agorà digitale


Radicali Italiani e Agorà Digitale avviano Class action sull’uso della PEC nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, delle Regioni Basilicata e Campania, del Comune di Roma

Gio, 05/08/2010 - 12:37 — luca

http://www.vostrisoldi.it/img/posta_pec.jpg

Insomma una seria prima campagna in Italia per i diritti digitali dei cittadini. Questo blog è chiaramente in vacanza (fino al 24 Agosto), ma non potevo non pubblicare questa importante iniziativa che Radicali Italiani e Agorà Digitali hanno intrapreso, avviando la procedura per una Class Action nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, della Regione Campania, della Regione Basilicata e del Comune di Roma per violazione delle norme in materia di Posta Elettronica Certificata (PEC).

Per chi non lo sapesse il diritto di utilizzare la PEC è garantito dal “Codice dell'Amministrazione Digitale” che prevede infatti l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di rendere pubblico nella pagina principale dei propri siti un indirizzo di Posta Elettronica Certificata cui tutti i cittadini possono rivolgersi.
Nonostante il termine per mettersi in regola scadesse il 30 giugno 2009, questi enti  non hanno adempiuto ai loro obblighi  e non hanno pubblicato l'indirizzo PEC sui rispettivi siti; per questo, hanno ricevuto la notifica di diffida preliminare all'avvio di una Class Action (ai sensi del D. Lgs. n. 198/2009) da parte di Radicali Italiani e dell’associazione Agora Digitale, difesi dall’avvocato Ernesto Belisario. Se entro 90 giorni non si metteranno in regola, scatterà l'azione giudiziaria vera e propria alla quale tutti i cittadini interessati potranno aderire.
Si tratta della prima campagna in Italia per rendere effettivi i diritti digitali previsti dalle leggi.
L'obiettivo è quello di semplificare i rapporti tra cittadini e amministrazioni, renderne più efficienti i servizi, migliorare la qualità delle vita degli utenti e consentire ingenti risparmi rispetto alla posta tradizionale.

I diritti digitali dei cittadini non possono rimanere solo sulla carta: abbiamo iniziato con queste Amministrazioni, ma proseguiremo con le altre migliaia che ancora oggi sono fuorilegge.
Forse Tremonti non lo sa, ma c’è una tassa aggiuntiva che il suo Ministero impone agli italiani: è la “tassa” delle raccomandate che paga chiunque voglia rivolgersi ai suoi uffici.

 

E questo avviene a pochi giorni dall'avvio della campagna di Civil Hacking di Agorà Digitale (www.agoradigitale.org/civilhacking) che proprio con posta elettronica certificata e firma digitale che mette nelle mani dei cittadini la possibilità di imporre trasparenza e partecipazione alle amministrazioni pubbliche.



Piratiamo la trasparenza

Mar, 08/06/2010 - 18:22 — luca

 

Se l'obiettivo è quello di passare dal supplicare trasparenza all'imporre trasparenza, la “pirateria della conoscenza” è possibile con tre strumenti: posta elettronica certifica, firma digitale, e richieste di accesso agli atti.

Questa la proposta che ho appena proposto per una futura iniziativa comune tra Agorà Digitale e Radicali Italiani su radicali.ideascale.com, il forum digitale dove dirigenti e attivisti stanno iniziando a discutendo strategie e prospettive.

La potete anche votare all'indirizzo http://radicali.ideascale.com/a/dtd/43777-9024

Il mio ragionamento parte dagli scogli su cui si è incagliata l'iniziativa radicale sull'anagrafe pubblica degli eletti che hanno reso ancora più evidente la difficoltà radicale di coinvolgere i cittadini senza accesso prolungato all'informazione e poi di fronte agli attriti e all'impenetrabilità stupida del potere.

 

 

Sono segretario di Agorà Digitale, associazione che lotta per affermare libertà individuali attraverso le nuove tecnologie. Ma sono anche un radicale. Quindi so bene che anche la trasformazione tecnologica è soggetta ai meccanismi del potere. Inutile girarci attorno: l'era digitale ci ha promesso una rivoluzione di trasparenza e di partecipazione che non sta arrivando. La Rete ha rivoluzionato i nostri rapporti sociali, il nostro modo di lavorare, il nostro modo di cercare notizie e informazioni. Ma appena si passa dagli individui ai sistemi di potere, la trasparenza, la disintermediazione, la semplicità dei rapporti tipici del mondo digitale, scompaiono, o, se ci sono, sono estremamente selettivi, disinnescati nel loro potere dirompente.

Il nuovo non passera quindi da un potere salvifico di Internet. Passerà forse dall'intelligenza di usare gli strumenti giusti, facendo lotte possibili, con le energie e il tempo che ciascuno di noi ha. Ed è con queste forze reali che possiamo cominciare a strappare documenti e informazioni importantissime dai cassetti degli amministratori e dalle mani dei nominati. Riversandoli nella Rete. Questa sarà la nostra pirateria.

È la ragionevolezza ad imporcelo. È con un atto di pirateria che Rita Bernardini, attraverso uno sciopero della fame faticosissimo, ha permesso di rendere pubbliche le spese segrete del parlamento, svelando a giornali e una parte di opinione pubblica dati sconosciuti e in molti casi “criminali” come li definì Pannella (vedi su: http://servizi.radicalparty.org/freshinstall/cameraspese/tutte )

In concreto gli strumenti che propongo sono tre.

