agorà digitale


Perchè la censura di Twitter è male e cosa dobbiamo tentare

Lun, 30/01/2012 - 16:25 — luca

 

Un sistema di censura efficace, territoriale, ancora peggio se socialmente accettato, potrebbe provocare il tracollo della barriera culturale che ne limitava l'utilizzo indiscriminato nel goveno dei nuovi fenomeni della società dell'informazione. Un argine che fino ad ora siamo riusciti ad imporre a governi democratici e multinazionali ma che la decisione di Twitter di dotarsi di un nuovo e "raffinato" sistema di rimozione di contenuti e utenti ("The Tweets Must Flow") rischia di far crollare.
 
Il problema della censura come soluzione a problemi  sociali od economici è la sua contagiosità.
 
Prendiamo il caso italiano. Da sempre è una l'argomentazione in mano agli oligopoli dell'informazione e dell'intrattenimento per sostenere la possibilità di bloccare interi siti web senza passare da un giudice: lo stato già blocca automaticamente i siti web del gioco d'azzardo non in regola per garantirsi maggiori introiti. Perché non lo dovrebbe fare per contrastare la pirateria? 
In effetti l'argomentazione regge.
 
Se ragioniamo in questi termini mii pare del tutto comprensibile l'ondata di critiche, alcune molto ben argomentate, al nuovo sistema per la rimozione di tweet e utenti in specifici paesi. Mi sembra poco convincente al contrario la difesa che proviene da autorevoli soggetti (come l'americana EFF) che sottolineano come Twitter già censurasse contenuti. Giusto. Pero' evidentemente si trattava di un dato poco noto e proprio per questo non contestato. Nessun utente accettava la vecchia censura e ha rifiutato questa. Semplicemente prima non lo sapeva ora lo sa. E giustamente si ribella, avendo preso coscienza del fenomeno.
Il realismo è l'altro argomento forte tanto tra i detrattori quanto tra i sostenitori alla decisione del colosso americano: Twitter è un'azienda e quindi segue dei meccanismi che sono inevitabilmente orientati al business. Però neppure questa argomentazione mi pare convincente. A Twitter, Facebook e Google e alcune altre multinazionali abbiamo appaltato una buona parte della sfera pubblica. Perchè ci hanno dato in cambio degli strumenti utili al suo sviluppo, certo. Ma non è un lascito a vita. E' un tacito accordo tra business e cittadinanza che deve essere confermato nelle decisioni piu' importanti. Abbiamo il diritto di avanzare alcune richieste. Ce ne dobbiamo convincere.
 
Come? Per me la risposta è quella del governo aperto. Stefano Quintarelli, nell'intervista rilasciata ad Agorà Digitale sostiene che solo il Dipartimento di Stato, la signora Clinton insomma, potrebbe ottenere qualcosa.
Io invece mi immagino una mobilitazione dal basso di utenti che riescono ad incanalare il diffuso e istintivo rifiuto della censura per rivolgere alla piattaforma delle richieste ragionevoli ed argomentate.
Quali richieste? Mi immagino anche un processo di discussione tra associazioni ed esperti che porti nei prossimi giorni o settimane ad elaborare un documento-manifesto rivolto a Twitter e ai suoi vertici. Che contenga degli elementi minimi di rispetto dei diritti umani (di cui la libertà di espressione fa parte) che la piattaforma si deve impegnare a rispettare in ogni caso. Anche rinunciando ad espandersi in certi paesi se necessario. Assieme a cio' immagino la necessità di chiedere l'adesione ad una serie di principi. Magari con atti formali come la sottoscrizione della Global Network Initiative da cui Twitter fino ad ora si è tenuta fuori.
 
Portare in porto un processo di dialogo di questa portata tra multinazionali tecnologiche e cittadini sarebbe una rivoluzione culturale non da poco. Un realismo "buono" di cui avremmo davvero bisogno.
 
Ci proviamo?


I dietro le quinte dell'emendamento bavaglio dell'onorevole Fava

Mar, 24/01/2012 - 16:23 — luca

 

C'era ottimismo dopo la conferenza stampa di oggi contro l'emendamento bavaglio dell'On. Fava. La partecipazione di tutti i gruppi politici, esclusa la Lega è certamente un segno importante. Che quasi verrebbe voglia di rilassarsi.

Ma sarebbe sbagliato e imprudente sottovalutare le dichiarazioni che ancora in queste ore l'On. Fava continua a rilasciare a difesa della norma da lui prodotta (qui da Corriere.it).

