neutralità della rete


Cara Libertiamo sulla neutralità della rete sbagli. Risposte liberali a critiche liberali.

Mar, 05/10/2010 - 12:55 — luca

Uno dei problemi del dibattito sulla "neutralità della rete" e che di essa non esiste una definizione univoca. Generalmente si intende che una rete è neutrale quando trasporta tutti i dati allo stesso modo, senza discriminare per contenuto, applicazione, interlocutore. Di fatto qualsiasi tecnico della rete sa bene che una rete completamente neutrale non esiste. Youtube come molti grandi fornitore di servizi in rete usa diverse tecniche per consentire di "accellerare" la velocità percepita dagli utenti. La neutralità della rete è quindi soprattutto un principio a cui tendere, che ancora nessun legislatore ha  pochi legislatori (tra questi Cile e Norvegia, grazie a Paolo Brini per la segnalazione) hanno regolamentato ma con cui da diversi anni si cimentano le authority in tutto il mondo.

Mentre diverse organizzazioni che difendono il cosiddetto "Open Web" si sono schierate per la tutela di una rete neutrale, ben pochi soggetti politici hanno difeso apertamente la posizione contraria. Libertiamo e' tra queste, e ha ribadito la sua posizione con una documento elaborato in occasione della Consultazione dell'Unione Europea sulla neutralità della rete. Un documento che cerca di rappresentare dal punto di vista liberale la posizione di alcuni attori di mercato quali le aziende di Telecomunicazione.
Ritengo importante entrare nel merito delle posizioni di Libertiamo, perchè ciò permette di superare affermazioni di principio, e tenere conto dei diversi interessi in gioco. Di seguito riassumo in cinque punti le posizioni di Libertiamo, a cui rispondo con delle riflessioni che prendono a piene mani dal dibattito a cui abbiamo assistito in questi anni in primo luogo grazie a esperti come Stefano Quintarelli e associazioni e organizzazioni come NNSquad, la Electronic Frountier Foundation  o l'organizzazione Free Press e su cui è intervenuta più volte anche l'Associazione Agorà Digitale, di cui sono segretario.

Libertiamo: "Imporre che tutti i bit debbano essere uguali è contro l'innovazione e lo spirito imprenditoriale che ha creato il web".

Risposta: "Il mito della rete non regolamentata e del far west digitale da sempre ha caratterizzato qualsiasi dibattito relativo allo sviluppo di Internet. Ma, come ha illustrato, ad esempio,  Lawrence Lessig ne "il Futuro delle Idee", Internet è nata e si è sviluppata come conosciamo proprio grazie alla regolamentazione. Proprio le regole che imponevano vincoli ai vecchi monopolisti, hanno permesso di superare il chiuso sistema delle telecomunicazioni pre-Internet. Sono proprio le regole (poche, semplici ed efficaci) che hanno permesso allo spirito impreditoriale di trovare lo spazio per esprimersi. E di innovare senza dover chiedere permesso a nessuno.

Libertiamo: "La neutralità della rete limita la possibilità di migliorare, o mantenere, la qualità delle reti di telecomunicazioni".

Risposta: "In realtà la storia ha mostrato che le cose sono evolute diversamente. È stata proprio l'impossibilità di usare la "finta" scarsità che ha imposto alle aziende di telecomunicazioni i maggiori investimenti nello sviluppo delle reti. Il modello  di pagamento differenziato che sostengono i detrattori della neutralità della rete ha un senso solo se ci troviamo in una condizione di congestione della rete. Perciò al contrario di quanto si dice, con questo modello di business ci sarebbero tutti gli incentivi ad investire meno nella rete.

Il tema degli investimenti è però centrale in un altro senso. La neutralità della rete rende possibile la predicibilità del comportamento di una infrastruttura che consente agli innovatori di creare nuove applicazioni e servizi.

Libertiamo: "Le aziende di telecomunicazioni non potranno offrire servizi differenziati ai loro concorrenti, rendendoli poco più di una public company, ad un passo dalla nazionalizzazione. In Italia siamo stati contenti della fine della nazionalizzazione."

Risposta: In Italia sappiamo bene come le privatizzazioni senza concorrenza possano portare a situazioni persino peggiori di un sistema nazionalizzato. Il mercato attuale delle telecomunicazioni in Italia è tutto tranne un mercato competitivo. Perciò la rappresentazione del confronto tra "mercato libero privato" vs. "public company nazionalizzata" è strumentale. La realtà è quella di un mercato dove i monopolisti sono lenti ad innovare.
Le leggi sulla neutralità della rete hanno proprio lo scopo di promuovere innovazione e competizione. Senza tali regole ci aspetta un futuro in cui ad esempio nuovi servizi di telefonia voip come Skype saranno inesistenti perchè ogni compagnia sarà impegnata a favorire i proprio servizi.
Inoltre molti studi sottolineano come un modello a servizi differenziati non sarebbe a lungo termine remunerativo. Un operatore deve certo poter fare scelte strategiche, anche sbagliate, ma solo se vi sono le condizioni di reale concorrenza.