  1. Posta elettronica certificata. Dietro questo nome terribile e tecnicista, c'è la possibilità di trasformare ogni email in una visita agli sportelli delle amministrazioni locali. Di comprimere in pochi istanti, click, le ore passate in fila o rimbalzato da un ufficio all'altro e a inseguire orari impossibili. Uno strumento pensato dall'amministrazione soprattutto per rendere la macchina burocratica più leggera (speriamo), ma che, quasi involontariamente, diventa il luogo dove ci possiamo infilare per esigere trasparenza e legalità.

  2. Sono numerosi i fogli da firmare quando ci si reca allo sportello. Perciò il secondo strumento di cui ci dobbiamo dotare è quello della firma digitale. Un apparecchio che collegato ad un computer permette di sottoscrivere documenti con pochi passi, alla velocità di un “Mi piace”, per quanti conoscono Facebook. Ma con un valore del tutto equivalente a quello di una firma autografa. La posta elettronica certificata, e ancora di più la firma digitale sono poco diffusi e di difficile reperimento. Ma con poche decine di euro, a meno della metà del costo di mercato, Radicali Italiani e Agorà Digitale hanno la possibilità di fornire ad ogni attivista questo piccolo ma sostanziale equipaggiamento tecnologico.

  3. L'“accesso agli atti”, lo strumento legale tramite il quale è possibile per un cittadino richiedere all'amministrazione pubblica documenti che legittimamente ritiene di essere interessato a conoscere. Strumento quasi inutilizzato per la burocrazia e la non conoscenza che lo circonda.

Per una email certificata con in allegato una richiesta firmata digitalmente di accesso agli atti ci vogliono pochi minuti. La nostra pirateria sarà quella di prenderci i documenti e i dati con cui ci sarà risposto e di renderli pubblici. E di denunciare per inadempienza la pubblica amministrazione in tutti i casi in cui questa non risponda. Anche con azioni collettive.

A quali informazioni possiamo accedere?

Solo per fare qualche esempio.

  1. A tutte le informazioni ambientali e con quelle documentare gli scempi sul territorio.

  2. Alle spese patrimoniali, ai redditi e alle spese elettorali dei consiglieri comunali, provinciali e regionali.

  3. A tutti gli iscritti alle liste elettorali, cioè dei cittadini che hanno diritto al voto.

Ma sta ai cittadini, agli attivisti ed ai dirigenti radicali, comprendere le priorità e la forma per poterci accedere.

Sembra complesso, come si può fare?

La gestione dei riferimenti di legge è ostica anche per i radicali di maggiore esperienza. Per questo è necessario che Radicali Italiani e Agorà Digitale forniscano delle procedure facilitate che permettano a chiunque di procurarsi con poche decine di euro posta elettronica certificata e firma digitale, e di realizzare in pochi click i documenti per le nostre visite “virtuali” agli uffici comunali.

Come valorizzare questa lotta?

Le strade possibili sono limitate solo dalla fantasia. Si chiama civil hacking la capacità di utilizzare le tecnologie per rendere i dati intuitivi e fruibili. Starà ai cittadini, agli attivisti, ad Agorà Digitale e Radicali Italiani saperli utilizzare in modo efficace.



Trattato ACTA finalmente pubblico, una prima vittoria ma molte le questioni aperte

Mer, 21/04/2010 - 11:28 — luca

http://www.mikejr1.es/portal/images/stories/images/anti_acta.jpg

Da circa un'ora è stato messo online dalla Commissione Europea un draft (qui il PDF) dell'Anti-Counterfeiting Trade, il temuto accordo internazionale (fino ad ora mai pubblicato ufficialmente) che rischia di restringere ulteriormente le libertà in Rete e per rendere pubblico il quale anche Agorà Digitale era intevenuta con una interrogazione presentata dal Senatore Marco Perduca. Leggendo il draft ci si accorge che sono ancora aperte numerosissime possibilità (identificate con delle parentesi quadre), e questo renderà complessa l'analisi del documento, a cui si può prendere parte in questo workspace.

Per ora ci si può associale alle affermazioni di Jérémie Zimmermann, co-fondatore di La Quadrature du Net,

"questa pubblicazione mostra quanto efficacie può essere una forte mobilitazione di cittadini in tutto il mondo. Le indiscrezioni avevano mostrato che ACTA poteva ostacolare la libertà d'espressione, l'accesso alle medicine e l'innovazione nella società della conoscenza globale. Questa pubblicazione ufficiale ci indica che in effetti è così. Dobbiamo fermamente rifiutare che dei rappresentanti non eletti possano per conto loro ideare delle politiche che hanno un impatto così critico su elementi così fondamentali per la società"

 



I primi vagiti di Password, la non-rivista a cura di Agorà Digitale

Sab, 10/04/2010 - 15:08 — luca


Tra pochi minuti sono su Radio Radicale a parlare con Jose' de Falco di Password, la nuova rivista a cura di Agorà Digitale.

