pirate bay


Cambio di strategia nel processo ai pirati: dal palco di un teatro alla cattedra di un'aula universitaria

Mar, 28/09/2010 - 19:11 — luca

Durante il primo grado del processo a The Pirate Bay, il sito per la condivisione di file (o più precisamente il sito per l'indicizzazione di file torrent) più famoso al mondo, in realtà fu messa in scena una grande opera di teatro. Per l'appello invece ci si sposta in cattedra e la sensazione è quella di assistere ad un corso accellerato di informatica e reti.

Evidentemente i pirati hanno cambiato strategia. Dal processo spettacolo con carnevalate, battute ad effetto e tutti i media alle porte, al processo-lezione, con il tentativo è di "spiegare" il web ai giudici del processo d'appello, aprofittando della loro presenza in un numero molto maggiore rispetto della corte distrettuale che ha emesso la sentenza di primo grado, e sulla cui imparzialità sono state sollevati molti dubbi.

Per un attimo la sensazione è di assistere al secondo atto del processo spettacolo quando su Twitter (hashtag #spectrial) si legge che Fredrik Neij, uno dei quattro imputati, avrebbe risposto con il suo IP al giudice che gli chiedeva l'indirizzo. Ma subito dopo è un altro imputato, Peter Sunde [http://twitter.com/brokep], a smentire.

Più vicini allo spirito del processo i commenti di Rick Falkvinge, [http://twitter.com/Falkvinge] leader del partito pirata svedese, che buffoneggia tra il pubblico del processo

Qualcuno tra il pubblico del processo vuole giocare in LAN wifi qui, mentre Roswall spiega come funziona un sito web?

e subito dopo

E' davvero un processo noioso: Roswall esegue proiezioni per persone con demenza, spiegando come fare clic con il mouse sulle pagine Web.

Insomma, più che all'appoggio dell'opinione pubblica tramite l'eco dei media questa volta si punta ad intervenire direttamente sulla "formazione" di quei giudici che con le loro sentenze stanno definendo i confini di dove ci si può muovere sulla rete, adattando regole pensate per un mondo completamente diverso. Con conseguenze nefaste in alcuni casi, come  abbiamo visto più volte in Italia nell'ultimo anno.

Interessante poi seguire la discussione su Twitter che coinvolge gli stessi imputati e il pubblico in aula, tanto che pare ad un certo punto siano stati intimati di non usare le loro connessioni 3G. Online anche il quarto imputato, Gottfrid Svartholm [http://twitter.com/anakata], che segue dalla Cambogia dove pare sia bloccato da una febbre, che commenta

Grazie a Dio per Twitter. Ho quasi perso il mio stesso processo!



Ufficiale: Pirate Bay da oggi pomeriggio non è più raggiungibile dall'Italia

Mar, 09/02/2010 - 18:59 — luca

Tranne per quelli che usano DNS liberi

Nel frattempo in diversi hanno ripreso ( con un giorno di ritardo? non si fidavano? :-) ) la presa di posizione di Agorà Digitale e del senatore radicale Perduca, tra cui LaStampa.it , Rockol , Key4biz e Aduc TLC ...

 



Nuovo oscuramento di Pirate Bay, tribunali alleati del governo nel mettere l'Italia a rischio censura

Lun, 08/02/2010 - 13:38 — luca

È notizia di queste ore (Grazie a Paolo, Luigi ed Ernesto per averlo segnalato) che il sito web thepiratebay.org sarà presto nuovamente oscurato in Italia dopo che il Tribunale del Riesame di Bergamo ha rigettato la richiesta di annullamento dell'originario provvedimento di sequestro. Come più volte ribadito si tratta di un provvedimento anacronistico e pericoloso per due ragioni.

Primo, non può essere il nome provocatorio di un sito a determinarne la chiusura. Se passa il principio che su Internet gli intermediari come Pirate Bay (ma anche come Google, Youtube, Facebook, etc.) sono responsabili, qualsiasi fornitore di contenuti su Internet potrebbe essere oscurato, prima ancora di un processo. Basta una denuncia e il gip potrà chiedere di bloccare l'accesso ad un sito per tutta la durata del procedimento.

Secondo, le norme invocate per effettuare il blocco non contengono al loro interno la possibilità di effettuare una censura indiscriminata, ma solo quella di intervenire per bloccare attività illecite poste in essere da uno dei suoi utenti. Su questo abbiamo il dovere di contestare, come già fatto dall'Associazione Italiana Internet Provider, la pericolosissima sentenza della Cassazione che ha legittimato tale pratica.

L'unica colpa di Pirate Bay, rispetto ad altri analoghi e diffusissimi motori di ricerca, è quella di aver posto di fronte all'opinione pubblica la necessità di una riforma del copyright e del diritto d'autore per cui i radicali e l'associazione Agorà Digitale si battono da anni. Le soluzioni per adeguare la normativa a pratiche che riguardano milioni di cittadini italiani nel rispetto dei diritti degli autori di contenuti, ci sono, tanto che abbiamo da tempo presentato in parlamento una proposta di legge che va in questa direzione.

Invece si reagisce con un accerchiamento compiuto da tribunali che tentano di forzare l'estensione di normative vigenti al web e da un governo che tenta di ottenere proprio sul web un maggior controllo mediante una continua decretazione d'urgenza. Anche contro tutto ciò dobbiamo prepararci ad uscire dalla trincea digitale in cui ci hanno costretto, utilizzando tutti gli strumenti della giustizia ma anche, prefigurando l'utilizzo della disobbedienza civile.

 


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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

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