Perchè in contemporanea alla nostra mobilitazione pubblica ve n'è un'altra, che certo non funziona con conferenze stampa, n'è con appelli alla mobilitazione. È il lavoro delle lobby dei monopolisti dell'informazione e dell'intrattenimento che enorme influenza esercitano su Parlamento e Governo. 

Non abbassiamo la guardia quindi, finchè non avremo vinto questa la battaglia. Non rischiamo di accorgerci troppo tardi che l'apparente consenso sull'abrogazione dell'emendamento On. Fava non corrispondeva ad un reale consenso in Parlamento, che fino a prova contraria, in una sua commissione, qualche giorno fa, quell'emendamento l'ha già avvallato.

Per chiunque volesse avere maggiori informazioni sull'emendamento documentarsi tramite il kit stampa predisposto da Agorà Digitale http://www.agoradigitale.org/no-allemendamento-fava

Questo il video della conferenza stampa di oggi http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Conferenze%20stampa%20deputati/Dettaglio?IdEvento=4753

Incollo qui sotto il testo dell'appello che potete sottoscrivere alla pagina http://www.agoradigitale.org/nofava

Abbiamo pochi giorni per convincere i parlamentari ad abrogare l'emendamento Fava, che introduce un nuovo bavaglio al Web. Firma la petizione rivolta ai parlamentari italiani affinche sottoscrivano gli emendamenti che abrogano la nuova norma bavaglio.

Oggi 4 associazioni (Agorà Digitale, Articolo 21, Liberiamo, il Futurista) e alcuni parlamentari (tra i primi Beltrandi (Radicali), Giulietti (Misto), Perina (FLI)) alle 11.30 terranno una conferenza stampa alla Camera (in diretta su webtv.camera.it) per lanciare una mobilitazione che fermi l'emendamento. Ma è fondamentale che da subito si mobilitino associazioni, giornalisti, imprenditori, politici e semplici imprenditori.

Firma e fai girare!

Unisciti alla pagina facebook http://www.facebook.com/pages/nofava-No-al-Bavaglio-ad-Internet-e-al-SOPA-Italiano/348602321824568?sk=info

Ed ecco il testo della petizione

Gentile Onorevole,

deputati e senatori di quasi tutti i gruppi (Fli, Gruppo Misto, IDV, PD, PDL e Radicali) hanno presentato alla Camera molti emendamenti volti ad abrogare dalla legge comunitaria l'emendamento dell'On. Fava, che, in contrasto con le direttive europee vuole obbligare i siti web a controllare preventivamente i contenuti pubblicati dagli utenti, rimuovendoli in base ad una semplice segnalazione di una parte interessata. Se è importante la difesa del diritto d'autore questa non può avvenire a scapito dei diritti degli utenti e degli hosting provider (siti come Wikipedia, Google, Facebook) che saranno costretti ad una rimozione "selvaggia" di contenuti.

Le chiediamo di apporre la sua firma su tali emendamenti o quantomeno su alcuni di essi, per dare forza alla richiesta di abrogazione  in modo che sia chiaro che la difesa del web, non come luogo di assenza di regole, ma come risorsa anche per l'informazione è condivisa da tutti gli schieramenti politici.

Internet è e sarà una risorsa fondamentale per la nostra democrazia e deve essere tutelata.

Per sottoscrivere la lettera http://www.agoradigitale.org/nofava



Grazie Silvio. Se l'Italia fa scuola nella mobilitazione a difesa della libertà d'informazione in Rete lo dobbiamo a te

Mer, 18/01/2012 - 10:34 — luca

Anni di oscurantismo mediatico ci hanno spinto a trovare nuovi e innovativi modelli di lotta per la difesa dell'informazione in Rete. Che ora vengono riproposti all'estero. Addirittura negli Stati Uniti. Lì è nata una nuova organizzazione, Fight for the Future che, sulla spinta delle storiche  EFF e Public Knowledge, sta conducendo una campagna contro le leggi censura (SOPA/PIPA) in via di approvazione dal congresso americano. Impossibile non notare i parallelismi tra americancensorship.org e la campagna No Censura/La Notte Della Rete contro il regolamento Agcom guidata, tra gli altri, da Agorà Digitale. Seppur con altri numeri e altre risorse, certo (E Google certo non ci fece la landing page!)

Oggi chiude la Wikipedia americana, ma è stata la versione italiana della nota enciclopedia online a creare il precedente contro la legge bavaglio del governo Berlusconi.

E lo sciopero dei blog (ora riproposto su sopastrike.com) l'abbiamo promosso proprio da noi nel 2009 contro l'obbligo di rettifica contenutol comma definito ammazza internet.