Bisogna premettere che siamo solo agli inizi, e che abbiamo deciso di affrontare la gestazione di questo progetto in modo trasparente cercando di coinvolgere per quanto possibile anche appassionati e cyberattivisti che non hanno nulla a che fare con la nostra associazione.

L'aspirazione (comed dire, poco ambiziosa :-) ) è quella di creare un luogo per confrontarci con la comunicazione digitale, e le sue tecnologie, con la cultura, la politica, la società, l'economia.

L'obiettivo è quello di riuscire a realizzare ogni due mesi un progetto-documento monotematico aperto a qualsiasi contributo, a partire da un primo numero che ci porterà a ragionare sulle nuove forme di lotta da mettere in campo contro il nuovo oscurantismo in rete.

Come noterete facilmente, Password è, in un certo senso, una non-rivista perchè prende vita in molti luoghi. Fisici, come quello della Festa dei Pirati, durante la quale il progetto è stato presentato (qui potete scaricare le 4 pagine di presentazione) e mediatici, come le 2 pagine su Agenda Coscioni di Aprile, che introducono il tema della Disobbedienza Civile Elettronica.

Vogliamo proseguire sperimentando nel prossimo mese nuovi canali e modalità che ci sono offerte dalle piattaforme digitali.

Creativi, scrittori, giornalisti, illustratori, appassionati di tecnologie, hacker, attivisti che si vogliano cimentare con questo progetto si facciano vivi.

 

Scrivetemi, scrivetemi all'indirizzo nicotra@agoradigitale.org, e vi carichiamo a bordo. :-)


Password cercherà di cogliere e rappresentare le sollecitazioni più interessanti, gli aspetti più controversi, le proposte più efficaci, su quanto è relazione tra mondo digitale e società, una relazione fatta di scelte, di politiche, di comportamenti. E di lotta. Password sarà anche un luogo di arte nel senso del segno che comunica e 'parla' di sé a chi 'sa ascoltare', comprendere, al di là del segno grafico in sé.

Nei prossime settimane potrete seguire le tappe che ci porteranno al primo numero visitando la pagina www.agoradigitale.org/password

Infine ecco il link alle due pagine a cura di Password che trovate nell'inserto di Agenda Coscioni di questo Aprile (che potete anche scaricare in pdf):

 



Ipad e la sostenibilità economica della libertà

Mer, 07/04/2010 - 15:56 — luca

Merito a Vittorio Zambardino (con cui finalmente alla Festa dei Pirati ho avuto la possibilità di scambiare qualche parola di persona) che, tenendo fede all'obiettivo "eretico" del suo libro, pone il successo (quantomeno in termini di vendite) del nuovo gingillo Apple, l'Ipad, nel problematico capitolo dei nuovi doganieri del web.

Oltre al suo post è interessante leggere i relativi commenti, davvero infuocati contro il giornalista di Repubblica. Oltre ad un certo tifo da stadio sempre presente tra le varie fazioni nerd (Mac vs. Linux vs. Windows etc.), credo che questo fervore derivi da un'ambiguità di fondo dell'analisi di Vittorio che sembra poter prefigurare una lotta da combattere facendo leva prettamente sulle scelte individuali (scelte quindi in qualche modo eroiche, considerato l'hype di acquisti e attenzione di cui gode l'Ipad) e non cercando di porre la questione come prioritaria nelle stanze dei bottoni.

Tutto quell'affrettarsi a giustificarsi dei suoi lettori ("ma è bello", "ma mi facilita la vita", "da quando sono passato a Mac il mondo è cambiato", "non ho tempo da perdere configurando computer") potrebbe derivare dalla sensazione che si stia chiedendo ai singoli cittadini di farsi carico dell'ipoteca sul futuro comportata da tecnologie chiuse come quelle dell'Ipad. Il che è un po' come chiedere all'impiegato (o alla mamma, al disoccupato, all'appassionato di chatline erotiche) di scegliere una tariffa telefonica di una compagnia più aperta (ma economicamente svantaggiosa o con meno servizi) perchè "migliore" per lo sviluppo del mondo delle telecomunicazioni. O, all'estremo, come proporre ad un operaio che ormai è in età pensionabile di posticipare l'uscita dal mondo del lavoro per lasciare qualche soldo per i più giovani.

Non solo si tratta di una strada perdente perchè l'ufficio stampa di Apple e il carisma di Steve hanno gioco facile sul blog di Vittorio e sugli sforzi di quanti altri (ovviamente ci metto anche Agorà Digitale) cercano di mettere in guardia sulle prospettive di tecnocontrollo e chiusura della società, proprio tramite Internet.

Si tratta di una strada perdente soprattutto perchè nell'ambito delle nuove tecnologie sembra davvero improbo addebitare ai singoli cittadini, e alle loro scelte, il costo dello sviluppo di una società aperta.

Perchè non ripartire invece dai successi (che sono soprattutto successi del mercato) come quello della multa a Microsoft per abuso di posizione dominante (era il 2004, ere geologiche fa nel tempo di Internet)? Perchè non ripartire da una posizione liberale che ribadisca che il mercato non è il luogo dell'"assenza delle regole"? Le regole ci sono e devono esserci ma devono essere efficienti ed applicate.

