decreto pisanu


La lunga lotta per l'accesso e per fare fuori una Italia autoritaria e burocratica

Lun, 27/12/2010 - 09:16 — luca

In due interviste a Wired (che potete leggere qui) e a Radio Radicale (qui la registrazione) ho cercato di delineare i prossimi obiettivi di una lotta, quella per universalizzare l'accesso ad Internet rendendolo possibile a chiunque e in qualunque luogo, nel rispetto del diritto alla privacy di ciascuno, che non finisce certo con l'abrogazione di una parte della Pisanu ma che, dobbiamo esserne consapevoli, caratterizzerà i prossimi anni.

Riporto qui alcuni frammenti dall'intervista alla radio, in cui inizio ricordando la storia della legge Pisanu:

"In Italia a seguito degli attentati terroristici negli Stati Uniti e in Europa dei primi anni 2000 fu introdotto il cosiddetto Decreto Pisanu. In uno degli articoli del decreto si imponeva a chiunque volesse fornire un accesso alla rete wireless, quello che uno puo' trovare in un Internet Point ma anche nelle biblioteche e negli aereoporti, l'obbligo di registrarsi presso il Questore. Si imponeva inoltre di registrare tutti i documenti degli utenti che si collegavano alla rete in forma cartacea. Questo voleva dire un enorme peso burocatico. Ma soprattutto un rischio notevole di violare una delle molte disposizioni, tanto che nei mesi scorsi diversi alberghi sono stati sanzionati, con multe anche ingenti, per violazione della Pisanu, e in particolare perchè i dati non erano stati raccolti conformemente alla legge.

Fortunatamente, dopo 5 anni di mobilitazione, il Ministero dell'Interno si è convinto che di antiterrorismo nella Pisanu c'era ben poco. Convinto anche dalle dichiarazioni fatte negli scorsi mesi da generali della guardia di finanza e da esperti di antiterrorismo di paesi come Israele o gli Stati Uniti che hanno sottolineato come la burocratizzazione della Pisanu non avesse alcuna utilità per le indagini. Il motivo è semplice: se qualcuno ha degli intenti criminali tipicamente ha dei modi più attenti di connettersi alla rete che andare ad un Internet Point."

Il Italia orma è chiaro che abbiamo un problema preliminare: capire se i politici comprendono davvero che cosa implicano le norme che approvano, e in generale l'affidabilità delle loro dichiarazioni ufficiali, insomma non quelle che fanno al bar, ma alle conferenze stampa che seguono i Consigli dei Ministri.

Veniamo da un paio di mesi di dichiarazioni altisonanti prima del Ministero dell'Interno, poi addirittura di Berlusconi in persona, poi nei giorni scorsi del ministro Meloni che hanno parlato di liberalizzazione dell'accesso ad Internet in Italia. Usando parole come "avvenimento epocale" e "rivoluzione" ma la difficoltà che abbiamo avuto in questi mesi è stato soprattutto capire se alle dichiarazioni che venivano fatte corrispondevano dei fatti. E se la loro descrizione delle norme approvate o in discussione corrispondeva alla lettera della legge"

Cosa cambia con il milleproroghe.

Pare che nel milleproroghe, pare sia stata inserita l'abrogazione di alcuni commi dell'articolo 7 della Pisanu. In particolare quelli che obbligano la raccolta dei dati e dei documenti degli utenti che si collegano. Un passo importante anche dal punto di vista del diritto alla privacy, un alleggerimento sulle forme di controllo che venivano esercitate. Rimane pero' in vigore il comma uno, cioè il comma che obbliga in particolare gli Internet Point a registrarsi presso la Questura.