Insomma qualcosa di buono, qualcosa di cui andare fieri, è successo anche negli anni piu' bui dell'Italia. Sarà importante ricordarcelo nei prossimi momenti di disperazione collettiva. E trarne forza.



La Trasparenza nel 2011 o è su Internet o non è. Caro Monti, più coraggio, te lo chiedono 70.000 cittadini e decine di associazioni

Lun, 05/12/2011 - 12:47 — luca

Vogliono che i cittadini si fidino della politica? Ci vuole innanzitutto trasparenza totale. Mario Monti ha fatto un primo passo. Gli va dato atto ed è giusto sottolinearlo. In apertura di conferenza stampa il il neo-presidente ha annunciato che

“per i membri del Governo ci sarà un criterio di trasparenza a livello delle migliori pratiche internazionali”.

Il neo presidente ha risposto in questo modo alle numerose associazioni guidate da Agorà Digitale ed Avaaz che nei giorni scorsi avevano promosso l'"operazione trasparenza totale": una richiesta all'esecutivo (la trovate all'indirizzo http://www.agoradigitale.org/trasparenza-governo-monti) affinchè siano pubblicate tutte le informazioni patrimoniali e di conflitti di interessi relative al nuovo governo e all'intera classe politica.

Una iniziativa a cui è seguita una forte mobilitazione popolare, con la raccolta di 70.000 firme sulla piattaforma di Avaaz.

E a cui il nuovo governo ha voluto rispondere. Quindi bene, bravo, bis.

Ma dobbiamo continuare ad incalzare Monti su un punto imprescindibile, su cui il presidente del consiglio non è stato sufficientemente chiaro: nel 2011 la trasparenza o è su Internet o non è.

Solo con un accesso diffuso a tali informazioni mediante la pubblicazione su Internet si può consentire l'effettiva accessibilità dei cittadini a quelle informazioni.

Inoltre sono numerose le iniziative che il governo può intraprendere per dare al paese un vero e proprio shock di trasparenza.

Innanzitutto può mettere subito in cantiere una norma che renda obbligatoria tale pubblicazione su Internet per l'intera classe politica. Ad esempio appoggiando i diversi ordini del giorno e progetti di legge presentati presso la Camera dalla radicale Rita Bernardini e al Senato da Pietro Ichino (PD) provano a recepire questa esigenza di trasparenza con un'anagrafe pubblica degli eletti. Seguendo l'esempio del Codice di Condotta per i parlamentari UE, come auspicava anche l'amico Guido Scorza nei giorni scorsi.

E se davvero si vuole confrontare con il contesto internazionale, perchè non intraprendere il percorso del governo aperto, iniziando da subito (grazie ad Alberto Cottica per il suggerimento) sottoscrivendo l'iniziativa internazionale della Open Governement Partnership che l'Italia ha fino ad ora colpevolmente ignorato?



Neelie, la Commissaria Europea che ci puo' salvare dalla censura in Rete. Se ci svegliamo

Mer, 23/11/2011 - 12:49 — luca

Decine di articoli e post (segnalo tra gli altri Luca De Biase, Nicola D'Angelo, Anna Masera, Guido Scorza, Sole24Ore e Punto Informatico) celebrano giustamente lo storico intervento della Commissaria Neelie Kroes contro l'attuale sistema del copyright. Diventato un'ossessione per le multinazionali dei media ma incapace di remunerare la creatività degli artisti.

Negli stessi articoli in pochi hanno però voluto sottolineare che in Italia stiamo per gettarci nella direzione opposta. Nonostante il collegamento sia evidente e la questione di assoluta urgenza, non si ritiene necessario attirare ora e subito l'attenzione sul fatto che la nostra Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni a dicembre approverà un regolamento che introdurrà nuovi sistema di censura su Internet con la scusa del diritto d'autore. È questa la nostra agenda digitale. Perchè?

Contro questo regolamento si è mobilitata mezza Italia, ma è importante ripeterlo: si tratta di un provvedimento (qui maggiori info) che l'Autorità non poteva fare (le leggi non le danno il mandato di intervenire), ha fatto male (tanto da ricevere le critiche quasi unanimi del mondo politico e dell'opinione pubblica), e se passasse avrebbe il risultato di consentire la rimozione sommaria di contenuti di ogni tipo sul web. Dove sommarietà è sinonimo di censura, nessuna certezza di potersi difendere, decine, centinaia, migliaia di casi di utilizzo di contenuti ad esempio a fine di cronaca o comunque senza fine di lucro semplicemenete eliminati (nella sommarietà, appunto). La trasformazione il piu' grande spazio pubblico che l'umanità abbia conosciuto in poco piu' di un canale di distribuzione dei contenuti delle grandi multinazionali.

