabili dentro Facebook e se qualcuno commette dei reati, a maggior ragione lì dove la privacy e praticamente assente; la responsabilità personale resta. Ma per questo d è la magistratura. Altrimenti chi decide quali frasi sono da considerarsi oltre il limite accettabile. La Carlucci? Maroni? È importante che parlamento e società civile si mobilitino per limitare le tentazioni da stato di polizia del governo. Noi radicali abbiamo presentato una interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri Alfano e Maroni a prima firma Marco Beltrandi, deputato radicale del gruppo del PD, per fare chiarezza sulle notizie di una possibile introduzione mediante decreto legge della norma di apologia di reato su Internet, già con il prossimo Consiglio dei Ministri. Non è chiaro quali potrebbero essere i dettagli del provvedimento ma bisogna evitare che vengano riproposte norme che in qualche modo equiparino Internet all `editoria, con conseguenze disastrose sullo sviluppo della rete in Italia, come denunciato da numerosi operatori del settore, con lo spettro dell`oscuramento di intere piattaforme per l`impossibilità tecnica di chiudere singoli gruppi. Sarebbe un fatto contrario ad ogni elementare principio costituzionale. Il Parlamento ha già deliberato pochi mesi fa su una proposte simile, contenuta in un emendamento del senatore D’Alia, esprimendosi in modo nettamente contrario, con un voto condiviso da gran parte della maggioranza. Non crediamo che da allora le condizioni siano cambiate, e una riproposizione di norme simili mediante decretazione d`urgenza sarebbe un atto grave nei confronti dei diritti dei fruitori della rete e delle prerogative delle Assemblee legislative.


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