Poi iniziamo con i problemi. Innanzitutto quello della responsabilità dei fornitori d'accesso

Rimangono numerosi altri obblighi per i fornitori di accesso alla rete che in ogni caso non consentiranno quella il governo annuncia essere una liberalizzazione. Anzi, non registrare gli utenti che si collegano potrebbe portare i gestori della rete a rischiare piu' di prima. Se un utente non identificato si collega alla rete e commette un reato, ad esempio scaricando materiale coperto da diritto d'autore o collegadosi ad un sito pedopornografico, parte della responsabilità può, infatti, ricadere sul fornitore d'accesso.  C'e' il caso di una signora, non in Italia ma in Germania, addirittura multata perche' la sua rete privata, neanche di un bar, ma della sua abitazione, fu utilizzata per commettere un reato. In tribunale fu ricosciuto il fatto che non era stata lei a commettere il reato in prima persona, ma fu comunque considerata responsabile di aver lasciato aperta e "incustodita" la sua rete. Insomma, non c'e' piu' l'obbligo di raccogliere i dati degli utenti. Ma chi non lo fa rischia grosso. Come si può pensare ad una vera liberalizzazione e sburocratizzazione se non si affronta questo punto fondamentale?

E poi l'incredibile norma sul patentino per gli installatori

C'e' un altro punto ancora piu' rilevante. C'e' una legge del 1992 rimasta fino ad oggi inapplicata, che obbliga ad affidarsi a degli installatori patentati anche per installare la propria piccola rete. Se io voglio mettere in piedi una rete nel mio bar, o nella mia libreria devo rivolgermi ad un installatore autorizzato. Un po' come funziona per le caldaie, in cui questo passaggio è necessario perche' c'e' in effetti il pericolo che faccia esplodere il mio palazzo.

Dicevo una legge inapplicata, ma in realtà nei mesi scorsi sono uscite le prime notizie di esercenti nella zona di Milano multati proprio perchè le loro reti non erano state realizzate da installatori autorizzati. Multe anche di decine di migliaia di euro. In corrispondenza di tali eventi, a novembre è uscito un nuovo testo che impegna il governo a rivedere entro un anno la normativa, definendo i termini con cui queste licenze potranno essere assegnate ai singoli fornitori. La cosa preoccupante è che nel vecchio testo si introducevano dei requisiti per diventare installatori autorizzato in termini di parco macchine o di personale assunto. Sostanzialmente un modo per impedire l'ingresso in questo mercato a liberi professionisti e a nuovi operatori. Una legge a favore della lobby degli installatori.

Ma c'e' un'altro problema. Bisogna infatti capire fino a che livello verrà richiesto di rivolgersi a personale autorizzato. Insomma, per installarmi una rete nel mio appartamento dovrò chiamare un installatore? Sarebbe davvero incredibile considerando che realizzare una piccola rete domestica è cosa ormai semplice e che dovrebbe essere una pratica addirittura incentivata. Si tratta anche di una questione di consapevolezza tecnologica che si acquisisce con la la piccola soddisfazione di installarsi una rete domestica, riuscendo a relazionarsi con le nuove tecnologie. Invece in Italia, anche anche in questo si decide per l'approccio autoritario. Ma a differenza dell'esempio delle caldaie in cui in effetti un malfunzionamento mette a rischio la vita di altre persone, nell'installare una rete chiaramente i pericoli sono inesistenti. Davvero qual'e' il rischio di installarsi una rete da soli?

Benissimo quindi il passo fatto con il milleproroghe, ma la strada per fare fuori un'Italia autoritaria e burocratica è ancora lunga.



Incredibile Lusi (PD) contro libero accesso ad Internet. PD per libertà di coscienza anche su Internet Libero? Dall'altra parte il governo comprenda che non basta il milleproroghe per liberalizzare accesso alla Rete

Mer, 22/12/2010 - 18:01 — luca

Come sapevamo è trasversale lo schieramento oscurantista. Importante reagire subito.

Internet, Radicali: Non basta milleproroghe per liberalizzare accesso ad Internet. Sbagliata opposizione di Lusi (PD). Libertà di coscienza nel PD anche su Internet Libero?

