
Fin dall'inizio, Internet ha prosperato in un ambiente con una regolamentazione minima. Diversi soggetti in tutto lo spazio di Internet – provider o utenti di servizi di rete, applicazioni, contenuti, apparecchi o combinazioni di questi – hanno lavorato in modo cooperativo per rendere Internet quello che è, per affrontare le sfide man mano che sorgevano, e per incontrare i bisogni e le aspettative in evoluzione degli utenti. Internet è fiorito largamente come risultato di questi sforzi cooperativi, supportati piu' di recente da sigificativi livelli di investimenti e innovazione private.
Negli USA nasce in questi giorni il gruppo BITAG (Broadband Internet Technical Advisory Group), formato da compagnie di banda larga, aziende hi-tech e accademici. Lo scopo? Ridare in mano ai tecnici e agli ingegneri il futuro della rete. E delle sue policy. Come all'inizio.
Una iniziativa che nasce stimolata dai giganti Google e Verizon (uno dei maggiori player della banda larga negli USA) che a metà gennaio hanno sottoscritto un documento interessante sia nel metodo che nel merito.
Iniziamo dal metodo: due soggetti, con rilevanti disaccordi sul futuro della Rete, decidono di sottoscrivere una posizione condivisa che contiene soltanto i punti di contatto nonostante
we continue to disagree on some of these matters. We each stand by our individual positions in our separate filings, and nothing in this filing waives those positions.
Un passo importantissimo dovuto al fatto che che, nonostante le differenze
“our business rely on each other”.
Se solo anche gli attori che in Italia si confrontano sulla rete fossero sufficientemente egositi da capirlo, invece di farsi la guerra reciprocamente, e chiedere ai governi di intervenire a proprio favore e a scapito degli altri (vedi ad es. legge Bondi). Sogno un giorno in cui si riesca a far sottoscrivere una posizione comune non solo a provider di banda larga e di servizi software ma anche all'industria dei contenuti e alle associazioni consumatori, il passo sarebbe epocale.
Tornando al documento, i temi affrontati sono ugualmente importanti: innanzitutto i due colossi della Rete chiedono il minimo intervento possibile di governi e regolatori (FCC inclusa). Lo slogan, che riguarda pero' anche gli attori privati in posizioni dominati è, “innovazione senza permesso”. Si parla anche di neutralità della rete che viene trattata in modo molto pragmatico, sostendendo che le diverse pratiche debbano essere analizzate caso per caso.
Prevedibilmente in merito allo sviluppo della rete di nuova generazione, sostengono la necessità incoraggiare investimenti privati. Insistono inoltre sulla necessità di agli utenti il potere di gestire tutti gli aspetti della loro esperienza su Internet. Né il governo, né i privati dovrebbero cercare di controllarla.
Ma si spingono anche fino al tema del copiright, relativamente al quale ritengono non si debba andare oltre alle norme vigenti (DCMA) frutto di faticose mediazioni, e si debba puntare semplicemente allo
“sviluppo di futuri sforzi coperativi volontari per scoraggiare la violazione del copyright”.
Insomma non proprio la posizione italiana.