Perchè non ripartire dal coinvolgimento dai cittadini non per boicottare aziende "chiuse", ma per portare istanze di apertura ad istituzioni e politica, per costringere una valutazione pubblica sul costo che avrebbe l'apertura di tecnologie in termini di mancata innovazione o al contrario il costo che avrebbe la mancata apertura in termini di futuri mercati ma soprattutto di libertà individuali?

La prima proposta potrebbe essere molto semplice: alle aziende con quota di mercato superiore al 5% è imposta la realizzazione di sistemi interoperabili e che utilizzino protocolli e formati "aperti". Punto.



Indiscrezioni non autorizzate sulla più grande Festa dei Pirati mai vista, il 20 marzo a Roma

Sab, 13/03/2010 - 14:44 — luca

Era impossibile che uno scapestrato gruppo piratesco come il nostro riuscisse a tenere segrete le informazioni sulla Festa dei Pirati di sabato prossimo a Roma fino al lancio ufficiale di lunedì. In fondo, diciamocelo, ai pirati il concetto stesso di lancio ufficiale sta un po' stretto. E così su Affari Italiani prima e su Scambio Etico poi sono uscite le prime parzialissime e frammentatissime informazioni su ciò che tra qualche giorno potrete trovare su festadeipirati.net e sperabilmente, se avremo fatto un buon lavoro, sui maggiori giornali italiani. Nel frattempo su Facebook,  Carlo Frinolli, responsabile social della festa, ha aperto una pagina e un gruppo a cui già potete iscrivervi.

E, se abitate a Roma, in giro per la città troverete se aguzzate la vista, tra un manifesto elettorale abusivo e l'altro, questo sticker (sempre realizzato da Carlo)

che svela anche giorno e luogo dell'evento.

Insomma, manca solo una settimana ad un'intera giornata di arte, dibattiti e spettacolo al bellissimo Teatro Capranica, a due passi da Montecitorio, che siamo riusciti ad avere grazie alla caparbia ed intelligente follia di Luca Neri, l'ideatore e coordinatore dell'evento (lasciatemelo dire, collaborare con Luca è un piacere).  Speriamo di riuscire a restituire tutti i marmi e le poltroncine intatte. :-)

Ho conosciuto Luca la prima volta il 26 agosto 2009 per una intervista a Radio Radicale che facemmo per promuovere il congresso di Agorà Digitale che si sarebbe tenuto di lì a qualche giorno a Salerno con la partecipazione del Segretario del Partito Pirata svedese. Poi Luca mi ricontatta a gennaio

		Da: Luca Neri
Date: 07 gennaio 2010 17.25
Oggetto: sono a Roma anch'io... ci vediamo?
A: lnicotra@gmail.com

Ciao Luca,
sono Luca (Neri), quello di New York della "Baia dei pirati, Assalto al copyright"... 
Ho letto sulla lista del PP che sei a Roma in questi giorni. 
Anch'io! Ci vediamo? Questo e' il mio cell italiano: XXX XXX-XXXX

Luca

e dopo qualche giorno ci vediamo di persona davanti ad un bicchiere di qualcosa di alcolico. Con il suo stile assolutamente unico (lui, autoironicamente si definisce "venditore di tappeti"), mi spiega l'idea della festa che allora era ancora embrionale. Mi convince, e Agorà Digitale, Radio Radicale e diversi dei nostri si imbarcano nell'avventura, tanto che nella lista ristretta degli organizzatori anche i radicali Marco Cappato (presidente di Agorà e segretario dell'Associazione Coscioni) , Marco Perduca (senatore) e Diego Galli (responsabile web Radio Radicale e Radicali Italiani).

Non voglio svelare più di quanto si trovi già in rete di questa importante inizitiva che vuole mostrare all'Italia qualcosa che forse non conosce. Cioè un movimento per i diritti digitali che, pur nella sua frammetarietà, è in sintonia con il paese e che vuole perciò che le sue proposte e la sua vision siano ascoltate e discusse.

Ovviamente i pirati non sono mai troppo pochi, quindi se volete dare una mano o imbarcarvi nell'iniziativa scrivetemi. E poi, ovviamente, ci vediamo sabato prossimo a Roma.



Decreto Romani "perfettibile in astratto"? No, ci si faccia trovare pronti per la conversione in legge

Mer, 03/03/2010 - 16:47 — luca

Credo che, considerando la poca trasparenza del processo di revisione del decreto Romani, dalla cui rielaborazione sono stati esclusi molti tra gli esperti che il governo consulta sui temi legati alla rete, il testo finale sia da ritenersi un buon risultato. Anche Calabrò, presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, che sulla prima bozza si era dimostrato critico, ha parlato di  "grande passo in avanti" anche se  si tratta di un testo "perfettibile in astratto"

Perfettibile in astratto? Io non mi faccio illusioni, perchè questa legislatura ha chiaramente una impostazione che lascia poco spazio alle iniziative parlamentari e ciò che in uno stato di diritto dovrebbe ritenersi normale ( una discussione aperta durante la conversione in legge del Decreto ), in Italia appare quasi utopico.

Ma proprio perchè difficile, se vogliamo che quella parlamentare diventi una reale prospettiva di intervento, è necessario partire per tempo.