Al nuovo annuncio del Governo sulla liberalizzazione dell'accesso WI-FI ad Internet devono seguire finalmente le azioni necessarie a tenervi fede. Non basta il mancato rinnovo nel milleproroghe di alcune parti della legge Pisanu a mettere l'Italia al pari degli altri paesi sulla libertà di accesso ad Internet. Innanzitutto è necessaria l'abrogazione totale dell'articolo 7. Inoltre non si comprende come si possa parlare di liberalizzazione quando il governo annuncia di voler estendere ancora per un anno l'obbligo di registrazione in questura per gli Internet Point. Si vuole continuare con l'accanimento contro chi offre accesso ad Internet che ha portato nelle ultime settimane a sospendere  33 licenze e a denunciare 191 persone? Inoltre si parla di liberalizzazione ma esistono ulteriori norme che ostacolano l'accesso in rete, in primo luogo addebitando enormi responsabilità ai fornitori di accesso rispetto alle attività compiute da terzi, ma anche proibendo l'installazione di semplici apparecchi di rete da parte di personale non autorizzato, con il solo obiettivo di favorire la casta degli installatori autorizzati.

Allo stesso tempo sono sbagliate e anacronistiche le dichiarazioni dell'onorevole Lusi del Partito Democratico che si oppone ai pur incompleti annunci di liberalizzazione. È importante che il Partito Democratico prenda ufficialmente una posizione per una Rete aperta. Non possiamo pensare che l'opposizione abbia intenzione di suicidarsi ad una sorta di "libertà di coscienza" anche sui temi dell'innovazione e del libero accesso ad Internet.


Questo invece l'incredibile comunicato dell'Onorevole Lusi (PD).

MILLEPROROGHE: LUSI "SBAGLIATO TOGLIERE CONTROLLI TRAFFICI SU INTERNET" ROMA (ITALPRESS) - "Nel testo del decreto 'milleproroghe', oggi all'attenzione della seduta del CdM, sembra che il Governo abbia inserito disposizioni che abrogano alcune importanti norme utili a rintracciare e perseguire le attivita' criminose attraverso internet. Da una parte verrebbe attenuata la proroga al 31 dicembre 2011 dell'obbligo di comunicare al questore l'apertura dei cosiddetti internet point, ma solo se questi costituiscono l'attivita' principale dell'esercizio, dall'altra verrebbero drammaticamente abrogate norme importantissime per il contrasto alla criminalita' quali quelle che sanciscono l'obbligo per il proprietario dell'internet point di acquisire i dati anagrafici di chi utilizza le postazioni all'interno dell'esercizio e quelle che prevedevano l'accesso, a fini preventivi, da parte della polizia postale ai dati e al traffico internet". Lo afferma il senatore del Pd Luigi Lusi, Vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato che cosi' continua: "Il governo cancella norme importantissime per il contrasto non solo e non tanto alla microcriminalita', ma soprattutto a quella organizzata e internazionale che, sempre piu', comunica, promuove e organizza la propria attivita' utilizzando internet e i piu' moderni canali di comunicazione".
"L'augurio - conclude Lusi - e' che il governo e la sua maggioranza rinsaviscano, ristabilendo i controlli necessari a contrastare il pericolo e il diffondersi di attivita' criminose che mettono a repentaglio la sicurezza di tutti i cittadini e restituendo alle Forze dell'ordine e alla Magistratura gli strumenti per perseguire i responsabili dei reati commessi via internet. Se la notizia dell'abrogazione di queste importanti norme fosse confermata, presenteremo i necessari e opportuni emendamenti che, sono certo, anche i colleghi della maggioranza vorranno sostenere".



