copyright


Il copyright compie 300 anni, e forse avrebbe diritto alla pensione

Dom, 11/04/2010 - 16:15 — luca


Anche se leggo che uno stampatore del XIII secolo si tutelava con la sobria clausula

«sia maledetto chi usa questo libro in modo illecito e che la lebbra affligga chi ne modifica il contenuto. Satana lo seguirè all'inferno per passare l'eternità in sua compagnia»

e non si può non notare l'attualità di questa impostazione, con la stessa modularità (una maledizione per chi violava il vincolo non commerciale, ed un'altra per chi violava il divieto di opere derivative) che poi è stata d'ispirazione per le licenze Creative Commons.



Il clarinettista e il copyright

Gio, 11/02/2010 - 20:13 — luca

Stefano Franceschini è il mio insegnante di clarinetto. Una volta, a dicembre, saltai lezione senza avvertire, ma la sera Stefano mi vide da Santoro a dare dell'incravattato a Schifani e ad attaccare l'ipotesi di nuove leggi sulla censura. Come potete immaginare ciò mi diede un alibi di ferro. :-) Ma soprattutto fece iniziare una interessante discussione che portiamo avanti il giovedì mentre prendo fiato tra un pezzo e l'altro. Che dire, interessante ed impegnativo discutere con un artista piuttosto tradizionale di riforma del diritto d'autore. Ed è inutile dire che spesso non siamo d'accordo. Ad esempio la settimana scorsa Stefano mi diceva che non condivide le mie posizioni sul restringimento del copyright e sui "benefici" della pirateria perchè

"è giusto che anch'io possa lasciare qualcosa ai miei figli in eredità, come tutti gli altri".

Oggi mentre trafelato (da vero artista arriva con almeno 5 minuti di ritardo) preparava il pianoforte per accompagnarmi mi fa

"Sai ho ripensato alla nostra conversazione. Ci ho ripensato perchè ho trovato sul peer to peer un bellissimo libro, che però è introvabile. Lo cercavo davvero da un sacco di tempo. E vorrei davvero poterlo comprare, ma nel frattempo, ecco, in effetti è davvero bello sapere che c'è un posto dove trovarlo".

Subito dopo ci siamo dati a qualche standard, ovviamente su una copia di Stefano del Real Book, la raccolta degli spartiti dei temi musicali più noti del jazz, compilata clandestinamente negli Stati Uniti negli anni Settanta. Nessuno sa con precisione chi ne sia l’autore e molte aggiunte successive sono state fatte da studenti e altri musicisti. Due dati certi sono che è stato compilato ignorando completamente il diritto degli autori dei pezzi contenuti e che, circolando fotocopiato e in modo del tutto pirata, è diventato negli anni il punto di riferimento di ogni musicista, stimolando la passione musicale di molte generazioni.

Non me la sono sentita di farglielo notare, ma ad un certo punto ho cominciato a riflettere su chi di noi due fosse davvero il pirata. :-)


PS: dimenticavo ... ho firmato il Public Domain Manifesto. Una tonnellata (difficile quantificarli altrimenti) di professori ed economisti americani ed europei che cercano di spiegarci che il diritto d'autore è l'eccezione e non la regola. Ci mancavano solo i professori pirati.



Nuovo oscuramento di Pirate Bay, tribunali alleati del governo nel mettere l'Italia a rischio censura

Lun, 08/02/2010 - 13:38 — luca

È notizia di queste ore (Grazie a Paolo, Luigi ed Ernesto per averlo segnalato) che il sito web thepiratebay.org sarà presto nuovamente oscurato in Italia dopo che il Tribunale del Riesame di Bergamo ha rigettato la richiesta di annullamento dell'originario provvedimento di sequestro. Come più volte ribadito si tratta di un provvedimento anacronistico e pericoloso per due ragioni.

