
In due interviste a Wired (che potete leggere qui) e a Radio Radicale (qui la registrazione) ho cercato di delineare i prossimi obiettivi di una lotta, quella per universalizzare l'accesso ad Internet rendendolo possibile a chiunque e in qualunque luogo, nel rispetto del diritto alla privacy di ciascuno, che non finisce certo con l'abrogazione di una parte della Pisanu ma che, dobbiamo esserne consapevoli, caratterizzerà i prossimi anni.
Riporto qui alcuni frammenti dall'intervista alla radio, in cui inizio ricordando la storia della legge Pisanu:
"In Italia a seguito degli attentati terroristici negli Stati Uniti e in Europa dei primi anni 2000 fu introdotto il cosiddetto Decreto Pisanu. In uno degli articoli del decreto si imponeva a chiunque volesse fornire un accesso alla rete wireless, quello che uno puo' trovare in un Internet Point ma anche nelle biblioteche e negli aereoporti, l'obbligo di registrarsi presso il Questore. Si imponeva inoltre di registrare tutti i documenti degli utenti che si collegavano alla rete in forma cartacea. Questo voleva dire un enorme peso burocatico. Ma soprattutto un rischio notevole di violare una delle molte disposizioni, tanto che nei mesi scorsi diversi alberghi sono stati sanzionati, con multe anche ingenti, per violazione della Pisanu, e in particolare perchè i dati non erano stati raccolti conformemente alla legge.
Fortunatamente, dopo 5 anni di mobilitazione, il Ministero dell'Interno si è convinto che di antiterrorismo nella Pisanu c'era ben poco. Convinto anche dalle dichiarazioni fatte negli scorsi mesi da generali della guardia di finanza e da esperti di antiterrorismo di paesi come Israele o gli Stati Uniti che hanno sottolineato come la burocratizzazione della Pisanu non avesse alcuna utilità per le indagini. Il motivo è semplice: se qualcuno ha degli intenti criminali tipicamente ha dei modi più attenti di connettersi alla rete che andare ad un Internet Point."
Il Italia orma è chiaro che abbiamo un problema preliminare: capire se i politici comprendono davvero che cosa implicano le norme che approvano, e in generale l'affidabilità delle loro dichiarazioni ufficiali, insomma non quelle che fanno al bar, ma alle conferenze stampa che seguono i Consigli dei Ministri.
Veniamo da un paio di mesi di dichiarazioni altisonanti prima del Ministero dell'Interno, poi addirittura di Berlusconi in persona, poi nei giorni scorsi del ministro Meloni che hanno parlato di liberalizzazione dell'accesso ad Internet in Italia. Usando parole come "avvenimento epocale" e "rivoluzione" ma la difficoltà che abbiamo avuto in questi mesi è stato soprattutto capire se alle dichiarazioni che venivano fatte corrispondevano dei fatti. E se la loro descrizione delle norme approvate o in discussione corrispondeva alla lettera della legge"
Cosa cambia con il milleproroghe.
Pare che nel milleproroghe, pare sia stata inserita l'abrogazione di alcuni commi dell'articolo 7 della Pisanu. In particolare quelli che obbligano la raccolta dei dati e dei documenti degli utenti che si collegano. Un passo importante anche dal punto di vista del diritto alla privacy, un alleggerimento sulle forme di controllo che venivano esercitate. Rimane pero' in vigore il comma uno, cioè il comma che obbliga in particolare gli Internet Point a registrarsi presso la Questura.
Poi iniziamo con i problemi. Innanzitutto quello della responsabilità dei fornitori d'accesso
Rimangono numerosi altri obblighi per i fornitori di accesso alla rete che in ogni caso non consentiranno quella il governo annuncia essere una liberalizzazione. Anzi, non registrare gli utenti che si collegano potrebbe portare i gestori della rete a rischiare piu' di prima. Se un utente non identificato si collega alla rete e commette un reato, ad esempio scaricando materiale coperto da diritto d'autore o collegadosi ad un sito pedopornografico, parte della responsabilità può, infatti, ricadere sul fornitore d'accesso. C'e' il caso di una signora, non in Italia ma in Germania, addirittura multata perche' la sua rete privata, neanche di un bar, ma della sua abitazione, fu utilizzata per commettere un reato. In tribunale fu ricosciuto il fatto che non era stata lei a commettere il reato in prima persona, ma fu comunque considerata responsabile di aver lasciato aperta e "incustodita" la sua rete. Insomma, non c'e' piu' l'obbligo di raccogliere i dati degli utenti. Ma chi non lo fa rischia grosso. Come si può pensare ad una vera liberalizzazione e sburocratizzazione se non si affronta questo punto fondamentale?
E poi l'incredibile norma sul patentino per gli installatori
C'e' un altro punto ancora piu' rilevante. C'e' una legge del 1992 rimasta fino ad oggi inapplicata, che obbliga ad affidarsi a degli installatori patentati anche per installare la propria piccola rete. Se io voglio mettere in piedi una rete nel mio bar, o nella mia libreria devo rivolgermi ad un installatore autorizzato. Un po' come funziona per le caldaie, in cui questo passaggio è necessario perche' c'e' in effetti il pericolo che faccia esplodere il mio palazzo.
Dicevo una legge inapplicata, ma in realtà nei mesi scorsi sono uscite le prime notizie di esercenti nella zona di Milano multati proprio perchè le loro reti non erano state realizzate da installatori autorizzati. Multe anche di decine di migliaia di euro. In corrispondenza di tali eventi, a novembre è uscito un nuovo testo che impegna il governo a rivedere entro un anno la normativa, definendo i termini con cui queste licenze potranno essere assegnate ai singoli fornitori. La cosa preoccupante è che nel vecchio testo si introducevano dei requisiti per diventare installatori autorizzato in termini di parco macchine o di personale assunto. Sostanzialmente un modo per impedire l'ingresso in questo mercato a liberi professionisti e a nuovi operatori. Una legge a favore della lobby degli installatori.
Ma c'e' un'altro problema. Bisogna infatti capire fino a che livello verrà richiesto di rivolgersi a personale autorizzato. Insomma, per installarmi una rete nel mio appartamento dovrò chiamare un installatore? Sarebbe davvero incredibile considerando che realizzare una piccola rete domestica è cosa ormai semplice e che dovrebbe essere una pratica addirittura incentivata. Si tratta anche di una questione di consapevolezza tecnologica che si acquisisce con la la piccola soddisfazione di installarsi una rete domestica, riuscendo a relazionarsi con le nuove tecnologie. Invece in Italia, anche anche in questo si decide per l'approccio autoritario. Ma a differenza dell'esempio delle caldaie in cui in effetti un malfunzionamento mette a rischio la vita di altre persone, nell'installare una rete chiaramente i pericoli sono inesistenti. Davvero qual'e' il rischio di installarsi una rete da soli?
Benissimo quindi il passo fatto con il milleproroghe, ma la strada per fare fuori un'Italia autoritaria e burocratica è ancora lunga.