Vittoria. Maroni annuncia la liberazione del Wi-fi in Italia

Ven, 05/11/2010 - 15:14 — luca

A quanto pare sembra una vittoria. :-) Il Ministro Maroni ha appena annunciato al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il nuovo Pacchetto sicurezza che "Dal primo gennaio prossimo gli utenti 'saranno liberi dalle restrizioni' previste dalle normative introdotte dall'ex ministro Pisanu per quanto riguarda l'accesso al Wi-Fi"

Vedremo a cosa si riferisce il ministro quando sottolinea che verranno comunque mantenuti "adeguati standard di sicurezza". Ma nel frattempo credo che quanti in questi anni per almeno tre mesi all'anno si sono mobilitati contro le inutili e ingiustificate restrizioni contenute nella legge Pisanu possano oggi festeggiare una importante vittoria nel cambio di posizione dell'unico ministro che sembrava voler difendere la norma.



Niente di fatto sulla Pisanu? C'era da aspettarselo, ma ora bisogna moltiplicare le iniziative per liberalizzare l'accesso alla Rete

Ven, 22/10/2010 - 18:34 — luca

Leggo delusione sui social network per la mancata discussione sull'abrogazione dell'articolo 7 della Pisanu nel Consiglio dei Ministri di oggi. In realtà, come cercavo di spiegare in questo post pubblicato su ieri su Articolo 21, ma anche su questo blog, e come similmente ha cercato di fare Vittorio Zambardino, c'era da aspettarselo:

C'è ottimismo nel cosiddetto “popolo della rete” dopo che da Venezia Brunetta ha annunciato che il  Consiglio dei Ministri di domani discuterà l'abrogazione dell'articolo 7 del “decreto Pisanu”. Quello che impone che, in Italia, chi vuole mettere a disposizione del pubblico un accesso alla rete tramite Wi-Fi, debba richiedere una speciale licenza al questore, identificando i clienti tramite un documento d'identità conservandone una copia cartacea assieme ai dati di navigazione. Un fardello che ha limitato la diffusione del Wi-Fi in Italia ad un misero venti per cento rispetto agli altri paesi europei.
Nella sua dichiarazione Brunetta ha citato il Ministro Maroni che, sostiene, “si è detto disponibile e penso che già dal prossimo CDM se non già una modifica ci sarà una discussione”.
Ma in cosa consiste l'apertura citata da Brunetta? La posizione del Viminale è stata espressa più dettagliatamente la settimana scorsa, quando, rispondendo ad una interrogazione del On. Rao (UDC) con una informativa, il Ministero ha dato senza esitazioni la disponibilità a valutare le proposte di modifica presentate in parlamento, ma ha anche sottolineato che l'articolo 7 della Pisanu ha un ruolo fondamentale nel “contrastare il terrorismo sia nazionale che internazionale nonché il grave fenomeno della pedopornografia online”.
Davvero il Ministro è disposto ad abrogare una norma che ritiene “fondamentale” per la lotta al terrorismo? Staremo a vedere. Nel frattempo è importante non affidarsi completamente alla discussione che avverrà nel conclave del Consiglio dei Ministri. Intervenendo nel merito delle dichiarazioni del Ministero dell'Interno, come cerca di fare l'interrogazione presentata del deputato radicale Marco Beltrandi in collaborazione con l'associazione Agorà Digitale in cui si chiede di rendere pubblici i risultati dell'articolo 7 della Pisanu in materia di anti-terrorismo. Affinchè anche il Parlamento e l'opinione pubblica possano dibattere con consapevolezza la richiesta trasversale di abrogazione della norma.
Numerosi gli elementi oscuri nelle dichiarazioni del Ministero, in netto contrasto con l'assenza di qualsiasi notizia sull'impiego della Pisanu in attività investigative, ma anche con le dichiarazioni di esperti come il capo del Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza, il colonnello Umberto Rapetto “nessun terrorista usa la Rete dei locali pubblici per organizzare attentati” e del generale Fabio Mini, ex capo di stato maggiore del comando Nato “questa legge è inutile, va cancellata”. Ma anche al semplice utente della Rete viene spontanea la domanda: “Come mai in paesi come gli Stati Uniti ed Israele, in cui la lotta al terrorismo è un'assoluta priorità, non esistono norme che impongano un simile carico burocratico ed economico e una tale invasione nella privacy dei cittadini”?