L'assopimento generale è così grande che a parte l'agguerrito gruppo di avvocati ed esperti di nuove tecnologie (tra gli altri Blengino, Sarzana, Scialdone, Scorza, Prosperetti e Quintarelli), nessuno, a partire dai media mainstream, sembra essersi accorto che Neelie Kroes nelle settimane scorse ha scritto una lettera senza precedenti all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni proprio sul regolamento sul diritto d'autore.

Erano giorni in cui gli addetti ai lavori si aspettavano che l'Europa avrebbe legittimato il regolamento Agcom, sotto la spinta dei lobbisti delle multinazionali dell'industria musicale e cinematografica. Invece la Commissaria è riuscita ad anticipare i dipartimenti della commissione (ad es. Mercato ed Imprese) maggiormente influenzati dai monopoli dei media e ha scritto lei stessa a Corrado Calabrò.

Un funzionario che lavora da anni alla Commissione Europea ha detto che mai si era vista una lettera che scendesse cosi' nel dettaglio dei singoli punti di un regolamento.

Mai si era vista un'Autorità nazionale come Agcom trattata come uno scolaretto dalla Commissione Europea.

Quasi ogni articolo del regolamento viene posto sotto la lente d'ingrandimento europea con sei pagine ricche di critiche, commenti e richieste di approfondimento. Tra le altre cose la Kroes contesta un regolamento che vuole imporre incondizionatamente a tutti i siti internet sistemi diffusi di censura. Rileva i tempi assurdamente brevi (ad es. "addirittura solo due giorni lavoritivi") per difendersi da ingiuste accuse di violazione, l'ambiguità di molti passaggi che potrebbero prefigurare l'uso di (illeciti) blocchi di contenuti, lo spingersi dell'Autorità ben oltre i paletti delle direttive europee. La lettera si conclude con un invito perentorio: l'Autorità tenga conto delle osservazioni e risponda a tutte le richieste di approfondimento.

Insomma dalla Commissione Europea una bocciatura di fatto del regolamento, evidentemente ritenuto mal scritto, confuso e inutile per l'obiettivo di tutelare il diritto d'autore.

Qual'e' stata la reazione dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni? Ovviamente nessuna. La lettera non sarebbe stata neppure pubblica se non fosse stato per i soliti "leaks".

Quello che è più grave, nessuno all'interno dell'Autorità, in Parlamento o nel nuovo governo ha avuto la volontà di chiedere all'Autorità di trarre le necessarie conseguenze politiche, rispondendo pubblicamente alla lettera della Commissaria.

E noi? Il mondo delle associazioni, dei blogger e piu' in generale della società civile può fare qualcosa?

È abbastanza chiaro che abbiamo due possibilità.

La prima è quella di attendere due/tre settimane, ovviamente ricche di eventi che ci racconteranno tutte le possibilità aperte da Internet. Salvo poi risvegliarci da questo sogno con un Italia più vecchia, chiusa, e meno libera. Senza neppure la scusa del conflitto di interessi del Presidente del Consiglio.

Oppure accorgerci che il discorso e la lettera della commissaria Kroes ci danno la forza di avanzare da subito una richiesta netta: il regolamento Agcom deve essere semplicemente stracciato. L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni deve raccogliere le indicazioni europee e ragionare su un nuovo testo che parta da presupposti completamente nuovi. Dell'apertura del mercato e della remunerazione degli artisti ad esempio.

Dobbiamo scegliere se attendere di poter commentare, magari stracciandoci le vesti, che la Rete italiana diventi l'esperimento più avanzato di censura. O prendere spunto dalla storica mobilitazione americana di questi giorni contro una legge fondata sugli stessi principi censorei e di chiusura del regolamento Agcom sul diritto d'autore. L'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni deve ascoltare l'Europa. Il regolamento-censura si deve fermare. Li abbiamo già costretti una volta ad ascoltarci con "La notte della rete". Su www.agoradigitale.org stiamo raccogliendo la disponibilità di chi vuole collaborare per riprovarci.