In particolare ci sono due punti che Guido Scorza nel suo blog ha messo in evidenza in modo chiarissimo:

"Il primo attiene alla inadeguatezza della tecnica normativa cui ha fatto ricorso il legislatore dettando una definizione per esclusione esplicita" di alcuni servizi che non debbano intendersi come "servizio media audiovisivo": "la tecnologia va più in fretta del legislatore e, quindi, già domani mattina, dinanzi ad una nuova piattaforma di condivisione di contenuti audiovisivi - ipotizziamo un "video-twitter" - occorrerà provare a collocarla in una delle categorie escluse e, qualora - come appare probabile - ciò non risulti possibile, qualificarla come "servizio media audiovisivo" con ogni conseguenza per il suo gestore."

Il secondo punto critico, sempre citando Scorza è che un, "videoblog di modesto successo che raccolga, comunque, pubblicità e/o che possa considerarsi - per quantità e qualità dei contenuti - in "concorrenza" con la radiodiffusione televisiva, dunque, sembra dover essere definito un "servizio media audiovisivo" e rientrare dunque nell'ambito di applicabilità della nuova disciplina."

Infine, un terzo punto giustamente sottolinato da Vittorio Zambardino, è che si continua a prefigurare per AGCOM il ruolo di sceriffo della Rete tanto in relazione ai diritti d'autore che con riferimento alla tutela dei minori. Riproporre l'utente web come figura inconsapevole da salvaguardare porta a maggiori filtri e censure.

A questo scopo ci stiamo mobilitando in queste ore con Agorà Digitale. Stay tuned.



Ufficiale: Pirate Bay da oggi pomeriggio non è più raggiungibile dall'Italia

Mar, 09/02/2010 - 18:59 — luca

Tranne per quelli che usano DNS liberi

Nel frattempo in diversi hanno ripreso ( con un giorno di ritardo? non si fidavano? :-) ) la presa di posizione di Agorà Digitale e del senatore radicale Perduca, tra cui LaStampa.it , Rockol , Key4biz e Aduc TLC ...

 



Nuovo oscuramento di Pirate Bay, tribunali alleati del governo nel mettere l'Italia a rischio censura

Lun, 08/02/2010 - 13:38 — luca

È notizia di queste ore (Grazie a Paolo, Luigi ed Ernesto per averlo segnalato) che il sito web thepiratebay.org sarà presto nuovamente oscurato in Italia dopo che il Tribunale del Riesame di Bergamo ha rigettato la richiesta di annullamento dell'originario provvedimento di sequestro. Come più volte ribadito si tratta di un provvedimento anacronistico e pericoloso per due ragioni.

Primo, non può essere il nome provocatorio di un sito a determinarne la chiusura. Se passa il principio che su Internet gli intermediari come Pirate Bay (ma anche come Google, Youtube, Facebook, etc.) sono responsabili, qualsiasi fornitore di contenuti su Internet potrebbe essere oscurato, prima ancora di un processo. Basta una denuncia e il gip potrà chiedere di bloccare l'accesso ad un sito per tutta la durata del procedimento.

Secondo, le norme invocate per effettuare il blocco non contengono al loro interno la possibilità di effettuare una censura indiscriminata, ma solo quella di intervenire per bloccare attività illecite poste in essere da uno dei suoi utenti. Su questo abbiamo il dovere di contestare, come già fatto dall'Associazione Italiana Internet Provider, la pericolosissima sentenza della Cassazione che ha legittimato tale pratica.

L'unica colpa di Pirate Bay, rispetto ad altri analoghi e diffusissimi motori di ricerca, è quella di aver posto di fronte all'opinione pubblica la necessità di una riforma del copyright e del diritto d'autore per cui i radicali e l'associazione Agorà Digitale si battono da anni. Le soluzioni per adeguare la normativa a pratiche che riguardano milioni di cittadini italiani nel rispetto dei diritti degli autori di contenuti, ci sono, tanto che abbiamo da tempo presentato in parlamento una proposta di legge che va in questa direzione.

Invece si reagisce con un accerchiamento compiuto da tribunali che tentano di forzare l'estensione di normative vigenti al web e da un governo che tenta di ottenere proprio sul web un maggior controllo mediante una continua decretazione d'urgenza. Anche contro tutto ciò dobbiamo prepararci ad uscire dalla trincea digitale in cui ci hanno costretto, utilizzando tutti gli strumenti della giustizia ma anche, prefigurando l'utilizzo della disobbedienza civile.

 



Le industrie dell'audiovisivo ti spiano illegalmente. Ma quel che è peggio, forse le forze dell'ordine le aiutano.