Libertiamo: "Internet non può operare tecnicamente secondo le limitazioni richieste dalla neutralità della rete. Le applicazioni di nuova generazione non potrebbero entrare in azione. Perchè non è possibile ritardare le email per qualche secondo per potenziare lo stream video?"

Risposta: Stefano Quintarelli una volta ha scritto "da 20 anni la banda è insufficiente ma solo quando si è affacciata l'idea per gli operatori di guadagnare gestendo la scarsità, si è posto il tema della neutralità della rete". I principi della neutralità della rete non vogliono impedire agli ISP di gestire le loro reti. La congestione deve essere affrontata ma in modo ragionevole. Questo vuol dire che 1) queste pratiche devono essere trasparenti e 2) devono essere messe in atto esclusivamente per gestire la congestione. Bloccare un'applicazione sicuramente non centra con la congestione. Il caso Comcast in cui veniva bloccato il traffico BitTorrent indipendentemente dal fatto che causasse o meno una congestione, e indipendentemente da quanto traffico generasse è chiaro esempio di pratica non ragionevole.

Libertiamo: "Non c'e' prova che neutralità della rete sia necessaria. Abusi di posizioni dominanti e pratiche scorrette possono già essere perseguite con le leggi attuali sulla competizione".

Dietro la battaglia per la neutralità della rete c'e' innanzitutto una battaglia di trasparenza. Solo se le pratiche effettuate dagli operatori di telecomunicazione sono trasparenti la pressione politica e sociale può essere sufficiente a spingere le compagnie a dei comportamenti virtuosi. Di questo quindi c'e' sicuramente bisogno.

Per quanto riguarda la possibilità di perseguire con le leggi attuali casi di abusi nella gestione del traffico per favorire alcuni servizi a scapito di altri, basta citare il fatto che proprio una corte americana, nel giudicare il caso FCC (l'equivalente dell'Agcom italiana) contro Comcast a chiedere al Congresso americano di affidare esplicitamente alla FCC la possibilità di intervento in materia.



Potere a tecnici e agli scienziati e stato minimo. Il segreto della nascita e del futuro della Rete

Ven, 11/06/2010 - 22:40 — luca

 

Fin dall'inizio, Internet ha prosperato in un ambiente con una regolamentazione minima. Diversi soggetti in tutto lo spazio di Internet – provider o utenti di servizi di rete, applicazioni, contenuti, apparecchi o combinazioni di questi – hanno lavorato in modo cooperativo per rendere Internet quello che è, per affrontare le sfide man mano che sorgevano, e per incontrare i bisogni e le aspettative in evoluzione degli utenti. Internet è fiorito largamente come risultato di questi sforzi cooperativi, supportati piu' di recente da sigificativi livelli di investimenti e innovazione private.

Negli USA nasce in questi giorni il gruppo BITAG (Broadband Internet Technical Advisory Group), formato da compagnie di banda larga, aziende hi-tech e accademici. Lo scopo? Ridare in mano ai tecnici e agli ingegneri il futuro della rete. E delle sue policy. Come all'inizio.

Una iniziativa che nasce stimolata dai giganti Google e Verizon (uno dei maggiori player della banda larga negli USA) che a metà gennaio hanno sottoscritto un documento interessante sia nel metodo che nel merito.

Iniziamo dal metodo: due soggetti, con rilevanti disaccordi sul futuro della Rete, decidono di sottoscrivere una posizione condivisa che contiene soltanto i punti di contatto nonostante

 

 

we continue to disagree on some of these matters. We each stand by our individual positions in our separate filings, and nothing in this filing waives those positions.

Un passo importantissimo dovuto al fatto che che, nonostante le differenze

“our business rely on each other”.

Se solo anche gli attori che in Italia si confrontano sulla rete fossero sufficientemente egositi da capirlo, invece di farsi la guerra reciprocamente, e chiedere ai governi di intervenire a proprio favore e a scapito degli altri (vedi ad es. legge Bondi). Sogno un giorno in cui si riesca a far sottoscrivere una posizione comune non solo a provider di banda larga e di servizi software ma anche all'industria dei contenuti e alle associazioni consumatori, il passo sarebbe epocale.

Tornando al documento, i temi affrontati sono ugualmente importanti: innanzitutto i due colossi della Rete chiedono il minimo intervento possibile di governi e regolatori (FCC inclusa). Lo slogan, che riguarda pero' anche gli attori privati in posizioni dominati è,  “innovazione senza permesso”. Si parla anche di neutralità della rete che viene trattata in modo molto pragmatico, sostendendo che le diverse pratiche debbano essere analizzate caso per caso.

Prevedibilmente in merito allo sviluppo della rete di nuova generazione, sostengono la necessità incoraggiare investimenti privati. Insistono inoltre sulla necessità di agli utenti il potere di gestire tutti gli aspetti della loro esperienza su Internet. Né il governo, né i privati dovrebbero cercare di controllarla.

Ma si spingono anche fino al tema del copiright, relativamente al quale ritengono non si debba andare oltre alle norme vigenti (DCMA) frutto di faticose mediazioni, e si debba puntare semplicemente allo

“sviluppo di futuri sforzi coperativi volontari per scoraggiare la violazione del copyright”.