Chiusura di Wikipedia è già nella Storia del Web. Migliaia di blogger, associaizoni, comuni, cittadini a sostegno degli emendamenti per salvarla

Mer, 05/10/2011 - 12:21 — luca

Meraviglia. Questa mobilitazione contro il comma ammazza Web/Blog/Wikipedia sta facendo la storia. Quantomeno la storia del web (e infatti subito appare sulla comunità "nerd" Slashdot). La decisione di Wikipedia di sospendere l'accesso alle sue pagine rappresenta una pietra miliare nella difesa del diritto all'informazione in rete. Improvvisamente centinaia di migliaia di cittadini fruitori della più grande opera collettiva che l'umanità abbia conosciuto, sono stati messi di fronte agli effetti delle norme censorie che stanno per essere approvate dal parlamento. Tanto da far cambiare idea anche agli addetti ai lavori fin'ora piu' scettici

Ma dobbiamo riuscire ad ottenere dei risultati concreti al piu' presto. Mancano poche ore dall'inizio della discussione degli emendamenti della norma che causerebbe la chiusura di Wikipedia, e sono già migliaia i blogger, le associazioni, i comuni e i cittadini che hanno messo la loro firma alla richiesta (una prima lista la trovate a questa pagina) ai parlamentari di sostenere i numerosi emendamenti presentati da maggioranza ed opposizione per dissinnescare gli effetti del comma che estende il dovere di rettifica a tutti i siti web, compreso quello della celebre enciclopedia online.

Ancora una volta sarà importante far arrivare ai nostri rappresentanti in parlamento non solo tutte le firme raccolte in queste ore su www.agoradigitale.org ma anche il complesso resoconto di tutta la mobilitazione su blog (tra i primi ad intervenire De Biase, Masera Gilioli, Pierani, Scialdone) e social network di queste ore da "Rivogliamo Wikipedia - No alla legge bavaglio" con gli attuali 170.000 iscritti a "Salviamo Wikipedia" con 22.000.
Per i centinaia di migliaia di cittadini che si stanno mobilitando in queste ore c'è un obiettivo concreto da perseguire:  sono ben 7 gli emendamenti di quasi tutti i gruppi parlamentari che potrebbero disinnescare la censura del comma ammazza wikipedia limitando alle testate registrate l'obbligo di rettifica. Altri 3, tra cui quello presentato dalla maggioranza con sostegno del governo, pur cercando di limitare gli effetti del comma incriminato, ma sono comunque insoddisfacenti perche' non escludono completamente i siti web tra cui Wikipedia dalla previsione.

Facciamo arrivare la nostra voce anche dentro il palazzo. Su www.agoradigitale.org si può aggiungere la propria firma a questa importante mobilitazione e trovare tutte le informazioni sul comma ammazza blog/wikipedia e i relativi emendamenti. Forza!



No all'emergenzialismo digitale di Corrado Calabrò. Agcom fa antipolitica.

Gio, 21/07/2011 - 15:39 — luca

Corrado Calabrò nell'intervento di oggi al Senato si è spinto fino a sostenere che è inutile che il Parlamento intervenga con una riforma del diritto d'autore, che rischia di arrivare, ha sostenuto ironicamente il presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, in un'era "post-digitale". Cio' a cui si dovrebbe dedicare il legislatore sarebbe invece "un intervento di razionalizzazione che chiarisca senza incertezza in che misura l'azione amministrativa possa essere un valido strumento di intervento, corredato dalle necessarie garanzie al fine di realizzare un'azione rapida, incisiva e ben calibrata".

Superpoteri ad Agcom per consentirle "realizzare un'azione rapida ed incisiva". Agcom, come una novella Protezione Civile che intervenga rapidamente ed efficacemente ad eliminare l'immondizia e le macerie che abbondano in Rete. A "civilizzare" il "Far Web" per usare le parole del Presidente dell'Autorità.

È un moderno emergenzialismo digitale quello che teorizza da mesi Calabrò, sostenuto dall'industria dell'intrattenimento che gli fornisce il "casus belli". Ci sarebbe da chiedere, a cosa serve tutta questa competenza, tutta questa "expertise", se l'Autorità si è ridotta a citare, nella relazione presentata oggi al Senato, i dati prodotti dai lobbisti delle multinazionali delle musica, con l'aggravante di definirli "un fatto, non un'opinione".

Ma più ascolto e leggo queste parole, più mi convinco che la dura e rigorosa risposta che dobbiamo riuscire a dare al nuovo regolamento sul diritto d'autore non si possa limitare a questioni tecniche o giuste analisi giuridiche, che pur continuano impietose ad evidenziare le gravi incompetenze di Agcom e del suo Presidente. Non possiamo nè dobbiamo limitarci a questo perchè è sempre più chiaro che l'Autorità è percorsa da una crisi politica ed istituzionale che se non verrà arginata avrà pesanti conseguenze sulla democrazia, man mano che Internet e le tecnologie digitali diverranno infrastruttura sempre più fondamentale nella nostra società.