Mar, 19/01/2010 - 12:07 — luca
Che tutti gli utenti della rete italiana siano costantemente sorvegliati e monitorati dalle industri dell'audiovisivo (non da magistrati quindi, ma da privati) non è più una novità. Si tratta di un fenomeno intollerabile che le cronache degli ultimi giorni suggeriscono avere una diffusione maggiore di quella che ci si poteva immaginare e su cui è certamente urgente che la magistratura indaghi, avendo già condannato pratiche analoghe in occasione del famoso caso Peppermint. Ma c'è un'altro punto ancora più inquietante che a molti sembra essere sfuggito. La Federazione antipirateria televisiva (Fapav), l'ente che ha effettuato il monitoraggio per conto delle industrie dell'audiovisivo, collabora costantemente con referenti istituzionali e che con le Forze dell'Ordine operative sull'intero territorio, per creare un costante flusso di scambi informativi. Siamo sicuri che proprio da tale collaborazione la Fapav non possa ricavare parte delle sue informazioni sugli utenti e che le forze dell'ordine e le istituzioni siano in qualche modo informate delle attività di monitoraggio illecito compiuto dalla Fapav? Si tratterebbe di un fatto molto grave, relativamente al quale con l’associazione radicale Agorà Digitale e i deputati radicali abbiamo depositato una interrogazione parlamentare, affinchè su questo il Governo faccia chiarezza al più presto.


Oggi pomeriggio sono a Roma a "Creatività, Cooperazione, Condivisione" a parlare di libertà digitali e politica

Dom, 20/12/2009 - 13:48 — luca
L'evento e' organizzato da Frontiere Digitali. La descrizione dal sito di Altra Domenica, all'interno della quale si svolgera' l'evento:

Il tema centrale delle attività che si svolgeranno il 20 dicembre sarà infatti dedicato a tutto quel mondo che riguarda il software libero, le TV di strada, l'informazione sul web con l'allestimento di una piazza interamente dedicata al tema che vedrà la presenza di molte organizzazioni che da anni lavorano nel settore


Digitale-Analogico: oggi un mio articolo in prima pagina su Terra ed una intervista a pagina due di Liberazione

Mer, 16/12/2009 - 10:29 — luca

Terra, pagina 1 del 16 dicembre 2009

di Luca Nicotra, Segretario dell'Associazione radicale Agorà Digitale

Alcuni dei messaggi e dei gruppi che si trovano sul social network Facebook in queste ore, dopo l`aggressione nei confronti del premier Silvio Berlusconi, sono sconcertanti. Sono migliaia le persone che non hanno il timore di associare pubblicamente il, proprio nome a istigazioni alla violenza o a insulti al Premier. Ciononostante è importante evitare facili allarmismi: Internet non è il far west. Anche sul web esistono delle leggi, e se verrà accertato che qualcuno ha commesso un reato, inneggiando alla violenza contro Berlusconi o in qualsiasi altro modo, è giusto che sia perseguito.

Dai tribunali però. A questo proposito la Procura di Roma ha già annunciato di aver aperto un fascicolo relativo ai gruppi apparsi ieri su Facebook. Ogni allarmismo appare quindi immotivato. C`è invece il rischio effettivo che il clima di scontro politico duro venga usato come pretesto per introdurre in Italia, sull’onda dell`emozione, norme restrittive e da stato di polizia, come è successo altre volte nel paese. Ad esempio dopo gli attentati terroristici negli Stati Uniti e in Europa, con 1 introduzione di quel decreto Pisanu che prevede la schedatura preventiva dell`identità e delle attività di chi naviga in rete, per evitare il rinnovo del quale l`associazione Agorà Digitale e Radicali Italiani si stanno mobilitando in questi giorni. Dopo l`aggressione al premier moltissimi parlamentari ed esponenti del governo hanno rilasciato dichiarazioni che invocano leggi in grado di controllare e sanzionare comportamenti che incitino alla violenza in Rete, in modo rapido ed efficiente. E direttamente su iniziativa del governo. Eppure la censura di Stato ha poco a che vedere con la giustizia. Ha molto a che vedere, invece, con la volontà di limitare una libertà di espressione, quella online, difficile da controllare e che per i governi si dimostra sempre più un problema. Ha a che vedere con il tentativo`di trovare una spiegazione tranquillizzante alla violenza di certe esternazioni, dipingendo Internet come un luogo frequentato da criminali e squilibrati, un luogo oscuro da cui proteggersi. Qualcuno si è spinto fino a sostenere che Tartaglia `era vicino agli ambienti dei social network". Si tratta di uri immagine terribilmente falsa. I Radicali, i messaggi che oggi si leggono sulle bacheche di Facebook e del web, li conoscono bene. segretario Agorà Digitale Nicotra dalla prima Sono gli stessi che si ascoltavano negli anni `80 o`90 a Radio Parolaccia, quando aprimmo i microfoni di Radio Radicale senza filtro 24 ore su 24. Un esperimento che consentì di ascoltare la voce di un Italia che strepita, urla, minaccia, impreca e bestemmia e che oggi Internet permette di replicare su base permanente e per un numero di cittadini sempre maggiore. Un paese a volte orrendo, ma che esiste e non si può cancellare, e di cui invece sarebbe utile cercare di comprendere le- cause. Nel frattempo agli ,onorevoli D`Alia, Carlucci, Maronfi e quanti altri in queste ore stanno inneggiando alla censura in Rete è bene ribadire che la libertà si esercita nei casi limite. Quelli più sgradevoli o ripugnanti. Non ci sono direttori responsabili dentro Facebook e se qualcuno commette dei reati, a maggior ragione lì dove la privacy e praticamente assente; la responsabilità personale resta. Ma per questo d è la magistratura. Altrimenti chi decide quali frasi sono da considerarsi oltre il limite accettabile. La Carlucci? Maroni? È importante che parlamento e società civile si mobilitino per limitare le tentazioni da stato di polizia del governo. Noi radicali abbiamo presentato una interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri Alfano e Maroni a prima firma Marco Beltrandi, deputato radicale del gruppo del PD, per fare chiarezza sulle notizie di una possibile introduzione mediante decreto legge della norma di apologia di reato su Internet, già con il prossimo Consiglio dei Ministri. Non è chiaro quali potrebbero essere i dettagli del provvedimento ma bisogna evitare che vengano riproposte norme che in qualche modo equiparino Internet all `editoria, con conseguenze disastrose sullo sviluppo della rete in Italia, come denunciato da numerosi operatori del settore, con lo spettro dell`oscuramento di intere piattaforme per l`impossibilità tecnica di chiudere singoli gruppi. Sarebbe un fatto contrario ad ogni elementare principio costituzionale. Il Parlamento ha già deliberato pochi mesi fa su una proposte simile, contenuta in un emendamento del senatore D’Alia, esprimendosi in modo nettamente contrario, con un voto condiviso da gran parte della maggioranza. Non crediamo che da allora le condizioni siano cambiate, e una riproposizione di norme simili mediante decretazione d`urgenza sarebbe un atto grave nei confronti dei diritti dei fruitori della rete e delle prerogative delle Assemblee legislative.