Insomma non proprio la posizione italiana.



Negli USA il dibattito sulla neutralità della rete (addirittura con elementi partecipativi) che manca in Italia

Gio, 08/04/2010 - 12:11 — luca


Il fatto di questi giorni è che negli USA i giudici d'appello hanno annullato la sanzione a Comcast, società di telecomunicazioni, per aver penalizzato il traffico bittorrent dei suoi utenti.

Volendo riassumere i fatti si può dire che lo scopo del filtraggio introdotto da Comcast era stato quello di mettere i bastoni tra le ruote ai pirati che scaricano e condividono a sbafo, privilegiando altri tipi di contenuto. E che la ragione della sentenza di annullamento sta nel fatto che l'authority americana per le telecomunicazioni, la Federal Communications Commissions (FCC), non aveva la giurisdizione necessaria ad intervenire in materia.

Ma sono solo i commentatori più superficiali ad allarmarsi della decisione, per vari motivi. In prima istanza la FCC avrà la possibilità di tornare alla carica e già si aspettava questa decisione. Inoltre l'effetto principale della sentenza potrebbe essere quello di spingere l'amministrazione americana ad una accellerazione in materia, in quanto proprio Obama in campagna elettorale si era speso in prima persona per la neutralità della rete. Addirittura la Electronic Frontier Foundation (la principale associazione americana a difesa degli utenti) si rallegra della sentenza perchè sancirebbe una limitazione delle istituzioni come la FCC ad introdurre troppo facilmente nuove normative sulla Rete. E certo non si può accusare l'EFF di superficialità.

La cosa principale che porta alla luce questa sentenza è quindi che il dibattito sulla neutralità della rete negli USA è vivo e centrale, mentre nel nostro paese il problema pare non esistere (e sono cuirioso di sapere quanti politici saprebbero dare la definizione di neutralità della rete).

Il contrasto (e il conseguente abisso culturale che ci separa dall'altra parte dell'oceano) è davvero evidentissimo. Per fare un esempio egli USA per sollecitare il dibattito l'Authority ha aperto un sito, openinternet.gov, dove non solo raccoglie tutto il materiale e cerca di spiegarlo anche ai non addetti ai lavori, ma addirittura punta a stimolare un dibattito con i cittadini tramite la sezione raggiungibile all'indirizzo openinternet.ideascale.com.

In Italia, a parte il sempre vigile Stefano Quintarelli, sono davvero pochi i commentatori che con costanza si dedicano alla questione. Tra questi NEXA, che in una sua analisi dei provider italiani, qualche anno fa denunciava la poca trasparenza delle compagnie, la possibile violazione della normativa sulla privacy di coloro che tentano di filtrare il traffico, e il fatto che, proprio l'introduzione di filtri potrebbe far cadere la non-responsabilità degli intermediari rispetto ai contenuti che essi veicolano.

Per il resto buio totale. Per non parlare delle iniziative parlamentari. Dove l'unico disegno di legge presentato, quello Vita-Vimercati (che non a caso prende quasi tutte le sue argomentazioni dalla FCC americana) giace abbandonato in una commissione parlamentare, senza alcuna prospettiva.

Chi riuscirà a suonare la sveglia?



Appello alla rete: superare il Pedoterrosatanismo ... urge neologismo

Mar, 09/02/2010 - 12:11 — luca

Marco Calamari, noto editorialista di Punto Informatico, fondatore del Progetto Winston Smith e membro del direttivo di Agorà Digitale, ha coniato il fantastico neologismo pedoterrosatanismo, per indicare lo spauracchio anti-privacy che "qualcuno" cerca di costruire evocando una rete piena di pedofili, terroristi e satanisti pronti a violentare tuo figlio e far saltare in aria il tuo posto di lavoro. ( Vi ricordate Gilioli vs Carlucci? )
Come sappiamo, la nuova grande ambiziosa sfida delle lobby contro l'innovazione consiste nel far fuori la neutralità della rete, quel principio che, ad esempio, permette (in teoria, poi in pratica già ora esistono differenze, ma si tratta di un discorso complesso ) ad un qualsiasi blog di competere alla pari con repubblica.it o youtube.

Ecco, contro la neutralità della rete i lobbysti di cui sopra sono pronti a tirare fuori i Pacemaker. Non il loro, ma quello di milioni di malati.
Siccome l'opinione pubblica non sembra essere così sensibile al loro desiderio di poter fare moooolti più soldi e togliere di mezzo possibili futuri concorrenti e i pezzenti della rete che non hanno la possibilità di pagarsi banda a suon di (almeno) milioni di dollari, ecco la genialata: evocare una Rete che, a causa di pervertiti che si guardano un filmatino serale su youporn, fa fuori decine di migliaia di vecchietti il cui pacemaker non riesce a collegarsi alla centrale operativa in tempo! Semplicemente geniale.
Ho pensato a un neologismo che potesse farmi entrare nella storia, come Marco. Ma ancora non mi è venuto in mente niente. In attesa, urge brainstorming!

 


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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

segretario dell'associazione radicale Agorà Digitale

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