Oggetto sconosciuto



Certe volte mi chiedono perchè Mediaset (o la Rai) dovrebbe essere spaventata da Internet ...

Sab, 09/07/2011 - 20:45 — luca

Se fossi un dirigente Mediaset da martedi' scorso sarei piuttosto preoccupato. Non tanto per l'effetto dell'evento intitolato "La Notte della Rete" sul regolamento-censura che alla mia azienda avrebbe comunque fatto molto comodo per rendere Internet un luogo più docile da colonizzare nel prossimo futuro. In fondo ci saranno altre occasioni per ripartire all'attacco ed è già un bel colpo l'altro regolamento Agcom che estende alle Web-TV le stesse bellissime regole che negli anni ci hanno permesso di creare un monopolio informativo nel vecchio sistema radiotelevisivo. Insomma, fossi un dirigente Mediaset, la politica mi sorriderebbe e mi consentirebbe di guardare al futuro con ottimismo.

Ma nonostante questo sarei preoccupato.

Agitato, la mattina di mercoledi' avrei svaligiato un'edicola e mi sarei chiuso in ufficio con la mia mazzetta di giornali per leggere i commenti di politici, editorialisti o mass-mediologi.

Fortuantamente niente. Incredibilmente nessuno ne parla. Tutti a discutere di censura e diritto d'autore senza accorgersi di quello che di profondo è successo.

Nessuno si accorge di un gruppo di attivisti che senza alcun denaro, senza un ufficio stampa, senza un set, senza una frequenza, senza sponsor in una settimana hanno creato l'equivalente informativo di una media televisione sul digitale terrestre. Quasi 100.000 utenti unici collegati tramite il canale gestito dal FattoQuotidiano.it e ritrasmesso da centinaia di blogger, a cui vanno aggiunte altre decine di migliaia di collegati alle dirette di Repubblica.it, Corriere.it, SkyTG24 e RaiNews24. Ore ad ascoltare interventi senza soluzione di continuità e su un tema complesso e tecnico come la libertà di informazione su Internet.

La Notte della Rete è stato un canale di informazione lineare che non è nato per la volontà di produttori o redattori ma come risultato di una mobilitazione. Una trasmissione che si "aggrega" grazie alla forza delle argomentazioni di cui si vuole una discussione nel paese.

La rete, la magmatica rete,  per qualche ora decide di mettere da parte la possibilità di scelta, di vagare tra un contenuto e l'altro, di essere "distratta" e freneticamente proattiva, con il solo scopo di creare un momento di condivisione collettiva. Un momento in grado di imporre un linguaggio, di fare agenda setting, di evidenziare un problema all'intera opinione pubblica. Tutto quello che fino ad ora solo la vecchia TV poteva fare.

Certo, già Santoro aveva fatto alcuni esperimenti di composizione di TV e Web-TV con le trasmissioni "Rai Per Una Notte" e "Io Voto". Ma li' si erano messi in moto i poteri forti della TV. C'erano bravissimi cameramen, molti denari, decine di sponsor.

No, in questo caso "La Notte della Rete" non aveva nulla di tutto cio'. E' questo nulla, l'assenza degli spot, e degli studi, mi terrorizzerebbe fossi un dirigente Mediaset. Al pensiero delle folle che potrebbero organizzarsi per assistere a "trasmissioni" su temi ben piu' popolari. Come il precariato o l'università.

Sarebbe la fine. Come faremmo a trattenere la gente davanti ai Porta a Porta o ai Matrix in un mondo in cui il canale di informazione si attiva attorno a dei temi spontaneamente?

Sarebbe la fine. A meno di non riuscire a normalizzare e a chiudere tutto in fretta. E nel frattempo rallentare gli investimenti in banda larga che permetterebbero ad un pubblico sempre piu' ampio di spostarsi in Rete. E mantenere intatto quel digital divide che tiene una gran parte della popolazione italiana sotto scacco della TV.

Sarebbe la fine, ma per ora, fossi un dirigente Mediaset, sarei soddisfatto perchè quasi nessuno, pare, sembra essersene accorto, e nel frattempo, tra leggi, regolamenti, e cartelli industriali, stiamo facendo davvero un buon lavoro affinchè ciò, presto, non sia più possibile.



Operazione Trasparenza Totale sul Progetto di Censura dell'Agcom: l'incontro di oggi con il Presidente Calabrò e altri Rumors. E tu cosa gli diresti?