SIAE illegittima. Nuove tasse conseguenza di un monopolio che deve finire. Governo faccia propria proposta radicale`

Sab, 12/12/2009 - 19:13 — luca
La proposta di nuove tasse da parte della SIAE sta diventando una riflesso automatico inaccettabile. Dopo quella sulle connessioni ADSL di appena qualche giorno fa, ora spunta l'imposta su cellulari e PC. Conosciamo la rodata retorica della SIAE che, riciclando dati messi in discussione ormai da numerosi studi, sostiene una perdita di circa 300 milioni di euro dovuta alla pirateria e che nel tempo ha già usato per giustificare l'introduzione delle tasse sui supporti vergini analogici, supporti digitali, videoregistratori, masterizzatori e perfino microchip, o chiavette USB. Sempre a carico dei cittadini. Ma le tasse servono a pagare un servizio, e nel caso della SIAE abbiamo difficoltà a capire di quale servizio si tratti. Parliamo di una società che i suoi stessi associati contestano. Il cui costo di iscrizione e di rinnovo annuale è così alto che il 60% degli autori musicali è in perdita; che neppure i big riconoscono, tanto che una settimana fa 130 tra i più noti autori e 30 dei maggiori editori si sono scagliati contro di essa con una lettera aperta a cui i dirigenti dell'associazione non hanno ritenuto di dover rispondere. Una società il suo vertice è costituito al 50% da membri che non appartengono alla sua base associativa, con una massiccia ingerenza da parte dello Stato, senza alcun piano strategico e per il cui solo funzionamento vengono impiegati quasi 200 milioni di euro all'anno. Dati che dimostrano sempre più che SIAE da ente di tutela si è tramutando in uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo del settore e che cerca di sfruttare un monopolio sempre più illegittimo e che noi radicali sosteniamo debba essere abolito. L'alternativa non è il far-west, ma un mercato tra libere associazioni per l'intermediazione dei diritti d'autore che da tempo abbiamo delineato con una proposta di legge depositata alla Camera dal deputato radicale Marco Beltrandi e che il Governo dovrebbe fare propria.


Internet non è un giocattolo

Gio, 10/12/2009 - 20:46 — luca

Articolo pubblicato su Terra di domenica 6 dicembre e sul mensile Agenda Coscioni dell'Associaizone Luca Coscioni

Niente appuntamenti fissi. Io i lettori di Agenda Coscioni, così come quelli del quotidiano ecologista Terra, a cui Agenda da qualche mese si accompagna, me li immagino con le maniche rabboccate. A rubare una decina di minuti per leggere queste pagine nei momenti di pausa, cercando di aggiornarsi e migliorare la loro comprensione sui processi che ad esempio investono le università, i centri di ricerca, le istituzioni o le realtà locali. Attenti ad individuare motori e strumenti che consentano lo sviluppo di una società laica. O magari ecologista. Cercando di capire come attivarsi in prima persona.
Ci vuole determinazione per ritagliare di mese in mese qualche ora del proprio tempo per tutto ciò, sforzandosi di rimanere concentrati su un progetto. Ecco, mi auguro che questo spazio affidato alla neonata associazione radicale Agorà Digitale possa convincere questa resistenza di "cittadinanza attiva" che nuove lotte sono necessarie. Lotte per i diritti civili di nuova generazione. Per nuovi spazi di democrazia che diano man forte ad altri sempre più compressi ed asfissianti.
Intendiamoci, è possibile legittimamente decidere di non collegarsi ad Internet, disinteressandosi alla sua evoluzione o di come, nel bene e nel male, stia cambiando nel profondo la società. Però bisogna essere consci di quanta parte della vostra epoca rinunciate a conoscere, e difendersi dall'idea che in fondo Internet è un giocattolo e le cose vere accadono altrove.
Sarebbe un grande errore. Nel 2010 non occuparsi di Internet vuol dire, per un individuo, ipotecare la capacità di essere presente nella società, di accedere alle fonti di informazione, di comunicare, elaborare, organizzare, costruire. Di risparmiare tempo, e di impiegare il tempo risparmiato, non solo vagando tra gli aggiornamenti e le foto degli amici, ma per far crescere progetti come Wikipedia, i blog, il software libero per citare solo alcuni dei trionfi della Rete. O addirittura, sentite un po', per fare politica. Perché ormai anche su questo versante Internet ha mostrato di poter essere innovatore, contribuendo a successi tanto diversi tra loro come quello del Partito Pirata del 7,1% alle Europee, o di Barack Obama alle scorse presidenziali americane.
Forse potrà non piacere, ma Internet è una nuova piazza in cui avvengono quotidianamente manifestazioni e in cui si forma una parte della cultura nel paese. Diversa, per alcuni meno affascinante del mondo che prevedeva prevalentemente striscioni e slogan urlati in un megafono, ma ugualmente vera. E non scendere a manifestare, anche a difesa della piazza stessa, deve essere una scelta consapevole.