Se l'abominevole legge Pisanu quest'anno rischia di essere rinnovata per gli attriti tra PDL e FLI

Mer, 06/10/2010 - 17:46 — luca

C'è stata oggi pomeriggio la conferenza stampa di Linda Lanzillotta, Luca Barbareschi e Paolo Gentiloni in cui i tre parlamentari hanno presentato una proposta di legge totalmente abrogativa dell'articolo 7 della legge Pisanu (la potete rivedere qui). Si tratta del famigerato articolo che impone a tutti coloro che vogliano offrire connettività al pubblico (biblioteche, associazioni, bar, alberghi, etc.), l'iscrizione ad un registro nazionale e la registrazione di tutti gli utenti, con relativo peso burocratico e di realizzazione dell'infrastruttura necessaria. Questa legge, che non ha pari in nessun altro paese al mondo, fu introdotta in seguito agli attentati terroristici negli Stati Uniti e in Europa. Ma mentre è ormai assodato il suo impatto nullo nella lotta al terrorismo, è enorme la responsabilità nell'aver impedito diffusione di punti di accesso alla rete nel nostro paese, che, a seconda delle fonti, vanno da 2000 a poco più di 4000. Per farsi un'idea negli Stati Uniti sono oltre 70000, solo 1000 a New York.

È ormai chiaro che per abolire la Pisanu è necessario passare per una legge. Per due motivi. Il primo è che nella discussione del decreto milleproroghe con cui la Pisanu viene di anno in anno rinnovata è impossibile entrare nel merito dei diversi articoli, e così, per inerzia, ci ritroviamo con un tacito rinnovo. Roba da lasciare sgomenti sul funzionamento delle nostre istituzioni, ma è così, ch'aggia a fa'. Il secondo motivo è che in realtà il milleproroghe secondo una interpretazione largamente condivisa serve a rinnovare solo l'obbligo di licenza per il gestore dell'esercizio commerciale, della scuola, etc. lasciando invariato l'obbiligo di registrazione degli utenti.

D'altra parte il problema che saltà all'occhio nella proposta trasversale PD-API-FLI è l'assenza del più grande partito di maggioranza, cosa che pone quantomeno degli interrogativi sulla possibilità di riuscita dell'iniziativa. Il motivo dell'assenza è presto detto. A quanto pare il PDL, per voce dell'Onorevole Palmieri ha fatto sapere di riconoscersi nella proposta di legge Cassinelli che si "limita" a rendere la necessità di riconoscimento degli utenti un'eccezione, e a rendere quest'ultima più agevole. Eppure, come fatto notare da Gentiloni durante la conferenza stampa, si tratta di una proposta che giace da 10 mesi in commissione e che non sembra essere una priorità tale da essere approvata in questi ultimi mesi di governo. Inoltre, come ha sottolineato Gentiloni durante la conferenza stampa, considerato che quasi tutti riconoscono che si tratta di una legge sbagliata, "la proposta abrogativa è banalmente la più semplice", la più lineare. Però da parte dei tre parlamentari c'è la completa disponibilità a convergere su un testo di "compromesso".

Certo, dopo gli appelli, le mozioni e gli articoli che da anni spendiamo in questa battaglia, sarebbe davvero una beffa se quest'anno la Pisanu fosse rinnovata solo per colpa di attriti tra i partiti di maggioranza.