Ven, 24/06/2011 - 14:30 — luca

L'Operazione Trasparenza Totale sulla delibera Agcom che introduce nuovi e pervasivi sistemi di censura in Italia, deve continuare. Per questo ci tengo a farvi sapere che tra poche ore incontreremo Corrado Calabrò, Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, in un incontro congiunto delle associazioni promotrici dell'iniziativa sitononraggiungibile.it.
Per chi non avesse seguito gli ultimi sviluppi, ricordo che Agorà Digitale assieme alle maggiori associazioni dei consumatori (Altroconsumo e Adiconsum) e di categoria (Assoprovider) supportati dallo Studio Legale Sarzana, oltre un mese fa chiese un incontro al Presidente di Agcom con una lettera aperta, in seguito alla rimozione da relatore del provvedimento Nicola D'Angelo, l'unico commissario ad aver espresso una posizione critica verso i nuovi sistemi di censura e dichiaratamente intenzionato a tutelare le libertà di informazione e di accesso alla conoscenza.

In quella lettera, un grido della società civile, esprimemmo tutte le nostra gravi preoccupazioni, per l'improvvisa rimozione di D'Angelo, che in qualche modo era garante delle nostre richieste, chiedendo allo stesso tempo all'Autorità maggiore trasparenza sull'iter seguito della delibera sul diritto d'autore.

Ovviamente non ricevemmo alcuna risposta. Io stesso continuai per settimane a sollecitare telefonicamente Agcom senza mai riuscire ad ottenere un incontro. Non solo. Anche solo capire chi fossero i nuovi responsabili del regolamento sul diritto d'autore diventò un compito difficile, che richiedeva il contatto diretto di fonti interne all'Autorità. Qualcosa di incredibile ed inaccettabile.

Questo fino all'annuncio della nostra Contro-relazione che vedeva la partecipazione dei massimi esperti del settore delle telecomunicazioni in Italia, di parlamentari e di un gran numero di giornalisti. Evidentemente si spaventarono, e ci chiesero un incontro subito. Così funziona il potere, che ci volete fare. Noi però chiedemmo di rinviare a dopo la conferenza, perchè era ovvia la strumentalità della loro offerta. Rimandammo fino ad oggi appunto.

Con quale prospettive andiamo a questo incontro con Calabrò?
È bene essere chiari. Abbiamo ormai la certezza che c'è la ferma volontà del consiglio dell'Autorità di portare fino in fondo il procedimento e che addirittura esiste il concreto rischio che il testo definitivo veda inasprirsi il meccanismo di censura previsto. Un incubo insomma.
Ma questa non è neppure la parte peggiore. Il rischio (che ormai è quasi una certezza) è che l'approvazione definitiva avvenga in piena estate, con le istituzioni e i giornali in "versione vacanziera", rendendo praticamente impossibile una mobilitazione.

Insomma, non c'e' tempo da perdere, ed è per questo che andiamo da Calabrò. Ovviamente negherà di voler trasformare l'Italia in una piccola Cina, magari ci farà delle piccole (che sono di solito ipotetiche ed indefinite) concessioni e potrà dire dopo l'incontro "pero', avete visto, la società civile in fondo l'abbiamo ascoltata".

Abbiamo sbagliato quindi ad accettare?

Non credo. Perchè, nonostante questo rischio concreto, è sempre più chiaro che vinceranno se riusciranno a far passare il provvedimento sotto silenzio. Tranne l'incidente dell'articolo dei due commissari a cui evidentemente sono saltati i nervi la settimana scorsa, l'Autorità è stata ben attenta a non alimetare in alcun modo il dibattito pubblico. Niente dichiarazioni. Nessuna notizia sul provvedimento, trattata con superficialità anche nella relazione annuale. Ovviamente durante la consultazione pubblica fummo rassicurati che si sarebbero stati ulteriori momenti pubblici (ci dissero addirittura con precisione che sarebbero stati a maggio) di discussione e di aggiornamento sull'iter. Mentivano.

La loro è la stessa identica strategia di chi vuole far saltare i referendum facendo fallire i quorum: spostare le decisioni nel periodo estivo, e poi non parlarne, per impedire che diventi un tema dell'agenda dei media.

È questo l'unico modo che hanno per non essere etichettati per sempre come "quelli della Censura in Rete".

A tutto questo ci dobbiamo ribellare. A questo processo decisionale assolutamente opaco, e che nelle sue rarissime incursioni pubbliche è stato volgare e violento (vedi l'articolo dei due commissari). Al fatto che dei nostri diritti fondamentali si discuta nelle stanze chiuse di un'autorità amministrativa.

Cercheremo di mettere Calabrò di fronte alle sue responsabilità e, se volete aiutarci in questa operazione, avete qualche ora per suggerirci come incalzarlo. Ma poi, con in mano le sue risposte, dobbiamo fare qualcosa. Subito.