No al rinnovo del decreto Pisanu; no allo stato di polizia in rete

Lun, 16/11/2009 - 19:16 — luca

http://www.agoradigitale.org/sites/all/files/images/pisanu_0.jpg


Il 31 dicembre scade il decreto Pisanu, che prevede la schedatura di tutte le comunicazioni su Internet e dei dati personali di coloro che accedono alla rete dai luoghi pubblici, con modalità tali da non avere eguali in alcun Paese democratico. Il decreto fu approvato sull'onda della paura generata di attentati terroristici negli USA e in Europa, e da allora ininterrottamente prorogato, cancellando il diritto dei cittadini alla riservatezza dei dati personali.
L'associazione radicale "Agorà digitale" ha deciso di mobilitarsi per impedire che sia prorogata una norma così lesiva dei diritti fondamentali dei cittadini, alla quale non corrisponde alcuna reale giustificazione in termini di sicurezza. Siamo consapevoli che già in passato questa richiesta da parte del mondo della rete è giunta ai Governi che si sono succeduti dopo l'approvazione del decreto. Ma prima il governo Prodi e poi quello Berlusconi si sono dimostrati sordi.
Quest'anno Agorà Digitale e il Partito radicale sono determinati a mettere fine a questa anomalia lottando dentro il Parlamento, dove i Deputati radicali eletti nelle liste del PD hanno presentato un disegno di legge per regolare il trattamento dei dati personali, ma anche al di fuori,  fornendo ai cittadini gli strumenti per opporsi a tali norme liberticide e preparando azioni di disobbedienza civile.
E' proprio a causa delle incredibili restrizioni imposte dal decreto Pisanu che l'Italia si trova agli ultimi posti in Europa per diffusione dei punti di accesso wifi, nei bar, nelle scuole, nelle stazioni e nei luoghi pubblici in generale. Per dire NO allo Stato di polizia in rete, è necessario mobilitarsi per impedire il rinnovo del decreto Pisanu.

Dichiarazione di Luca Nicotra (Segretario di Agorà digitale) e Marco Cappato (Presidente, membro del Comitato nazionale di Radicali italiani)



I Pirati Svedesi sbarcano a Salerno. Il 6 settembre al Congresso di Agorà Digitale

Gio, 27/08/2009 - 16:39 — luca
Dunque. Rick Falkvinge, il leader del Partito Pirata Svedese, che alle scorse europee ha ottenuto un incredibile 7% dei voti, sarà ospite speciale del Primo Congresso di Agorà Digitale, l'associazione radicale per le libertà e la democrazia digitali che il 6 settembre a Salerno lancerà la prima campagna nazionale per la legalizzazione del file sharing, la riforma del diritto d'autore e l'abolizione del monopolio SIAE.
 

Oltre a lui, il più famoso hacker etico italiano, Raul Chiesa, ora consulente per le Nazioni Unite sul cybercrime, insieme all'esperto Marco Calamari del Progetto Winston Smith, saranno al centro del dibattito per definire una strategia a difesa della privacy, contro la censura in Italia e all'estero, per la quale Agorà Digitale è pronta a muoversi sia sul piano tecnologico che politico.

Con la presenza di Falkvinge la nuova associazione cerca da subito di fare proprio il metodo transnazionale e transpartitico che contraddistingue l'azione del Partito Radicale Nonviolento. Un'occasione importantissima di confronto a partire dalle questioni così descritte nella carta dei principi del  Partito Pirata svedese

 

"Il Partito Pirata fondamentalmente vuole riformare la legge sul copyright, eliminare il sistema dei brevetti ed assicurare che il diritto alla privacy dei cittadini sia rispettato. [...] Non solo pensiamo che questi siano obiettivi utili, crediamo altresì che siano realisticamente realizzabili su una base europea. I sentimenti che hanno portato alla formazione del Partito Pirata in Svezia, sono presenti in tutta Europa e ci sono già iniziative politiche simili in corso in parecchi altri Stati membri. Insieme, potremo dar vita ad un nuovo corso per un'Europa che attualmente si sta dirigendo in una direzione molto pericolosa."

www.agoradigitale.org


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Quella volta che son capitato ad Annozero, a difendere la rete

segretario dell'associazione radicale Agorà Digitale

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