Primo, non può essere il nome provocatorio di un sito a determinarne la chiusura. Se passa il principio che su Internet gli intermediari come Pirate Bay (ma anche come Google, Youtube, Facebook, etc.) sono responsabili, qualsiasi fornitore di contenuti su Internet potrebbe essere oscurato, prima ancora di un processo. Basta una denuncia e il gip potrà chiedere di bloccare l'accesso ad un sito per tutta la durata del procedimento.

Secondo, le norme invocate per effettuare il blocco non contengono al loro interno la possibilità di effettuare una censura indiscriminata, ma solo quella di intervenire per bloccare attività illecite poste in essere da uno dei suoi utenti. Su questo abbiamo il dovere di contestare, come già fatto dall'Associazione Italiana Internet Provider, la pericolosissima sentenza della Cassazione che ha legittimato tale pratica.

L'unica colpa di Pirate Bay, rispetto ad altri analoghi e diffusissimi motori di ricerca, è quella di aver posto di fronte all'opinione pubblica la necessità di una riforma del copyright e del diritto d'autore per cui i radicali e l'associazione Agorà Digitale si battono da anni. Le soluzioni per adeguare la normativa a pratiche che riguardano milioni di cittadini italiani nel rispetto dei diritti degli autori di contenuti, ci sono, tanto che abbiamo da tempo presentato in parlamento una proposta di legge che va in questa direzione.

Invece si reagisce con un accerchiamento compiuto da tribunali che tentano di forzare l'estensione di normative vigenti al web e da un governo che tenta di ottenere proprio sul web un maggior controllo mediante una continua decretazione d'urgenza. Anche contro tutto ciò dobbiamo prepararci ad uscire dalla trincea digitale in cui ci hanno costretto, utilizzando tutti gli strumenti della giustizia ma anche, prefigurando l'utilizzo della disobbedienza civile.

 



I dati smascherano la propaganda delle major. Il file sharing illegale non distrugge la musica, anzi. Legalizziamolo subito.

Mar, 24/11/2009 - 16:12 — luca

radicali piratebay

La propaganda dei grandi attori del mercato dell'audiovisivo cerca ogni giorno di convincerci di una realtà che i dati continuano a smentire. Anche lo studio pubblicato oggi dalla fondazione IULM, mostra un mercato della musica sostanzialmente stabile nonostante la crisi economica, con un dato di crescita nella vendita dei CD e un grande incremento nel settore digitale. Dove sono oggi i proclami di quelli che si strappano i capelli per il danno inferto dal file sharing illegale all'industria della musica? Scommettiamo che non avranno il coraggio di commentare dei dati che mostrano come il problema non è quello dei cosiddetti pirati, bensì quello di convincere le grandi major a seguire le regole del mercato, ad esempio abbassando il costo dei CD, o adattandosi alle nuove tecnologie e alle conseguenti aspettative dei cittadini-consumatori.
Dietro la difesa di una regolamentazione del diritto d'autore bloccata quantomeno al secolo scorso, c'è la richiesta di poter agire fuori dal mercato e fuori dal tempo. Per colpa di chi difende lo status quo stiamo combattendo una guerra contro una intera generazione. Una guerra inutile e dannosa, per la cui vittoria, ci chiedono di sacrificare il diritto alla tutela dei dati personali in rete, e il diritto al giusto processo, con la possibilità di scollegare interi nuclei familiari da internet.
Come radicali e come associazione Agorà Digitale, chiediamo da tempo di seguire un'altra strada, quella della legalizzazione del file sharing, che rappresenta un'enorme possibilità di sviluppo economico e culturale nel paese. Per questo è stato depositato alla Camera un disegno di legge presentato da Marco Beltrandi e sottoscritto dall'intera delegazione radicale che descrive un percorso realistico di regolamentazione. Ci appelliamo, al presidente e ai membri della commissione cultura, dove il ddl è bloccato ormai da troppo tempo, e a tutte le forze politiche, affinchè il testo venga calendarizzato al più presto.

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Quella volta che son capitato ad Annozero, a difendere la rete

segretario dell'associazione radicale Agorà Digitale

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