A partire da qui: www.agoradigitale.org/nocensura


PS: nel frattempo timidi segnali di resistenza del tema sui media. Tra i (pochi) articoli usciti sulla vicenda in questi giorni un pezzo di ieri di Eleonora Bianchini che trovate nell'immagine qui sotto sull'edizione cartacea de "Il Fatto Quotidiano" (ma vi consiglio di abbonarvi a "Il Fatto Quotidiano" e di leggere l'originale online sul sito de "Il Fatto" ), un altro di Federico Formica su Linkiesta intitolato "Presto l'Agcom cancellerà i vostri file senza chiedere permesso", ed uno sul sito del giornalista Rai Pino Bruno, che ha rilanciato l'appello alla mobilitazione dei giorni scrosi per per "sottolineare la piena adesione all’iniziativa e ribadire la pericolosità del nuovo regolamento Agcom". Grazie Pino.

 



Insultati e derisi dall'Autorità a cui abbiamo chiesto un dibattito aperto. È il momento di reagire alle ombre di censura in Italia.

Sab, 18/06/2011 - 16:41 — luca

È accettabile che l'autorità a cui, senza che vi fosse chiesto niente, è stato delegato il futuro della libertà di informazione in Italia (perchè Internet è soprattutto questo), prima ignori per mesi le istanze di cittadini, imprenditori, esperti di legge e politici, poi si neghi ad un dialogo con noi, ed infine, dopo la precisa, dettagliata, argomentata, civile presentazione delle nostre argomentazioni alla Camera dei Deputati ci ricopra di insulti ed improperi?

C'e' un incredibile e profondo fastidio, che sfocia in una rancorosa aggressività nelle parole che ci rovesciano addosso

"sbornia di demagogia e di pressapochismo"

"arruffapopolo che indulgono in tirate di propaganda e disinformazione"

"degrado"

Nel definire i cittadini mobilitati

"un numero che ancora mancava nel repertorio mediatico"

c'e' soprattutto il tentativo di far degenerare un confronto tra idee e diritti fondamentali in una zuffa di potere, in cui noi avremmo chiaramente la peggio, non avendone (e non volendone) alcuno, di potere.

Sono di una violenza inaspettata le parole dei massimi rappresentanti dell'Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, Stefano Mannoni e Antonio Martuscello, i due commissari (ritratti nella foto qui sopra) che hanno pubblicato nei giorni scorsi un articolo volto a deriderci su un noto quotidiano finanziario.

Non ci hanno convocati per risponderci.

Non ci hanno scritto una lettera.

Non hanno nemmeno letto le argomentazioni che abbiamo presentato.

Hanno pubblicato un articolo di insulti su un quotidiano, in particolare uno di quei giornali che leggono solo le persone di un certo livello. Per non rischiare di aprire un dibattito nell'opinione pubblica, no. Non è un caso. Cosi' funziona il potere. Leggetelo e leggetelo a fondo questo articolo.

Ci disprezzano. Vi disprezzano. E sentono di poterlo fare pubblicamente forti della vostra non mobilitazione. Rendetevene conto, voi che con il vostro attivismo in rete avete consentito la vittoria referendaria, voi che ormai sapete usare Internet per organizzarvi. Ogni secondo in cui non vi interessate a quest'ombra di censura che si sta per abbattere sull'Italia, loro si sentono piu' forti.

Rendetevi conto che il loro modo di trattarci è inaccettabile. Che tutto questo non è democrazia.

Abbiamo ormai capito quanto valore danno ai nostri appelli e alle nostre richieste di dialogo. L'unica strada è organizzarci. Coinvolgere tutti gli attori dell'informazione, parlare con gli autori e gli artisti, gli imprenditori, gli innovatori. Ma soprattutto coinvolgere chi ancora, tra i cittadini, non si è assopito. Radunare decine di volontari e decine di migliaia di euro entro i prossimi mesi. Dobbiamo intraprendere una impresa grande che sarà possibile solo se ci aiuterà chi, avendo compreso il pericolo che tutti corriamo, vorrà coinvolgere chi gli sta accanto. Prepariamoci. Nei prossimi giorni partirà una grande mobilitazione e Agorà Digitale sarà uno strumento aperto per organizzarci attorno a questo obiettivo.

È la mobilitazione la miglior risposta ai loro insulti: http://www.agoradigitale.org/nocensura.


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Quella volta ad Annozero, a difendere la rete

segretario dell'associazione radicale Agorà Digitale

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