
Durante il primo grado del processo a The Pirate Bay, il sito per la condivisione di file (o più precisamente il sito per l'indicizzazione di file torrent) più famoso al mondo, in realtà fu messa in scena una grande opera di teatro. Per l'appello invece ci si sposta in cattedra e la sensazione è quella di assistere ad un corso accellerato di informatica e reti.
Evidentemente i pirati hanno cambiato strategia. Dal processo spettacolo con carnevalate, battute ad effetto e tutti i media alle porte, al processo-lezione, con il tentativo è di "spiegare" il web ai giudici del processo d'appello, aprofittando della loro presenza in un numero molto maggiore rispetto della corte distrettuale che ha emesso la sentenza di primo grado, e sulla cui imparzialità sono state sollevati molti dubbi.
Per un attimo la sensazione è di assistere al secondo atto del processo spettacolo quando su Twitter (hashtag #spectrial) si legge che Fredrik Neij, uno dei quattro imputati, avrebbe risposto con il suo IP al giudice che gli chiedeva l'indirizzo. Ma subito dopo è un altro imputato, Peter Sunde [http://twitter.com/brokep], a smentire.
Più vicini allo spirito del processo i commenti di Rick Falkvinge, [http://twitter.com/Falkvinge] leader del partito pirata svedese, che buffoneggia tra il pubblico del processo
Qualcuno tra il pubblico del processo vuole giocare in LAN wifi qui, mentre Roswall spiega come funziona un sito web?
e subito dopo
E' davvero un processo noioso: Roswall esegue proiezioni per persone con demenza, spiegando come fare clic con il mouse sulle pagine Web.
Insomma, più che all'appoggio dell'opinione pubblica tramite l'eco dei media questa volta si punta ad intervenire direttamente sulla "formazione" di quei giudici che con le loro sentenze stanno definendo i confini di dove ci si può muovere sulla rete, adattando regole pensate per un mondo completamente diverso. Con conseguenze nefaste in alcuni casi, come abbiamo visto più volte in Italia nell'ultimo anno.
Interessante poi seguire la discussione su Twitter che coinvolge gli stessi imputati e il pubblico in aula, tanto che pare ad un certo punto siano stati intimati di non usare le loro connessioni 3G. Online anche il quarto imputato, Gottfrid Svartholm [http://twitter.com/anakata], che segue dalla Cambogia dove pare sia bloccato da una febbre, che commenta
Grazie a Dio per Twitter. Ho quasi perso il mio stesso processo!