Ministro Brambilla, l'accesso ad Internet sia libero per i cittadini prima che per i turisti

Lun, 23/11/2009 - 02:17 — luca

brambilla


È un fatto positivo che il ministro Brambilla si schieri apertamente contro il decreto Pisanu, in scadenza il 31 dicembre 2009, che negli ultimi anni ha imposto ai pubblici esercizi e ai circoli privati di schedare tutte le comunicazioni su Internet e i dati personali dei propri clienti che accedono alla rete, con modalità tali da non avere eguali in alcun paese democratico.
È però importante rilevare che l'articolo fatto inserire dall'on. Brambilla nel disegno di legge approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri, modifica solo l'obbligo di registrarsi presso la questura per chi offre accesso a internet, introducendo un'esenzione, in modo del tutto arbitrario, per le sole strutture alberghiere, i campeggi e gli affittacamere, lasciando invece intatto l'impianto generale della legge.
È grave che nelle dichiarazioni del ministro e nella sua proposta di modifica, si prefiguri una corsia preferenziale di accesso ad Internet "per turisti" che non riguarda il cittadino italiano, come se internet fosse un servizio in più da offrire e non un diritto fondamentale.
Ma è ancora più grave che si mettano in calendario proposte di modifica del tutto marginali e propagandistiche, essendo chiaro che, per "semplificare e liberalizzare l'accesso ad Internet", come chiede il ministro, è necessario rivedere da subito la legge nella parte che riguarda l'identificazione degli utenti e la custodia dei dati sul traffico effettuato su internet. Una norma che cancella il diritto dei cittadini alla riservatezza dei dati personali.
Per questo ci appelliamo al ministro Brambilla e al governo affinché non posticipino il riesame complessivo della normativa, innanzitutto impegnandosi pubblicamente a non rinnovare il decreto Pisanu. Da parte nostra, siamo pronti a presentare degli emendamenti che modifichino sostanzialmente le disposizioni attuali, e che proporremo a tutti i parlamentari non appena il testo del disegno di legge arriverà in parlamento.
 




No al rinnovo del decreto Pisanu; no allo stato di polizia in rete

Lun, 16/11/2009 - 19:16 — luca

http://www.agoradigitale.org/sites/all/files/images/pisanu_0.jpg


Il 31 dicembre scade il decreto Pisanu, che prevede la schedatura di tutte le comunicazioni su Internet e dei dati personali di coloro che accedono alla rete dai luoghi pubblici, con modalità tali da non avere eguali in alcun Paese democratico. Il decreto fu approvato sull'onda della paura generata di attentati terroristici negli USA e in Europa, e da allora ininterrottamente prorogato, cancellando il diritto dei cittadini alla riservatezza dei dati personali.
L'associazione radicale "Agorà digitale" ha deciso di mobilitarsi per impedire che sia prorogata una norma così lesiva dei diritti fondamentali dei cittadini, alla quale non corrisponde alcuna reale giustificazione in termini di sicurezza. Siamo consapevoli che già in passato questa richiesta da parte del mondo della rete è giunta ai Governi che si sono succeduti dopo l'approvazione del decreto. Ma prima il governo Prodi e poi quello Berlusconi si sono dimostrati sordi.
Quest'anno Agorà Digitale e il Partito radicale sono determinati a mettere fine a questa anomalia lottando dentro il Parlamento, dove i Deputati radicali eletti nelle liste del PD hanno presentato un disegno di legge per regolare il trattamento dei dati personali, ma anche al di fuori,  fornendo ai cittadini gli strumenti per opporsi a tali norme liberticide e preparando azioni di disobbedienza civile.
E' proprio a causa delle incredibili restrizioni imposte dal decreto Pisanu che l'Italia si trova agli ultimi posti in Europa per diffusione dei punti di accesso wifi, nei bar, nelle scuole, nelle stazioni e nei luoghi pubblici in generale. Per dire NO allo Stato di polizia in rete, è necessario mobilitarsi per impedire il rinnovo del decreto Pisanu.

Dichiarazione di Luca Nicotra (Segretario di Agorà digitale) e Marco Cappato (Presidente, membro del Comitato nazionale di Radicali italiani)


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